Categoria: Tribuna libera

La Lega, la tassa sul sacco e gli smemorati

di Donatello Poggi

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Su questa vicenda si può dire (disdire) e fare (disfare) ciò che si vuole, ma che nel programma della Lega dei Ticinesi, da sempre, ci sia ben chiaro un no alla tassa sul sacco nessuno lo può negare! E allora dove starebbe il problema sul referendum lanciato?

Da ciò che mi risulta un programma politico è l’intenzione di ciò che si vorrebbe fare, se eletti, cercando i voti degli elettori.
Ragione per cui questo lo sapevano i consiglieri di Stato Gobbi e Zali e tutti quelli che sono stati eletti in Parlamento per la Lega dei Ticinesi nel 2015.

Ora pare ci siano, fra i leghisti anche della prima ora, parecchi “smemorati” i quali si distanziano in modo netto dal referendum lanciato da Boris e Attilio Bignasca che altro non fa, anche e soprattutto politicamente parlando, che rispettare il programma leghista. Ma di cosa stiamo parlando?
Penso si sia capito a questo punto che io ho firmato il referendum.
Sinceramente non ci sarebbe nulla da capire se il programma con il quale tu hai raccolto i voti dei cittadini, e sul quale devi essere conseguente, è la rotta della tua azione politica, proprio anche nel rispetto di coloro che ti hanno votato.

Poi ci si può arrampicare sui vetri, perdere momentaneamente la memoria e rimangiarsi il tutto.
Si può fare di tutto, anche i famosi “soldatini” nominati a suo tempo per combattere le parti avverse.

Lo so che questo mio scritto provocherà qualche bruciore di stomaco, ma siccome io nel 2015, con altri, ho votato Lega dei Ticinesi per il Consiglio di Stato, penso di avere il diritto di esprimermi in merito.

Un programma politico è un programma politico e non è carta straccia, per cui, chi non era d’accordo sul NO alla tassa sul sacco doveva avere il coraggio di dirlo e farlo sapere prima. Lapalisssiano.

Donatello Poggi, già deputato in Gran Consiglio


Idroelettrico ticinese: agiamo insieme affinché abbia un futuro

di Bruno Storni

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La notizia dei tagli sul costo del personale di OFIMA/BLE pochi giorni dopo la votazione sull’uscita pianificata dal nucleare, come pure quella dei maggior costi di smantellamento delle centrali nucleari non dovrebbe sorprendere nessuno.

I motivi della crisi dell’idroelettrico li abbiamo già esposti (AET e Idroelettrico le ragioni della crisi CdT 23 luglio), chiaramente il mercato parzialmente liberalizzato dal 2009 e l’esplosione dell’offerta non accompagnata dall’ipotizzata crescita dei consumi (anzi a livello europeo scende) hanno esposto la produzione idroelettrica ticinese alla concorrenza estera, oltretutto con il cambio euro/franco sotto l’1,1.

Considerato che la liberalizzazione non può essere annullata e che le tre centrali nucleari utra45enni rimarranno attive e sul mercato, nell’attesa che qualche cosa si muova a Berna non ci resta che fare i compiti in casa e ridare un certo equilibrio al mercato energetico cantonale che attualmente penalizza l’idroelettrico Ticinese. Una parte della soluzione è effettivamente in nostre mani.

Agire localmente
Concretamente in Ticino possiamo e dobbiamo agire su due punti. Il primo a livello legislativo cantonale ed è correggere il malus sulla distribuzione di energia elettrica per rapporto al gas. In Ticino il consumo di gas equivale a circa un terzo di quello di energia elettrica. Ebbene l’elettricità che è rinnovabile e prodotta in Ticino paga a Comuni e Cantone una tassa per l’uso del suolo pubblico (art.14 Legge Approvvigionamento Elettrico), mentre il gas, che è un’energia fossile importata, non paga nulla. Si tratta chiaramente di una situazione scorretta non solo commercialmente ma anche dal punto di vista ambientale. Una mozione che vuole far pagare l’uso del suolo pubblico come per l’elettricità anche al gas è tuttavia pendente dal 2014.
Calcolando anche il contributo per il fondo per l’energia rinnovabile i Comuni incassano quasi 40 milioni all’anno di tasse sulla distribuzione di elettricità, l’equivalente di circa un terzo del costo di produzione dell’idroelettrico Ticinese, costo che già comprende un terzo per i canoni d’acqua. Il correttivo sul concorrente gas chiesto nella mozione è quindi più che giustificato.

Un’altra macroscopica disparità è che la produzione idroelettrica Ticinese è ormai completamente esposta al libero mercato, mentre la distribuzione, che in Ticino è al 100% in mani comunali, gode al 100% del monopolio sulla rete (trasporto) e del monopolio per i clienti vincolati, ovvero quelli che consumano meno do 100 MWh/anno.

Purtroppo diverse aziende di distribuzione pur potendo operare in condizioni estremamente favorevoli per rapporto alle aziende produttrici hanno poco riguardo per quest’ultime e preferiscono acquistare energia sporca non ticinese a minor costo.

Margini sproporzionati
Sappiamo che il costo di produzione dell’idroelettrico TI si situa sui 5 cts/kWh ma se analizziamo i prezzi che le aziende distributrici fatturano ai clienti vincolati constatiamo che ci sono inspiegabili grandi differenze con margini sproporzionati fin oltre al 100%.
Al netto del costo di trasporto e delle diverse tasse, il prezzo dell’energia per il cliente finale varia tra circa 10.55 cts/kWh (Tiacqua) di SES a 4.03 cts (non certificata) dell’Azienda di Ascona (tariffe per economie domestiche). Praticamente fino oltre il doppio del costo di produzione! Da notare che le aziende distributrici incassano altri 5-6 cts/kWh per la rete (trasporto), cioè l’equivalente dei costi di produzione!
Le aziende municipalizzate hanno lo scopo di offrire servizi alla cittadinanza come l’acqua potabile o canalizzazioni/depurazioni senza fare profitti. Purtroppo i Comuni hanno da sempre usato l’elettricità quale strumento per incassare tasse, usanza ereditata dagli albori dell’elettrificazione quando l’elettricità era un lusso per pochi.

Acquisto al giusto prezzo
Le Aziende distributrici pubbliche hanno anche una responsabilità sociale d’impresa verso tutto il territorio cantonale e devono rivedere la politica tariffale e sociale rivendendo maggiormente energia elettrica ticinese, oltretutto rinnovabile e a km zero pagando il giusto prezzo. E questo possiamo farlo senza chiedere nulla a Berna, sono decisioni che vanno prese dai Comuni proprietari. È auspicabile che lo si attui al più presto se vogliamo dare un futuro all’idroelettrico Ticinese.

Bruno Storni, Membro Commissione Speciale Energia del Gran Consiglio


Prosegue lo smantellamento dell’Ospedale San Giovanni

di Matteo Pronzini, MPS

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Da tempo il Movimento per il Socialismo denuncia lo smantellamento dell’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli (ORBV). A questo proposito vale la pena ricordare la proposta di pianificazione ospedaliera elaborata dal DSS e sostenuta in modo unanime dal Consiglio di Stato.
Di fatto quella proposta ha posto le basi per amputare l’ORBV di mandati fondamentali ed ha ridotto le sue capacità:
· con la chiusura dei reparti di medicina di Faido ed Acquarossa i letti di medicina sono stati praticamente dimezzati;
· si è caricato il Pronto Soccorso del San Giovanni di ulteriori 5000 pazienti annui (a seguito della dismissione dei due Pronto Soccorso di Faido ed Acquarossa);
· si sono soppresse diverse specializzazioni fondamentali per un ospedale quali la chirurgia della tiroide, la geriatria multidisciplinare complessa e l’ortopedia protesica;
· si sono concesse unicamente, ed  in via provvisoria,  alcune prestazione ginecologiche multidisciplinari e complesse
 
Neppure la sconfitta in votazione popolare della modifica della Legge sull’Ente Ospedaliero Cantonale (LEOC), che di fatto è stata una sconfitta della pianificazione ospedaliera, ha bloccato questo processo di smantellamento del San Giovanni.
 
Nelle scorse settimane, ad esempio, l’EOC ha comunicato lo scorporo dell’Ospedale di Faido dalla struttura regionale e la sua integrazione alla Clinica di Novaggio. Nei fatti, tale decisione, è il primo passo per la soppressione delle prestazioni di prossimità, ambulatoriali e stazionarie, per la popolazione della Leventina.
 
È di questi giorni la notizia, riportata dal quotidiano “La Regione”, che l’EOC è disposto a “cedere” ai privati la “piccola chirurgia” (ortopedica e oftalmologica) nell’ambito ambulatoriale (day hospital).
Il riferimento è all’iniziativa di un’azienda l’Alameda SA che intende installare a Bellinzona, in via Salvioni due sale operatorie private.
 
Intervistato, il direttore dell’ORBV, Sandro Foiada,  dà la sua benedizione a quest’operazione di privatizzazione ospedaliera. Essa rappresenterebbe, per il direttore dell’ORBV, “una chance per i medici aggiunti”, confermando l’ORBV assicurerà a questa “nuova iniziativa una base di pazienti grazie ai quali potrà svilupparsi e un supporto anestesiologico”. In altre parole: il pubblico è pronto a sostenere attivamente il successo dell’iniziativa privata!
 
Da anni vi è, giusto o sbagliato che sia, un forte tentativo di trasferire parte della medicina stazionaria verso la medicina ambulatoriale. Presso l’EOC dal 2010 al 2015 la medicina ambulatoriale è aumentata del 30% a fronte di un aumento del 18% nell’ambito stazionario. L’EOC in altre regioni, ad esempio il Mendrisiotto, ha già stanziato investimenti di oltre 30 milioni per strutture ambulatoriali.

A Bellinzona invece, vediamo addirittura la direzione del San Giovanni prepararsi  a cedere questo settore in crescita ai privati.
E per rendere ancora più assurda questa situazione si apprende che il promotore di questa operazione di privatizzazione è una persona, Dino Cauzza, che fino allo scorso 30 settembre 2016 faceva parte della direzione dell’EOC quale responsabile dell’Area finanze e controlling. Un veloce cambiamento di casacca che lascia, ma non più di quel tanto viste le logiche che si stanno imponendo in seno all’EOC,  perplessi.
 
Alla luce di queste considerazioni chiedo al Consiglio di Stato:
 
1. L’EOC non prevede nelle condizioni d’assunzione dei propri dirigenti una clausola di divieto di concorrenza?
2. Corrisponde al vero che la società del signor Cauzza ha sede in stabili dell’EOC (o di strutture legate all’EOC come, ad esempio, la Cassa pensione dei dipendenti dell’EOC)? Corrisponde al vero che i locali occupati dalla società del signor Cauzza sono stati trasformati da appartamenti in uffici proprio per dare ospitalità a questa iniziativa di “messa in proprio” dell’ex-responsabile delle finanze dell’EOC?
3. Le affermazioni del direttore dell’ORBV sono condivise dal consiglio di amministrazione dell’EOC e dalla sua direzione?
4. Se sì, quando la direzione dell’EOC o la direzione dell’ORBV hanno preso la decisione di massima di collaborare con questa nuova struttura?
5. Nel corso della campagna sulla revisione della LEOC il governo ha insistito a più riprese sul fatto che la mancata approvazione della revisione della LEOC (come in effetti è avvenuto) avrebbe bloccato tutte le possibili collaborazioni esterne dell’EOC. Ora, si chiede, in base a quali disposizioni di legge questa collaborazione potrà o potrebbe essere attivata?
6. Perché l’EOC e la direzione dell’ORBV, invece di ”cedere” pazienti (come se fossero merce di scambio) e settori di intervento ai privati, non ha pensato a soluzioni interne, magari utilizzando anche le strutture sanitarie di Acquarossa e Faido?
7. Il governo è a conoscenza (casomai fosse stato interpellato) della posizione del Municipio di Bellinzona (silente per tutta la campagna referendaria sulla pianificazione ospedaliera) su questa iniziativa che tende ad indebolie il ruolo centrale e pubblico dell’Ospedale San Giovanni?

Matteo Pronzini, MPS


Uffici pubblici: il Cantone non abbandoni il Mendrisiotto

di Maurizio Agustoni, Giorgio Fonio, Luca Pagani, PPD

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In occasione del dibattito sul Preventivo 2017, in risposta a una domanda di Luca Pagani, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha indicato, con riferimento a quanto indicato nel capitolo “Progetti” a pag. 76 del Messaggio relativo al Preventivo (“chiusura parziale SERS”), che è attualmente in esame la chiusura del Servizio regionale degli stranieri di Mendrisio, che occupa quattro dipendenti.

Dalla lettura del Preventivo emerge poi come alcuni Progetti attualmente in esame potrebbero condurre ad un ulteriore riduzione di posti di lavoro che potrebbero colpire degli uffici cantonali nel Mendrisiotto.

Per esempio a pag. 78 si legge che è in corso una “riorganizzazione degli uffici dei registri distrettuali, allo scopo di razionalizzare le risorse”, nel contempo è pure progettata la “riunione delle competenze delle 8 autorità distrettuali di prima istanza (autorità incaricate dell’applicazione della LAFE, ndr.) in’unica autorità con l’obiettivo di garantire una maggiore specializzazione delle prassi nel Cantone”.

A pag. 79 il Consiglio di Stato, con riferimento agli Uffici di esecuzione, indica inoltre che “per opportuna informazione, occorre precisare sin d’ora che assisteremo a un’importante riduzione del numero di collaboratori e ciò grazie ai progetti di riorganizzazione in corso”.

Il Mendrisiotto è una regione sotto pressione dal profilo occupazionale, la quota di lavoratori non residenti nel distretto è superiore al 55%; la rinuncia a posti di lavoro qualificati e, soprattutto, destinati in priorità ai residenti è quindi particolarmente problematica, così come è problematica la chiusura di uffici, con grave danno per l’utenza.

Il trasferimento di uffici pubblici dal Mendrisiotto verso altri Distretti aumenterebbe inoltre la pressione sull’asse di transito nord-sud – sia in relazione ai funzionari residenti nel Mendrisiotto, sia in relazione all’utenza (p. es. l’Ufficio stranieri di Mendrisio tratta circa 30’000 pratiche all’anno) – andando in controtendenza con gli sforzi del Dipartimento del Territorio per la riduzione del traffico.

A nostro giudizio è importante che eventuali razionalizzazioni non vadano a scapito di una presenza capillare dello Stato nei diversi Distretti.

In questo contesto il Mendrisiotto, nel passato ha già dato un pesante tributo, ad esempio con la chiusura dell’Ufficio del Registro di Commercio e il trasferimento della direzione dell’Ufficio fallimenti, con conseguente riduzione di posti di lavoro e di servizi alla popolazione.

I sottoscritti deputati interrogano quindi il Consiglio di Stato come segue:

1. Vi è concretamente il rischio di un ulteriore soppressione di posti di lavoro pubblici nel Mendisiotto?
2. In caso affermativo, in quali ambiti, per quali motivi e con che tempistica?
3. In caso affermativo, come verrà garantito il servizio alla popolazione?
4. In caso affermativo, quali possibilità verranno offerte alle persone interessate?
5. Negli ultimi 10 anni qual è stata, per Ufficio, la variazione dei posti di lavoro pubblici nel Mendrisiotto?

Maurizio Agustoni, Giorgio Fonio, Luca Pagani, PPD


Commissione Petizioni … quo vadis?

di Fausto “Gerri” Beretta Piccoli

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Chiedo se il Municipio è al corrente della situazione di ritardo nell’evadere le domande di naturalizzazione che la Vostra Commissione delle Petizioni sta accumulando.

Chiedo pure se il Municipio è al corrente del fatto che alcuni membri della Commissione rinviano alcune domande basandosi su motivazioni futili e puramente soggettive, abusando così, secondo me, della loro posizione di Consiglieri Comunali.

Visto questo atteggiamento poco costruttivo chiedo la presenza di una persona esterna e neutra all’interno della Commissione delle Petizioni.
Il numero di richieste di concessione di cittadinanza è molto alto, inoltre capita che alcune domande rimangano nel cassetto troppo a lungo.
In queste circostanze il richiedente di cittadinanza ha il diritto di fare causa al Municipio per “mancata giustizia”. A rendere il tutto più imbarazzante, è il fatto che questi ritardi vengono accumulati per l’insistenza con la quale determinati membri della Commissione si impegnano nel trovare minimi e miseri difetti nelle richieste di cittadinanza.

Mi farebbe piacere sapere se il Municipio ritenga professionale questo tipo di atteggiamento e se si è disposti a continuare a tollerare queste situazioni a dir poco imbarazzanti.

In proposito richiamo la legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale (LCCit) nonché il relativo Regolamento di applicazione (RLCCit).

Fausto “Gerri” Beretta Piccoli, (Verde libertario), Consigliere Comunale Lugano


L’idroelettrico andava difeso prima e meglio

di Bruno Storni, PS

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Qualche settimana fa ho scritto del rischio di licenziamenti nell’idroelettrico evitabili con l’uscita pianificata dal nucleare che avrebbe generato più mercato e un impulso di rilancio per il nostro settore idroelettrico, sotto pressione a causa, anche, di una marcata concorrenza dell’energia nucleare sussidiata. Fare questa previsione non è stato per niente difficile. Lo constatiamo a pochi giorni dall’esito di una votazione che ha permesso di mantenere in attività vetuste centrali nucleari appartenenti a varie società, Axpo, BKW, ALPIQ,.. il cui capitale è detenuto da diversi Cantoni: da Berna, Argovia, Zurigo, ecc. fino a San Gallo. Cantoni che hanno difeso a denti stretti i loro interessi nel nucleare: un settore alimentato da sussidi indiretti e mantenuto in vita grazie a investimenti miliardari. Questi stessi cantoni sono anche proprietari all’80% degli impianti OFIMA e OFIBLE dove oggi intendono tagliare sul personale e ritardare il rinnovo degli impianti.

Non favorire l’iniziativa sull’uscita dal nucleare è una ragione che spiega la tempistica pochi giorni dopo la votazione della comunicazione di questi tagli, l’altro motivo è l’attesa dell’esito che, in caso di accettazione, avrebbe previsto la chiusura di tre reattori nucleari nel 2017: in questo caso l’idroelettrico avrebbe riacquistato valore e l’eventualità dei tagli sarebbe probabilmente caduta.

Reagire prima e con più decisione

L’impatto della decisione degli azionisti di maggioranza è pesante: si parla di tagli del 15 % sui costi del personale entro fine 2017. Concretamente una diminuzione dei posti di lavoro e lo spostamento di competenze dalle centrali nelle valli alla sede operativa di Locarno.

I tagli sul personale equivalgono a una riduzione dei costi di produzione dell’energia di meno del 5%. Il prezzo dell’energia idroelettrica ticinese si situa intorno ai 5 cts/kWh: un importo che non rappresenta il vero valore di questa pregiata risorsa rinnovabile. Una decisione indegna per un Cantone che ha offerto gran parte del suo patrimonio idrico.

È immediatamente partito il solito teatrino politico cantonale con diversi attori che hanno fatto poco per difendere l’idroelettrico o che ha al contrario hanno appoggiato il nucleare dei ricchi cantoni di oltre Gottardo.
Ricordo l’intervento contro l’iniziativa del presidente della Conferenza dei governi dei Cantoni Alpini, il Consigliere di Stato Christian Vitta, affermando poco prima del voto che l’idroelettrico non andava strumentalizzato dai sostenitori dell’uscita pianificata dal nucleare.
Per difendere l’idroelettrico ticinese e svizzero, la dormiente Conferenza dei Cantoni Alpini, svegliatasi di soprassalto per sostenere il nucleare, avrebbe perlomeno dovuto trattare con i cantoni proprietari del nucleare l’incomprensibile appoggio alla loro causa in cambio di chiare garanzie per l’idroelettrico!
Siamo realisti: chiedere ora alla Confederazione di valorizzare l’idroelettrico per salvare i posti di lavoro ha lo stesso peso di una lettera a Gesù bambino.

Le cause di una crisi
L’idroelettrico è in crisi per varie ragioni, a partire dalla liberalizzazione parziale del mercato elettrico che permette ai grandi consumatori di acquistare quanto più conveniente c’è sul mercato. Un mercato in sovrapproduzione sia da vetusti impianti a carbone e nucleare, ma anche dallo sviluppo di nuove tecnologie che hanno fatto crescere rapidamente la produzione nel nuovo rinnovabile: eolico, fotovoltaico e biomassa.
La soluzione più semplice, logica e responsabile era togliere dal mercato i vetusti impianti nucleari. Secondo il Consiglio Federale tassare l’importazione di energia da carbone non sembra possibile. Ancora meno rivedere la liberalizzazione introdotta nel 2009, impedendo importazioni low cost. Quanto alla priorità volontaria per le nostre risorse, se non viene adottata nemmeno per il personale, dubito che si faccia per l’energia elettrica. L’analogo del contratto normale di lavoro sui prezzi dell’energia elettrica non esiste. Gli unici grandi consumatori che possiamo obbligare a consumare indigeno sono gli enti pubblici, comuni, consorzi, le regie federali, con le aziende elettriche di distribuzione Christian Vitta ha già fatti i passi necessari, ma non credo che basterà per invertire la tendenza. Solo la strategia energetica 2050 prevede qualche piccolo rappezzo a sostegno dell’idroelettrico, ma c’è già chi sta raccogliendo le firme contro.

Bruno Storni, PS


Associazioni islamiche pericolose: bandiamole!

di Lorenzo Quadri, CN, Lega

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Mozione al Consiglio federale

Proporre una base legale che permetta di bandire dalla Svizzera le associazioni islamiche pericolose

Il governo tedesco ha di recente messo al bando l’associazione salafita “La vera religione”. L’associazione in Germania ha reclutato circa 140 giovani jihadisti, andati a combattere in Siria ed in Iraq. Procedimenti penali contro membri di questa associazione sono aperti anche in Svizzera. Dove tuttavia manca la base legale per decretare un bando come accaduto in Germania.
L’Islam radicale è tuttavia un problema anche in Svizzera. In varie moschee sono stati di recente scoperti preoccupanti focolai di estremismo (vedi Winterthur, Ginevra, ecc). Evidentemente la situazione è stata a lungo tollerata, per non dire negata, in nome dell’ “apertura”, del “buonismo”, della “multiculturalità”.

Il diritto svizzero non sembra tuttavia disporre degli strumenti idonei a fronteggiare le nuove minacce legate al terrorismo islamico, dalle quali non siamo certo immuni.

Essendo la libertà di associazione un diritto costituzionale, la sua limitazione è possibile in presenza di una base legale, di un interesse pubblico e nel rispetto del principio della proporzionalità. Da qui la richiesta al Consiglio federale di elaborare una proposta di legge, ovvero la base legale, che permetta di bandire dalla Svizzera associazioni pericolose quali quella salafita denominata “La vera religione”, come accaduto in Germania.

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi


Rincaro dei posteggi a Mendrisio: il regalo di Natale della Lega

di Davide Rossi, Presidente PPD-GG Mendrisio

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Un mese orsono il PPD, preoccupato per la possibilità di un possibile aumento del canone di locazione dei posteggi pubblici, ha interrogato il Municipio sulla questione dell’applicazione delle nuove disposizioni riguardanti la tassa di collegamento.

Purtroppo, il timore che i cittadini di Mendrisio potessero essere chiamati nuovamente alla casa era fondato. Infatti, in attesa che il Tribunale Federale evada i diversi ricorsi pendenti contro la tassa di collegamento, la Città di Mendrisio, confrontata con il rischio di un prelievo retroattivo del tributo, a partire dal 1° agosto 2016, si è vista costretta ad adeguare al rialzo il prezzo dei posteggi comunali. Nonostante in campagna elettorale l’ideatore del balzello, il Consigliere di Stato leghista Claudio Zali, abbia garantito a più riprese che il tributo sarebbe stato prelevato unicamente a carico di 200 soggetti (centri commerciali e grandi aziende), in realtà si è scoperto ora che il prelievo tocca anche i posteggi pubblici.

Il PPD di Mendrisio, si rende conto che questi rincari, imposti dalle circostanze, non potevano essere procrastinati oltre ma è deluso perché gli stessi sono destinati a gravare sulle spalle dei lavoratori, costretti a fare uso dell’automobile, non già per sfizio ma semplicemente per l’assenza di un’offerta di trasporto pubblico praticabile. Ciononostante, si ritiene oltremodo corretto e giustificato il fatto che l’esecutivo comunale si sia esplicitamente impegnato a restituire gli aumenti, qualora la tassa di collegamento dovesse essere dichiarata incostituzionale ed essere annullata da parte del Tribunale federale.

In ogni caso, risulta del tutto evidente che l’imposizione della tassa di collegamento ai posteggi comunali non sia una scelta sensata. Questo perché, a fronte del rincaro dei posteggi pubblici, salirà la domanda di posteggi privati, con il risultato di generare una vera e propria lotta ad accaparrarsi i posteggi privati, soprattutto quelli ubicati presso gli stabili residenziali. Il tutto in una situazione in cui il trasporto pubblico serve una percentuale molto limitata di posti di lavoro ed una percentuale ancora inferiore di abitazioni, oltretutto spesso con una frequenza molto bassa.

Ancora una volta il vero senso dell’operazione è stato chiaramente quello di voler fare cassetta, prelevando l’ennesimo balzello in più. Voluto da chi? Proprio dal partito che aveva sempre fatto della sua politica contro nuove tasse il proprio cavallo di battaglia, ma da quando è al governo non ha fatto altro che continuare a mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Con buona pace della coerenza, la cittadinanza ringrazia la Lega per questo regalo di Natale, del quale avrebbe fatto volentieri a meno.

Davide Rossi, Presidente PPD-GG Mendrisio


Un trasporto pubblico da adattare alle attuali necessità degli utenti

di Giovanni Albertini

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Le condizioni attuali a livello di trasporto pubblico non sono soddisfacenti. I fatti successi recentemente che riguardano: ritardi dei treni con perdita delle coincidenze, sovraffollamento con passeggeri costretti a stare in piedi con conseguenze anche a livello infortunistico (un bambino si è rotto il radio su un bus), dimostrano la fragilità di un servizio che non riesce a trovare le giuste strategie per ovviare a tali problematiche.

Il trasporto pubblico dev’essere performante e deve garantire uno standard minimo di qualità ed efficienza.
In controtendenza gli abbonamenti continuano a rincarare speculando di conseguenza nei confronti di una massa critica che si reca giornalmente sul posto di lavoro o a scuola.

In un momento in cui si invitano insistentemente i cittadini a fare uso dei mezzi pubblici, non deve ricadere solo sulle loro spalle il prezzo di questa scelta più che necessaria per l’ambiente e la salute.

Un’altra fetta di utenti penalizzati è rappresentata, inoltre, da genitori con carrozzine, disabili e anziani che si trovano spesso costretti a trovare soluzioni alternative, durante gli orari di punta, per arrivare fisicamente e in tempo alla propria destinazione.

Ma quali soluzioni adottare?

1) Individuare le fasce orarie di maggiore affluenza, aumentando le corse dei bus e/o la capienza dei treni, pianificando ad esempio, un convoglio idoneo a garantire un’adeguata risposta alla domanda.

2) Aumentare i posti a sedere e porre maggiori sostegni all’interno dei trasporti pubblici per garantire una maggiore sicurezza.

3) Permettere in caso di marcata affluenza (emergenza sovraffollamento), l’uso dei posti a sedere nei convogli, spesso con poca affluenza, della prima classe

4) Garantire un supporto logistico ulteriore in caso di sovraffollamento

5) Garantire, durante gli orari di maggiore affluenza, assistenza a persone disabili o con difficoltà motorie – anziani.

Giovanni Albertini, consigliere comunale Lugano, presidente associazione Ticino&Lavoro


Collaborazioni con i comuni vicini o aggregazioni: cosa ne pensa il Municipio?

di Michel Malfanti e altri consiglieri comunali PPD di Lugano

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Nel 2014 il gruppo PPD ha presentato la mozione n. 3785 con la quale si chiedeva al Municipio, tra l’altro, di avviare le trattative e concludere un accordo o un Regolamento intercomunale o altra forma di organizzazione con i Comuni limitrofi per una migliore collaborazione, come pure per la ripartizione dei diritti decisionali e degli oneri finanziari (di investimento e di gestione) relativi a progetti, infrastrutture ecc. di valenza intercomunale; nel contempo di elaborare, congiuntamente ed in collaborazione con i Comuni membri dell’Ente regionale di sviluppo, un mandato di prestazione che incaricasse l’ERS di formulare una proposta di collaborazione intercomunale.

Si invitava altresì il Municipio a valutare vantaggi e svantaggi di una possibile partecipazione (vendita di parte delle azioni) alle AIL SA da parte dei Comuni vicini.
La Commissione speciale che ha esaminato tale mozione si è espressa per una sua accettazione. E anche il Municipio nelle proprie osservazioni – pur con certe riserve piuttosto volte a sottolineare la difficoltà della procedura – si è dichiarato a favore.

La mozione è stata discussa e approvata (cosa tutt’altro che scontata) dal Consiglio comunale nella seduta del 4 luglio 2016. Durante la discussione, l’on. Michele Foletti ha detto:
“Per quanto attiene ai grandi progetti, il 23 settembre alle ore 12.00 abbiamo la presentazione all’Ente regionale di sviluppo dei progetti Campo Marzio e Polo sportivo, per vedere di suscitare interesse da parte degli altri Comuni e soprattutto di suscitare l’interesse dell’Ente regionale di sviluppo che possa definire questi due progetti, dei progetti di sviluppo economico regionale, in modo da poter fare capo a dei fondi federali e cantonali”.

Nelle ultime settimane il Municipio di Lugano ha comunicato la propria decisione di voler promuovere l’aggregazione con i Comuni della cintura; decisione nuovamente ribadita dall’on. Sindaco in un’intervista apparsa su di un quotidiano il 23 novembre u.s. e durante una conferenza pubblica organizzata dal PPD del Distretto di Lugano dal titolo “Lugano quo vadis?”.
Quella del Municipio è una presa di posizione che, seppur espressa nell’ambito della consultazione promossa dal Cantone sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), evidenziauna certa impassibilità, se non la mancanza di volontà, dell’Esecutivo stesso ad iniziare un vero diverso dialogo con i Comuni vicini.

È vero – come sottolineato dal Municipio nelle proprie osservazioni alla mozione – che il processo non è facile, ma visto che davanti a noi vi sono esempi concreti di città importanti quali Zurigo e Basilea (riportati nella mozione), non pensiamo che esso sia impossibile.
Ci sembra innanzitutto che si tratti di una questione di organizzazione dei contatti e dei lavori e gradiremmo pertanto sapere cosa sia stato fatto in questo senso.

Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri comunali interrogano il Municipio a sapere:
1. Quale è stato l’esito della riunione del 23 settembre con i Comuni vicini? Quali temi e progetti sono stati affrontati? Quando è prevista la prossima riunione?
2. Il Municipio non ritiene più utile, prima di intraprendere procedure aggregative con i Comuni della cintura, trovare accordi e modalità di intesa, coinvolgimento e collaborazione come quelli indicati nella mozione? Se no, perché?
3. Quali passi concreti sono stati intrapresi, all’interno dell’amministrazione e all’esterno con gli altri enti comunali, per organizzare una trattativa avente lo scopo di concludere un accordo/regolamento simile a quelli già conclusi da città come Zurigo o Basilea o altre città e cantoni svizzeri? Quali passi saranno compiuti nei prossimi mesi? È possibile fornire degli esempi?
4. Quale è l’esito della valutazione degli svantaggi e dei vantaggi di un’eventuale partecipazione dei Comuni vicini all’azionariato delle AIL SA? Il Municipio in accordo con il Consiglio di amministrazione delle AIL è intenzionato a intavolare una trattativa con i Comuni vicini su questa tematica?

Per il Gruppo Partito Popolare Democratico e Generazione Giovani

Michele Malfanti, Giovanni Albertini, Sara Beretta Piccoli, Armando Boneff
Angelo Petralli, Michel Tricarico


Tassazione ordinaria dei frontalieri come “quasi residenti”

di Lorenzo Quadri

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Interpellanza al Consiglio federale

Tassazione ordinaria dei frontalieri come “quasi residenti”: la soglia minima di reddito di 120mila Fr/anno sarà mantenuta?

A seguito delle modifiche legislative in materia di imposizione alla fonte del reddito da attività lucrativa, anche i frontalieri avranno in futuro la possibilità di farsi imporre in via ordinaria in qualità di “quasi residenti”.
La modifica in questione è basata, come noto, su una sentenza del Tribunale federale che data del 2010. Ma non c’era evidentemente alcuna fretta né necessità di adeguarsi, dal momento che la presunta “non conformità” è proseguita per anni, senza che ciò portasse ad alcuna conseguenza.

Il nuovo regime comporterà per i Cantoni con molti frontalieri, ed in particolare per il Ticino, conseguenze estremamente negative: da un lato minori entrate fiscali (a seguito delle deduzioni che i frontalieri tassati in via ordinaria potrebbero far valere) dall’altro maggior onere amministrativo (per l’esame delle richieste di deduzioni), con necessità di assumere nuovo personale.

Chiedo al Consiglio federale:
– È intenzione del Consiglio federale mantenere, come peraltro indicato in diversi rapporti, la soglia minima di reddito di 120mila Fr /anno per i frontalieri per poter accedere alla tassazione ordinaria, così da porre un limite al loro accesso a quest’ultima?

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi


Negligenza, incompetenza e forse altro?

di Matteo Pronzini, MPS

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Maltrattamenti Casa Anziani Balerna: una triste storia di negligenza, incompetenza (e forse altro) delle autorità comunali e cantonali

In data 18 marzo  2011 il Municipio di Balerna apre un’inchiesta amministrativa nei confronti di una dipendente del Centro degli Anziani (Casa Anziani) per presunti maltrattamenti. Con l’apertura dell’inchiesta amministrativa la dipendente viene immediatamente sospesa dal lavoro. L’inchiesta amministrativa era partita dalla denuncia di una giovane stagista.

Da tempo il personale della casa anziani segnalava, in diversi modi, un disagio per le condizioni e l’ambiente di lavoro ed una carenza da parte della direzione della casa anziani.  Elementi emersi sia negli interrogatori dell’inchiesta amministrativa, sia nei verbali resi durante le due inchieste penali.

Il 28 marzo 2011 il Municipio di Balerna informava l’Ufficio del medico cantonale di questa situazione, preannunciando che i risultati dell’inchiesta amministrativa sarebbero stati comunicati in un secondo tempo. Il giorno seguente l’Ufficio del medico cantonale, per il tramite della signora A. De Benedetti confermava la ricezione della comunicazione.

Il 21 aprile 2011 il Municipio di Balerna segnalava all’Ufficio del medico cantonale che a seguito delle dimissioni della dipendente l’inchiesta era da ritenersi conclusa.

Il 28 aprile 2011 giunge al Municipio di Balerna dall’Ufficio del medico cantonale, e più precisamente dal medico cantonale G. Merlani e dal medico caposervizio Vigilanza e qualità A. De Benedetti, una comunicazione con la quale si prende atto (e si accetta) che l’inchiesta amministrativa si concluda senza la stesura di un rapporto. Viene confermato che l’inchiesta, cosi com’è stata riferita, è stata rispettosa del diritto.

Vi sarebbero però state delle aree d’intervento per abbassare il rischio di recidiva di comportamenti lesivi della dignità e dell’integrità degli ospiti. In particolare:

·  informazione da fornire al personale e ai famigliari degli ospiti vittime del comportamento della dipendente, comunicando a questi ultimi la possibilità di sporgere denuncia alla Commissione di Vigilanza;
·  la formazione e l’aggiornamento continuo del personale curante a tecniche di presa a carico della persona anziana affetta da deficit cognitivi;
· l’organizzazione del lavoro, inclusa l’analisi dell’efficacia della gerarchia in essere.

Dopo aver ricevuto, a fine settembre 2011, una presa di posizione del Municipio di Balerna, nella quale venivano elencate le misure intraprese sulla base delle indicazioni ricevute, l’Ufficio del medico cantonale comunicava che a suo parere il caso poteva essere archiviato: “In conclusione, preso atto che l’inchiesta amministrativa interna si è conclusa e che sono in fase di ultimazione le azioni da noi richieste a premessa della garanzia di sicurezza degli ospiti, riteniamo che non sussistano più pendenze nei confronti del nostro Ufficio relative alla segnalazione effettuata telefonicamente dalla direzione del Centro degli Anziani di Balerna il 23 marzo scorso.”

Nel frattempo, esattamente in data 20 maggio 2011, i parenti di una persona ospite sporsero denuncia alla Commissione di vigilanza sanitaria. La Commissione di vigilanza sanitaria, per il tramite del suo segretario S. Radczuweit, chiese al Municipio di Balerna, in data 31 maggio 2011, di trasmettere tutti gli atti in loro possesso. Cosa che il Municipio fece in data 17 giugno 2011 trasmettendo i verbali degli interrogatori svolti tra il personale della Casa Anziani.

Per oltre 500 giorni (dal 17 giugno 2011 al 7 marzo 2013) tale documentazione è rimasta sulla scrivania del segretario della Commissione di vigilanza sanitaria senza che il signor Radczuweit si sia  degnato di sfogliarla.

Solo l’intervento deciso dei parenti della persona ospite hanno obbligato il solerte funzionario a svegliarsi e darsi la briga di leggere i verbali ricevuti oltre 500 giorni prima. La lettura dei verbali, combinata con la determinazione dei parenti della persona ospite, devono aver evidentemente spaventato  Radczuweit il quale prese carta e penna e scrisse immediatamente al Ministero Pubblico.

Dal tenore della lettera inviata in data 7 marzo 2013 da Radczuweit al Ministero Pubblico traspare un tremendo imbarazzo e la consapevolezza d’aver commesso una grave negligenza. Radczuweit cerca inoltre di nascondere la sua responsabilità scaricando la colpa sul  Municipio di Balerna:

“Come potrà leggere la segnalazione risale al 2011. Purtroppo, per i motivi che verranno esposti qui di seguito, vi trasmettiamo l’incarto con qualche mese di ritardo.

Il 21 aprile 2011, il Municipio aveva segnato all’UMC che l’inchiesta amministrativa era stata archiviata a seguito delle dimissioni della signora … In quell’occasione il Municipio non ha più fatto menzione di maltrattamenti ma ha indicato che la procedura amministrativa era stata attivata a seguito di una segnalazione per “comportamento non conforme ai doveri di servizio”. Per questo motivo, lo scrivente Ufficio non ha trattato immediatamente il caso. Infatti come appena indicato, l’indicazione “comportamento non conforme ai doveri di servizio” ha fatto erroneamente credere allo scrivente Ufficio che non vi fosse urgenza nell’evasione della pratica. Tale agire non è senz’altro giustificabile ma dettato da una situazione di sovraccarico lavorativo che ci vede costretti a trattare le pratiche correnti in ordine di entrata dando priorità unicamente ai casi gravi.

Da ultimo si osserva che né la casa anziani né il Municipio non hanno sporto denuncia nei confronti della signora …. Nonostante l’art. 68 cpv 2 Legge sanitaria prevede tale obbligo. “

Dal canto suo il Ministero pubblico intervenne tempestivamente aprendo un’istruzione penale nei confronti della ex-dipendente.

Istruzione sfociata in data 12 maggio 2015 in un atto d’accusa per ripetuta coazione (art. 181) dal settembre 2008 al 16 marzo 2011 nei confronti di ben 12 persone degenti presso la Casa Anziani di Balerna e minaccia (art. 180 cpv 1) nei confronti della persona che ha avuto il coraggio di segnalare il suo comportamento. E’ bene ricordare che, al momento, purtroppo ben 7 persone degenti sono decedute.

Purtroppo, per ragioni non chiare, il processo a carico della ex-dipendente, a quasi 18 mesi di distanza, non si è ancora svolto.

Come indicato in precedenza i verbali della mai conclusa inchiesta amministrativa lasciavano trapelare una situazione allarmante. La dipendente sotto accusa aveva segnalato che vi erano altri dipendenti (tra cui uno dei tre dipendenti che finiranno poi davanti al Ministero Pubblico nel 2014) che tenevano comportamenti non conformi. Alcuni dipendenti avevano descritto un clima di paura tra il personale e la responsabile delle cure aveva dato delle risposte non convincenti. Malgrado ciò tutti coloro che dovevano intervenire non sono intervenuti.

Chi per superficialità, chi per negligenza, chi perché voleva nascondere e difendere il proprio posto, tutti hanno girato la faccia da un’altra parte non vedendo che le persone che commettevano maltrattamenti erano più di una e che gli stessi continuavano e sono continuati per oltre 4 anni.

La documentazione dell’incarto penale dimostra che dopo il 2011 a più riprese il personale ha, malgrado la comprensibile paura, segnalato alla direzione della casa anziani così come al Municipio, tutto quanto non funzionava. Queste segnalazioni sono sempre cadute nel vuoto.

A fine 2014 una parte del personale della casa anziani, preso atto della non volontà della direzione d’ascoltare le loro segnalazioni ed il loro disagio, si rivolge al Ministero Pubblico.

In data 24 giugno 2015 la Procura apre un’istruzione penale nei confronti di tre dipendenti per coazione (art. 181). Successivamente in data 24 maggio 2016 l’istruzione penale viene estesa, anche al  reato di vie di fatto (126 cpv 2) e non è escluso che sia stata anche estesa, almeno per un dipendente per lesioni semplici.

Sembra che in data 8 febbraio 2016 il Municipio di Balerna abbia aperto un’inchiesta amministrativa nei confronti dei tre dipendenti. Non è dato a sapere se la stessa sia ancora in corso e cosa il Municipio abbia messo in atto a tutela delle vittime, se le stesse siano state informate di questa inchiesta amministrativa e dei loro diritti (ad esempio segnalazione alla Commissione di vigilanza sanitaria).

L’unica cosa certa è che i tre dipendenti, a differenza del caso del 2011,  hanno continuato e continuano tutt’ora a lavorare presso la casa anziani, accanto ad alcune delle loro vittime alle quali hanno arrecato maltrattamenti. Viceversa il personale che ha avuto il coraggio di denunciare i maltrattamenti, in modi diversi, è stato “liquidato”.

Gli ospiti della casa anziani che avrebbero subito maltrattamenti da prima del 2011 fino  al maggio 2015  sarebbero almeno 12. Anche in questo caso 7 ospiti  purtroppo sono nel frattempo deceduti.

Di questi 12 almeno 4 erano già stati maltrattati dalla ex-dipendente (casi del 2011).

Alla casa per anziani di Balerna risiedono 35 ospiti. Dal 2008 al 2015 almeno 21 ospiti sono stati oggetti di maltrattamenti vergognosi ed indegni di un paese che si definisce civile. Tutti coloro che potevano e dovevano intervenire (Direzione casa anziani, Municipio, Ufficio Sanità  del DSS) non sono intervenuti.

Anche loro sono responsabili dei maltrattamenti subiti dagli anziani di Balerna.
 
Chiedo pertanto al Consiglio di Stato:

1. Quale era il mandato conferito all’inchiesta amministrativa decisa dal Municipio di Balerna il 18 marzo 2011?

2. Il Municipio di Balerna ha redatto un rapporto conclusivo dell’inchiesta amministrativa 2011? Se no perché?

3. L’Ufficio del medico cantonale ha richiesto e visionato gli atti dell’inchiesta amministrativa 2011? Se si come mai non ha ravvisato gli estremi per una denuncia penale cosi come fatto seppure con grave e negligente ritardo da parte del segretario della Commissione di vigilanza sanitaria in data 7 marzo 2013 ?

4. L’Ufficio del medico cantonale ha un protocollo per i casi in cui viene messo al corrente d’apertura d’inchieste amministrative o presunti maltrattamenti in strutture sanitarie (ospedali o case per anziani)?

5. Il Municipio di Balerna, con il sostegno dell’Ufficio del medico cantonale, ha affermato che con le dimissioni della collaboratrice l’inchiesta era da considerarsi conclusa. Sulla base di quale articolo del Regolamento organico?

6. L’incontro tra direzione casa anziani, municipio e l’Ufficio del medico cantonale del 18 aprile 2011 è stato protocollato?

7. Su quali elementi l’Ufficio del medico cantonale ha potuto affermare nella sua lettera del 28 aprile 2011 che “ si valuta che l’inchiesta, così com’è stata riferita, sia stata rispettosa del diritto..”?

8. Quali elementi hanno portato l’Ufficio del medico cantonale ad affermare che “per abbassare il rischio di recidive di comportamenti lesivi della dignità e integrità dell’ospite” si individuavano tre aree d’intervento: informazione al personale e ai famigliari, formazione e aggiornamento continuo del personale, organizzazione del lavoro?

9. L’articolo 21 della legge sanitaria indica che le violazioni dei diritti delle persone degenti nelle case per anziani (cosi come in altre strutture sanitarie)  è denunciabile alla Commissione di vigilanza. La denuncia può essere presentata dall’interessato, dal suo rappresentante legale e da ogni altra persona, nell’interesse del paziente danneggiato. Perché nessuna delle persone che avevano preso visione degli atti dell’inchiesta amministrativa ha informato la commissione di vigilanza (il Medico Cantonale Merlani, la medico caposervizio Vigilanza e qualità De Benedetti, l’infermiere cantonale Marvin, il direttore della casa anziani Janett, il segretario comunale Mazzola, il capo dicastero Gerosa, ed il Municipio)?

10. In data 20 maggio la Commissione di vigilanza riceve una denuncia da parte dei parenti di una persona degente ospite a Balerna. Il successivo 30 maggio 2011 la  Commissione di vigilanza, per il tramite del segretario Radczuweit, comunica ai parenti di aver registrato la denuncia e preannuncia, come da regolamento “Al termine della procedura la Commissione di vigilanza si pronuncerà con una presa di posizione scritta che verrà comunicata sia a lei che al denunciato. La Commissione, anche se non può escludere tempi più estesi, farà il necessario per concludere il procedimento entro termini ragionevoli”. Contemporaneamente vengono chiesti al Municipio di Balerna gli atti in suo possesso relativi all’inchiesta amministrativa affinché gli stessi possano essere acquisiti nell’ambito della presente procedura disciplinare. Poi fino al 7 marzo 2013 il nulla assoluto. Il segretario Radczuweit giustifica la sua grave negligenza adducendo “una situazione di sovraccarico lavorativo che ci vede costretti a trattare le pratiche correnti in ordine di entrata dando priorità unicamente ai casi di gravi”.

a. Il DSS è informato di questa situazione di sovraccarico lavorativo?

b. Se sì, cosa ha intrapreso, dal 2011, per sanarla?

c. Quante denunce sono state inoltrate alla Commissione negli anni 2010, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016?

d. In media quanti giorni una denuncia rimane ferma sui tavoli della Commissione?

e. La commissione ha elaborato dei procedimenti per svolgere una selezione delle denunce sulla base del loro grado di gravità?

f.  Quante volte si è riunita la Commissione negli anni 2010, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016?

11. Nel suo scritto del 7 marzo 2013 il solerte Radczuweit definisce come pochi mesi di ritardo, un ritardo di oltre 500 giorni (circa 24 mesi). Anche per il Consiglio di Stato 500 giorni sono da considerare pochi mesi?

12. La denuncia inoltrata in data 20 maggio 2011, quando è stata trattata dalla Commissione?

a. Che esito ha avuto?

b. Al termine della proceduta la famiglia del denunciante, cosi come la denunciata, ha ricevuto la presa di posizione scritta?

c. Se sì, quando? Se no, perché?

d. Così come stabilito all’articolo 9 del relativo regolamento, quali provvedimenti la Commissione ha proposto al Dipartimento alfine di prevenire, far cessare o sanzionare le violazioni della Legge sanitaria?

13.  Nel suo scritto del 7 marzo 2013 alla Procura pubblica, il segretario della Commissione Radczuweit segnala che “il 21 aprile 2011, il Municipio aveva segnato all’UMC che l’inchiesta amministrativa era stata archiviata a seguito delle dimissioni della signora…In quell’occasione il Municipio non ha più fatto menzione di maltrattamenti ma ha indicato che la procedura amministrativa era stata attivata a seguito di una segnalazione per “comportamento non conforme ai doveri di servizio”. Per questo motivo, lo scrivente Ufficio non ha trattato immediatamente il caso. Infatti, come appena indicato, l’indicazione “comportamento non conforme ai doveri di servizio” ha fatto erroneamente credere allo scrivente Ufficio che non vi fosse urgenza nell’evasione della pratica.

a. Ritiene il Consiglio di Stato che il Municipio di Balerna abbia volutamente cercato di nascondere la reale situazione?

b. Da quanto indicato da Radczuweit sembra quasi di capire che egli, per definire se una pratica sia urgente o meno, si limiti a leggere i titoli delle lettere. Le cose funzionano proprio così?

14. Il segretario Radczuweit aggiunge inoltre “che né la casa anziani né il Municipio non hanno sporto denuncia nei confronti della signora … nonostante l’art. 68 cpv 2 Legge sanitaria preveda tale obbligo”. Perché ciò non è stato fatto?

15. Il Medico Cantonale Merlani in data 12 ottobre 2011 ha chiuso il caso, dando la sua benedizione alle misure adottate dal Municipio nella sua lettera del 30 settembre 2011 (interventi per accrescere la tutela dell’integrità e della dignità degli ospiti): “In conclusione, preso atto che l’inchiesta amministrativa interna si è conclusa e che sono in fase di ultimazione le azioni da noi richieste a premessa della garanzia di sicurezza degli ospiti, riteniamo che non sussistano più pendenze nei confronti del nostro Ufficio relative alla segnalazione effettuata telefonicamente dalla direzione del Centro degli Anziani di Balerna il 23 marzo scorso.” Come spiega e giustifica il Medico cantonale Merlani che ciò malgrado nello stesso momento e fino al 2015 almeno altri 12 ospiti inerti stavano subendo maltrattamenti?

16. Il 12 maggio 2015 la Procuratrice pubblica Valentina Tuoni ha promosso l’accusa di ripetuta coazione e minaccia  su 12 anziani nei confronti della ex-dipendente. Malgrado siano trascorsi 19 mesi il processo non si è ancora tenuto.

a. Il Consiglio di Stato conosce le ragioni di questo ritardo?

b.  Si può pensare che il ritardo sia dovuto alla concomitanza con la presidenza del Gran Consiglio nel 2015 del sindaco di Balerna Pagani?

c. Quando pensa che il processo verrà agendato?

17. Dal 12 ottobre 2011 al 7 luglio 2015 (data in cui il Ministero Pubblico ha informato l’Ufficio Sanità dell’apertura di un’inchiesta penale riguardante tre dipendenti della casa anziani) cosa ha intrapreso il Medico cantonale Merlani alfine di verificare che il “rischio di recidive di comportamenti lesivi della dignità e integrità dell’ospite” rimanesse basso o inesistente?

18. La denuncia verso i tre dipendenti della casa anziani, così come era successo nel 2011, è partita da alcuni dipendenti. Gli stessi, preso atto che le segnalazioni alla direzione della casa anziani ed al Municipio si perdevano nel vuoto, nel novembre del 2014 si presentano in Procura e vuotano il sacco. I verbali e la documentazione agli atti fa emergere una grande sofferenza del personale per la situazione con cui erano confrontati e, soprattutto, per l’incapacità della direzione di garantire un sano ambiente di lavoro, premessa indispensabile in un lavoro così delicato come quello svolto in una casa anziani. Per quale ragione la responsabile delle cure, il direttore della casa anziani ed il capo dicastero, memori di quanto era successo nel 2011, non sono intervenuti?

19. In data 20 luglio 2015 il Municipio di Balerna riceve dalla Procura gli atti riguardanti i 3 dipendenti della casa anziani contro cui vi è in atto un’inchiesta penale per coazione (estesa nel 2016  a vie di fatto e forse anche lesioni semplici).

a. Per quale ragione il Municipio ha atteso fino al 5 febbraio 2016 (oltre 6 mesi) prima di procedere all’apertura di un’inchiesta amministrativa nei confronti dei tre dipendenti?

b. Dal canto suo l’Ufficio del medico cantonale riceve gli atti della procedura penale in data 15 luglio 2015. Perché, a differenza del marzo 2011, nel luglio 2015 non ha chiesto al Municipio di Balerna di procedere all’apertura di un inchiesta amministrativa?

20. Nel marzo 2011, al momento dell’apertura della prima inchiesta amministrativa, il Municipio, sulla base delle disposizioni del Regolamento organico comunale, aveva sospeso a titolo cautelativo la dipendente contro la quale vi era stata una segnalazione di maltrattamenti sfociati poi in un decreto d’accusa per ripetuta coazione e minacce.

a. Per quale ragione il Municipio nel momento in cui è venuto a conoscenza (dal luglio 2015) che vi era un procedimento penale in corso verso tre dipendenti per la stessa accusa di coazione – a cui si aggiunge vie di fatto e forse lesioni semplici) – non ha ritenuto necessario procedere a sospendere a titolo cautelativo i tre dipendenti?

b. Perché l’Ufficio del medico cantonale, a differenza del 2011, non ha chiesto al Municipio di sospendere, a titolo cautelativo, i tre dipendenti?

21. Non ritiene il Consiglio di Stato di dover invitare il Municipio di Balerna, con urgenza e con effetto immediato, a sospendere i tre dipendenti sospettati di maltrattamenti?

22. Come spiega il Consiglio di Stato che i dipendenti che hanno avuto il coraggio di denunciare i maltrattamenti, dopo aver per lungo tempo segnalato la situazione alla capo cure, al direttore ed al municipale capo dicastero, nel frattempo sono stati tutti, chi in un modo chi in un altro, liquidati dalla casa anziani?

23. Nel 2015 il Medico cantonale ha richiesto al Municipio di Balerna, così come nel 2011, di informare gli almeno 12 familiari degli ospiti vittime del comportamento dei dipendenti, comunicando a quest’ultimi la possibilità di sporgere denuncia alla Commissione di Vigilanza? Nel caso sia stato fatto, con quale modalità è avvenuto?

24. Ritiene il Consiglio di Stato che presso la casa anziani di Balerna dove, indicativamente, dal 2008 al 2015 almeno 21 ospiti su 35 hanno subito maltrattamenti siano stati rispettati i seguenti articoli della Legge sanitaria:

a. Articolo 5:  Ogni persona ha diritto a prestazioni sanitarie scientificamente riconosciute. Esse dovranno essere adeguate alla esigenza di cura nel rispetto dei principi della libertà, dignità e integrità della persona umana e tenere conto del criterio di efficacia sanitaria…”

b.  Articolo 19:  I diritti e le libertà individuali dei pazienti delle strutture sanitarie stazionarie possono essere limitati solo per motivi di ordine medico o organizzativo prevalenti. In particolare i pazienti hanno diritto all’assistenza spirituale, all’accompagnamento alla morte e alla presenza delle persone prossime. La degenza non deve privare il paziente di alcun diritto civile e costituzionale.

25. Ritiene che sulla base di tutta la documentazione in possesso del Medico Cantonale che lo stesso, dal 2011 ad oggi, abbia svolto il suo mandato così come stabilito dall’articolo 79 della Legge Sanitaria: Il Dipartimento esercita la vigilanza sulle strutture, e sulle attività previste nelle strutture sanitarie. Esso può segnatamente imporre l’adozione di tutti i provvedimenti e le misure atte a garantire le premesse di sicurezza per i pazienti, di qualità delle prestazioni, dei beni e servizi distribuiti?

26. Non ritiene che di fatto presso la Casa Anziani di Balerna non vi siano i requisiti necessari per continuare ad autorizzare l’attività? O, per lo meno, non ritiene d’imporre al Municipio di Balerna d’esonerare il direttore Janett e la responsabile delle cure Zucchetti dalla loro responsabilità e procedere al commissariamento della Casa Anziani?

27. Non ritiene necessario aprire una propria inchiesta amministrativa nei confronti del personale dirigente dell’Ufficio Sanità,  in primis nei confronti del Medico Cantonale Merlani e del segretario della Commissione di Vigilanza Radczuweit?

28. Non ritiene necessario valutare se vi siano altre persone verso cui si possano intravedere gli estremi per una denuncia penale relativa ad almeno 22 maltrattamenti della Casa per Anziani di Balerna?

29. Da ultimo ma non ultimo non ritiene necessario formulare, quale autorità di alta vigilanza della Legge sanitaria, le proprie scuse agli ospiti ed ai famigliari degli ospiti defunti per tutta questa triste storia?

Matteo Pronzini, MPS


Saranno i cittadini a pagare lo scotto?

di Pierluigi Zanchi e Francesca Machado-Zorrilla, Verdi Locarno

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Sgravi fiscali secondo Riforma III dell’imposizione delle imprese.
Saranno i cittadini a pagarne lo scotto?

In occasione della prossima votazione federale del 12 febbraio 2017 decideremo sull’entrata in vigore della Legge federale del 17 giugno 2016 concernente misure fiscali volte a rafforzare la competitività della piazza imprenditoriale svizzera (Legge sulla riforma III dell’imposizione delle imprese) (FF 2016 4381).

Secondo quanto approvato dal parlamento federale, la Riforma III dell’imposizione delle imprese intende eliminare l’imposizione ridotta per le società holding, le società di domicilio e le società miste, abbandonando l’attuale regime di imposizione privilegiata. Tale imposizione, che incoraggia le multinazionali a spostare in Svizzera i profitti realizzati all’estero e in particolare nei paesi in via di sviluppo, infatti è fortemente criticata a livello internazionale.

Con l’intento di evitare che la Svizzera subisca una perdita di competitività e ne consegua un possibile esodo di imprese, è prevista l’introduzione di misure di sgravio fiscale, diminuendo le basi di imposizione a tutte le società. Questi nuovi strumenti sono i seguenti:

• Patent box (riduzione fiscale fino a un massimo di 90% per i redditi derivanti da brevetti e beni immateriali)
• Sovvenzioni in materia di R&S (deduzione degli oneri per la ricerca e lo sviluppo fino al 150%)
• Imposta sull’utile con deduzione degli interessi (deduzione degli interessi sul capitale proprio)
• Riduzione dell’imposizione sul capitale
• Imposizione speciale delle riserve occulte (per evitare un’imposizione più elevata al momento del passaggio alla tassazione ordinaria).

Questa riforma prevede quindi una vasta scelta di regali fiscali per le grandi aziende e perdite miliardarie per le collettività che dovranno verosimilmente essere colmate con tagli alle prestazioni o aumenti di imposte per i contribuenti fisici.

A titolo compensatorio per le previste perdite fiscali per i Cantoni, è previsto che la quota cantonale all’imposta federale diretta venga aumentata dall’attuale 17 al 21,2 per cento. In tal modo saranno a disposizione dei Cantoni circa 1,1 miliardo di franchi per permettere loro di abbassare le imposte sugli utili alle aziende.

Già la Riforma II dell’imposizione delle imprese ha comportato elevate perdite fiscali ai Comuni. Le conseguenze finanziare della Riforma III dell’imposizione delle imprese rischiano di essere enormi e avranno importanti risvolti per l’intero paese, cantoni, città e comuni. Le perdite sono infatti imprevedibili: una perdita minima di 2.7 miliardi è già stata confermata a causa delle nuove esenzioni fiscali, ma questa potrà essere ben più elevata. I Cantoni perderanno centinaia di milioni che le magre compensazioni previste versate dalla Confederazione modificheranno solo leggermente. I Comuni saranno i maggiori perdenti perché non riceveranno nessuna compensazione. Alle città e ai comuni mancheranno quelle risorse che sono chiamati ad investire per creare le condizioni quadro favorevoli (infrastrutture, qualità di vita, servizi, sicurezza) all’impianto di nuove imprese. Spetterà ai cantoni rendere in qualche sorta partecipi i comuni ai pagamenti compensatori da parte della Confederazione.

Si teme che alla fine saranno le persone fisiche, i salariati e la classe media che dovranno passare alla cassa, con aumenti fiscali, nuove tasse e diminuzioni delle prestazioni alla popolazione.

Le nostre domande a proposito:

1.) Qual è stato l’impatto della riforma delle imprese II sulle finanze del Comune a partire dagli anni 2010 / 2011? E sulla politica fiscale comunale (p.es. sul moltiplicatore)?

2.) Quante sono le società toccate dall’abbandono del regime di imposizione privilegiata prevista dalla riforma III (società holding, le società di domicilio e le società miste) presenti sul territorio comunale? A quanto ammontano gli introiti fiscali per il comune di tali società e quanto rappresentano in relazione a tutte le entrate fiscali delle aziende?

3.) Il Municipio ha stimato i minori introiti fiscali derivanti dalle misure della riforma III dell’imposizione delle imprese? A quanto ammontano?

4.) Tali minori introiti sono presi in considerazione nella pianificazione finanziaria del comune? In che modo?

5.) Sono da prevedere aumenti del moltiplicatore d’imposta comunale per le persone fisiche e/o diminuzioni dei servizi del Comune per compensare l’eventuale l’ammanco di entrate? In caso affermativo di quanto e quali?

6.) Cosa intende intraprendere il Municipio per far valere i propri interessi verso il Cantone e la Confederazione a proposito delle misure compensatorie previste dalla Riforma III?

Pierluigi Zanchi e Francesca Machado-Zorrilla, Verdi Locarno


«FFS, e gli studenti?» Il SISA lancia una petizione

Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) chiede che venga mantenuta la corsa da 19.10 da Lugano e che agli studenti del Mendrisiotto sia offerto un biglietto a un franco per Lugano

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LUGANO – Oggi Lugano è in festa per la sua stazione e per la prima corsa arrivata da Zurigo attraverso la galleria del Gottardo, ma per il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) con AlpTransit «cominciamo bene!». Ironicamente, ovviamente. Il nodo è il nuovo orario creato dalle FFS a seguito dell’apertura della galleria del Gottardo, che sopprimono le corse delle 19.10 da Lugano e delle 18.48 da Locarno della domenica sera, così come quella delle 20.25 da Domodossola.

Corse ritenute fondamentali per gli studenti, ma «ancora una volta le aziende del trasporto pubblico, perennemente offuscate da logiche di ottimizzazione dei costi e di massimizzazione dei profitti, hanno dimostrato di aver ben poco a cuore le esigenze e le peculiarità della propria utenza».

Il SISA sostiene quindi la petizione “Mantenere la qualità attuale dell’offerta ferroviaria sulla linea Locarno-Domodossola” lanciata da alcuni studenti del Locarnese per spingere le Ferrovie Autolinee Regionali Ticinesi (FART) a ritornare sui propri passi, e ne lancia addirittura una propria al Governo.

«Le modifiche del piano orario definite dalle Ferrovie Federali Svizzere (FFS) in relazione all’apertura della galleria di base del San Gottardo non hanno mancato di sollevare polemiche tra i numerosi ticinesi che stanno
proseguendo i propri studi Oltralpe. In particolare, viene contestata la soppressione della corsa delle ore 19.10 da Lugano, oggi massicciamente sfruttata soprattutto dagli studenti del Sottoceneri, in quanto permette di
usufruire dell’abbonamento Binario 7 senza alcuna maggiorazione tariffaria (esclusi naturalmente i viaggiatori provenienti dal Mendrisiotto, costretti ad acquistare un titolo di trasporto fino a Lugano)», si legge nel testo. «Eliminando questo collegamento, gli studenti sottocenerini sarebbero costretti a pagare di tasca propria un biglietto fino a Bellinzona (con una spesa supplementare che annualmente, per chi è solito ritornare di frequente a Sud delle Alpi, può arrivare ad ammontare a più 150 CHF: circa la metà del costo di un abbonamento Binario 7!) o a scegliere la corsa delle ore 19.43, con la quale tutti i benefici apportati da Alptransit in termini di orari di arrivo verrebbero vanificati (senza contare i rischi di sovraffollamento del
collegamento in questione o di mancate coincidenze con il resto della rete di trasporto pubblico che permette agli studenti di raggiungere la stazione di Lugano».

Le richieste al Consiglio di Stato sono dunque due: «adoperarsi in ogni modo possibile per convincere le FFS a mantenere il collegamento ferroviario delle
19.10, onde evitare la creazione di un’ulteriore discriminazione tra gli studenti del Sopra e del Sottoceneri», e «farsi carico dei costi aggiuntivi che gli studenti del Mendrisiotto devono sostenere per raggiungere la
stazione di Lugano, istituendo per questa tratta un titolo di trasporto dal costo simbolico di 1.- CHF, riservato ai titolari di un abbonamento Binario 7 (sul modello del “Biglietto complementare Binario 7” proposto dalle FART SA per risolvere i disagi legati al nuovo orario), che possa risolvere la già esistente discriminazione tra questi e gli studenti del resto del Cantone».$

La raccolta firme è partita.


La Polizia del Pensiero

di Oreste Pejman, esponente UDC

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Dobbiamo stare attenti quando vogliamo esprime il nostro pensiero. Meglio farlo di nascosto o sottovoce, senza farci scoprire.

La Polizia del Pensiero è attorno a noi, ci guarda, ci controlla ed è pronta a intervenire col suo manganello che impone una presunta superiorità morale. Se verrai scoperto a uscire fuori dal suo schema di pensiero allora sarai punito, escluso e verrai definito sbagliato, razzista, sessista o con qualsiasi altro appellativo che ti farà sentire un mostro, nonostante tu non lo sia affatto. Ti giudicheranno, cercheranno di farti sentire sbagliato, ti toglieranno la voglia di esprimerti, perché il tuo pensiero per loro è immondo e va immediatamente taciuto o corretto.

La libertà del pensiero, ma soprattutto la libertà di esprimere il tuo pensiero, verrà meno. Svanirà così la voglia di dire ciò che realmente crediamo, ci sentiremo inadatti, erranti e ci chiederemo perché la nostra mente produca pensieri che la Polizia del Pensiero ripudia. L’unica certezza che avremo sarà che per non essere scoperti, arrestati e puniti sarà meglio restare nascosti nel silenzio.

A noi però, donne e uomini sbagliati, oggi ci rimane ancora un’arma per poterci esprimere senza paura, per dire ciò che veramente pensiamo e sentirci per un attimo liberi: il voto. Nell’urna possiamo ancora esprimere liberamente e senza timore il nostro credo, e la Polizia del Pensiero non potrà vederci, non potrà punirci e nessuno potrà mai sapere ciò che realmente pensiamo. Dopo il voto saremo comunque giudicati, definiranno il nostro voto come sbagliato, immorale, ignorante e probabilmente si dovrà rivotare per correggere il nostro pensiero deforme.

La verità però, è che non possiamo continuare a vivere sotto questa continua inquisizione del pensiero e della morale. Dobbiamo ribellarci e far sentire senza paura e sempre più forte la nostra voce. Solo così potremo liberarci dalla Polizia del Pensiero e dal regime da lei imposto. Perché forse non era il nostro modo di pensare ad essere sbagliato. Forse a sbagliare era chi ci impediva di essere liberi.

Oreste Pejman, esponente UDC