SCINTILLE
Carrie Fisher, la principessa delle stelle che attraversò l’inferno
Per il mondo era Leia di "Star Wars". Sullo schermo combatteva le forze del male, nella vita affrontava i propri demoni. Tra dipendenze, cadute e rinascite, trasformò le sue fragilità in una straordinaria testimonianza di coraggio e umanità

di Brenno Martignoni Polti

“Guerre stellari”. In quell’immaginario. È figlia della regina del pianeta Naboo. Padmé Amidala. Venuta a mancare con il parto. Suo padre, il Jedi Anakin Skywalker. Diventerà, Dart Fener. Gemella di Luke Skywalker. Separata alla nascita. Su consiglio del Maestro Yoda. Mentre Luke venne affidato alla famiglia Lars su Tatooine. Lei fu adottata. Cresciuta su Alderaan. Da Bail Organa e sua moglie. La sovrana Breha Antilles. Carrie Frances Fisher. Nasce il 21 ottobre 1956. A Los Angeles. Nel cuore di Hollywood. Figlia d’arte. La mamma. Debbie Reynolds. Attrice. Ballerina. Cantante. Indimenticata interprete in “Singin’ in the Rain” (1952). Diretto da Gene Kelly e Stanley Donen. Il papà. Eddie Fisher. Cantante. Attore. La piccola Carrie ha due anni, quando i genitori divorziano. In seconde nozze, suo padre sposa Elisabeth Taylor. La madre si unisce in matrimonio con il noto impresario di calzature Harry Karl. Appena dodicenne, Carrie comincia a farsi strada, a fianco della mamma, durante un tour teatrale a Las Vegas. Lascia così il liceo. Frequenta la Beverly Hills High School. A diciassette anni, è a Broadway, nel ruolo di una ballerina debuttante nel revival “Irene". Poi, passa alla Central School of Speech and Drama di Londra. Al termine della quale, nel 1975, ottiene la sua prima chiamata cinematografica in “Shampoo”. Di Hal Ashby. Due anni più tardi, dà vita alla figura, che sarà sua per sempre. La principessa Leia Organa. Leila, nella versione italiana. Nei primi tre capitoli della saga “Star Wars”. La trilogia originale di George Lucas. 1977. 1980. 1983. Trionfo planetario. Fenomeno culturale. Franchise senza precedenti. Film spin-off, libri, serie televisive, videogiochi, fumetti e merchandising. Carrie alias Leia ne è travolta. In tutti i sensi. Cade nella tossicodipendenza. Nel 1978, in tivù in “The Star Wars Holiday Special” compare, visibilmente, sotto l’effetto di stupefacenti. Nel 1980, l'abuso di alcool e narcotici, le toglie capacità di recitare. Tanto da faticare a reggere l’impegno nel musical “The Blues Brothers”. Visto questo suo stato, decide di curarsi alla Narcotics Anonymous e con la Alcolisti Anonimi. Le viene pure diagnosticato il disturbo bipolare dell'umore. Prognosi, inizialmente rigettata, finché, a 28 anni , finisce in overdose. Capitola. Finalmente. Ammette i suoi disturbi, nel 1997, dopo un crollo psicofisico. Carrie Fisher non solo, non farà mistero della sua situazione personale. Anzi, la renderà argomento di narrazioni pubbliche. Finanche, autobiografie. Così il suo primo libro. “Cartoline dall’inferno”. Approdato sul grande schermo nel 1990. Diretto da Mike Nichols. Con Meryl Streep e Shirley MacLaine. “Wishful Drinking”. Altro saggio del 2008. Ritratto senza veli del rapporto con il bere. Da pièce teatrale a documentario. Nel 2016 l'Università di Harvard le conferisce il riconoscimento di “Outstanding Lifetime Achievement Award in Cultural Humanism”. Sottolineando il coraggio nel mettersi in gioco, a viso aperto, con autenticità verso il proprio vissuto. Costellato di drammi e abissi. Ma pure di attive rinascite. Come le svolte positive. Dal 2013. Nuovi orizzonti. Componente della giuria del Festival di Venezia. Presieduta da Bernardo Bertolucci. Nel 2015 torna ad essere Leia Organa. In “Star Wars-Il risveglio della Forza” di J.J. Abrams. Nel sequel “Star Wars-Gli ultimi Jedi” di Rian Johnson. Uscito postumo nel 2017. E, un'ultima volta, nel 2019, grazie al ricupero di scene girate in precedenza. In “Star Wars-L’ascesa di Skywalker”, ancora diretto da J.J. Abrams. Il 23 dicembre 2016, durante un volo diretto da Londra a Los Angeles, colta da infarto, immediatamente prima dell’arrivo. Ricoverata al Ronald Reagan UCLA Medical Center, i medici riescono a stabilizzarla. Benché in ripresa, inaspettatamente, scompare il 27 dicembre 2016. Sessantenne. L’indomani, durante l'organizzazione del funerale, la madre Debbie Reynolds subisce un ictus letale. Le sue ultime parole. “Voglio solo stare con Carrie". È il 28 dicembre 2016. Le esequie in forma privata. Insieme. Madre e figlia. Entrambe riposano a Los Angeles. Nel Forest Lawn Memorial Park di Hollywood Hills. 

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