Ancora una volta, dopo AlpTransit, oltre Gottardo si dimentica, forse volutamente, che in Ticino si parla la lingua italiana, pare lingua nazionale ma non ne siamo più così certi. Questa introduzione per arrivare al nocciolo della questione. Grazie anche agli sforzi della politica ticinese, è stato deciso di costruire a Lugano il nuovo Supercomputing Center. [...]
Ancora una volta, dopo AlpTransit, oltre Gottardo si dimentica, forse volutamente, che in Ticino si parla la lingua italiana, pare lingua nazionale ma non ne siamo più così certi.
Questa introduzione per arrivare al nocciolo della questione.
Grazie anche agli sforzi della politica ticinese, è stato deciso di costruire a Lugano il nuovo Supercomputing Center. Un investimento pubblico di circa 60 milioni, quindi molto allettante per le nostre imprese locali e per gli artigiani.
Solo che l’Abteilung Bauten dell’ETHZ, prestigiosa scuola zurighese – verso la quale nutriamo alto rispetto – ma finanziata dalla Confederazione, cosa fa?
1. Chiede che la documentazione di gara e l’offerta, per essere accettate, debbono essere redatte in lingua tedesca;
2. Impone termini di consegna dell’offerta molto stretti (40 giorni), ciò che costituisce una sicura penalizzazione per le imprese italofone (traduzioni onerose);
3. Chiede 3 referenze di almeno 10 milioni l’una per lavori analoghi eseguiti negli ultimi 5 anni e un fatturato medio superiore a 25 milioni l’anno;
4. Esige una garanzia di buona esecuzione pari al 10% dell’importo dell’offerta.
È palese la volontà dell’ETHZ, anche per chi non è del mestiere, di far arrivare in Ticino un’impresa generale d’Oltralpe, piuttosto che gratificare il settore principale e artigianale della costruzione in Ticino. Si precisa che si tratta di imprese generali, e dunque con grande facoltà di scelta degli artigiani dopo la costruzione grezza.
Quest’ultima non presenta difficoltà tecniche elevate tali da richiedere ditte specializzate. L’edificazione è senz’altro alla portata di imprese ticinesi singole o associate.
Con il presente atto parlamentare non si chiedono privilegi per il Ticino, ma almeno al Consiglio di Stato di rispondere, possibilmente nella seduta del 22 marzo, alle seguenti domande.
1. Come valuta l’atteggiamento della ETH di Zurigo che, grazie ad una gara d’appalto “su misura” vuole sfavorire le imprese ticinesi dal concorso?
2. Non ritiene esigibile che, pur non essendo esplicitamente sancito dalla legge (… ma dal buon senso sì), l’offerta e il contratto di una costruzione pubblica eseguita in Ticino debbano essere in lingua italiana?
Questa nostra affermazione è avvalorata da quanto espresso dal Tribunale federale nella causa tra la Società Svizzera Impresari Costruttori Sezione Ticino ed AlpTransit San Gottardo SA (DTF 2C_559/2008) riguardante la lingua contrattuale del bando di concorso per opere sotterranee della galleria di base del Ceneri. Pur non essendo entrato nel merito della vertenza, il TF al considerando 2.3 a pagina 5 scrive:
“Di per sé, il tema della lingua del contratto concluso in seguito ad una gara d’appalto indetta da un ente riconducibile alla Confederazione non è invece di poco conto. Esso tocca infatti la questione sensibile del quadrilinguismo e del rispetto delle lingue minoritarie da parte delle autorità federali”.
3. Quali passi intende intraprendere il Consiglio di Stato nei confronti della ETH di Zurigo, affinché venga ammessa anche la lingua italiana per gli atti d’appalto?
Questa interpellanza viene inoltrata in anticipo confidando che il Governo possa dare risposta alle domande poste già nella prossima seduta di Gran Consiglio del 22 marzo.
Edo Bobbià
Attilio Bignasca


3 commenti su “In Ticino si parla italiano; che sia sfuggito al Politecnico federale di Zurigo?”
Mi sembra il caso di reagire e non continuare a lamentarsi.
Siamo in crisi, gli svizzerotedeschi hanno nessuna considerazione dei ticinesi se non quando fa comodo loro (Pentecoste e Pasqua) e quando ci sono in ballo soldi (per loro) non guardano in faccia a nessuno.
REAGIRE!
Reagire ? …….”colpito una prima volta si rialzò, colpito nuovamente si rialzò (non c’entra l’eroismo) e colpito una terza volta, questa volta, eroicamente …….continuò la fuga”.
AHAHAHA bella