Categoria: Tribuna libera

Modifica dell’arti. 129 cpv 2 della Legge d’applicazione della legge federale contro l’inquinamento delle acque

di Fabio Schnellmann

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Sono sempre più frequenti, negli ultimi tempi, gli inquinamenti che riguardano i nostri corsi d’acqua. Solo negli ultimi 2 anni, nel nostro Cantone, si sono contate diverse (troppe) situazioni, più o meno gravi, di fiumi che hanno subito alterazioni con conseguenti danni.

L’ultimo eclatante caso, quello nel fiume Vedeggio all’altezza di Mezzovico, ha causato la moria di almeno 400 trote adulte senza contare l’inestimabile danno fatto alla flora e all’ulteriore moria di migliaia di avannotti difficilmente quantificabile in quanto non palesemente subito visibile. È stato valutato da esperti che un lavoro di ben 5 anni per la riqualifica ed il ripopolamento del fiume è risultato vano.

Spesso le condanne per questi tipi di reato sono alquanto blande e non sono quasi mai commisurate al danno cagionato, dunque la comminatoria penale non è affatto dissuasiva dal commettere contravvenzioni o delitti di questo genere. Le pene sono regolamentate dalla Legge federale sulla protezione delle acque, ma vi sarebbero comunque margini di manovra da parte della Magistratura requirente per essere più severa nelle proposte di pena, rispettivamente nei decreti d’accusa da essa pronunciati, nel quadro della pena edittale comminata dalla parte penale della Legge federale sulla protezione delle acque, come avviene ad es. nel Cantone San Gallo.

Per questi tipi di reato, in Ticino entrano in gioco imputato e Ministero pubblico senza che Cantone e Comune interessato possano partecipare attivamente alla procedura penale. Questa situazione è poco rispettosa verso quegli enti che sono danneggiati ma che non hanno nessun diritto nella vertenza giudiziaria.

In alcuni Cantoni della Confederazione (SZ, NW e AG), il Cantone e il Comune danneggiato hanno legittimamente l’opportunità di inserirsi nella procedura penale portando un importante valore aggiunto nella verifica e nella quantificazione delle responsabilità.
Per conseguire questo obiettivo va aggiunta una norma nella Legge cantonale d’applicazione della Legge federale contro l’inquinamento delle acque che risale ormai all’8 ottobre 1971, tuttora in fase di revisione, norma che andrà poi ripresa nella futura legge cantonale sulla gestione delle acque.

NORME OGGI IN VIGORE
Legge d’applicazione della legge federale contro l’inquinamento delle acque dell’8 ottobre 1971

Art. 129:
Art. 129 1I reati di cui agli art. 37, 38, 39 e 40 LIA sono perseguiti dall’Autorità giudiziaria.

MODIFICA PROPOSTA

Art. 129 cpv 2:
Cantone e Comuni interessati da inquinamento delle acque, nella procedura penale hanno i diritti di parte e possono farsi rappresentare dai loro organi.

Fabio Schnellmann


Tassa di collegamento…e nüm a pagum!

di Davide Rossi

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Lo scorso novembre abbiamo inoltrato all’attenzione del Municipio un’interrogazione dal titolo “Cara tassa, ma quanto mi costi?” che voleva fare chiarezza sui costi aggiuntivi a carico della Città di Mendrisio, dei suoi dipendenti e dei suoi cittadini a seguito dell’introduzione della tassa di collegamento.

L’impatto di questo balzello sulle casse comunali è stimato a CHF 333’025 annui (iva esclusa). Ciò significa che il canone mensile degli abbonamenti presso gli autosili del Comune ha subito un aumento di circa CHF 100 al
mese… ovvero 1200 all’anno! Non sono passati alla cassa solo i pendolari che lavorano nelle aziende situate sul territorio di Mendrisio, ma anche i dipendenti comunali, che hanno subito un aumento di CHF 64 al mese
(768 all’anno).

I dubbi che avevo già espresso durante la campagna per la votazione sulla tassa di collegamento si sono purtroppo avverati. I favorevoli a questa tassa (la Lega per intenderci) affermavano che il balzello doveva colpire unicamente i lavoratori frontalieri e non i “nostri”! Invece questa tassa è stata accollata ai cittadini svizzeri: tutti noi che per lavorare necessitiamo di spostarci con il mezzo privato perché sappiamo benissimo
che utilizzare il mezzo pubblico è estremamente difficoltoso, data la scarsità di collegamenti.

Per il momento la legge prevede che vengano colpiti unicamente i parcheggi delle auto, ma visto il livello crescente di voler applicare tasse (o aumentarle) da parte dei due consiglieri di Stato leghisti, non è detto che
a breve termine anche i posteggi delle moto saranno a pagamento.
Purtroppo il Municipio non ha potuto far altro che applicare questa tassa voluta anche dal popolo che è stato accecato dalla visione “anti-frontalieri” e “anti-traffico”. Ad oggi però, né i frontalieri né il traffico sono diminuiti,ma solo il contenuto delle nostre tasche. L’unica speranza è che i ricorsi al Tribunale federale vengano accoltie che la tassa potrà così essere definitivamente affossata!

Davide Rossi
, Presidente PPD Mendrisio, Consigliere Comunale


Canoni d’acqua e Strategia energetica 2050?

di Bruno Storni

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L’editoriale di Moreno Bernasconi sul Corriere del Ticino del 15 febbraio esordisce con affermazioni sugli effetti della Strategia energetica 2050 che, oltre a dover essere finanziata dalle economie domestiche e contribuenti, adesso richiederebbe anche una drastica riduzione dei canoni d’acqua.

Chiariamo subito: non c’è nessun nesso causale tra la Strategia energia 2050 e i paventati tagli ai canoni d’acqua (tagli che vanno chiaramente respinti), anzi, come vedremo più avanti è vero il contrario. I paventati tagli ai canoni servirebbero piuttosto a salvare le grandi aziende elettriche che, dopo decenni di lauti utili, si trovano in gravi difficoltà per errori propri e per le dinamiche di mercato.

Infatti i canoni d’acqua, che contano per meno di un terzo del costo di produzione di circa 5 cts/kWh dell’idroelettrico, sono sotto pressione a causa dell’apertura parziale del mercato elettrico che permette ai grossi consumatori di acquistare energia dove costa meno.

Attualmente in Europa c’è un esubero di energia, in particolare a basso prezzo prodotta da vecchi impianti a lignite o carbone. Vettori energetici fossili che a causa dello sfruttamento di gas di scisto negli USA hanno perso mercato e valore, quindi prezzi estremamente bassi del carbone e oltretutto abbiamo bassa domanda e prezzi minimi per i certificati CO2 (5 a 10 €/ton contro 84 Fr/ton della tassa sul CO2 in Svizzera). Se sommiamo, prezzi ai minimi storici del carbone, idem per i certificati CO2 e impianti ammortizzati, abbiamo elettricità a un prezzo inferiore a quella già conveniente del nostro idroelettrico.

Rinnovabili a prezzo di mercato
Come già scritto su queste pagine, non sono, come pretende Bernasconi, le vituperate nuove rinnovabili lautamente sussidiate in Germania (ma anche in Svizzera, Italia , ecc.) a insidiare i canoni d’acqua, ma la citata elettricità low cost da carbone, perché ricordo che l’energia rinnovabile sussidiata viene venduta al prezzo medio di mercato e non sotto.

Quanto alla Strategia energetica 2050, visto che le Camere hanno inserito un premio di mercato all’idroelettrico in crisi, da circa 100 mio/anno, si vorrebbe condizionare questo aiuto alla rinuncia parziale ai canoni d’acqua per i pochi impianti per lo più nuovi che ne beneficeranno. Tutto il resto, ed è sicuramente più dell’ 80%, andrà avanti con i canoni d’acqua previsti, comunque non è scritto nella Strategia energetica 2050, dove la parola canoni non è menzionata, che debbano essere ridotti.

Anzi la Strategia energetica 2050 che come sappiamo prevede la rinuncia alla costruzione di nuove centrali nucleari e l’abbandono delle attuali una volta terminato un più che abbondante ciclo di vita, aprirà nuovi mercati proprio all’idroelettrico, rivalorizzandolo a garanzia della sostenibilità economica dei sacrosanti canoni d’acqua.

Più mercato per l’idroelettrico
Lo si è visto proprio in questi mesi con il 40% del nucleare CH e il 30% di quello francese fuori esercizio per questioni di sicurezza: i prezzi sono saliti a volte al doppio per rapporto al medesimo periodo dello scorso anno.
Altra misura direttamente a favore dei canoni, oltre alla chiusura degli impianti nucleari e a carbone obsoleti, sarebbe quella di tassare in Svizzera con la tassa sul CO2 svizzera l’energia elettrica da carbone importata. La proposta è stata fatta al Consiglio Federale che intanto ne ritiene difficile l’attuazione. Applicando la giusta tassa avremmo un aumento del costo dell’energia elettrica importata da carbone pari a 7 cts/Kwh, e porterebbe il prezzo al doppio di quello dell’idroelettrico CH.

Strategia energetica 2050 low cost
Il modesto aumento del RIC da 1,5 a 2,3 cts/kWh prevista dalla Strategia Energetica 2050 per aumentare per qualche anno l’importo a disposizione per finanziare il nuovo rinnovabile, non sarà certo esoso per il consumatore che beneficerà della diminuzione dei consumi prodotti dalle misure di efficienza energetica fattibile dalle nuove tecnologie e previsti nella Strategia Energetica 2050.

Strategia che creerà lavoro in Svizzera nel campo dell’efficienza e del nuovo rinnovabile e ridurrà la dipendenza da fonti non rinnovabili fossili che acquistiamo in grande stile all’estero. Ma qui si continua a disquisire per l’eventuale acquisto oltrefrontiera di alcuni TWh di elettricità in buona parte rinnovabile di proprietà anche di aziende svizzere, ma non sui 150 TWh di gas e petrolio importati annualmente dalla Russia o Arabia Saudita e altri Paesi.

Da notare che negli ultimi anni in Svizzera l’incidenza del costo per l’energia sul PIL procapite è già scesa dal 5.7 % (2000) al 4,7% (2015); attualmente 3665 Fr pro capite/anno, 0,8 cts/kwh in più sull’energia elettrica rappresenta meno di 20 Fr pro capite, quindi niente allarmismi finanziari e non perdiamo di vista gli obiettivi della Strategia Energetica 2050 che sono di politica climatica e ambientale.

Bruno Storni


Un’indennità di 2’000 Fr annui per le famiglie residenti con figli

di Raoul Ghisletta

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Lo scorso 14 febbraio ho depositato un’iniziativa parlamentare generica che chiede la creazione di un’indennità cantonale per le famiglie residenti con figli a carico, pari a 2’000 franchi annui al minimo. L’importo è aumentato di 1/5 per ogni figlio a carico a partire dal secondo. L’iniziativa dovrà essere trattata dal Gran Consiglio.

La popolazione residente in Ticino ha un tasso di natalità (3’000 nati nel 2015) inferiore a quello della mortalità (3’300 decessi nel 2015). Le difficoltà per le giovani famiglie in Ticino di decidere di avere figli crescono con il crescere del precariato, con il diffondersi dei bassi salari, con il caro affitto e con gli alti premi di cassa malati, che purtroppo caratterizzano il nostro Cantone. La situazione di crisi sul fronte occupazionali (dati ILO) accentua ovviamente il quadro tratteggiato. Occorre che il Canton Ticino predisponga quindi una serie di misure a sostegno del reddito delle famiglie (tra cui indubbiamente il salario minimo sociale e i salari definiti da CCL), oltre che strutture per la conciliazione lavoro-famiglia e incentivi per la formazione.

La presente iniziativa parlamentare generica propone un tassello complementare, ossia di introdurre un’indennità cantonale per famiglie residenti: essa è versata alle famiglie residenti in Ticino con figli a carico fino a 25 anni; sono escluse le famiglie, i cui figli si sono tutti resi economicamente indipendenti. Il finanziamento avverrebbe da un lato tramite una riallocazione, parziale e mirata, di risorse provenienti dalla ridefinizione della deduzione fiscale per figli; e dall’altro avverrebbe tramite un prelievo sui redditi sottoposti all’AVS.

Lo scopo è di aumentare il reddito a disposizione delle famiglie residenti con figli a carico fino a 25 anni. Questo consentirebbe di far aumentare la domanda economica interna ed avrebbe un effetto virtuoso per i consumi nell’economia locale. L’indennità per famiglie residenti in Ticino con figli a carico, per la sua natura sociale volta a compensare gli svantaggi sopportati dalle famiglie residenti nel Cantone (premi cassa malati, caro affitto, ecc.) e per il suo obiettivo volto a stimolare l’economia locale, non è esportabile in altri Cantoni e in altri Stati.

L’importo minimo dell’indennità di famiglia è stabilito in 2’000 fr annui, per un ammontare complessivo versato di circa 120 milioni di franchi annui (45’000 coppie con figli + 13’000 famiglie monoparentali: dati 2014). Per le famiglie con più figli a carico l’importo minimo di 2’000 Fr annui è aumentato di 1/5 per ogni figlio a carico a partire dal secondo figlio a carico.

Si propone che il finanziamento dell’indennità avvenga:
a) attraverso un allineamento della deduzione per figli prevista dall’imposta cantonale/comunale agli importi stabiliti dalla Confederazione (e questo sia per i residenti, sia per i non residenti, indipendentemente dal tipo di tassazione, ordinaria o alla fonte): il Cantone e i Comuni devono riversare annualmente i maggiori introiti per finanziare l’indennità;
b) se, come verosimile, il finanziamento in base alla lettera a) è insufficiente, annualmente il Consiglio di Stato stabilisce un prelievo specifico sui redditi determinanti assoggettati all’AVS, secondo un modello finanziariamente sostenibile, solidale ed equo.

Raoul Ghisletta, granconsigliere PS e segretario VPOD Ticino


I giovani, una risorsa… sì, ma solo elettorale!

di Luca Robertini

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È con piacere che leggo dell’interesse che i giovani suscitano alla Candidata per il Municipio e il Consiglio Comunale Alice Croce-Mattei. Scrive infatti di recente in un suo articolo di come i giovani debbano «essere considerati una risorsa per tutti, e non un problema da risolvere». Ci ricorda come alcuni tra i temi aperti siano quelli di «Eventi, skate park e centri giovanili».

Su due punti siamo d’accordo: sull’importanza che queste tematiche dovrebbero avere, in un’ottica di politica giovanile, e sul fatto che il dialogo con le realtà giovanili della grande Bellinzona debba assumere una centralità nella costruzione di una città in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini di tutte le fasce di età.

Meno d’accordo mi ritrovo nell’affermazione che questi siano temi, parole sue, «aperti». Mi piace ricordare come non solo siano aperti da «tutta la legislatura», ma da almeno due. E questo è triste, anche perché va ricordato che l’ultima è durata ben cinque anni. Aperti come un barattolo di marmellata, insomma. Sul tavolo da nove anni e ormai ammuffiti.
Correva l’anno duemila undici, oltre centocinquanta studenti di Bellinzona, organizzati e guidati dal Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA), scendevano in piazza a difesa dell’or ora defunta casetta ex-Zoni, storico centro giovanile della città, chiuso da anni causa ristrutturazione. Milletrecento i firmatari della petizione volta a difenderla, milletrecento le firme consegnate in mano all’allora sindaco Brenno Martignoni, che ci lasciò con la promessa di prendere a cuore la tematica. E che risposta sono riusciti a dare Municipio e Consiglio Comunale in questi sei anni? Una sola, quella di cambiare il nome della casetta ex-Zoni in «ex-ex-Zoni». Ebbene sì, la struttura simbolica della politica sui centri giovanili viene abbattuta nemmeno un anno fa. Ma di proposte alternative nemmeno l’ombra. Vogliamo parlare di eventi ricreativi e divertimento? Non credo ci siano stati tempi, rispetto a questi ultimi anni, più redditizi nella chiusura di bar e locali e di creazione di leggi anti chiasso. Ricorderete la tanto discussa diatriba sui sessantacinque decibel, o il continuo aumento dei prezzi dell’evento dell’anno, che dovrebbe essere anche rivolto ai giovani e al loro portafoglio: il Rabadan. Solo due delle migliaia di esempi che si potrebbero portare.

Più che aperti, questi temi, sembrerebbero chiusi in un cassetto e dimenticati dal mondo.

Sembrerebbe dunque vero quello che la signora Croce-Mattei ci ricorda sul finale dell’articolo: senza volontà politica non si concretizza nulla. Penso abbia ragione. Ma vorrei ricordarle che seduta in consiglio comunale c’è stata proprio lei, in questi anni, e son sicuro che si ricorda che io, alla votazione sull’abbattimento della casetta ex-Zoni c’ero, tra il pubblico. E, dopo aver visto che anche lei era favorevole alla demolizione (bocciando il vincolo proposto dal consigliere comunale Massimiliano Ay per la salvaguardia dell’edificio), ho aspettato con fervida attesa che la sua mano si alzasse a proporre un controprogetto. Non ho ancora finito di aspettare. E di anni ne sono passati.

Ci tengo a chiudere ricordando che se si vuole veramente investire in una politica giovanile, e io ci credo, sono convinto non solo che si possa, ma anche che si debba fare, occorrerà veramente aprire un dialogo con le realtà giovanili che vivono nella nostra città. Sarà opportuno non dimenticare le organizzazioni giovanili presenti in comuni come Preonzo o Gnosca, della quale esistenza probabilmente molti candidati al Municipio non sono nemmeno al corrente, e riaprire i dialoghi con gli organi che già in passato hanno chiesto tanto, ma che mai nulla hanno ricevuto.

Perché togliere il Dicastero Giovani che a oggi esiste solo nell’attuale città? Credo che questa domanda dovrebbe porsi un politico con veramente a cuore i giovani, e non se questo debba rientrare sotto Socialità o sotto Educazione.

Far politica giovanile significa coinvolgere attivamente i ragazzi nella politica, e non in maniera passiva su un articolo di giornale a due mesi dalle elezioni. Nel primo caso si può parlare di giovani che diventano risorsa, nel secondo l’unico scenario è quello di giovani come risorsa elettorale.

Luca Robertini, candidato al Consiglio Comunale sulla lista Unità di Sinistra / Partito Comunista


Interrogazione bis: droga a Chiasso, tutto sotto controllo?

di Giorgio Fonio

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Trascorsi 60 giorni dall’inoltro dell’interrogazione in oggetto, il Municipio ha provveduto a rispondere all’atto consiliare. Inutile ribadire che il tempo trascorso tra la domanda è la risposta è il doppio rispetto a quanto previsto dal regolamento comunale.

Il tempo utilizzato non è inoltre stato ottimizzato per approfondire le risposte. Fare un riassunto o meglio, un copia / incolla delle competenze dei SAD e aggiungere 13 righe di conclusioni, compresi i saluti, ci sembra quanto meno superficiale.

Se poi si considera che sono state date solo due risposte ai quattro quesiti posti, penso che ogni ulteriori commento sia superfluo.

Visto quanto sopra mi permetto di chiedere nuovamente:

1. Il Municipio ritiene che vi sia un problema di spaccio di droga sul territorio cittadino?
2. Nel corso del 2016 quanti controlli per droga sono stati effettuati?

Giorgio Fonio


I giovani, una risorsa

di Alice Croce-Mattei

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In occasione del dibattito sulla cultura organizzato lunedì dal PS ho avuto modo di esprimere un concetto per me assolutamente fondamentale: i giovani, e con loro la politica giovanile, devono essere considerati una risorsa per tutti e non un problema da risolvere.

Un concetto forse ovvio per la maggior parte di noi ma che va assolutamente ribadito in queste settimane in cui si sta delineando il futuro della città di Bellinzona. Il progetto aggregativo prevede infatti che i giovani vadano sotto il dicastero socialità anziché insieme a Educazione, Cultura, Sport e Eventi. A mio avviso si tratta di un grosso errore.

Oggi solo l’attuale città ha un dicastero giovani (una persona al 40%) che, insieme alla Commissione giovani, si occupa di dialogare con le realtà giovanili promuovendo e sostenendo le loro attività. Eventi, skatepark, centri giovanili, la ricerca di uno spazio polivalente, sono alcuni dei temi aperti (in realtà lo sono da tutta la legislatura…).

Io vorrei che siano presto realizzati, ma per farlo occorre la volontà politica. Volontà che si esprime innanzitutto nella scelta di quale importanza e quali risorse dare ai giovani nell’organizzazione dei dicasteri. Personalmente ritengo che ogni franco speso, ogni minuto a loro concesso, sia un investimento per il loro futuro ma anche per l’intera collettività.

Alice Croce-Mattei, Candidata per il Municipio e il Consiglio Comunale


Uffici postali nel bellinzonese: quale futuro?

di Fabio Battaglioni e Paolo Peduzzi

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La prospettata riorganizzazione de La Posta prevede la soppressione di circa
500/600 sportelli sul territorio nazionale entro il 2020. Stando a una recente
mappatura, per l’intero comprensorio dell’aggregazione del bellinzonese, l’unico ufficio postale non in pericolo sarebbe quello di Bellinzona centro.

Siccome stando a una dichiarazione del portavoce della Posta svizzera, Giacomo
Pelazzi (Cdt, 11.02.2017), il Consiglio di Stato sarebbe in possesso della lista concernente gli uffici in discussione,

– richiamando la risoluzione generale (art. 111 LGC) Per una moratoria nella
chiusura di uffici postali, in caso di disaccordo dei Comuni, presentata da
Pagani Luca, Fonio Giorgio, Agustoni Maurizio, del 7 novembre 2016;

– richiamando il comunicato stampa del Consiglio di Stato Strategia della rete
postale in Ticino, del 2 febbraio 2017

chiediamo al Consiglio di Stato se:

1. è al corrente delle decisioni relative alla paventata chiusura di uffici postali nel bellinzonese?
2. Conferma che gli uffici postali del bellinzonese, salvo quello di Bellinzona centro sono a rischio?
3. in caso affermativo, condivide questa decisione?
4. cosa intende intraprendere per evitare le procedure di chiusura degli uffici postali contestate dai comuni del Bellinzonese e da altri comuni ticinesi?

Fabio Battaglioni, Paolo Peduzzi, PPD


Un polo sanitario forte per la Nuova Bellinzona

di Simone Gianini

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È ancora degli scorsi giorni la cassandra di taluni politici, secondo cui nel Bellinzonese sarebbe in atto uno smantellamento dell’offerta sanitaria pubblica. Se ad inizio legislatura concreti campanelli d’allarme hanno spinto autorità locali, operatori del settore, partiti e cittadinanza ad attivarsi per scongiurare che ciò accadesse, i progetti ora in corso lasciano ben sperare che la Nuova Bellinzona possa durevolmente contare su uno dei pilastri, su cui è previsto che venga costruita: un polo sanitario forte.

Ciò sarà possibile non solo grazie all’imminente realizzazione di sei nuove sale operatorie e alla creazione del centro cantonale per la medicina specialistica ambulatoriale pediatrica presso l’attuale Ospedale San Giovanni, ma anche con il futuro spostamento dell’intera sua offerta alla Saleggina, con la costituzione di un polo biomedico attorno alla nuova sede dell’IRB e con il potenziamento della Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali (SSPSS).

Nel breve-medio termine sarà importante garantire sufficiente funzionalità all’attuale ospedale per svilupparvi le competenze che è previsto vengano ulteriormente potenziate e mantenere quelle che già oggi vi vengono offerte. Sul medio-lungo periodo, la visione è invece quella di un suo trasferimento in zona Saleggi, permettendo così di accogliere il futuro ospedale pediatrico cantonale e ulteriori campi di attività nella medicina di punta.

Non meno importante sarà lo sviluppo del polo di ricerca biomedica, garantito da eccellenze già oggi presenti sul territorio e affiliate all’USI come l’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) e l’Istituto oncologico di ricerca (IOR) che troveranno nuovo spazio presso la sede in via di costruzione all’ex campo militare.

Il terzo pilastro è costituito dalla formazione medica (con la costituzione della facoltà di scienze biomediche che si poggerà anche sulle strutture sanitarie e di ricerca del Bellinzonese), ma pure da quella sociosanitaria. In questo senso, lo sviluppo del Centro professionale sociosanitario di Giubiasco con la prevista costruzione – ad un passo dalla Saleggina – di una ventina di nuove aule, un’aula magna, una nuova mensa e una palestra tripla per concentrarvi anche la formazione di operatore socioassistenziale e, un domani, quella superiore in cure infermieristiche sono segnali non certo di smantellamento, ma di fiducia verso un polo sanitario forte per la Nuova Bellinzona.

di Simone Gianini, municipale, candidato PLR al Municipio della Nuova Bellinzona


Perché  vi sono ritardi nel pagamento di alcune indennità e rimborsi spese da parte del DECS?

di Matteo Pronzini

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Nell’ambito delle attività di coordinamento dell’insegnamento vengono creati dei gruppi cantonali in diversi settori e materie.

Questi gruppi hanno importanti funzioni, tra le quali:

– “riflettere, possibilmente d’intesa con gli esperti di materia, intorno a possibili proposte di attività di formazione continua, utili alla definizione del “piano quadriennale” previsto dalle nuove normative in materia (legge sulla formazione continua dei docenti e relativo regolamento d’applicazione).”
Tali gruppi cantonali (i gruppi disciplinari e di coordinamento sono 10 e coinvolgono quindi una sessantina di persone) sono nominati dalla Divisione della scuola e le indennità dovute sono indicate nella risoluzione con la quale, ad ogni inizio di anno scolastico, vengono nominati i rappresentanti  (si citano sia i riferimenti di legge che il conto dell’amministrazione cantonale sul  quale tali spese debbano essere addebitate).

Ora, risulterebbe, che a tutt’oggi le indennità di seduta e i rimborsi delle spese per l’anno scolastico 2015-2016 (anno scolastico terminato quindi da oltre 7 mesi) non siano ancora stati versati.

Chiedo quindi al Consiglio di Stato:

1. Quanto da me illustrato corrisponde alla realtà dei fatti?
2. Quali sono le ragioni di questo ritardo?
3. Come si intende procedere?
 
Matteo Pronzini  (MPS)


Interpellanza contro la chiusura dell’ufficio postale di Lumino

di Matteo Guscetti, Tiziana De Gottardi, Paolo Ghidossi, Andrea Persico

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Avvalendoci delle facoltà concesse dalla Legge presentiamo la seguente interpellanza relativa alla possibile chiusura dell’Ufficio postale di Lumino:

Come avrete potuto apprendere dai media, la Posta ha annunciato la chiusura di 600 uffici postali in tutta la Svizzera entro il 2020, passando dagli attuali 1’400 uffici a circa 800-900 (erano 3’500 nel 2000). Il Ticino sarà il cantone più toccato da questa riorganizzazione. La Posta ha infatti annunciato che 32 uffici postali sono in fase di chiusura, mentre ulteriori 46 saranno analizzati nel corso dei prossimi 3 anni.

Dalle notizie apparse sulla stampa nei giorni scorsi, abbiamo appreso che l’Ufficio postale di Lumino risulta tra quelli a rischio chiusura. Se ciò dovesse avverarsi, vorrebbe dire perdere un importante servizio pubblico molto utile per la nostra popolazione, per le imprese e per gli uffici presenti sul nostro territorio.

L’art. 34 dell’Ordinanza sulle poste (Procedura in caso di chiusura o trasferimento di un ufficio o un’agenzia postale, al capoverso 1 dice: «Prima di chiudere o trasferire un ufficio o un’agenzia, la Posta consulta le autorità dei Comuni interessati. Si adopera per trovare una soluzione di comune accordo».

I comuni possono quindi giocare un ruolo molto importante per impedire o perlomeno rallentare questo processo. Il Consiglio di Stato, nella sua presa di posizione, chiede che le procedure di chiusura degli uffici postali contestate dai Comuni siano congelate.

Tenuto conto di queste considerazioni, chiediamo:

1) la Posta ha mai annunciato, sia in maniera formale che informale, l’intenzione di chiudere, di trasformare in Agenzia o di trasferire altrove l’ufficio postale di Lumino?

2) in caso di risposta affermativa, come intende comportarsi il Municipio?

3) in caso di risposta negativa, il Municipio intende muoversi preventivamente affinché l’Ufficio postale venga mantenuto nella sua piena funzionalità?

Nell’attesa di una risposta, cordiali Saluti,

Per il Gruppo della sinistra di Lumino:

Matteo Guscetti, Tiziana De Gottardi, Paolo Ghidossi, Andrea Persico


NO alla modifica della Costituzione cantonale (protezione giuridica degli animali)

di Conni Schatzi

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L’attuale legge federale sulla protezione degli animali nel nostro ordinamento giuridico è rivestito dalla Confederazione. Lo statuto giuridico degli animali dal 2003, è stato emendato non considerandoli semplicemente degli “oggetti” ma esseri viventi. Essendo una legge costituita dal piano federale, il principio di protezione includeva anche la Costituzione cantonale. La legge sulla protezione degli animali in Svizzera, è tra le più rigide al mondo. Sono già in vigore, per chi trasgredisce la legge in tutela della dignità e il benessere dell’animale, severe sanzioni amministrative, una pena detentiva fino a tre anni e il divieto di possedere o allevare animali in futuro.

Nessuna statistica può affermare che nel Canton Ticino gli animali non godono di questo privilegio sull’ordinanza della protezione animale a livello federale, il rispetto verso gli animali è palese, ma questa iniziativa proviene da ideologie estreme animaliste, escludendo l’attuazione della base del concetto e fino a dove si vuole arrivare!!! Il testo in sintesi cita troppe interpretazioni. Già solo la richiesta dagli attivisti, di istituire la rappresentanza dell’avvocato giuridico, un magistrato addetto agli animali, un servizio di polizia incaricato, sono delle richieste da coprire con enormi spese dal Governo.

L’iniziativa è sorta sull’argomentazione basata dalla “semplice disapprovazione” contro l’abbattimento di un animale sano. Questo modo etico di vedere il mondo è in grande contrasto con le attività dell’agricoltura, l’allevamento, la macellazione, la caccia, la pesca e il buon senso di una legge più che efficace. Ecco cosa significa realmente il concetto “protezione giuridica garantita”. Nuovi ulteriori divieti, l’incremento di controlli amministrativi, o penali, sono solamente il traguardo alla base legale.
Gli ulteriori obblighi previsti dalla nuova legge, recano maggior personale per rafforzare l’organico amministrativo e giudiziario. Quindi notevoli costi e spese eccessive ingiustificabili, saranno a discapito della burocrazia e alle spese dei cittadini.

Intervista al signor Fabio Colombo, Presidente Società di Pesca Onsernone e Melezza.

Quale influsso negativo si percuote sulla pesca attuale la modifica della costituzione cantonale?
«Difficile da prevedere le conseguenze. Potrebbe comunque minare le tradizioni della pesca che viene praticata da oltre 6500 pescatori in Ticino e oltre 150’000 in Svizzera».
Per quale motivo etico la pesca (come la caccia) le quali rivestono un’attività tradizionale molto antica, vengono denigrate dagli oppositori?
«Difficile spiegarselo, è una classica tradizione e deve essere mantenuta, fondamentalmente viene tramandata da padre a figlio da parecchie generazioni».
Perché quest’iniziativa non è definita con la protezione animale già in vigore?
«Non è trasparente e lascia un margine di apprezzamento di 360°, quella in vigore è più che sufficiente e una delle più severe al mondo».
Come convincere la popolazione ha non cadere nel tranello dell’avvocato giuridico e quindi respingere l’iniziativa degli attivisti?
«Abbiamo già una legge restrittiva e funzionale. Modificandola, aumenteremo solo i costi per un servizio fondamentalmente inutile» .

Conni Schatzi, Losone


Reintrodurre un Servizio di controllo interno nell’Amministrazione cantonale?

di Marco Passalia e Sabrina Gendotti

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È purtroppo di recente attualità la corruzione di funzionari dell’Ufficio della migrazione. Un caso eclatante legato, in questa occasione, a un solo Dipartimento che però, potenzialmente, potrebbe toccare anche tutti gli altri Dipartimenti dell’Amministrazione cantonale che trattano informazioni e documenti altrettanto sensibili.

Come riportato dal Messaggio 59721, dal 1° aprile 2003 e per la durata di due anni, anche quale conseguenza del rapporto intermedio della Commissione d’inchiesta amministrativa in materia di permessi facili, era stato attuato il progetto pilota del Servizio di Controllo Interno (SeCI) nell’ambito del Dipartimento delle istituzioni. In quell’occasione, si mise in evidenza la necessità di valutare l’eventuale introduzione di uno strumento di controllo della legalità dell’operato dell’amministrazione, ed in particolare delle decisioni positive, e da ciò nacque l’idea di avviare un progetto pilota per il quale vennero assunti tre ispettori con il brevetto di avvocato e venne creato un gruppo di accompagnamento. Ai tre ispettori era stata concessa un’ampia facoltà di valutazione all’interno del Dipartimento delle Istituzioni
(DI) e, durante il progetto, si era anche cercato di collaudare l’efficacia e l’affidabilità del modello di verifica che era stato proposto.

Il SeCI era stato voluto dall’allora direttore del DI Luigi Pedrazzini quale possibile reazione concreta alle analisi e discussioni in merito alla vicenda denominata “scandalo dei permessi facili” del 2001. Non era uno strumento per imbavagliare e sorvegliare l’Amministrazione, ma serviva piuttosto a supplire alle mancanze rimarcate dalla commissione d’inchiesta.

Dopo un paio d’anni si fece un rapporto al Consiglio di Stato e per motivi finanziari il Governo decise di non continuare con il progetto. Alla luce dello scandalo di questi giorni, l’istituzione di un SeCI torna quindi d’attualità e il Gruppo PPD in Gran Consiglio ritiene doveroso – tramite questa mozione – riproporre un tale servizio di controllo interno all’Amministrazione cantonale sfruttando risorse già presenti. Il SeCI, ricordiamo, era limitato soltanto al Dipartimento delle Istituzioni; il rapporto che ne era seguito suggeriva di valutarne il consolidamento, seppur con risorse umane imitate, e l’estensione a tutta l’amministrazione. Citando il rapporto si riteneva, nelle conclusioni, “che l’esperienza del SeCI merita di essere approfondita senza tuttavia ancora esprimerci su concreti scenari”. Fra le possibili riflessioni che potranno essere fatte a seguito
di questo atto parlamentare, vi è quindi quella di un servizio che operi in tutti gli ambiti dell’Amministrazione cantonale e che affianchi al controllo interno già esistente una sezione di verifica di legalità e regolarità delle decisioni amministrative.

Sulla base delle precedenti considerazioni, il Gruppo PPD+GG facendo uso delle facoltà previste dall’art. 101 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato chiede dunque al Consiglio di Stato di valutare la re-introduzione del Servizio di Controllo Interno (SeCI) utilizzando risorse presenti all’interno dell’Amministrazione
cantonale.

Marco Passalia e Sabrina Gendotti


Riforma III delle Imprese: ci vogliono “cornuti e mazziati”!

di Alessandro Lucchini

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Domenica prossima saremo chiamati a votare sulla Riforma sull’imposizione fiscale delle imprese. Una legge che se accolta non farà altro che rendere ancora più iniquo il nostro paese. Una proposta che vuole concedere l’ennesimo privilegio fiscale al grande capitale, che svuoterà le casse comunali e che determinerà in futuro tutta una serie di nuovi tagli nei servizi pubblici, discriminando ulteriormente la maggioranza della popolazione che lavora e i piccoli commerci.

Già oggi, il sistema fiscale svizzero non è così equo come si vorrebbe far credere. Se prendiamo l’esempio concreto del Canton Ticino è giusto ricordare che per le persone giuridiche, la Legge Tributaria cantonale prevedeva fino al 1996 un’imposta sul capitale del 3‰ e fino al 1999 un’imposta sugli utili al 13%. Nei primi anni 2000 la “moda” neo-liberista aveva adottato una serie di sgravi fiscali portando le aliquote rispettivamente all’1,5‰ e al 9%. Una riforma che ha comportato la perdita di centinaia di milioni di franchi (!) alle casse pubbliche. Da qui il “mantra” dei continui tagli ai servizi pubblici, alla scuola e al settore socio-sanitario che viviamo tutt’ora, di cui i ricchi possono anche fare a meno potendosi permettere gli stessi servizi offerti dai privati.

Per non parlare del fatto che non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge: c’è chi deve pagare fino all’ultimo centesimo e poi ci sono i cosiddetti “globalisti”, coloro che godono del privilegio di stabilire con il fisco una cifra forfettaria evidentemente molto minore di quanto dovrebbero dare se avessimo un sistema di tassazione realmente proporzionale. Come se non bastasse chi froda il fisco non sempre è perseguito, ma viene “salvato” da un’amnistia fiscale. Nel caso ticinese del 2014, addirittura, prima che il Tribunale federale sentenziasse il contrario, il Granconsiglio voleva concedere anche il condono della multa e uno sconto del 70% delle imposte sottratte.
Mentre c’era chi, anno dopo anno, godeva di questi privilegi, in Ticino il Governo e la maggioranza parlamentare tagliava più di 60 volte nel settore sanitario e sociale per 120 milioni di franchi all’anno. Dato che i tagli nel sociale che siamo chiamati a combattere oggi, sono la conseguenza degli sgravi fiscali del passato, se vogliamo mantenere e rafforzare i servizi pubblici di domani, dobbiamo opporci già oggi a quest’ennesimo tentativo di sgravio fiscale per le grandi aziende.

Quello di domenica non dovrà essere solo un NO per evitare di essere nuovamente “cornuti” concedendo l’ennesimo privilegio a chi ne ha già ricevuti in passato, agli “amici degli amici” e a un’imprenditoria a basso valore aggiunto che tiene in ostaggio lo sviluppo economico del nostro Cantone, ma dovrà essere un NO anche per evitare di essere “mazziati” attraverso l’indebolimento delle finanze cantonali e i conseguenti tagli ai servizi pubblici.

Alessandro Lucchini, Candidato al Municipio e al Consiglio Comunale di Bellinzona per la Lista Unità di Sinistra / Partito Comunista


Rifiutiamo i tagli alle prestazioni sociali

di Daniela Pugno Ghirlanda

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L’abbassamento delle soglie Laps, la legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali, a prima vista possono sembrare argomenti astratti, poco palpabili e molto amministrativi. In realtà, le conseguenze della decisione presa dai partiti di maggioranza in Gran Consiglio sono molto concrete e soprattutto nefaste per la vita di molti ticinesi, di numerose famiglie e economie domestiche del nostro Cantone.
Il principio è questo: le soglie Laps determinano il limite oltre il quale non si ha più diritto a ricevere degli assegni complementari per i figli (gli assegni integrativi per i figli e gli assegni di prima infanzia).

Perciò, ridurre le prestazioni sociali abbassando le soglie Laps significa tagliare il supporto dello Stato alle famiglie e alle economie domestiche con figli e di reddito medio-basso, costringendole a condizioni ancora più dure e accentuando il pericolo che debbano ricorrere all’assistenza sociale.
Questi assegni sono importanti per le famiglie che già oggi fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Consideriamo anche che il mondo del lavoro oggi è moltodifficile, a causa della lunga formazione necessaria per essere competitivi, per i praticantati non retribuiti e per le difficoltà a trovare il primo impiego (o un lavoro sufficientemente retribuito, in generale). Ridurre queste prestazioni significa accentuare le difficoltà già esistenti in molte famiglie. Una famiglia con reddito modesto non può avere figli senza che questo possa diventare causa di povertà? La nostra popolazione invecchia, il tasso di nascite è molto basso, prendiamone atto.

L’introduzione della Laps voleva appunto evitare questo tipo di situazione, armonizzando il sostegno dello Stato in modo efficace, mirato e coerente. I tagli supplementari decisi da PLR-PPD e Lega con la “manovra di rientro” vanno ad aggiungersi a una serie di tagli negli ultimi anni che stanno smantellando questo prezioso strumento di politica sociale e famigliare. Dal 2014 sono già stati tagliati 55 milioni di franchi nella socialità. E tutto ciò quale conseguenza di sgravi fiscali che nel corso degli anni hanno ridotto le entrate mettendo in difficoltà le casse dello Stato.

Oltre alle pessime conseguenze dovute alla scarsa efficacia della politica famigliare, l’abbassamento delle soglie Laps implica anche la riduzione dei sussidi cassa malati. Eppure è proprio il continuo aumento dei premi cassa malati, con quello degli affitti, che sommato all’erosione dei salari causa le difficoltà di molti ticinesi. I partiti di maggioranza sembrano aver preso la decisione di ridurre le prestazioni sociali da un punto di vista esclusivamente amministrativo-contabile. Invece, la realtà ci insegna che la riduzione delle prestazioni sociali avrà una ripercussione sull’aiuto sociale versato dai Comuni alle famiglie nel bisogno. Anche in ambito di politica sociale vale il principio dei vasi comunicanti: ai tagli effettuati da un lato corrisponde una conseguenza ben più grave dall’altro. Ai tagli nel sociale avvenuti negli ultimi anni corrisponde infatti un aumento allarmante delle persone che hanno richiesto o ricevuto l’assistenza sociale. Dal 2014 ad oggi i beneficiari dell’assistenza sociale sono quasi 2’000 in più: a gennaio del 2014 erano poco più di 6’000 mentre nemmeno due anni dopo, a settembre del 2016, erano 8’000! Il pacchetto di risparmio di 185 milioni proposto dal Consiglio di Stato era già parecchio duro, ma poteva trovare un accordo in Parlamento. Invece i tagli supplementari decisi dalla maggioranza PLR-PPD-Lega in Gran Consiglio provocheranno delle conseguenze per la popolazione che non possono essere accettate. Il denaro va trovato dov’è, ossia riducendo gli sgravi fiscali agli alti redditi e non tagliando a delle prestazioni indispensabili a molti ticinesi per poter vivere dignitosamente.

Il prossimo 12 febbraio è dunque fondamentale votare NO alla modifica delle soglie Laps, ovvero rifiutare con decisione la riduzione delle prestazioni sociali.

Daniela Pugno Ghirlanda, Deputata in GC per il PS