Il discorso della nuova prima cittadina di Locarno: "Non smettete di credere che la politica possa essere uno strumento concreto per cambiare la vita delle persone"

*Discorso di Yvonne Ballestra Cotti
Negli ultimi anni abbiamo avuto una presenza femminile significativa alla guida del nostro Legislativo, vissuta con naturalezza e spirito di servizio. Credo che questo rappresenti un segnale positivo per la nostra città. L’impegno politico richiede tempo, energia e, ogni tanto, anche qualche rinuncia. Dietro la scelta di essere presenti nelle e per le istituzioni ci sono ogni giorno equilibri delicati da costruire tra il lavoro, la famiglia, gli affetti e le attività di volontariato.
È una realtà che riguarda tutte e tutti noi e per questo credo sia giusto riconoscere anche il sostegno delle famiglie e delle persone che ci sono vicine, senza le quali molti impegni pubblici semplicemente sarebbero impossibili. Con questo spirito, e ricordando il suo ruolo per la comunità, ben oltre i confini di Locarno, desidero rivolgere un pensiero affettuoso a Melki Toprak, papà di Giorgio. Un vero gentiluomo, generoso e soprattutto una persona che ha sempre messo l’attenzione verso gli altri al centro della sua vita. Di Melki, personalmente, ricordo il grande impegno per la sua comunità, l’amore per il karate e soprattutto il suo carattere generoso e umano. Ogni volta che mi è capitato di incontrarlo, durante le sue camminate in città, ha sempre dedicato anche a me il suo sorriso speciale, autentico e contagioso. Incontri come questi, semplici ma preziosi, credo ci ricordino il lato più bello della vita in una piccola realtà come la nostra: le relazioni umane, il rispetto reciproco e la capacità di incontrarsi e sorridere insieme, anche quando incarniamo posizioni diverse.
Il percorso che mi ha portato qui, stasera, non è quello di una locarnese purosangue: mi porto dentro uno dei “peccati originali” più chiacchierati – la luganesità. Sono nata nel 1985 e ho vissuto a Viganello fino al 2010. Poi la vita mi ha portata a Locarno: per lavoro, per amore e infine per scelta di vita. Se è innegabile che arrivo da Lugano, è altrettanto vero che in questi sedici anni ho imparato a conoscere e a fare mio il Locarnese – ad amare profondamente questa magnifica città, le sue persone, i suoi quartieri, le sue potenzialità e anche le sue fragilità. Prima di dedicarmi alla politica attiva, le mie energie sono state consacrate soprattutto alla famiglia, al mio lavoro di docente al Centro professionale commerciale e anche a una fase di crescita personale ed emotiva.
Il mestiere di insegnante, come sanno bene le colleghe e i colleghi, è fonte di ispirazione senza pari: mi insegna ogni giorno che, prima ancora di insegnare qualcosa, alle persone bisogna riuscire a infondere la giusta motivazione. È una parola che mi porto sempre dentro: motivazione. Perché proprio come accade alle persone, anche una città senza motivazione rischia di perdere fiducia in sé stessa.
Abbiamo bisogno di tenere sempre accesa la capacità di meravigliarci per le idee che nascono, per i progetti che prendono forma, per la bellezza che ci circonda e per le potenzialità che questa città deve ancora esplorare. Questa meraviglia è il segreto per restare motivati e positivi in politica. Con questo spirito, in questi primi due anni di legislatura, ogni volta che veniva presentato un messaggio municipale o che emergeva un problema, nel mio piccolo ho cercato di capire come questi temi venissero percepiti dalle persone.
Ho parlato con cittadini, commercianti, associazioni, giovani e famiglie. E cosa ho percepito? Che cittadini, aziende e associazioni hanno ancora voglia di credere nella Città. Credono nelle potenzialità di Locarno, nella bellezza del territorio, nella qualità di vita che offriamo ai nostri abitanti. Ci credono, oggi come ieri, ma talvolta hanno la sensazione che le decisioni fatichino a concretizzarsi. E allora credo che da parte nostra questo sia il momento di mostrare più coraggio.
Perché ascoltare è fondamentale, ma dopo l’ascolto devono arrivare anche le scelte. E le scelte, come sempre accade nella vita e in politica, raramente sono facili e quasi sempre possono scontentare qualcuno. Locarno, come altre piccole città svizzere, oggi si trova davanti a una trasformazione profonda: la situazione finanziaria è delicata, il commercio di prossimità soffre, la capacità di attrarre famiglie e giovani va alimentata, senza dimenticare temi come gli alloggi, la mobilità, la socialità e la sicurezza, quella oggettiva e quella percepita.
Vi è poi anche una fragilità sociale che dobbiamo affrontare. I dati pubblicati in questi giorni sulla crescita delle richieste di assistenza sociale ci ricordano che dietro ai numeri vi sono persone, famiglie e sempre più spesso anche giovani in difficoltà. È un segnale che merita tutta la nostra attenzione.
Per questo credo sia importante rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato, coinvolgendo aziende, associazioni e realtà formative del territorio. Mi permetto quindi di lanciare una proposta concreta al Municipio: promuovere una giornata di confronto con le realtà economiche della città sul tema della fragilità giovanile e dell’inserimento professionale, affinché da questo dialogo possano nascere strumenti concreti per offrire prospettive ai giovani e prevenire situazioni di dipendenza dall’assistenza sociale.
Sono sfide complicate, certo, ma sono convinta che questa città, e noi per primi come suoi amministratori politici, abbiamo il potenziale per superarle tutte. Questa mia fiducia nel futuro nasce da ciò che vedo ogni giorno attorno a me e dalla convinzione che Locarno abbia ancora tantissime energie positive da esprimere. Il coraggio che voglio condividere con tutte e tutti voi nasce anche da un’esperienza che mi ha arricchita profondamente: quella di allenatrice della scuola calcio del FC Solduno. Questo sport conserva ancora tutta la purezza e la nobiltà delle sue origini.
Sul campo si imparano lezioni importanti: nessuno vince una partita da solo, serve spirito di squadra e perdere una partita non è la fine del mondo, ma uno stimolo a rialzarsi e a continuare a credere nelle proprie capacità. Per questo il mio messaggio finale di oggi è rivolto soprattutto ai giovani, ma anche a tutte quelle persone che guardano la politica con distanza, con qualche delusione o semplicemente con la sensazione che non possa più incidere davvero sulla vita delle persone.
Alle locarnesi e ai locarnesi di ieri, di oggi e di domani spero che con il lavoro che facciamo in questa sala riusciremo a farvi conservare la fiducia nelle istituzioni.
Però anche voi dovete fare la vostra parte: partecipate, criticate, portate idee. E non smettete di credere che la politica possa ancora essere uno strumento concreto per cambiare, in meglio, la vita delle persone. Perché la politica migliore è quella che unisce, che ascolta e decide. E che ha il coraggio di guardare lontano.
*Eletta prima cittadina di Locarno