14 mar 2011 - 13:34

Giacomo Garzoli, candidato al Consiglio di Stato per il PLRT

La scuola ha essenzialmente due compiti: educare ed istruire. L’istruzione riguarda in primo luogo le conoscenze che si ritengono importanti quale base per lo sviluppo delle potenzialità manuali e intellettuali dell’allievo, in vista della sua futura formazione professionale, che lo porti ad ’inserirsi attivamente nella società. L’educazione riguarda invece la persona in quanto cittadino, ovvero quale membro della comunità.

Dal punto di vista dell’istruzione credo che la nostra scuola funzioni abbastanza bene, anche se certamente non mancano ambiti in cui miglioramenti sarebbero possibili e anche auspicabili. Mi riferisco in particolare alla necessità di diversificare maggiormente l’insegnamento all’interno della Scuola media, affinché al termine di questo ciclo formativo ogni allievo possa trovare lo sbocco più adatto alle sue capacità. Il fatto che tutti i ragazzi della stessa età restino insieme il più possibile è certamente positivo, e il principio dell’integrazione deve rimanere la base su cui costruire, ma questo non deve andare a scapito di una formazione diversificata in funzione delle caratteristiche e degli interessi di ognuno.

Quanto all’educazione, credo che importante sia abituare i ragazzi fin da giovani ad assumere le loro responsabilità all’interno del gruppo, a rendersi conto anche delle esigenze degli altri e del rispetto loro dovuto, e a dibattere civilmente sui problemi, grandi o piccoli, che riguardano la classe. Se tutti imparassero “l’ABC della democrazia”, certamente ne trarrebbe vantaggio anche la vita pubblica di questo Cantone!

In realtà è la società ad essere cambiata. Ciò ha influenzato e modificato la capacità stessa degli allievi di apprendere, la loro modalità di concentrazione. Occorre affrontare questo problema, coscienti del fatto che anche i docenti hanno oggigiorno un compito più difficile rispetto anche solo a qualche decennio fa’. Sarebbe utile aprire un ampio dibattito culturale sulla scuola, per affrontare quegli elementi di disagio che anche il corpo docente prova rispetto alla maggiore complessità della propria professione.

Ma se ci si vuole focalizzare veramente sull’educazione nella nostra società, allora bisogna magari anche capire meglio la realtà giovanile odierna. Chi sono davvero i giovani di oggi? Dobbiamo veramente credere che i giovani oggi sono tutti individualisti o vittime di nichilismo? È proprio vero che i giovani non sono più pronti ad impegnarsi per la cosa pubblica? Io non lo credo!

I giovani oggi si sono talmente ben abituati alla “civiltà della tecnica”, che è la nostra, da esserne divenuti molto più padroni rispetto alle generazioni precedenti. La generazione dei cosiddetti “digital nativi” è forse ben più libera e consapevole di quanto si possa credere. Forse il problema vero è quello delle generazioni precedenti, e sta nel pensare cose nuove con modalità vecchie.

I giovani, ad esempio, non si percepiscono più come soggetti passivi nel mondo informatico, ma come protagonisti attivi della produzione dei contenuti da scambiare e condividere: partecipazione e condivisione diventano dunque le nuove regole di utilizzo della rete. Ma anche qui, alla base sta l’educazione!

Il mondo della scuola questi cambiamenti epocali li percepisce prima di altri. E fra mille difficoltà deve adattarvisi. Quella di questo adattamento è un’urgenza, soprattutto nella nostra società liberale, che ha bisogno di una politica di contenuti, sorretta da valori, e non di propaganda.

Giacomo Garzoli, deputato in Gran Consiglio e candidato al Consiglio di Stato