Categoria: Tribuna libera

Per una gestione ecosostenibile dei rifiuti durante eventi e feste

di Jessica Bottinelli e cofirmatari

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La gestione dei rifiuti durante eventi, manifestazioni e feste nel nostro cantone è un tema al quale viene prestata poca attenzione. In queste occasioni spesso si producono rifiuti in abbondanza e non si assicura la separazione degli stessi. Ciò è in contrasto con le raccomandazioni alla cittadinanza e con le tasse causali adottate da molti comuni con lo scopo di ridurre i rifiuti solidi urbani e di aumentare la proporzione di rifiuti riciclabili.

I bicchieri, le posate ed i piatti monouso generalmente utilizzati sono in materiale plastico, che viene prodotto a partire dal petrolio e che viene consegnato e bruciato all’inceneritore di Giubiasco. Un’alternativa ecosostenibile esiste, è stata sperimentata con successo in alcune singole manifestazioni che si sono tenute in Ticino (es.: Slow-up) ed è diventata una pratica consolidata in diversi cantoni e comuni del resto della Svizzera: l’utilizzo di stoviglie lavabili e riutilizzabili.

Per quanto riguarda i bicchieri, che rappresentano approssimativamente il 70% del volume dei rifiuti prodotti in occasione di eventi pubblici, la variante più diffusa e con il bilancio ecologico migliore è quella dell’impiego di bicchieri in polipropilene (PP). Il costo di un bicchiere usa e getta in PET (polietilene tereftalato) è di ca. 5 cts, quello di uno in PP è di ca. 15 cts, ma quest’ultimo può essere riutilizzato da 50 a 150 volte prima di essere smaltito. Per garantire il ritorno dei bicchieri abitualmente si chiede un deposito di Fr. 2. È interessante rilevare come gli avventori apprezzino molto di più il servizio con bicchieri riutilizzabili in PP perché molto più stabili e più gradevoli da utilizzare. Una possibilità interessante e rapidamente diffusasi è quella di personalizzare i bicchieri riutilizzabili con logo, disegni o scritte relativi alla manifestazione.
I piatti lavabili e riutilizzabili più diffusi sono in melamina, materiale plastico resistente che assomiglia alla porcellana, mentre le posate sono in SAN (acrilonitrile-stirene).

Le società, gli organizzatori di manifestazioni o i comuni possono acquistare tali stoviglie e occuparsi direttamente del loro lavaggio e dello stoccaggio. In alternativa può essere interessante e pratico noleggiare tali stoviglie; si tratta di una pratica corrente in altri cantoni, dove esistono diverse ditte che garantiscono tale servizio e che noleggiano il materiale anche fuori cantone. In Ticino attualmente ancora non esiste una tale offerta locale, ma è immaginabile che possa rendersi disponibile in un prossimo futuro (soprattutto se più comuni dovessero promuovere l’impiego di stoviglie riutilizzabili al posto di quelle usa e getta).

Un’alternativa è costituita dall’utilizzo di stoviglie in materiale compostabile, ma si tratta di un’opzione meno interessante delle stoviglie riutilizzabili (i costi sono maggiori; l’effettivo utilizzo del materiale delle stoviglie come compost può risultare difficile; impronta ecologica più importante).

Utili e interessanti informazioni sul tema si possono trovare nei siti internet di OKKIO – Osservatorio della gestione ecosostenibile dei rifiuti (www.okkio.ch) e di GI MANIFESTATION VERTE – Groupement d’intérêt manifestation verte (www.manifestation-verte.ch).

Il Comune di Chiasso dovrebbe introdurre l’utilizzo dei bicchieri, considerato il grande numero di manifestazioni che ospitiamo, il costo potrebbe essere rapidamente rimborsato (si pensi a Festate, carnevale, le molteplici manifestazioni che si tengono presso il Palapenz, la nuova buvette del FC Chiasso, ecc ecc). Questo sistema permetterebbe una forte diminuzione dei rifiuti prodotti e magari la creazione di un paio di posti di ricollocamento per le numerose persone in assistenza nel nostro comune.

Con la presente mozione i sottoscritti firmatari formulano la seguente proposta di decisione al Consiglio comunale e al Municipio:
• il Comune di Chiasso promuove una gestione ecosostenibile dei rifiuti durante eventi e feste di interesse pubblico
• a questo scopo viene introdotto nel Regolamento comunale per la raccolta dei rifiuti un nuovo articolo intitolato “Manifestazioni ed eventi su suolo pubblico” dal seguente tenore: “Per manifestazioni ed eventi su suolo pubblico è obbligatorio l’uso di bicchieri e stoviglie multiuso riutilizzabili oppure monouso compostabili. La condizione per l’uso di materiali compostabili è che i residui siano in seguito compostati a regola d’arte. Tutti i rifiuti prodotti durante manifestazioni ed eventi su suolo pubblico devono essere oggetto di una corretta raccolta separata secondo la tipologia dei rifiuti. Il Municipio realizza e mette a disposizione degli organizzatori un documento esplicativo con le necessarie indicazioni sull’uso di bicchieri e stoviglie e sulla gestione separata dei rifiuti.
• Questa stessa mozione è stata presentata in diversi altri comuni del Mendrisiotto. Sarebbe opportuno creare delle sinergie con i nostri vicini per costituire uno stock di stoviglie riutilizzabili condivisibili per i diversi eventi della regione.

Gruppo US i Verdi: Jessica Bottinelli, Denise Maranesi, Rajishar Ratnam, Antonia Boschetti

Gruppo LEGA, UDC, Indipendenti: Daniela Bonacina, Claudio Schneeberger

PPD e generazione giovani: Giorgio Fonio


Riforma III: privatizzare gli utili e socializzare i costi? Come sempre…

di Donatello Poggi

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Siamo alle solite ricette trite e ritrite che dimostrano, da sole, che prima non hanno funzionato. Evidente, altrimenti non saremmo qui a discuterne ancora. La Pramac di Riazzino, per dirne una, vi dice qualcosa? Provvedimenti in tal senso su questo caso scandaloso non ne ho ancora visti e non ne vedremo. La solita “mafietta“ cantonticinese.

Anzi precisiamo, le ricette hanno funzionato per i soliti che poi, magari, scopriamo fallire e riaprire aziende come cambiare un paio di scarpe. Dite di no?
Le imprese in difficoltà? Può darsi, ma sempre tutto da verificare.
E le famiglie (in primis quelle ticinesi) dell’ormai defunto ceto medio/basso no? Niente aiuti concreti o sgravi d’imposte tangibili per queste, signor consigliere di Stato Vitta? Criticavamo la Sadis …

Mio nonno Tozzi, dal 1930 e per una ventina d’anni, aveva una cava a Giornico e ha dato lavoro per tutto questo periodo a 25/30 persone, pagate dignitosamente e senza gli aiuti di adesso da parte dello Stato! Di certo non è diventato milionario ma questo, a mio avviso, gli ha fatto onore.
Troppo facile “fare impresa” (?) e parlare di mercato libero con lo Stato (i cittadini!) che ti foraggia e magari anche nel dumping salariale. Già visto più volte in Ticino.

Ma chi pagherà alla fine questi ennesimi sgravi alle imprese in votazione il 12 febbraio prossimo? Una volta che avranno svuotato le casse, chi pagherà?
La risposta è sin troppo facile. Saranno i Comuni in primis a farne le spese e quindi i cittadini, che magari si troveranno aumentato il moltiplicatore d’imposta, con i Municipi ad aggiustare preventivi per far quadrare i conti, sempre più in rosso. Non bisogna essere necessariamente dei maghi per prevedere quello che succederà.
NO quindi alla Riforma III della fiscalità delle imprese, in votazione il 12 febbraio prossimo. I soliti “regali” ai soliti noti.

Donatello Poggi, già deputato in Gran Consiglio


Le ringhiere di protezione in zona Cassarate-Castagnola sono a norma?

di Giovanni Albertini, PPD

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Alcuni mesi fa a Castagnola, nella zona del Ponte del Diavolo, due giovani hanno perso la vita uscendo di strada finendo con la propria automobile nelle acque del Lago di Lugano. A rendersi conto per primo dell’accaduto era stato un operatore ecologico della Città di Lugano, che ha notato la ringhiera divelta e una targa galleggiante nell’acqua.

Considerando che il tratto di strada dov’è uscita l’autovettura è molto pericoloso e le ringhiere che dovrebbero evitare che le macchine finiscano nel lago non hanno svolto accuratamente il proprio compito chiedo al Lodevole Municipio:

1) Le ringhiere di protezione sono a norma?

2) Dopo l’incidente la zona è stata assicurata adeguatamente per evitare e prevenire ulteriori incidenti?

3) In che modo la zona dell’incidente è stata assicurata?

4) Cosa intende fare, il Municipio, per assicurare maggiormente il tratto di strada che decorre lungo l’argine del lago?

5) Il Municipio di Lugano intende procedere con un censimento delle zone di transito viabili e pedonali pericolose, allo scopo di mettere in sicurezza conducenti e pedoni?

Giovanni Albertini, per il Partito Popolare Democratico e Generazione Giovani


Riforma III per le imprese: salto con o senza paracadute?

di Lorenzo Quadri

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Il prossimo 12 febbraio i cittadini svizzeri dovranno esprimersi sulla cosiddetta “riforma fiscale III per le imprese”. Questo a seguito del referendum lanciato dalla sinistra contro il pacchetto varato dalle camere federali.

A tale riforma – e quindi alla votazione di febbraio – si arriva a seguito dell’ennesima capitolazione della Svizzera davanti ad imposizioni internazionali. E’ evidente che da simili genuflessioni, ormai assurte ad automatismo (siamo al livello dei cani di Pavlov), non viene nulla di buono. Ma i cittadini elvetici non saranno chiamati ad esprimersi sulla nuova miserevole rinuncia della Svizzera alla propria sovranità nazionale (non sia mai: queste operazioni si fanno, per definizione, senza consultare il popolo il quale, essendo becero, voterebbe sbagliato). I votanti si potranno esprimere solo sulle “misure accompagnatorie” decise dalla Confederazione per parare il colpo.

Chi corre ad adeguarsi?
In altre parole: in qualsiasi modo voteranno i cittadini il 12 febbraio, i regimi fiscali speciali non più in linea con i nuovi standard internazionali (?) in materia di tassazione delle aziende verranno a cadere. (Al proposito si potrebbe aprire una lunga parentesi su chi corre ad adeguarsi in preda alla consueta sindrome da primo della classe e chi, invece, farà tutt’altro). La domanda è quindi se si vuole o no il paracadute federale, onde evitare di schiantarsi malamente al suolo. La risposta non può che essere sì.

1.1 miliardi all’anno ai Cantoni
La posta in gioco è alta. Oggi a beneficiare degli “abolendi” regimi fiscali sono infatti circa 24mila imprese a livello nazionale, mentre per il Ticino si parla di 1355 società a statuto speciale. Si tratta di aziende molto mobili, che quindi potrebbero facilmente levare le tende. Ciò metterebbe a rischio un gettito di 165 milioni circa per il nostro Cantone (5 miliardi per tutta la Svizzera) e tanti posti di lavoro.
Per compensare l’abbandono degli statuti speciali con altre misure accettate e praticate a livello internazionale per rendersi fiscalmente attrattivi, la Confederazione mette a disposizione dei Cantoni un pacchetto di strumenti – ogni Cantone deciderà autonomamente se e come vorrà utilizzarli – accompagnato da una dotazione finanziaria di 1,1 miliardi di Fr all’anno. Non si tratta però di un “regalo”, dal momento che la Confederazione ha un’evidente interesse nell’ evitare che le aziende a statuto speciale che hanno sede nei vari Cantoni sloggino trasferendosi all’estero.

Crolli di gettito?
La sinistra si oppone alla riforma III strillando ai “regali alle aziende” e al conseguente calo di gettito. Ma è vero proprio il contrario. Il crollo di entrate ci sarebbe, per l’erario, se i regimi speciali cantonali venissero a cadere senza alcuna contromisura per evitare l’ “emigrazione di massa” di imprese, posti di lavoro e gettito: ovvero, nel caso in cui il referendum della sinistra venisse approvato. Se la riforma III viene affossata dalle urne, i Cantoni dovranno adattare comunque il proprio sistema fiscale, ma senza il programma di sostegno della Confederazione.

Per i finti rifugiati, invece…
C’è da chiedersi come mai la sinistra – che si è sempre voluttuosamente riempita la bocca con gli “standard internazionali” (ah, come suona chic e progressista quell’aggettivo, “internazionale”!) – adesso che questi arrivano abbia ancora da protestare: perché, a suo dire, si spenderebbe troppo nel tentativo di mantenere aziende e posti di lavoro in Svizzera (e magari di farne arrivare di nuovi). Da notare che i compagni non hanno alcuna proposta alternativa. Ritengono tuttavia che 1.1 miliardi ai Cantoni siano troppi. A loro parere, non si dovrebbero spendere più di 500 milioni. Strano però: quando si tratta di mantenere gettito e posti di lavoro, a sinistra protestano che la spesa è esagerata. Invece, sui costi miliardari e interamente fuori controllo generati dai finti rifugiati con lo smartphone, non si è mai sentito un compagno lamentarsi, né denunciare lo svuotamento delle casse pubbliche. O forse si teme che investire per mantenere il benessere nel nostro paese possa togliere risorse per i migranti economici, che “devono entrare tutti”?

La logica del “meno peggio”
Come detto all’inizio, la riforma III per le imprese è il frutto dell’ennesima capitolazione internazionale della Svizzera. Di conseguenza, non può certo suscitare grandi entusiasmi. E’ il paracadute con cui si cerca di attenuare le conseguenze, altrimenti tragiche, della nuova dimostrazione di “fermezza nel cedimento”. Detto in due parole, si tratta di decidere se buttarsi con il paracadute, o senza. La riforma III va quindi approvata nella logica del “meno peggio”. Che è poi quella cui da tempo ci ha abituati la politica federale: la quale, ahinoi, non pare proprio in grado di produzioni più entusiasmanti.

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi


Piscina del Liceo…il pozzo è asciutto?

di Sara Beretta Piccoli

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Si è recentemente appreso che il DECS del ministro Manuele Bertoli, sta seriamente pensando di rinunciare alla piscina del Liceo Lugano 1 utilizzata dagli studenti e da diverse società sportive, nel tentativo di ridurre le proprie spese dipartimentali.

Ma poi, la notizia è di alcuni mesi fa, sempre il DECS propone la costruzione di un terzo Liceo Cantonale ad Agno, con annessa piscina.
Ricordiamo che l’utilizzo della Piscina al Liceo Lugano 1 non è solo a beneficio degli studenti, ma pure della società nuoto, pallanuoto, sport invalidi, come pure di atleti di punta plurimedagliati (solo per citarne alcuni).

Il nuoto, come lo dimostra anche la tradizionale traversata del Lago, è uno sport molto seguito alle nostre latitudini, ed è innegabile che oltre a favorire lo sviluppo fisico, se praticato nel modo corretto, contribuisce allo sviluppo armonico ed accresce il benessere dei giovani, e dei meno giovani.

Si fa presente che in occasione della seduta riservata al preventivo della città di Lugano, il Lodevole Municipio, nella figura del suo rappresentante del dicastero educazione e sport, (On. Roberto Badaracco) non ha saputo rispondere esaurientemente in merito alla richiesta di aggiornamento sulla situazione attuale, della chiusura o meno, della sopraccitata piscina.
Alla luce di quanto esposto sopra, avvalendoci delle facoltà concesse dalla LOC,chiediamo al Lodevole Municipio:

➢ Esiste una comunicazione ufficiale da parte del Cantone al Municipio? Se sì, che cosa si afferma e quali sono le tempistiche prospettate?
➢ La decisione di chiudere la piscina è da mettere in relazione con l’altro progetto (di analogo spessore) di voler costruire, nel Parco Ciani, un nuovo stabile che ospiti la Scuola Media per creare una “cittadella degli studi”?
➢ Qual è la posizione del Municipio riguardo le scelte del DECS?
➢ È confermata la chiusura della piscina?
➢ In che misura contribuisce la città al finanziamento dell’infrastruttura?

Per il gruppo PPD e Generazione Giovani
Sara Beretta Piccoli
Michel Tricarico, Michele Malfanti, Angelo Petralli, Lorenzo Beretta Piccoli, Benedetta Bianchetti, Giovanni Albertini, Anna Beltraminelli, Armando Boneff


Plafonare a 200’000 fr gli alti stipendi cantonali

di Raoul Ghisletta

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Nella prossima sessione del Gran Consiglio del 23 gennaio si dovrà rivotare sull’emendamento interpartitico alla nuova legge stipendi cantonale, che è stato presentato lo scorso 10 dicembre dai deputati Beretta Piccoli, Bosia, Delcò Petralli, Ghisletta, La Mantia, Lepori, Mattei, Pugno Ghirlanda, Seitz e Storni, con lo scopo di plafonare a 200’000 fr annui (15’384 fr x 13 o 16’666 fr x 12) gli stipendi degli alti funzionari del Cantone. Questo emendamento è finito in parità nel corso dell’ultima sessione parlamentare di dicembre, per cui il Parlamento dovrà rivotare.

L’emendamento alla nuova legge stipendi non pone alcun problema tecnico, contrariamente a quanto vogliono far credere alcuni politici contrari, per convincere gli indecisi:
– la classe 18 parte da un minimo di 126’000 fr annui e, se passa l’emendamento, termina a 200’000 fr, anziché a 204’000 fr: in essa sono classificati 11 direttori di Divisione e il direttore dell’Istituto assicurazioni sociali;
– la classe 19 parte da 131’000 fr annui e, se viene accolto l’emendamento, termina a 200’000 fr, anziché a 213’000 fr: in essa sono classificati 4 coordinatori di Dipartimento, il Comandante della Polizia cantonale e il segretario generale del Dipartimento istituzioni;
– l’ultima classe del nuovo sistema salariale, la numero 20, parte da 136’000 fr annui e, in caso di accettazione dell’emendamento, termina a 200’000 fr, anziché a 222’000 fr: in essa è classificato il Cancelliere dello Stato.

L’aumento degli stipendi per gli alti funzionari, voluto dal Governo con la nuova legge stipendi, è ingiustificabile nell’attuale contesto retributivo ticinese. L’inserimento delle vecchie classi speciali nelle nuove classi determina infatti un aumento degli stipendi relativi a questi quadri.

Riteniamo che sul mercato del lavoro ticinese, in un periodo caratterizzato da numerose ristrutturazioni aziendali e partenze forzate di quadri, il Cantone possa reperire validi professionisti, che sono disposti a venire a lavorare presso lo Stato con stipendi plafonati a 200’000 Fr, che sono di tutto rispetto. Ricordiamo che questi stipendi sono assicurati al secondo pilastro senza limiti superiori, il che è un altro vantaggio interessante offerto dal Cantone. Infine chi vuole lavorare ai vertici dell’Amministrazione cantonale lo fa anche perché ci crede e perché il posto è relativamente sicuro: e non per qualche migliaio di franchi in più all’anno rispetto al settore privato.

Se non verrà adottato questo ragionevole emendamento, l’aumento degli alti stipendi cantonali sarà criticato da una grossa parte dell’opinione pubblica. Ricordo anche che l’aumento dei salari dei quadri superiori dell’Amministrazione cantonale è dovuto all’applicazione di criteri di ponderazione adottati dalla ditta privata incaricata della valutazione analitica delle funzioni dello Stato, criteri che privilegiano le funzioni manageriali e che non sono stati resi sufficientemente trasparenti da parte del Consiglio di Stato, in particolare nella loro applicazione.

Come Gran Consiglio, correggendo gli stipendi molto elevati, si darebbe un segnale politico, che rende presentabile la nuova legge stipendi agli occhi della popolazione, in particolare di quella che fatica a sbarcare il lunario. Ricordo che solamente dopo lunghe discussioni tra i deputati socialmente aperti e la maggioranza commissionale, il Parlamento ha introdotto nella nuova legge stipendi il salario minimo sociale, pari a 43’000 fr annui (ossia 3’583 fr x 12: siamo ancora lontani ben lontani dai 4’000 fr al mese, che vengono giudicati il minimo vitale per vivere in Svizzera da parte dei sindacati). E ricordo anche la questione, non ancora definitivamente risolta, che riguarda i salari iniziali di operatori sociosanitari e bibliotecari, ecc: ci siamo infatti ritrovati proposte di abbassamento dei salari iniziali di queste categorie sino a 1’000 fr mensili in applicazione del nuovo sistema salariale cantonale. Quindi, signori e signore, ci vuole un minimo di decenza!

Raoul Ghisletta, granconsigliere PS e segretario VPOD Ticino


Un chiaro SÌ al FOSTRA il 12 febbraio per una mobilità sicura e di qualità

di Ignazio Cassis

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Siamo oltre 350’000 abitanti in Ticino e più di 8,4 Milioni in Svizzera e vogliamo muoverci liberamente. Lo facciamo sia con i mezzi pubblici che privati, in modo complementare. Tra i mezzi privati, l’automobile resta la regina, inquina sempre meno, è più sicura e confortevole e forse presto guiderà anche da sola! Tutti questi spostamenti, ai quali si aggiungono quelli delle persone di passaggio, necessitano di una solida infrastruttura, sia ferroviaria che stradale. Vogliamo strutture di qualità svizzera, moderne e ben mantenute. Tutto questo necessita di soldi, perciò ogni tanto il popolo deve esprimersi.

Lo faremo anche il prossimo 12 febbraio, per decidere della creazione di un Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato (FOSTRA), il cui obiettivo è quello di finanziare l’infrastruttura stradale e degli agglomerati in modo duraturo. Per l’infrastruttura ferroviaria lo abbiamo già fatto lo scorso 9 febbraio 2014, accogliendo l’apposito Decreto federale (FAIF). Dopo aver istituito un Fondo di durata illimitata per garantire l’esercizio, la manutenzione e l’ampliamento della rete ferroviaria, è ora il turno delle stradale e degli agglomerati. Fino ad oggi la rete delle strade nazionali è finanziata tramite il Fondo infrastrutturale (FI), che però ha una scadenza. Vista la grande richiesta di manutenzione, le uscite di questo fondo superano ormai le entrate e la crescente sollecitazione dovuta al traffico in aumento fa lievitare i costi. Bisogna rimettere a nuovo numerosi ponti e gallerie, ormai datati, e rispondere a ulteriori esigenze, come le richieste per la protezione fonica, la prevenzione degli incendi o la tutela dai pericoli naturali. Il Fondo infrastrutturale (FI) è ormai prosciugato, mentre sarebbe dovuto durare fino al 2028.

Che cosa fare dunque per poter trovare una soluzione e garantire una rete stradale efficiente in tutta la Svizzera? La risposta che in Parlamento abbiamo dato lo scorso 30 settembre 2016 è il Fondo FOSTRA. Votando SI il prossimo 12 febbraio questo Fondo sarà sancito nella Costituzione federale e avrà durata illimitata, come il Fondo FAIF per l’infrastruttura ferroviaria. Ciò che mi piace particolarmente è che tale fondo è finalizzato anche per migliorare complessivamente il traffico degli agglomerati, uno dei grandi tormentoni in tante città svizzere. Senza il fondo FOSTRA, le sovvenzioni federali ai progetti di agglomerato si prosciugherebbero e importanti opere non potrebbero più essere realizzate. Grazie a FOSTRA, la Confederazione, i Cantoni e i Comuni potranno continuare a finanziare congiuntamente diversi progetti legati alla mobilità come le circonvallazioni, le corsie preferenziali per i mezzi pubblici, le infrastrutture per i pedoni e i ciclisti e anche le misure per migliorare la sicurezza stradale o i problemi fonici.

Il FOSTRA è un fondo che avrà conseguenze positive in tutta la Svizzera, Ticino compreso. Grazie ad esso potranno essere realizzati i programmi d’agglomerato di terza generazione che includono ad esempio il potenziamento del trasporto pubblico nei diversi distretti del Cantone. Inoltre il progetto FOSTRA prevede l’acquisizione di circa 400 chilometri di strade cantonali nella rete nazionale, ciò che comporterà l’inserimento della tratta Mendrisio-Stabio e il collegamento A2-A13 dalla rotonda di Ascona a Camorino.

Trattandosi di una modifica della Costituzione svizzera, occorre un voto popolare. Ecco perché invito tutti i lettori a mettere un SI nell’urna, per completare le regole che ci permetteranno una buona mobilità combinata stradale e ferroviaria nei prossimi 10-20 anni.

Ignazio Cassis, Consigliere nazionale PLR


Potremmo ridere, se non dovessimo piangere

di Aris Della Fontana

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Un giovane ricercatore torinese è stato assunto a tempo parziale dal Centro di dialettologia e di etnografia della Svizzera Italiana. La destra, furiosa, si chiede «come un torinese possa sapere meglio di un ticinese il nostro dialetto»; e con ciò rivendica la precedenza indigena, principio che varrebbe ancor più nel caso di un istituto «il cui compito sarebbe proprio quello di preservare alcune peculiarità del territorio».

Ma la destra è completamente fuori strada.
Anzitutto si dimostra per quello che è: tradizionalista senza tradizione. Essa non conosce il fondamentale contributo italiano, diretto e indiretto, all’opera del «Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana» (VSI) – che nacque per impulso di Carlo Salvioni, ticinese, professore di glottologia a Torino, Pavia e Milano; che beneficiò della partecipazione di Pier Enea Guarneria, professore a Pavia, e soprattutto di Clemente Merlo, professore a Pisa, il quale sostituì lo stesso Salvioni alla direzione dei lavori (1920); che trovò un appoggiò fondamentale a Pisa, dove i materiali raccolti venivano trasportati per poi essere ordinati dagli studenti della locale Università; che, allorquando il materiale fu trasportato da Pisa al Ticino (1936), venne diretta da Silvio Sganzini, faidese, formatosi a Roma e a Firenze; e che poteva contare, tra gli altri, su Gianfranco Contini come membro della commissione filologica.

La destra, poi, sembra non rendersi conto di quanto sia contro-producente e scientificamente insostenibile rinchiudere il dialetto ticinese in Ticino – come se esso non si caratterizzasse anche (e soprattutto) per parentele, contaminazioni, con i dialetti dell’Italia settentrionale, come se non fosse positivo che uno studioso non ticinese se ne occupi.
La destra, nel complesso, mostra di non conoscere il peculiare funzionamento dei centri di ricerca, i quali vivono e prosperano attraverso gli apporti esterni, la collaborazione transnazionale. Esperienze rispetto alle quali il profilo specifico del ricercatore è ovviamente il primo degli elementi che occorre valutare. Nel caso concreto, il giovane torinese si è dimostrato il più meritevole: ha potuto far valere le sue conoscenze in campo onomastico e informatico, nonché ha permesso al Centro di dialettologia di tessere contatti con alcune realtà universitarie. A me pare una motivazione più che sufficiente; e ciò vale specialmente in una fase in cui il benessere nazionale, anziché attraverso slogan roboanti, occorre venga sostenuto attraverso la promozione della qualità, in tutti i settori.

Aris Della Fontana, Direttore di #politicanuova e membro del Comitato Centrale del Partito Comunista (PC)


Per la difesa della libertà di stampa. Per la difesa dei giornalisti del Caffè sotto accusa

di Matteo Pronzini, MPS

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La giurisprudenza del Tribunale federale dà atto che, in tema di punibilità dei media, le norme del diritto penale vanno interpretate alla luce delle diposizioni del diritto superiore, vale a dire della Costituzione federale e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU[1]). In quest’ambito, va prestato particolare riguardo alla libertà dei media (art. 17 Cost. e art. 10 CEDU) e all’importante ruolo che la stampa riveste nell’ottica della democrazia.
 
L’esigenza di un’interpretazione delle norme penali conforme ai diritti dell’uomo discende anche dalla giurisprudenza della Corte europea (Corte EDU), la quale valuta le sentenze di condanna dei tribunali penali nazionali con particolare rigore, laddove le stesse limitino la libera attività dei media.
 
 Il testo dell’art. 10 CEDU (libertà d’espressione) recita:
 
1. Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza ingerenza alcuna da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera. Il presente articolo non impedisce che gli Stati sottopongano a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, di cinema o di televisione.
 
2. L’esercizio di queste libertà, comportando doveri e responsabilità, può essere sottoposto a determinate formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni previste dalla legge e costituenti misure necessarie in una società democratica, per la sicurezza nazionale, l’integrità territoriale o l’ordine pubblico, la prevenzione dei reati, la protezione della salute e della morale, la protezione della reputazione o dei diritti altrui, o per impedire la divulgazione di informazioni confidenziali o per garantire l’autorità e la imparzialità del potere giudiziario.
 
I principi generali che sottendono alla valutazione e all’apprezzamento circa la legittimità (necessità) di una limitazione dell’esercizio della libertà di espressione ex art. 10 CEDU – riaffermati a più riprese dalla Corte EDU a partire dalla sentenza Handyside contro Regno Unito del 7 dicembre 1976 – sono stati di recente riassunti nella sentenza Morice contro Francia del 23 aprile 2015.
 
Sono i seguenti.
 
1. La libertà d’espressione costituisce uno dei fondamenti essenziali della società democratica, una delle condizioni primordiali del suo progresso, nonché dello sviluppo e della realizzazione sul piano personale di ciascun individuo. Nel rispetto dei suoi doveri e delle sue responsabilità, la stampa è tenuta ad esternare informazioni e idee su tutte le questioni di interesse pubblico e generale, comprese quelle che fanno riferimento all’amministrazione della giustizia.
Sotto riserva del paragrafo 2 dell’art. 10 CEDU, la libertà d’espressione non vale soltanto per le “informazioni” o le “idee” accolte con favore o considerate come inoffensive o indifferenti, bensì anche per quelle che urtano, scioccano o inquietano: così vogliono il pluralismo, la tolleranza e lo spirito d’apertura, senza i quali non esiste “società democratica”. Così come consacrata all’art. 10, la libertà d’espressione è assortita di eccezioni, le quali vanno tuttavia ammesse con prudenza e rigore. In tal senso, la necessità di una restrizione deve essere dimostrata in maniera convincente.
 
2. L’aggettivo “necessario” ai sensi dell’art. 10 § 2 CEDU implica un “bisogno sociale imperioso”. Gli Stati contraenti beneficiano di un certo margine di apprezzamento nel giudicare dell’esistenza di un simile bisogno, margine di apprezzamento che è tuttavia soggetto al vaglio europeo, sia relativamente alla legge, sia relativamente alle decisioni che la applicano. Ciò a prescindere dal fatto che le dette decisioni emanino da una giurisdizione indipendente. La Corte europea è dunque competente a statuire in ultima istanza sulla questione a sapere se una “restrizione” è conciliabile con la libertà d’espressione garantita e tutelata dall’art. 10. In tema di limitazione della libertà di stampa, il margine di apprezzamento delle autorità nazionali è di conseguenza circoscritto dall’interesse della società democratica tutta di permettere alla stampa di ricoprire il suo ruolo indispensabile di “cane da guardia”.
 
3. Nell’esercizio della sua attività di controllo, la Corte non ha affatto il compito di sostituirsi alle giurisdizioni interne competenti, bensì quello di verificare, nell’ottica dell’art. 10 CEDU, le decisioni che queste hanno emanato in virtù del potere di apprezzamento che loro compete. Ciò non significa che la Corte debba limitarsi ad esaminare se lo Stato resistente ha fatto uso del suo potere in buona fede, con riguardo ed in modo ragionevole. La Corte deve invece considerare l’ingerenza litigiosa alla luce dell’insieme delle circostanze del caso concreto per determinare se la stessa era “proporzionata allo scopo legittimo perseguito” e se i motivi invocati dalle autorità nazionali per giustificarla appaiano “pertinenti e sufficienti” (..). Nell’ambito di tale esercizio, la Corte deve convincersi che le autorità nazionali hanno applicato delle regole conformi ai principi consacrati all’art. 10, e ciò basandosi inoltre su un apprezzamento accettabile dei fatti pertinenti (…).
 
4. Per quanto concerne il grado di tutela, in due ambiti particolari l’art. 10 § 2 CEDU non ammette praticamente restrizioni alla libertà d’espressione: quello del dibattito politico e quello dei temi di interesse generale. Di conseguenza, un livello alto di protezione della libertà di espressione, che va di pari passo con un margine di apprezzamento delle autorità nazionali particolarmente limitato, sarà di regola garantito laddove le esternazioni in esame interessano un tema di interesse generale (come ad esempio il funzionamento del potere giudiziario, persino nel caso di un processo ancora in corso). In simile contesto, è pure ammessa una certa dose di “esagerazione” o di “provocazione”. Persino una certa ostilità o gravità delle esternazioni non basta da sola a privare l’interessato del diritto ad una tutela elevata, tenuto conto del fatto che si tratta di un tema di interesse generale.
 
5. La Corte distingue inoltre tra dichiarazione di fatto e giudizio di valore. La veracità di una dichiarazione di fatto può essere comprovata; per contro, un giudizio di valore non si presta per definizione ad una verifica di esattezza. L’onere della prova al riguardo è dunque impossibile da ossequiare e costituisce una lesione della libertà d’opinione in sé, elemento fondamentale del diritto garantito dall’art. 10 CEDU. Ecco perché, a fronte di un giudizio di valore, la proporzionalità dell’ingerenza nella libertà d’espressione dipende dalla “base fattuale” su cui poggia l’esternazione: solo in assenza di una base fattuale sufficiente il giudizio di valore può essere considerato eccessivo. Per distinguere tra dichiarazione di fatto e giudizio di valore, occorre tener conto delle circostanze del caso concreto e del tono generale delle esternazioni, ritenuto che delle asserzioni su soggetti di interesse generale possono essere considerate in tal senso giudizi di valore piuttosto che dichiarazioni di fatto.
 
6. Infine, nell’esaminare la proporzionalità dell’ingerenza nella libertà d’espressione vanno prese in considerazione anche la natura e la severità delle sanzioni inflitte. La Corte ha infatti sottolineato che una minaccia alla libertà di espressione rischia di avere un effetto dissuasivo sull’esercizio medesimo di tale libertà. Il carattere relativamente moderato delle multe non è sufficiente a scongiurare tale rischio, che appare comunque inaccettabile. In termini generali, è legittimo che le istituzioni di uno Stato siano protette dalle autorità competenti nella loro veste di garanti dell’ordine pubblico istituzionale. La posizione dominante che queste istituzioni occupano impone però alle autorità di dar prova di riserbo e prudenza nel far ricorso alla via penale.
 
Per la Corte, il fatto stesso di pronunciare una condanna penale nei confronti di un operatore della stampa che ha riferito su circostanze di interesse generale (pubblico) rappresenta una delle forme più gravi di ingerenza nel diritto alla libertà di espressione. Ciò, considerato che la parte che si pretende lesa dispone comunque di altri strumenti e rimedi altrettanto efficaci, segnatamente quelli che fanno capo al diritto civile.
 
Alla luce di queste considerazioni chiediamo, tramite la presente interpellanza, al Consiglio di Stato:
 
1. L’articolo 8 cpv. 2 lett. c della Costituzione del Cantone Ticino garantisce “la libertà d’opinione, di informazione e di stampa”. Le indicazioni qui sopra richiamate sembrano segnalare che, nella vicenda che vede coinvolti i giornalisti de Il Caffè opposti alla Clinica Sant’Anna e al gruppo Genolier, questo diritto sia fortemente rimesso in discussione. Il Consiglio di Stato, che dovrebbe essere garante dell’applicazione delle leggi (e ancor più della nostra legge fondamentale), non ritiene necessario intervenire per garantire questo diritto?
2. Non trova il Consiglio di Stato preoccupante il fatto – peraltro assolutamente inedito ed anche per questa ragione ripreso da numerosi media europei – che l’intero vertice della redazione di un  settimanale di grossa tiratura venga messo sotto accusa ed avviato verso un processo in relazione ad un solo fatto, cioè ad un’inchiesta giornalistica?
 
3. Il Consiglio di Stato non ritiene che tutto ciò sia a maggior ragione preoccupante, visto che ad oggi nulla di quanto pubblicato da Il Caffè in merito alla vicenda è stato smentito?
 
Matteo Pronzini
, MPS
 


Il problema dei senzatetto e il lavoro dei servizi sociali

di Jessica Bottinelli

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Purtroppo negli ultimi tre giorni ci siamo svegliati ogni mattina con la notizia di persone che hanno dormito nella stazione di Chiasso. I media hanno riportato di passanti che hanno accompagnato questi sfortunati presso casa Astra o altre strutture preposte. Per fortuna ci sono ancora molti cittadini di buon cuore che si preoccupano del proprio prossimo in difficoltà.

Una domanda però sorge spontanea, alla luce di questa situazione di piccola emergenza, accentuata anche dal drastico calo delle temperature: non dovrebbe essere compito dei servizi sociali intervenire al fine di evitare che anche solo un essere umano si trovi a dormire all’addiaccio?
Grazie a una mozione presentata nel corso della passata legislatura si è riusciti ad introdurre la figura dell’assistente di prossimità che dovrebbe anche occuparsi di casi del genere, almeno nelle intenzioni dei mozionanti. Negli scorsi giorni le nostre autorità hanno voluto rassicurare la popolazione asserendo che si tratta di casi isolati e speriamo di non dover assistere ad altri tristi casi del genere.

È notizia di oggi che la Parrocchia di Chiasso ha deciso sostenere chi già oggi si occupa di senza tetto mettendo a disposizioni alcuni spazi all’interno della Chiesa in modo da creare alcuni posti letto a supporto di quelli già messi a disposizione di Casa Astra.

Alla luce di quanto esposto chiediamo a questo Lodevole Municipio:

– Esiste una “ronda” pianificata per verificare la situazione dei luoghi sensibili come la stazione, i bagni pubblici, .. e fornire l’eventuale aiuto del caso?

– Ci sono contatti inter-comunali per quanto riguarda le segnalazioni di persone senza fissa dimora e in difficoltà presenti sul territorio?

-Qual è la prassi che viene adottata nel caso in cui degli esseri umani vengano trovati a dormire in letti di fortuna come panchine, stazioni oppure marciapiedi?

Jessica Bottinelli


Regolazione e controllo strutturale della crescita della spesa

di Sergio Morisoli e Paolo Pamini

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Il dibattito sul preventivo 2017 e le note vicende che lo hanno caratterizzato prima, durante e dopo; nonché la proposta della Commissione della Gestione di vincolare il voto positivo al Preventivo alla presentazione
fuori tempo massimo di ulteriori risparmi da parte del Governo, stanno a dimostrare che le finanze cantonali continuano ad essere fuori rotta, ma anche che i politici con gli strumenti classici: accordi tra partiti, pacchetti squilibrati incentrati su maggiori entrate anziché su minori spese, proclami di minacce di non voto dei Preventivi e altro non riescono più ad avere nessuna incidenza effettiva sul corso verso i disastri finanziari.
Inutile in questa sede ripetere cifre, piani di rientro e tendenze arcinoti e arci inefficaci nel passato prossimocome nel futuro prossimo e remoto.

I dati presentati sono allarmanti, ma non sono altro che la conseguenza naturale di un decennio mai dedicato alla correzione delle spese bensì solo sull’aumento delle imposte e delle tasse. Il pacchetto di correzione di 200 milioni non si scosta da questa linea tradizionale.

Ritenuto che, per rispondere a questa impotenza collettiva nel trovare una disciplina di contenimento costante; è urgente e necessario definire nella legge finanziaria dei vincoli alla crescita naturale della spesa
corrente. Proponiamo a questo scopo la modifica della Legge all’ Articolo 4 del capitolo Principio dell’equilibrio finanziario, inserendo un capoverso 2 con lettere a, b ,c: Principio dell’equilibrio finanziario Art. 4[5]
Il conto economico deve essere pareggiato a medio termine.

Cpv2 Nuovo

La crescita delle voci di spesa corrente: 30 spesa del personale, 31 spesa di beni e servizi, 36 spesa netta di trasferimento; è regolata e controllata nel seguente modo:

a) Spesa del personale: a Preventivo dell’anno “t + 1” può figurare un importo massimo equivalente al valore medio aritmetico mobile degli ultimi 4 anni ( t; t-1; t-2; t-3) del gettito di imposte delle Persone Fisiche.
Dove “t” è uguale al valore dell’ultimo Preventivo votato, e t-1, t-2, t-3 sono uguali ai valori degli ultimi 3 Consuntivi votati.

b) Spesa per beni e servizi: a Preventivo dell’anno “t + 1” può figurare un importo massimo
equivalente al valore medio aritmetico mobile degli ultimi 4 anni ( t; t-1; t-2; t-3) della Spesa di beni e servizi. Dove “t” è uguale al valore dell’ultimo Preventivo votato, e t-1, t-2, t-3 sono uguali ai valori degli
ultimi 3 Consuntivi votati.

c) Spesa netta di trasferimento, voce 363 Contributi a enti pubblici e terzi netti: a Preventivo dell’anno “t + 1” può figurare un importo massimo equivalente al 90% del valore medio aritmetico mobile degli ultimi 4 anni ( t; t-1; t-2; t-3) della somma del gettito di imposte delle Persone Fisiche e Persone Giuridiche. Dove “t” è uguale al valore dell’ultimo Preventivo votato, e t-1, t-2, t-3 sono uguali ai valori degli ultimi 3 Consuntivi votati.

Sergio Morisoli, Paolo Pamini (AreaLiberale) La destra,


Imposte delle imprese: si gioca con il fuoco

di Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino

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Il prossimo 12 febbraio, a seguito del referendum lanciato dalla sinistra, il popolo svizzero verrà chiamato alle urne per esprimersi sulla Riforma III delle imprese varata dalle Camere federali. Il mio convinto sostegno a questa riforma è dettato prevalentemente da aspetti pragmatici. Il nuovo standard internazionale – a cui la Svizzera ha aderito – elimina i privilegi fiscali per le grandi aziende che oggi beneficiano di uno statuto particolare e che permette loro di pagare pochissime imposte.

In sostanza la riforma permetterà di chiamare alla cassa queste entità, allo stesso modo dell’artigiano delle nostre valli, equiparando le percentuali di prelievo fiscale. Le imprese che oggi beneficiano del regime fiscale particolare sono circa 24’000 in tutta la Svizzera. Sono ben 150’000 gli impieghi creati da queste entità, che con la Riforma III delle imprese vedranno aumentare il costo per le imposte in modo importante. Inoltre, se consideriamo l’indotto da esse prodotte, quali IVA, tasse sul capitale e sull’utile immobiliare, è evidente che non possono essere considerate entità marginali. Attualmente i loro contributi generano alla Confederazione quasi la metà dell’imposta federale diretta sull’utile – quasi 5 miliardi di franchi l’anno – e quasi 1 miliardo per Cantoni e Comuni. Per questo motivo l’aliquota ora in vigore per tutte le altre aziende sarà diminuita per mantenere il nostro Paese attrattivo, anche per quanto attiene l’aspetto fiscale.

I maggiori beneficiari di questa Riforma saranno le piccole e medie imprese (PMI) – dunque la maggioranza delle aziende – che avranno una pressione fiscale più moderata, a tutto beneficio degli investimenti e della conservazione dei posti di lavoro. La Confederazione ha già previsto nel budget federale 1,1 miliardi di franchi ogni anno per i Cantoni, così da adattare il sistema fiscale. I Cantoni hanno infine la possibilità di modulare la riforma secondo le peculiarità di ogni singola situazione, in perfetto stile federalista. Il Consiglio di Stato ha già presentato la propria visione adeguata alla situazione ticinese, che personalmente condivido. Perché mai essere contrari a questa riforma? La sinistra – che ha lanciato il referendum – lo fa per pura ideologia. Sono contrari a qualsiasi forma di adattamento fiscale atto a rendere la Svizzera più competitiva, dimenticando però, che creerà delle condizioni quadro affinché le grosse aziende non delocalizzino, con le evidenti conseguenze catastrofiche per le finanze pubbliche che non permetterebbero più di mantenere uno stato sociale come quello attuale.

Se guardiamo alle ultime due riforme fiscali, hanno permesso di aumentare le entrate dell’imposta federale diretta da poco meno di 4 miliardi nel 1998 a più di 10 miliardi di franchi nel 2015. La sinistra, non considerando i rischi che comporta, gioca con il fuoco. Quello che loro considerano un regalo all’economia, è semplicemente la garanzia per il mantenimento del benessere dei cittadini con una politica fiscale attrattiva ed equa. Proprio quell’equità da loro sempre rivendicata e che questa riforma garantirà, trattando tutte le aziende – piccole o grandi che siano – allo stesso modo. Si può vivere di idealismi come fanno loro, o affrontando la situazione in modo pragmatico e guardando in faccia alla realtà, garantendo prosperità e posti di lavoro e mantenendo uno Stato sociale adeguato.

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino


Bellinzona e Giubiasco: un segnale contro spreco e inquinamento

Alessandro Lucchini e cofirmatari

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Per una gestione eco-sostenibile dei rifiuti durante eventi e feste

Grandi eventi di successo attirano grandi masse, offrono tanto divertimento e generano anche tanti rifiuti. Con questo atto riteniamo necessario l’introduzione nel Regolamento per i servizi di raccolta e di eliminazione dei rifiuti del Comune di Giubiasco una prescrizione che stabilisca che le manifestazioni e gli eventi che si svolgono su suolo pubblico debbano
essere gestiti in modo ecosostenibile. Una medesima mozione sarà inoltrata
contemporaneamente anche a Bellinzona, cosicché i due comuni più grandi della Nuova Bellinzona possano dare un segnale significativo in ottica aggregativa.

Siamo convinti che la gestione dei rifiuti durante gli eventi, le manifestazioni e le feste nel nostro Cantone e nella nostra Città resti un tema ancora troppo trascurato. Al di là del più semplice buon senso ecologico in queste occasioni regna lo spreco e viene a mancare il concetto di parsimonia nella produzione dei rifiuti.

Questo risulta poco coerente con la richiesta della massima sensibilità nella produzione e separazione dei rifiuti domestici fatta al singolo cittadino.
Numerosi esempi di una gestione ecosostenibile dei rifiuti durante eventi e feste sono una realtà ormai consolidata in vari cantoni e comuni del resto della Svizzera. Nei regolamenti comunali o nelle ordinanze cantonali, in sintonia con la crescente sensibilità per una gestione ecosostenibile della produzione di rifiuti in occasione di grandi manifestazioni ed eventi, sono state inserite prescrizioni volte a regolamentare questa problematica.

Un’ampia panoramica in tal senso è offerta sul sito della IG Saubere Veranstaltung. Tra gli esempi più interessanti vi sono la Risoluzione governativa di Basilea Città del 27.3.2012 e il Regolamento sui rifiuti della Città di Thun del 24.11.11. È stato calcolato che il 70% del volume dei rifiuti prodotti in occasione di manifestazione ed eventi deriva dal consumo di bevande. Per questa ragione è in questo ambito che una regolamentazione si rende prioritaria. La migliore variante, diffusa, consolidata con successo e con il miglior bilancio ecologico, è l’impiego di bicchieri multiuso in PP.
Il prezzo rispetto a un bicchiere in PET monouso è circa il triplo (15 cts rispetto a 5 cts), ma esso può essere utilizzato fino a 150 volte. Per garantire il buon ritorno dei bicchiere abitualmente si può chiedere un deposito di Fr. 2.

Una interessante possibilità diffusasi è inoltre quella di personalizzare i bicchieri riutilizzabili con logo, disegni e scritte relativi alla manifestazione: molti avventori decidono per questa ragione di tenere uno o più bicchieri quale ricordo, generando in questa maniera ulteriori introiti agli organizzatori.
È interessante infine rilevare come gli avventori apprezzino molto di più il servizio con bicchieri riutilizzabili in PP poiché molto più stabili e gradevoli da utilizzare. Queste informazioni e questi suggerimenti dovranno essere inseriti in un opuscolo informativo che il Municipio metterà a disposizione degli organizzatori di feste, manifestazioni ed eventi.

Accanto a bicchieri, piatti e posate multiuso vi è poi la possibilità di utilizzare quelli monouso e compostabili, anche se il loro impatto ambientale è peggiore. La condizione per l’uso di materiale compostabile è che poi i residui siano realmente compostati a regola d’arte. Per maggiori informazioni in merito a studi e confronti di impatto ambientale fra le varie soluzioni si rimanda al già citato sito della IG Saubere Veranstaltung / GU
Manifestation Verte.

Per le ragioni sopra esposte e in sintonia con il certificato di Città dell’energia si propone dunque di inserire nel Regolamento per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti un nuovo articolo del seguente tenore:

Art. 7 – Manifestazioni ed eventi su suolo pubblico (nuovo)

1. Per manifestazioni ed eventi su suolo pubblico che necessitano di autorizzazione è obbligatorio l’uso di bicchieri e stoviglie riutilizzabili multiuso oppure monouso compostabili o riciclabili. Gli organizzatori della
manifestazione o dell’evento si impegnano a separare correttamente i rifiuti per tipologia come indicato dal Municipio.

2. La condizione per l’uso di materiale compostabile o riciclabile è che i residui siano in seguito compostati o riciclati a regola d’arte.

3. Il Municipio realizza e mette a disposizione degli organizzatori un documento esplicativo con le necessarie indicazioni su come devono essere gestiti i rifiuti durante feste, eventi o manifestazioni.

Alessandro Lucchini (Primo firmatario – Area Socialista)
Sabina Beffa (Area Socialista), Giacomo Buletti (Area Socialista), Stefano Buletti (Area Socialista), Mauro Carmine (Area Socialista), Ettore Draghi (Area Socialista), Karin Pampuri (Insieme per Giubiasco), Thomas Ruckstuhl (Vedi di Giubiasco)

proposta avanzata anche a Bellinzona dal consigliere comunale comunista Massimiliano Ay (primo firmatario) sostenuta dai consiglieri comunali Ronnie David (Verdi) e Luca Buzzi (BellinzonaVivibile).


Qualcuno dovrà pagare: e saremo noi

di Ronnie David, Co-coordinatore I Verdi del Ticino

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Oggi sulla Regione Simone Gianini si schiera a favore della Riforma III della fiscalità delle imprese, che prevede ingenti sgravi fiscali per le aziende, a condizione che non siano i comuni a fare le spese. Ma è proprio quello il problema: i comuni sono quelli che ci perderanno di più e alla fine saranno obbligati ad aumentare le imposte ai cittadini per far fronte ai loro impegni. Gianini questo lo sa molto bene in quanto il Municipio di Bellinzona ha pubblicamente sostenuto il No alla riforma viste le ingenti perdite per la Città. Così come numerosi municipali in tutta la Svizzera, e non solo di sinistra, si sono schierati contro questa legge in votazione il 12 febbraio.

Basti pensare che ad esempio la Città di Zurigo ha quantificato in almeno mezzo miliardo la diminuzione delle entrate fiscali per il solo comune.
Contrariamente a quanto afferma il municipale di Bellinzona, la Riforma III non si limita ad abolire gli statuti fiscali privilegiati fissando un’aliquota unica per l’imposta sull’utile al 6%, valevole sia per le imprese a tassazione ordinaria che oggi pagano il 9% sia per quelle a statuto speciale che oggi versano il 3%. Il Parlamento federale ha infatti aggiunto numerose possibilità di sgravi al progetto originale senza prevedere entrate alternative. Le grandi imprese quindi potrebbero pagare le imposte solo sul 20% dell’utile. Anche beneficiando unicamente del “patent box” (uno sgravio per i beni immateriali) le aziende con una tassazione privilegiata non pagherebbero un franco di più di quanto pagano oggi, e i comuni che le ospitano non incasserebbero di più. Se poi avessero diritto ad altri sgravi finirebbero per versare ancora meno. Tutte le altre aziende verseranno il 30% in meno, come sia possibile mantenere il gettito fiscale a queste condizioni è un mistero. Non per nulla l’Amministrazione federale ha rinunciato a quantificare le perdite per cantoni e comuni, visto gli errori madornali di valutazione fatti in occasione della Riforma II.

E non basta certo una revisione della perequazione intercomunale a colmare i vari buchi che si creeranno nelle casse pubbliche. C’è pure il rischio che succeda quanto avvenuto con la perequazione federale a livello svizzero: i cantoni che hanno diminuito troppo le imposte si sono ritrovati a versare contributi ingentissimi e ore pianificano di aumentare le tasse ai cittadini per compensare i deficit. Anche quei comuni che egoisticamente sostengono la Riforma sperando di incassare di più dalle loro imprese a statuto speciale, rischiano quindi di dover utilizzare i loro incassi per ovviare alle perdite di tutti gli altri.

Nessuno contesta la necessità di abolire i regimi fiscali privilegiati, ma votare un progetto di legge a “scatola chiusa” senza avere a disposizione una valutazione delle conseguenze per le finanze pubbliche è assurdo. In ogni caso gli ammanchi qualcuno li dovrà pagare o sotto forma di aumento di imposte per i cittadino o con la diminuzione dei servizi a favore dei cittadini stessi. Il tutto per fare gli interessi della grandi aziende e degli azionisti. Votiamo NO il 12 febbraio alla Riforma III e chiediamo al Parlamento federale di presentare un progetto più equo e più trasparente, per evitare che il peso delle riforme fiscali venga ancora una volta sopportato dai cittadini, come già avvenuto con la Riforma II costata miliardi di perdite non previste.

Ronnie David, Co-coordinatore I Verdi del Ticino


Di Park & Ride, posteggi e dintorni….

Karin Valenzano Rossi, Mario Antonini, Giovanna Viscardi

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Con la presente, i sottoscritti consiglieri comunali PLR, avvalendosi della facoltà concessa dalla LOC e dal regolamento comunale, chiedono di essere informati, unitamente al lodevole consiglio comunale, in merito alla situazione venutasi a creare relativa alla prossima chiusura del Park&Ride in zona Resega.

In questo periodo si parla molto di mobilità, di PVP, di traffico, di tassa di collegamento, di mobilità lenta, di mezzi di trasporto pubblico e quindi anche di posteggi e di Park & Ride. Scopo principe è quello di regolare il traffico, decongestionando la rete stradale cittadina, incentivando il trasporto pubblico, la mobilità lenta, senza tuttavia penalizzare il raggiungimento e la fruibilità del Centro Città.

In proposito, siamo venuti a conoscenza del fatto che, a breve, venendo verosimilmente a scadere la convenzione con i privati per l’utilizzo del sedime in zona Resega, all’uscita della galleria Vedeggio-Cassarate, sarà chiuso l’attuale Park & Ride e saranno contestualmente installate barriere per stalli a pagamento nei posteggi, attualmente liberi, sul sedime tra lo stadio e il cimitero e chiuso ad ogni tipo di stallo il sedime sterrato in zona Gerra.

In considerazione del fatto che non risultano essere state implementate o proposte misure diverse, volte alla diminuzione o al dirottamento dei veicoli giornalieri, che sostano nell’attuale Park & Ride, non è dato comprendere quale sarà il destino di tali veicoli e quale sarà l’impatto sulla situazione di sosta giornaliera per chi intende lasciare la propria vettura all’entrata Nord della Città e quindi raggiungere il posto di lavoro o il centro Città con i mezzi pubblici.

Alla luce di quanto sopra descritto, i sottoscritti Consiglieri Comunali chiedono al lodevole Municipio:

1) Corrisponde al vero che l’attuale P&R in zona Resega è prossimo ad un’imminente chiusura?

2) Quali sono le ragioni?

3) Come mai non è stata rinnovata o stipulata una nuova convenzione con i privati per il prosieguo della collaborazione per il suddetto P&R?

4) Come mai il Municipio ha ritenuto di dover rendere a pagamento gli stalli attualmente disponibili gratuitamente nel comparto tra lo stadio è il cimitero?

5) Come mai è stato deciso di escludere qualsiasi tipo di stallo dal sedime sterrato in zona Gerra?

6) Come prevede di risolvere il Municipio l’assenza di posteggi sufficienti per i veicoli attualmente in entrata a Lugano-Nord?

7) Quali misure intende implementare il Municipio in occasione di eventi sportivi di richiamo alla Resega o a Cornaredo, che richiedano inoltre la messa in opera di importanti dispositivi di sicurezza, o ancora in caso di funerali con grande partecipazione?

Karin Valenzano Rossi, capogruppo PLR in CC
Mario Antonini, vice-capogruppo PLR in CC
Giovanna Viscardi, consigliere comunale (Presidente Sezione PLR Lugano)