CRONACA
Milano sotto assedio, 220 minorenni in Questura. E le boutique chiudono per paura
Dopo due giorni di guerriglia nel cuore della città, il bilancio è di 271 persone accompagnate negli uffici di polizia, 32 arresti e 28 denunce. Tra i protagonisti delle violenze anche ragazzini di 11 e 12 anni. I genitori: "Non sapevamo nulla"

MILANO – Le boutique del lusso che anticipano la chiusura per paura delle violenze, le vetrine sfondate, i negozi saccheggiati, i cassonetti incendiati e centinaia di giovanissimi accompagnati in Questura. Milano si ritrova a fare i conti con due giornate di guerriglia urbana che hanno trasformato il centro della città, da piazza Duomo a via Torino, fino alle strade dello shopping, in uno scenario di scontri e devastazioni.

La preoccupazione ha raggiunto anche il Quadrilatero della moda, dove la minaccia di nuove incursioni ha spinto le boutique ad abbassare le serrande in anticipo. Un'immagine particolarmente eloquente: nel cuore della Milano del lusso internazionale, i commercianti costretti a proteggere i propri negozi dalla violenza di gruppi di ragazzi, molti dei quali poco più che bambini. La polizia ha segnalato disordini anche in via Montenapoleone.

Il bilancio ufficiale dei disordini di domenica 18 ottobre, diffuso oggi, lunedì, dalla polizia, è impressionante: 271 persone accompagnate in Questura, delle quali 220 minorenni. Gli arresti sono 32, tra cui 23 minorenni, mentre le denunce sono 28. Per 174 persone è stato disposto il fermo di prevenzione previsto dal decreto sicurezza del 2026. Quattordici gli operatori delle forze dell'ordine che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche.

La nuova ondata di violenze è scoppiata domenica pomeriggio, dopo gli scontri già avvenuti sabato durante una manifestazione contro il carovita. I gruppi di giovani, spesso vestiti di nero, con cappucci e volti coperti, si sono mossi rapidamente tra le vie del centro, prendendo di mira soprattutto negozi di abbigliamento sportivo, telefonia e supermercati.

In via Torino è stato saccheggiato un esercizio commerciale, mentre altrove sono state infrante vetrine, rovesciati tavolini e incendiati cassonetti. All'arrivo degli agenti, i gruppi si disperdevano per poi ricomporsi poco distante. Le forze dell'ordine hanno impiegato idranti e lacrimogeni per riportare la situazione sotto controllo. Le segnalazioni di nuovi disordini sono proseguite fino alla sera, interessando anche Brera, corso Garibaldi e piazza Cadorna.

Ma è soprattutto l'età dei protagonisti a colpire. Tra i ragazzi identificati figurano undicenni e dodicenni. Come racconta il Corriere della Sera, alcuni sono arrivati dalle periferie milanesi, altri da comuni della Lombardia, richiamati dai video e dal passaparola sui social. Non tutti sembrano animati dalle stesse motivazioni. C'è chi parla di povertà, esclusione e mancanza di prospettive, e chi appare invece attratto dalla possibilità di partecipare agli scontri, filmarli e pubblicare le immagini online.

"Spaccare significa protestare contro lo Stato che non ci vede, per tutti siamo invisibili", racconta uno dei giovanissimi incontrati dal quotidiano. Un disagio che convive, nelle cronache di queste ore, con episodi di puro vandalismo, furti e saccheggi.

Il lunedì mattina, intanto, davanti alla Questura di via Fatebenefratelli si è formata una lunga attesa di madri e padri chiamati a recuperare i figli. Famiglie italiane e straniere, genitori arrivati da Milano, Monza e dai comuni vicini, spesso senza sapere esattamente che cosa fosse accaduto.

Il Corriere racconta la storia di un padre tunisino che ha scoperto attraverso TikTok il fermo del figlio diciassettenne, finito in Questura insieme al fratello più piccolo. Una madre ucraina, arrivata da Monza, piange perché il figlio è stato arrestato. Altri genitori oscillano tra incredulità, vergogna e rabbia. C'è chi sostiene che il proprio ragazzo si sia trovato casualmente in mezzo agli scontri e chi ritiene che, se ha commesso un reato, debba risponderne.

Tra i feriti di sabato c'è anche Angelo De Simone, 55 anni, dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia, colpito alla testa da un sampietrino durante gli scontri in piazza Duomo. Nonostante la ferita, ha continuato a dirigere le operazioni. Il giorno successivo è tornato in servizio con quattro punti di sutura. Al Corriere ha raccontato di essere rimasto impressionato soprattutto dalla giovanissima età di molti partecipanti: "Per loro è come un gioco, noi siamo il bersaglio".

 


La crisi è diventata anche politica. Il sindaco Giuseppe Sala ha denunciato l'inadeguatezza delle forze disponibili per affrontare una situazione che, a suo giudizio, era stata sottovalutata. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato un vertice sull'ordine pubblico, mentre gli investigatori della Digos proseguono gli accertamenti per identificare altri responsabili delle devastazioni.

IBResta soprattutto una domanda, oltre al bilancio dei danni e degli arresti: che cosa spinge ragazzini di undici, dodici o tredici anni a partecipare a una guerriglia urbana, tra saccheggi, scontri con la polizia e video da pubblicare sui social? Le testimonianze raccolte raccontano storie diverse, che vanno dal disagio sociale alla ricerca di visibilità, fino alla semplice attrazione per la violenza.

Intanto Milano prova a tornare alla normalità. Ma l'immagine delle boutique che chiudono per paura e quella dei genitori in fila davanti alla Questura raccontano, meglio di molte analisi, la gravità di quanto accaduto.

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