Dagli esordi difficili alla consacrazione mondiale: la straordinaria vicenda umana e artistica del grande compositore, il suo talento innovativo e i legami poco conosciuti con Vacallo e Lugano

di Brenno Martignoni Polti
Già in vita. Arguto interprete del suo tempo. Operista. Innovatore. Precursore nella tecnica della reminiscenza. Il compositore introduce, una prima volta, un tema all'interno di una scena e in un certo contesto. Intrigandoti. Poi, più avanti, te lo ripropone. Entrando così nelle tue corde, te lo fa sentire proprio. È l’estensione del leitmotiv di Richard Wagner. L’archetipo che troverà vieppiù forma anche nel cinema. Schema portante delle colonne sonore. Sottile rimando narrativo, legato ad un filo conduttore. Abilissimo amalgatore. Armonie. Drammaturgia. Orchestrazione. Un tutt’uno. In perfetto equilibrio. In resa a capolavori immortali. Tra i più pregnanti di sempre. A giusta ragione, considerato erede di Giuseppe Verdi. Dalla seconda metà dell’Ottocento al primo Novecento. A fare tendenza. Per intensità e raffinatezza, nel solco della tradizione. Per inedite sensibilità, negli slanci del secolo entrante. Giacomo Puccini. Nasce a Lucca. Il 22 dicembre 1858. Dinastia di compositori. Da quattro generazioni sulla breccia. Sesto genito dei nove figli di Michele Puccini e di Albina Magi. Quando il padre viene a mancare, il 23 gennaio 1864, il piccolo Giacomo ha soltanto cinque anni. Lo zio materno, Fortunato Magi, che lo introdusse alla tastiera e al canto corale, lo giudicava non troppo dotato. Soprattutto, indisciplinato. Un “falento”, come lo definiva. Ovvero, un fannullone senza talento. In realtà, Giacomo si dimostrerà ben altro. Ciononostante, il Comune natio declinò di assegnargli il posto di maestro di cappella nel Duomo di San Martino, che -per tradizione- apparteneva ai membri della sua famiglia. Lui si sentì in difetto. Se non fosse stato per sua mamma, avrebbe finito per desistere. Invece, unico ad assurgere a fama planetaria. Nessuno dei suoi, era arrivato tanto in alto. Ha dovuto però spostare l’asse. Città. Senso di appartenenza. Rete di protezione per consuetudine. Nel 1868, si iscrisse alla classe di violino, per poi passare alla composizione, sotto la guida di Carlo Angeloni. Dal 1891 visse per lo più a Torre del Lago con la compagna e poi moglie. Elvira Bonturi. In quel luogo amico, trovò ispirazione per le melodie e per le vicende delle sue eroine. L’esordio, nel 1884, con “Le Villi”. Libretto di Ferdinando Fontana. Con questi, Giacomo Puccini, condivideva la conoscenza del Cantone Ticino. Dal 1886 al 1892 trascorse diversi mesi a Vacallo. Dove possedeva una casa nel nucleo. È di questi giorni, la richiesta di credito del Municipio per l’acquisto dello stabile. Previsti un’accademia di musica, spazi per concerti e altre attività culturali. Qui compose parte di “Manon Lescaut”. A seguire. Tra le altre. “La bohème”. Nata da una sfida musicale con Ruggero Leoncavallo. Ancora oggi. Tra le opere più viste al mondo. “Tosca”. Che sancì la collaborazione con Giulio Ricordi. “Madama Butterfly”. Tragedia che si consuma tra gli incanti del Giappone. Rimanendo in ambito esotico. “La fanciulla del West”. Western ante litteram. La prima si tenne a New York. Al Metropolitan. Il 10 dicembre 1910. Diretta da Arturo Toscanini. Dal 1915, Puccini soggiornò spesso pure a Lugano. Dove raggiungeva la sua amante bavarese. La baronessa Josephine von Stengel, nata Damboer. L’ultima creazione. “Turandot”. Travagliata genesi. Spartito incompiuto. Giacomo Puccini scompare a 65 anni. Il 29 novembre 1924. A Bruxelles. Per i postumi da intervento chirurgico sperimentale per neoplasia alla gola. La parte mancante fu orchestrata da Franco Alfano, seguendo le annotazioni del Maestro. Quando, nel 1926, sempre l’amico Arturo Toscanini, diresse la prima al Teatro alla Scala, chiuse la rappresentazione, laddove Puccini si era fermato. Una nuova conclusione è stata proposta dal compositore Luciano Berio (2001). Giacomo Puccini, dapprima, fu posto nella tomba privata della famiglia Toscanini al Cimitero Monumentale di Milano. Due anni precisi dopo il decesso, il 29 novembre 1926, traslato a Torre del Lago. “L’ispirazione è un risveglio, una fuga da tutte le facoltà umane, e si manifesta in tutte le grandi conquiste artistiche.”