"Plein saltava sulla scrivania e diceva che quella non era una democrazia, bensì una dittatura e comandava lui". Una nuova testimonianza sulla stilista, "non è tutto oro quel che luccica"
Un ex dipendente ha rincarato la dose in merito al lavoro presso lo stilista, finito nell'occhio del ciclone dopo il controllo dell'Ispettorato del Lavoro. "Il turnover è altissimo. Riunioni e eventi fuori dall'orario di lavoro erano la norma, ma non sanno nemmeno cosa sono gli straordinari"
Luganese
LUGANO – Si torna a parlare di Philipp Plein. Dopo il post in cui lo stilista si era sfogato, contrariato di essere stato trovato dall’Ispettorato del lavoro ancora in ufficio alle 23.30, a suo dire a mangiare una pizza, diversi ex dipendenti hanno vuotato il sacco, parlando di orari impossibili, di licenziamenti, di stress talmente alto da perdere chili.

Marco Borradori, consapevole di quanto la ditta di Plein porta a Lugano, ha smorzato i toni, ricevendo 200 rose bianche e l’invito a incontrarsi. Il nostro portale ha intervistato lo stilista, che ha smentito di far lavorare la gente di notte, pur precisando le pressioni e l’ambiente competitivo in cui vivono.

Un ex dipendente ci ha raggiunto via email, raccontandoci la sua vicenda. Abbiamo interpellato anche OCST, e Lorenzo Jelmini, che assieme a Alberto Trevisan si sta occupando del tema, non si è detto sorpreso. Il sindacato stesso sta raccogliendo le testimonianze dei dipendenti, trovandone di simili a questa che vi proponiamo.

Quel che emerge è la figura di un Plein datore di lavoro deciso, qualcuno usa addirittura termini più forti, temuto persino dai collaboratori più stretti. “In alcune riunioni, saltava sulla scrivania dicendo che quella non era una democrazia ma una dittatura, e che era lui a comandare”, ci racconta il nostro interlocutore.

“Durante una riunione ci disse che chi non avesse sistemato la sua scrivania (inteso come pc e basta quindi nessun effetto personale visibile) si sarebbe trovato una lettera di licenziamento il giorno dopo”, aggiunge. “Quando Plein era in azienda la gente aveva paura, ci sono state persone licenziate in tronco e altre che sono state licenziate perchè non erano presenti ad una riunione lastminute dopo l'orario di lavoro, in quanto gli stessi hanno magari famiglia e/o impegni già prefissati”. Il turnover, aggiunge, è altissimo (e anche OCST parla di circa l’80% da quando l’azienda è in Ticino). “Vedi persone assunte e licenziate ogni giorno”.

Lui (nome noto alla redazione), aveva una funziona di Claims Coordinator Manager, ovvero “ mi occupavo di tutti i danni presenti ai campi sul suolo in  Nord America,  Africa e Arabia Saudita, Benelux, Regno Unito e Italia”. Lo stipendio? Si potrebbe pensare a qualcosa di alto, visto il ruolo: invece ci mostra il contratto: 40mila franchi lordi per i primi tre mesi e dal quarto in poi 45mila franchi, sempre lordi. Ovvero uno stipendio mensile prima di 3'333,33 franchi, che poi saliva fino a 3'750 franchi. “Capitava molte volte di rimanere fuori orario e gli straordinari non sanno nemmeno cosa siano, in più le ore extra non sono recuperabili in quanto il monteore (spesso richiesto dai colleghi) è stato rifiutato”.

Conferma che le riunioni avvenivano a tutte le ore e senza preavviso. “Le riunioni o lavoro fuori dal normale orario di lavoro, erano una norma quando Plein era in azienda in quanto vuole confrontarsi con i vari teamleaders eccetera. Gli eventi? Sovente finivano tardi, essendo durante la settimana (sfilate, cene di Natale, di cui l’ultima a Parigi e il volo fu soppresso partendo alle 4 di mattina) , ma lui vuole che il giorno dopo tutti siano presenti in ufficio alle 9:00”.

“Può sembrare tutto oro quel che luccica, ma non lo è”, conclude, spiegando che la dirigenza è a conoscenza di tutte le problematiche elencate.


Pubblicato il 12.04.2018 15:16

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