27 apr 2010 - 13:52

Con la sua ultima produzione “Agora” Alejandro Amenàbar, il regista di The Others, porta al pubblico la storia di Ipazia, matematica, astronoma e filosofa greca vissuta fra il quarto e il quinto secolo d.C. Ricordata come una delle donne più sapienti dell’antichità, nel film la sua grandezza viene ben resa nella significativa interpretazione di Rachel […]

Con la sua ultima produzione “Agora” Alejandro Amenàbar, il regista di The Others, porta al pubblico la storia di Ipazia, matematica, astronoma e filosofa greca vissuta fra il quarto e il quinto secolo d.C. Ricordata come una delle donne più sapienti dell’antichità, nel film la sua grandezza viene ben resa nella significativa interpretazione di Rachel Weisz.

Ipazia era nata ad Alessandria d’Egitto nel 370 circa (la data esatta non è conosciuta) ed era morta nel 415, massacrata dai parabolani, monaci cristiani integralisti. Donna, istruita e pagana, Ipazia era la vittima ideale di un fondamentalismo religioso che vedeva i cristiani nella parte dei carnefici e i pagani nella parte delle vittime. Un’inquietante similitudine con la situazione attuale, quella dei fondamentalisti islamici che massacrano i “pagani” di turno, ossia gli occidentali.

Considerata a capo della scuola neoplatonica greca, Ipazia aveva fra i suoi allievi personaggi eruditi. Della sua vita si conoscono pochi dettagli, fra i quali uno, significativo per capire la sua persona, totalmente dedita alla scienza e alla ricerca, viene portato nel film. E’ quando Ipazia mostra ad un suo allievo innamorato un fazzoletto sporco di sangue mestruale e gli dice “Questo ami, o giovane. Nulla di bello.”

Parte del suo amore per l’istruzione Ipazia lo aveva ereditato dal padre, Teone, filosofo che ad Alessandria studiava e insegnava astronomia e matematica. Come ha riportato lo storico Filostorgio, Ipazia era diventata ben più abile del padre, sia in astronomia che in matematica. Oggi però la mancanza di suoi scritti rende difficile stabilire quale sia stato il suo effettivo contributo in queste due discipline presso la scuola di Alessandria.

Il prestigio conquistato da Ipazia riguardava l’ambito culturale ma con il passare del tempo divenne anche una sorta di potere politico.
Al riguardo lo storico cristiano ortodosso Socrate Scolastico aveva scritto “Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale.”

Il filosofo Damascio la descriveva “pronta e dialettica nei discorsi, accorta e politica nelle azioni, il resto della città a buon diritto la amava e la ossequiava grandemente, e i capi, ogni volta che si prendevano carico delle questioni pubbliche, erano soliti recarsi prima da lei, come continuava ad avvenire anche ad Atene. Infatti, se lo stato reale della filosofia era in completa rovina, invece il suo nome sembrava ancora essere magnifico e degno di ammirazione per coloro che amministravano gli affari più importanti del governo.”

Oltre a narrare della vita e della morte di Ipazia, “Agora”, uscito in Italia il 23 aprile e presto anche nelle nostre sale, mostra come mentre ad Alessandria d’Egitto imperversano le rivolte e gli attacchi da parte dei gruppi religiosi, Ipazia cerca di difendere il mondo antico e l’evoluta cultura pagana, rappresentati dai manoscritti custoditi presso la biblioteca di Alessandria.