La sezione ticinese, in linea con il partito nazionale, critica le lettere inviate ai Municipi con l’ARE in copia: “Così si delegittimano le autorità locali, si irrigidisce il sistema e si rischia di far salire i costi dell’alloggio”

BELLINZONA - Il PLR ticinese alza il tono contro il metodo scelto da alcune associazioni ambientaliste, che nei giorni scorsi hanno scritto in blocco a numerosi Comuni del Cantone accusandoli di scarsa trasparenza e poca lungimiranza nel dimensionamento delle zone edificabili, mettendo in copia anche l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE). Per il partito, che si richiama espressamente anche alla linea del PLR nazionale, non si tratta di collaborazione ma di una vera e propria pressione politica che assomiglia a una “messa alla gogna” delle autorità locali: una strategia che delegittima i Municipi, riduce lo spazio di manovra del Cantone e alimenta una cultura della “ricorsite”. Il PLR sottolinea che non tutti i Comuni si trovano nella stessa situazione e che molti hanno già avviato verifiche e misure per adeguare la pianificazione alle nuove esigenze, come hanno ricordato anche diversi esponenti comunali chiamati in causa, respingendo l’idea di non aver fatto il proprio dovere; altri lavorano in contesti complessi, che richiedono soluzioni mirate, e metterli tutti sullo stesso piano non aiuterebbe né la qualità della pianificazione né la fiducia nelle istituzioni. Nel mirino finisce anche la scelta di coinvolgere fin da subito l’ARE come “controllore in copia”: una mossa definita autolesionista, perché irrigidisce il sistema e limita la flessibilità cantonale in un ambito – quello dello sviluppo territoriale – che il federalismo affida in prima battuta ai Cantoni e ai Comuni. Sul piano materiale, il PLR avverte che chiedere blocchi generalizzati e irrigidimenti nelle zone edificabili, senza distinguere tra situazioni diverse, significa comprimere l’offerta abitativa e, in ultima analisi, rischiare un aumento degli affitti, come del resto è stato evocato anche a livello federale nel dibattito sul blocco delle zone edificabili in aree già molto sature; a ciò si aggiunge il timore di dezonamenti senza indennizzo che potrebbero entrare in rotta di collisione con il diritto costituzionale alla proprietà, con conseguenze pesanti per molte famiglie ticinesi. Questa vicenda, prosegue il comunicato, si inserisce in un clima più ampio che il PLR contesta da tempo: prima la pressione pubblica, poi il ricorso sistematico come strumento ordinario di battaglia politica. Da qui l’atto parlamentare cantonale “Per un territorio che non viva di ricorsi continui”, sottoscritto da esponenti PLR insieme a UDC, Centro e Lega, che chiede di rendere il ricorso associativo più proporzionato e mirato introducendo criteri oggettivi e soglie minime senza negare il diritto in sé; sulla stessa linea si muove a Berna il deputato PLR Simone Gianini, che ha depositato una mozione per introdurre l’obbligo di un tentativo di conciliazione prima di arrivare al contenzioso in ambito edilizio. In conclusione, il partito ribadisce la necessità di una pianificazione territoriale responsabile e condivisa, che coniughi tutela del territorio, autonomia comunale, buon senso e attenzione al costo dell’alloggio, ma rifiuta metodi basati su campagne di pressione, “ricorsite” e irrigidimenti legali che, invece di aiutare il territorio e i cittadini, rischiano di indebolire le istituzioni locali e di far pagare il conto alle economie domestiche.