Via libera al credito per la sperimentazione. Ha vinto Bertoli o il PLR? "Indispensabile il nostro intervento". "Ancora una volta hanno rallentato il tutto"
Passa a larga maggioranza il compromesso firmato da PLR_PPD-PS, che costerà 6,73 milioni di franchi. Contrari Lega, La Destra, MPS e PC. "Quello del DECS era un modello troppo ideologico, senza un'analisi sui punti deboli dell'attuale", dice il PLR. Il PS: "il loro è calato dall'alto e senza consultazioni"
Politica
BELLINZONA – Ha vinto Manuele Bertoli oppure ha vinto il PLR? Difficile dirlo, forse più il secondo. Fatto sta che dopo quattro ore di discussioni serrate, dove più o meno si è ruotato attorno ai concetti tirati in ballo da sempre quando si parla de La Scuola che verrà, il rapporto di maggioranza condivido da PLS, PLR e PPD è stato votato a larga maggioranza.

51 voti favorevoli e 19 contrari non hanno sorpreso nessuno: sì per PPD, PLR, PS e MontagnaViva, no da La Destra, Lega MPS, PC. Dunque, partirà una doppia sperimentazione, una secondo il modello del DECS, con una divisione della classe meno secondo criteri ed una secondo quello liberale, che si basa su una divisione in base ai risultati nelle materie di italiano, francese, tedesco e matematica: guai però a parlare di livelli. Con l’accorgimento finale del PLR, il costo sale a 6,73 milioni contro i 5,3 inizialmente previsti.

E i primi commenti arrivano proprio dai due partiti protagonisti. “Noi non siamo pienamente soddisfatti del risultato ottenuto ma questa soluzione condivisa ha permesso di tentare una nuova strada per far sì che la qualità dell’insegnamento e l’educazione delle nuove generazioni possa in futuro essere ancora migliore rispetto a quella di oggi. Speriamo sia davvero così”, ha detto la liberale Maristella Polli.

“La critica fondamentale è stata rivolta a un’impostazione eccessivamente ideologica del progetto dipartimentale e alla mancanza di un’analisi scientifica sui punti deboli della situazione attuale. Dopo aver analizzato approfonditamente il messaggio 7339, il nostro partito ha discusso con il direttore del DECS, Manuele Bertoli, per trovare una soluzione concordata che permettesse di evitare il rifiuto in blocco del progetto attuando una sperimentazione che salvaguardasse quelle caratteristiche ritenute indispensabili dal PLRT. Si è così giunti alla proposta di un modello alternativo a quello del Dipartimento per la Scuola media, attuato in due sedi scolastiche del Cantone, in modo da avere un confronto scientifico fra i due modelli. Una soluzione che, ancora una volta grazie all’indispensabile contributo del PLRT, ha raccolto l’approvazione di gran parte delle altre forze politiche nella costruzione di una soluzione concordata nell’interesse generale della nostra scuola. Solo in questo modo è stato possibile ottenere l’appoggio del parlamento”, si legge in una nota del PLR, che sottolinea come “grazie alla sperimentazione sarà possibile il confronto dei modelli alternativi al sistema attuale sulla base di un’analisi scientifica approfondendo i pro e i contro delle due opzioni e dell’attuale offerta. Solo in questo modo si potrà dare un contributo valido al miglioramento della scuola ticinese, in particolare della scuola media”.

“Il PS crede in una scuola inclusiva, equa, attenta ai bisogni dell’allievo e a fornire a tutti i giovani le conoscenze necessarie per diventare dei cittadini consapevoli e responsabili. Una scuola che riconosca e contribuisca a sviluppare la pluralità dei talenti e delle attitudini dei giovani, e che non accentui, rinforzandole, delle differenze dovute alla provenienza sociale e culturale delle ragazze e dei ragazzi, fattori che ancora oggi si rivelano determinanti per la loro riuscita scolastica”, precisano invece i socialisti. Di inclusione e differenziazione si è a lungo parlato in aula.

“Come più di quarant’anni fa, quando Franco Lepori operò uno studio che portò alla nascita della Scuola media, anche oggi ci è voluto un socialista – Manuele Bertoli – per mettere l’allievo al centro della scuola e la scuola dell’obbligo al centro dell’attenzione, permettendo così di fare un decisivo passo in avanti in quest’ambito cruciale per la società”, si vanta il PS, che legge a modo suo l’intervento liberale: “come allora, anche oggi una parte della politica ha cercato di rallentare e modificare i progetti scolastici. È successo con l’intervento del PLRT che all’ultimo momento ha deciso d’introdurre un modello alternativo, calato dall’alto e senza che sia stato soggetto a nessuna consultazione, contrariamente al progetto “La scuola che verrà”, il quale è il risultato di uno studio approfondito che è stato sottoposto a due fasi di riflessione e consultazione”.

Anche il PPD si è preso alcuni meriti, "soprattutto lo sviluppo, nel secondo biennio, di un modello alternativo dei percorsi differenziati all’interno delle settimane a progetto (tra le 60 e le 90 ore all’anno), in modo da valorizzare al meglio le qualità, le potenzialità e le esigenze di ogni singolo allievo. Questa proposta di superamento dei corsi A e B va sia a migliorare sia a completare quella enunciata dal PLRT che, se attuata singolarmente, rischiava di essere didatticamente poco continua".


Pubblicato il 12.03.2018 19:29

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