"Perché cambiare qualcosa che funziona?". La battaglia di "Grazie Cardiocentro", "Davide contro Golia. Vogliamo evitare errori politici, sono deluso da arroganza e gergo fantozziano"
Edo Bobbià, coordinatore del gruppo di sostegno, spiega che "non vogliamo provocare una scontro tra pubblico e privato e non siamo impigliati dai reticoli delle nostalgie. Entrando nell'EOC, c'è il rischio di un appiattimento: che uscita infelice Pellanda, quando ha detto che sarebbero in grado di gestirlo meglio!"
Sanità
di Edo Bobbià*

Ci sono momenti nella vita in cui vale la pena battersi con convinzione per qualcosa in cui si crede veramente. È questo il sentimento che ha ispirato un gruppo di amici e che ha dato vita all’iniziativa "Grazie Cardiocentro".

Le numerosissime e inattese adesioni trasversali di persone comuni e di altre attive nelle istituzioni ci hanno stimolato a proseguire. Siamo partiti la domenica delle Palme nell’ingenua convinzione che dall’altra parte si mostrasse apprezzamento e volontà al dialogo. Dalle prime avvisaglie dei giorni passati, non sembra purtroppo che ci sia disponibilità.

Un certo tono di arroganza, condito con irrispettoso gergo fantozziano, ci ha deluso e amareggiato. Senza parlare dell’infelice affermazione del direttor Pellanda, secondo il quale l’EOC sarebbe in grado di gestire meglio il Cardiocentro. Pertanto, pur mantenendo un approccio pacifico e costruttivo, è bene che si sappia che nel nostro gruppo di sostegno ci sono uomini, donne, personalità, idee ed energie tali da non farci indietreggiare.

Desideriamo ribadire che il nostro auspicio è che al Cardiocentro possa essere garantita continuità nella forma attuale (filosofia delle cure, cultura clinica e aziendale, organizzazione e processi decisionali) piuttosto che tarpargli le ali inserendolo in una struttura statale, sicuramente meritevole, ma pur sempre più burocratica, con implicito rischio di appiattimento. Sbaglia chi pensa che noi vogliamo provocare uno scontro fra pubblico e privato. E nemmeno ci siamo lasciati impigliare dai reticoli delle nostalgie.

Semmai vogliamo ribadire un sentimento di riconoscenza verso una struttura che ha dato molto, è riconosciuta a livello internazionale e ha salvato molte vite in Ticino. L’eccellenza, ed il Cardiocentro lo è, deve muoversi con ritmi e tempismo particolari per garantirsi, privilegiandola, la curiosità scientifica. Il rispetto del contratto controfirmato 25 anni fa può a parer nostro essere dato pur inserendo variabili strutturali e temporali tali da evitare un muro contro muro, che in definitiva non porterebbe benefici alle parti e tanto meno ai pazienti ticinesi. Vogliamo inoltre evitare che l’EOC commetta lo stesso errore che stava per compiere negli anni 90. Come riportato puntualmente dalla stampa di quegli anni, che abbiamo meticolosamente consultato, il centro specialistico per il cuore promosso dal dottor Moccetti fu subito e duramente osteggiato sia dall’EOC sia da una parte della politica. Il direttore di allora sentenziò: "Questo centro non s’ha da fare" di manzoniana memoria. Si creò pure una speciale commissione di 7 conosciuti e affermati professionisti/esperti che consigliò di sospendere immediatamente ogni trattativa volta a ipotizzare la nascita di una struttura del genere, non necessaria in Ticino.

Se si fossero ascoltati EOC ed esperti, il Cardiocentro nella forma che conosciamo e apprezziamo non sarebbe mai nato.

Questi i fatti.

Per fortuna, per merito di alcuni e grazie alla saggezza della popolazione (che se costretti potremmo più tardi coinvolgere anche noi), le decisioni furono diverse e il progetto iniziò a prendere forma, malgrado il parere saccente di alcuni personaggi che davano alla struttura pochissimi anni di vita.

Siccome in quegli anni ero in Gran Consiglio, ricordo molto bene i fatti che oggi mi convincono ad agire per evitare nuovi possibili errori politici, perché di questo si tratta. Il Cardiocentro partì con il piede giusto e con le persone giuste, interrompendo quasi subito il flusso di pazienti a Zurigo, con non indifferenti vantaggi in senso lato, ma pure garantendo ai ticinesi la tempestività d’intervento e la migliore cura immediata, che in ambito cardiologico sono determinanti per sopravvivere.

Perché cambiare qualcosa che funziona così bene e che tanta soddisfazione ha portato nelle famiglie ticinesi, tranquille di fronte alla qualità delle cure? Perché imporre una diversa cultura di gestione, inglobando la struttura, senza troppi complimenti, nella grande organizzazione dell’EOC, che viceversa avrebbe al suo interno aree di miglioramento note?

Ci rendiamo conto che si tratta per noi di una contesa impari e sproporzionata se solo guardiamo le risorse e gli interessi in campo: Davide contro Golia. Ma, come detto in entrata, ci sono battaglie che meritano di essere combattute a prescindere dalla vittoria o dalla sconfitta. Gettando il cuore oltre l’ostacolo.

*coordinatore del gruppo di sostegno "Grazie Cardiocentro"


Pubblicato il 16.04.2018 09:30

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