7 set 2011 - 11:23

di Mauro Damiani, coordinatore ASNI sezione Ticino, membro del Comitato direttivo centrale

Dal 2002 il Dipartimento degli Affari Esteri è nelle mani di una ministra (fortunatamente ancora per poco) che ha giurato fedeltà alla Costituzione svizzera, peccato non essere riusciti ad accorgersene. Ci siamo comunque avveduti della sua presenza, soprattutto per la sua attitudine a combinare catastrofi. Il suo nome è Micheline Calmy-Calamity-Rey. È ormai fuori di dubbio ch’ella non rispetta la democrazia semplicemente perché non ha la più pallida idea di cosa essa sia. A scuola, quando ancora c’erano le lezioni di civica, ci avevano spiegato che con la democrazia era possibile prendere delle decisioni anche se le stesse non piacevano a tutti; bastava la maggioranza e la decisione era applicata. Questo sistema funziona anche oggi, ma soltanto fino a quando le decisioni prese democraticamente (il popolo che va a votare è un esempio) piacciono alla sinistra; in caso contrario la democrazia non esiste e pertanto va immediatamente declassata fino al punto di poter fare l’esatto contrario di quanto si era deciso. Se pensiamo per esempio che in questo periodo non c’è più nessun partito che parla di adesione all’UE, vista e considerata la situazione degli stati membri, arriva lei con una delle sue trovate tendenti a far credere ai super-lavativi-burocrati di Bruxelles che la Svizzera è costantemente interessata ad aderire all’UE dei paesi in bancarotta. Come ignorare le affermazioni che il 22 agosto sono state così riassunte: ”La Confederazione adatta costantemente le sue leggi al diritto europeo, divenuto un parametro centrale dell’attività legislative della Svizzera”. Non soddisfatta, rincara la dose: “La Svizzera deve trovare una soluzione per superare gli ostacoli istituzionali che bloccano nuovi accordi con l’Unione europea.” Pensando alla neutralità, invece, possiamo guardare con fiducia all’iniziativa popolare che l’ASNI sta lanciando in questo periodo. Un’iniziativa che si prefigge quale obiettivo quello di obbligare i politici a rispettare il Popolo svizzero; questo in un momento in cui il Consiglio federale sembra aver dimenticato quante persone hanno potuto trovare, da noi, un rifugio sicuro in tempo di guerra (oggi ci sono nel mondo oltre 30 conflitti) proprio grazie alla neutralità, caratteristica tradizionalmente riconosciuta al nostro Paese. Chi crede che la Svizzera è ancora neutrale facendo parte di un’organizzazione come la NATO? La guerra in Libia non è ancora finita e già ci stiamo relazionando con un paese che di fatto è ancora in guerra, ma è questa la neutralità?

Fortuna che almeno per quanto riguarda la criminalità, siamo finalmente diventati euro compatibili… questo stando a uno studio del noto professor Martin Killias. Un “esperto” che giustifica l’aumento della criminalità nel nostro Paese con l’aumento delle occasioni di svago; ciò anche quando chiunque può capire che l’aumento della criminalità è riconducibile “ovviamente” (ma non solo) all’aumento della popolazione straniera non ancora integrata. Da uno come Killias ci si può aspettare di tutto, come non ricordare infatti lo studio che questo benemerito condusse nel 1989 per conto dell’ICS (International Crime Surveys); i risultati furono definiti da più parti ridicoli. Un interessante commento all’indirizzo http://www.earmi.it/varie/crimine.htm

Mauro Damiani, coordinatore ASNI sezione Ticino, membro del Comitato direttivo centrale