POLITICA
Iniziative cassa malati: dalle illusioni ai conti veri
Amalia Mirante: "Ingannare gli elettori è una strategia dalle gambe molto corte e dalle conseguenze molto gravi"
TIPRESS

*Di Amalia Mirante

Tutti i nodi vengono al pettine. Il dibattito sull'attuazione delle iniziative sui premi di cassa malati è stato dominato per troppo tempo da semplificazioni e promesse difficili da sostenere. Il messaggio del Consiglio di Stato pubblicato oggi ha almeno il merito di riportare la discussione alla realtà.

Indignarsi ora, fare i Calimero e fingere sorpresa è inutile e un po' patetico. Ciò che emerge oggi era già stato detto, con chiarezza, in tempi non sospetti. Fummo liquidati come catastrofisti e sabotatori. Il seguito dimostra che avevamo ragione.

L'aumento dei premi è un problema reale per molte famiglie ticinesi ed è stata proprio questa legittima preoccupazione a rendere politicamente efficace la proposta che prometteva di limitarne l'impatto al 10% del reddito. Il problema è che quella promessa era costruita su una base fragile e alla prova dei fatti si è rivelata del tutto sbagliata.

I calcoli degli iniziativisti si basavano sul premio medio di riferimento, non sul premio effettivamente pagato dagli assicurati. Una scelta che porta a sovrastimare l'incidenza dei premi e a gonfiare il beneficio atteso. Il risultato è stato un'illusione di risparmio ben più ampia di quanto fosse realisticamente ottenibile e su quell'illusione è stata costruita l'intera campagna politica.

Le cifre parlano chiaro: non si tratta dei 400 o 450 milioni di franchi che erano stati evocati, ma di circa 130 milioni a regime. Una cifra importante, ma coerente con quanto indicato allora da chi, noi inclusi, invitava a distinguere tra desiderio politico e sostenibilità finanziaria.

La questione però non è solo quantitativa. Il punto decisivo è come queste misure vengono finanziate, perché è lì che la promessa incontra la realtà concreta.

Il messaggio del Consiglio di Stato è esplicito: solo nella prima fase si parla di oltre 60 milioni di franchi da coprire, attraverso una combinazione di nuove entrate e tagli alla spesa. Entrando nel dettaglio, i numeri astratti diventano scelte precise: trasporto pubblico, prestazioni sociali, assegni prima infanzia. E inevitabilmente anche la scuola, perché quando gli ordini di grandezza sono questi non esistono zone protette e le principali voci di spesa dello Stato entrano automaticamente in discussione.

Sul fronte delle entrate si parla di un aumento dell'imposizione sulla sostanza, presentato come intervento mirato sui patrimoni più elevati. Ma saranno aumentate anche le tasse del registro fondiario: quelle che pagherete quando passerete la casa ai vostri figli.

Ed è qui che il discorso assume una dimensione più ampia che va oltre il merito delle singole misure. Quando si costruisce una proposta su aspettative sovrastimate e si rinvia il tema del finanziamento a data indefinita, si può vincere un'iniziativa. Ma si crea una frattura che emerge inesorabilmente al momento dell'attuazione: il cittadino scopre che il beneficio è inferiore a quanto immaginato e che il costo è pesante. Questa discrepanza erode la fiducia, non solo verso chi ha promosso l'iniziativa, ma verso il sistema politico nel suo insieme.

Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi e il sistema dei premi di cassa malati ne è un esempio evidente: intreccia dinamiche demografiche, organizzazione dell'offerta sanitaria e vincoli federali che nessun singolo meccanismo può aggirare. Si può discutere di come intervenire, e si può anche decidere di aumentare i sussidi accettandone il costo. Ma quello che non dovrebbe mai mancare è la chiarezza sui numeri e sulle conseguenze. Ingannare gli elettori è una strategia dalle gambe molto corte e dalle conseguenze molto gravi.

*economista

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