Regazzi e la campagna per il Parco, "ho ricevuto ricatti più o meno velati, ho avuto anche una discussione con Leuthard. Ma se i promotori avessero avuto un po' più di umiltà…"
Il Consigliere Nazionale è sempre stato contrario. "Dal 2000 ad oggi sono stati buttati via almeno 13 milioni, io credo anche una ventina. Un parco regionale a mio avviso era una situazione meno ambiziosa però a questo punto sarebbe già stato operativo". E come riflessione generale dice che...
Politica
BERNA – I cacciatori non hanno avuto alcun ruolo nella bocciatura del Parco Nazionale del Locarnese, ne è convinto Fabio Regazzi. Che attraverso liberatv.ch attacca i promotori di un progetto con cui non è mai stato d’accordo, opinione che non ha mai peraltro nascosto.

Per far capire i toni della campagna, racconta che “ho ricevuto pressioni e ricatti più o meno velati anche in riferimento alle prossime elezioni nazionali, della serie se non ti schieri dalla parte giusta la pagherai in termini di voti e sostegni personali. In un sistema democratico queste cose non dovrebbero accadere. Io mi sono sempre confrontato a viso aperto, anche con toni duri, ma rispettando le opinioni di chi non la pensa come me. Chiaro, gli eccessi ci sono stati da ambo le parti, ma io parlo dell’esperienza che ho vissuto. Ho anche avuto una discussione con la consigliera federale, Doris Leuthard. Anche se alla fine ci siamo chiariti. Però questo episodio è sintomatico di come i fautori del Parco abbiano tentato di muovere mari e monti”.

Un progetto costato a suo dire una ventina di milioni, “dal 2000 ad oggi sono stati spesi circa 13 milioni di franchi, ai quali vanno aggiunti quelli relativi alla prima versione del progetto”. Tutto per una campagna che ha spaccato il popolo. “Se avessero avuto un po’ di umiltà nell’ascoltare gli umori della gente avrebbero corretto la rotta prima di andare al voto. Forse da parte dei sindaci, che sicuramente hanno agito in buona fede, sarebbe stato auspicabile un approccio più prudente considerate le sensibilità che questa votazione andava a toccare. Così adesso ci troviamo con un pungo di mosche in mano, mentre un parco regionale, che era a mio parere l’alternativa da seguire, sarebbe già operativo da tempo. Certo, si tratta di una soluzione meno ambiziosa, ma il meglio è spesso nemico del bene”.

“Penso che stiamo assistendo a una sorta di effetto pendolo: l’ingerenza dello Stato è diventata eccessiva in tutti gli ambiti della nostra vita e quando si tocca il territorio le reazioni sono particolarmente forti. La gente è diventata diffidente e non vuole che lo Stato venga a dettare ulteriori regole in casa sua. È un’altra lezione da cui trarre insegnamenti”, è la sua riflessione generale.


Pubblicato il 11.06.2018 17:29

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