SANITÀ
Denti: "La protezione degli anziani non è una concessione. È un dovere!"
Il presidente dei medici ticinesi: “Ricoveri non volontari, limitazioni nella vita quotidiana, decisioni assunte per esigenze dell’istituto. Tutto questo tocca direttamente diritti costituzionali fondamentali…”
TIPRESS

di Franco Denti *

La protezione degli anziani non è una concessione. È un dovere. Un dovere giuridico, perché la libertà personale e la dignità umana non si attenuano con l’età.
Un dovere morale, perché la qualità di una società si misura anche, e soprattutto, da come sa tutelare le persone più fragili.

Da anni richiamiamo l’attenzione su una lacuna grave del nostro ordinamento: l’assenza di strumenti davvero efficaci per garantire agli anziani, in particolare a quelli collocati nelle case per anziani, una tutela concreta dei loro diritti fondamentali.

Non è un tema nuovo. Lo avevamo sollevato già nel 2021, in occasione della Pianificazione integrata LAnz-LACD 2021-2030, quando il tema dell’effettività dei diritti era finalmente entrato nell’agenda politica cantonale. Lo abbiamo ribadito nel 2023, constatando che, nonostante gli impegni assunti, nulla era cambiato sul piano normativo e procedurale. Oggi, a distanza di anni, ci troviamo ancora di fronte allo stesso problema.

Il nodo centrale è semplice: i diritti esistono, ma restano troppo spesso privi di effettività.

Le persone anziane collocate in strutture sociosanitarie possono subire restrizioni molto incisive della libertà personale: ricoveri di fatto non volontari, limitazioni nella vita quotidiana, decisioni assunte per esigenze organizzative o finanziarie dell’istituto. Tutto questo tocca direttamente diritti costituzionali fondamentali. Eppure, nella pratica, manca ancora una tutela rapida, accessibile e realmente efficace.

Il problema, dunque, non è l’assenza del diritto. È l’assenza della sua giustiziabilità.

Per questo è indispensabile intervenire nella revisione della Legge sul promovimento, il coordinamento e il finanziamento delle attività a favore delle persone anziane. È lì che bisogna introdurre tre elementi essenziali: un riconoscimento chiaro dei diritti degli ospiti delle case per anziani, garanzie procedurali effettive contro i collocamenti non realmente volontari e un’autorità giudiziaria specializzata, non un semplice ombudsman privo di reali poteri.

Su questo punto il confronto con l’ambito psichiatrico è illuminante. Oggi un paziente ricoverato in una struttura psichiatrica, se sottoposto a una misura restrittiva, viene informato dei propri diritti e può rivolgersi in tempi rapidi a un’autorità giudiziaria indipendente. Un anziano che si trovi in condizioni analoghe, in una casa per anziani, non dispone invece di strumenti paragonabili. Questa disparità non è più giustificabile.

Eppure il bisogno di colmare questa lacuna era stato riconosciuto chiaramente già nel quadro della consultazione sulla Pianificazione integrata LAnz-LACD 2021-2030. Il Dipartimento della sanità e della socialità aveva ammesso la necessità di una norma legale capace di permettere agli anziani di far valere i propri diritti in modo effettivo e in tempi rapidi. Quel riconoscimento politico, però, è rimasto sulla carta.

Anche il Messaggio governativo n. 8626 del 22 ottobre 2025, relativo alla revisione della Legge sulla procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto, avrebbe potuto rappresentare l’occasione per colmare almeno in parte questa lacuna. Così non è stato. Il Cantone ha scelto di limitarsi al minimo previsto dal diritto federale, rinunciando a usare il margine di manovra che pure avrebbe avuto.

Non solo. In quel contesto si è persa anche l’occasione di estendere alle persone anziane alcune delle tutele oggi riconosciute nell’ambito dell’assistenza sociopsichiatrica. Dal nostro punto di vista, si intravvede persino il rischio di un indebolimento della Commissione giuridica LASP, che oggi rappresenta una garanzia importante per i pazienti psichiatrici.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una costruzione giuridica anche sofisticata sul piano tecnico, ma ancora incapace di affrontare il punto essenziale, cioè la tutela sostanziale e procedurale degli anziani di fronte a restrizioni concrete della loro libertà personale.

Non si può più rimandare.

La revisione della LAnz è l’occasione da non perdere. Occorre introdurre finalmente una disciplina cantonale chiara, che trasformi principi generali in diritti concreti e che garantisca agli ospiti delle case per anziani strumenti effettivi per farli valere.

Continuare a rinviare significherebbe accettare che una parte particolarmente vulnerabile della popolazione resti, nei fatti, meno protetta di quanto dovrebbe essere in uno Stato di diritto.

E questo non è accettabile.

* presidente OMCT

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