Categoria: Tribuna libera

Obbligo di notifica, tedesco e maggiore promozione

di Giovanni Albertini, Generazione Giovani, presidente Associazione Ticino&Lavoro

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Oggi le scuole devono essere in prima linea per sensibilizzare maggiormente e in modo mirato gli allievi, indirizzandoli verso quei settori dove vi è più richiesta di manodopera. Per raggiungere l’obiettivo bisogna studiare e conoscere più approfonditamente la situazione del mercato del lavoro in Ticino. Lavorando in questa direzione, si può pensare di inserire a livello legislativo un obbligo di notifica dei posti vacanti presso le aziende registrate a Registro di Commercio. L’introduzione di tale misura permetterebbe di monitorare la situazione locale e indirizzare, con scelte più mirate, i nostri giovani alla ricerca di un futuro impiego.

L’orientamento professionale è lo strumento che deve puntare ad un dialogo più diretto con le imprese locali. Creare sinergie a livello intercantonale con l’obiettivo di favorire ulteriori opportunità nella ricerca di un apprendistato deve rientrare nelle strategie imminenti. Per sfruttare al meglio questa possibilità è assolutamente necessario incrementare e perfezionare la conoscenza della lingua tedesca, ancora oggi poco considerata alle nostre latitudini, e che diventerà con l’arrivo di Alptransit ancora più fondamentale e indispensabile.

Proposte:
– Inserire a livello legislativo l’obbligo di notifica dei posti vacanti
– Monitorare, elaborare e sfruttare i risultati dei dati pervenuti per avere una panoramica più mirata sul mercato del lavoro locale
– Promuovere e insistere maggiormente sulla lingua tedesca
– Promuovere maggiormente le sinergie intercantonali per la possibilità di un impiego / apprendistato
– Riqualificare le persone residenti che fanno fatica a reinserirsi nel mondo del lavoro

Ricordo inoltre che sul sito www.orientamento.ch si possono trovare dei posti di apprendistato liberi. Sulla piattaforma www.ticinoelavoro.ch i datori di lavoro possono iscriversi gratuitamente per reperire personale indigeno, giovani alla ricerca di un apprendistato e studenti alla ricerca di un lavoro estivo.

Giovanni Albertini, Generazione Giovani, presidente Associazione Ticino&Lavoro


Il big bang di Google e noi

di Natalia Ferrara Micocci, deputata PLRT al Gran Consiglio

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Dopo aver mutato il nostro rapporto con il web, Google ha cambiato nome: si chiamerà Alphabet. In realtà, non cambia solo nome, cambia marcia. È la notizia di oggi, per chi si interessa di media, e per chi, come me, li ha sperimentati di persona da quando sono attiva in politica. La centralità dei mezzi di comunicazione, l’importanza del giornalismo per la vita democratica ma anche i rischi comunicativi di un mondo sempre più “social” sono un dato di fatto. Si dice sempre che i media sono diventati centrali, ma quando lo si tocca con mano e si cerca la loro attenzione, come un politico deve fare, lo si capisce meglio. Ma cosa c’entra Google con tutto questo? Molto, credo. La logica che sta dietro il cambio di denominazione di Google è segnalare, definitivamente, che tra i business del colosso USA non c’è “solo” il motore di ricerca ma molte altre attività. Tra di esse (e dentro di esse) cresce l’importanza dell’editoria, ovvero la ricerca e, come dicono gli esperti, l’aggregazione di contenuti, raccolti dove ci sono oppure prodotti in casa. Vuole dire, ad esempio, informarsi, divertirsi, analizzare cliccando news.google.com, attivo dai primi anni del 2000. Detto altrimenti, c’è e cresce un’offerta giornalistica che non nasce da un editore, un giornale, una radio o una TV ma da un motore di ricerca, Google appunto, partito nel 1998 e che oggi vale in borsa più di Microsoft. La “newsroom” di Facebook ci parla la stessa lingua, manco a dirlo. Credo che questo significhi molto per tutti. Certamente vuole dire molto per il giornalismo, confrontato con una concorrenza formidabile. Significa tanto anche per le aziende mediatiche, che si vedono affiancare da Google (ma non solo, pensiamo a Yahoo) nel ruolo di “impaginatori” delle notizie, ovvero del mondo, agli occhi e alle orecchie del pubblico. Potremmo pensare che, nel piccolo del Ticino o della Svizzera tutto ciò sia destinato a non toccarci, così come per tanto tempo abbiamo pensato che non saremmo stati sfiorati da tante tempeste che poi ci hanno colto impreparati. Certo, non vedremo Google, Yahoo o Facebook sostituire i nostri preziosi giornali, radio e TV pubblica e privata. Magari togliere ai loro lettori tempo e attenzione, questo sì. Senza alcuna pretesa di aver capito il mondo dei media, ci mancherebbe, penso però che il problema maggiore sia un altro. Come difendere la qualità e la rilevanza in un contesto dove la lotta è per l’attenzione? Come proteggere l’accuratezza se la velocità è il primo criterio? Come persuadere il pubblico che la qualità si paga quando la cultura del gratis si diffonde? Come tutelare la sfera privata quando l’intimità in pubblico è diventata un genere e i social-network onnipresenti? Non fuggo certo i media, anzi, ma credo sia giusto non sfuggire anche a qualche ragionamento sul loro avvenire. Ci riguarda tutti, e riguarda anche la nostra libertà.

Natalia Ferrara Micocci, avvocato, deputata PLRT al Gran Consiglio


Attiriamo i turisti portandoli a tavola!

di Marco Romano, consigliere nazionale PPD

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A scadenza regolare alla pubblicazione delle statistiche sull’andamento del turismo cantonale si scatena una due giorni di discussioni politiche. Perché i pernottamenti calano? Chi sbaglia? Cosa sta cambiando? Si evocano l’effetto del franco forte, la concorrenza di nuovi mercati e la perdita di velocità della nostra offerta turistica (cultura dell’accoglienza, servizi, strutture, ecc.). L’indomani di nuovo silenzio fino al prossimo sussulto. Peccato.

Personalmente credo in un Ticino – malgrado condizioni quadro difficili e spesso in svantaggio concorrenziale rispetto ad altre destinazioni – capace di confermare nei prossimi anni il turismo quale tassello rilevante dell’economia cantonale. Non sarà mai la massa, ma certamente la qualità. Siamo una micro-realtà estremamente differenziata in una posizione geografica strategica. Abbiamo ambienti straordinari offerti direttamente dalla natura e presentiamo un quadro generale economico favorevole. Occorre investire, rinnovare e in taluni settori cambiare approccio. Anche la politica ha delle responsabilità, ma da sola non può fare nulla. È un lavoro di squadra, operatori del settore in primis, ma vi deve essere una presa di coscienza anche nel cittadino residente.

Un filone a mio giudizio ancora sottostimato e non sufficientemente valorizzato è quello dell’enogastronomia. Tutti si siedono a tavola, residenti e turisti. Se per i primi – purtroppo non ancora per tutti – i prodotti del territorio e delle cucine ticinesi sono un elemento della vita quotidiana. Per il turista il pranzo e la cena sono momenti “obbligati” di scoperta che vanno colti dal settore quale opportunità straordinaria per attrarre e consolidare. Non penso solo all’alta gastronomia, ma a tutta l’offerta destinata alle varie tipologie di visitatori del nostro Cantone. Tutti mangiano e il Ticino ha nelle cucine di alberghi e ristoranti qualcosa per tutti. Forse non lo valorizziamo a sufficienza. Forse non ci crediamo fino in fondo. Di certo, non siamo nel potenziale secondi a molte destinazioni che fanno dell’enogastronomia una calamita per attrarre turisti.

L’eccellenza del territorio si manifesta anche nei suoi prodotti. Abbiamo o non abbiamo buon cibo? Piatti tradizionali e cucina moderna. Abbiamo o non abbiamo prodotti del territorio che non hanno nulla da invidiare a livello internazionale? I prodotti del terroir e soprattutto i prodotti della viticoltura che negli ultimi decenni nel nostro Cantone ha raggiunto livelli straordinari con riconoscimenti nazionali e internazionali (chapeau!). Formaggi e prodotti agroalimentari non sono poi da meno.

Da cittadino osservatore, che tanto apprezza i prodotti ticinesi, reputo che questa opportunità andrebbe colta con maggiore determinazione. Serve certamente qualche accorgimento nelle infrastrutture, nel servizio, nel coordinamento dell’offerta e nella promozione, ma il potenziale penso proprio ci sia. Apriamo le cantine, offriamo percorsi, organizziamo eventi, promuoviamo la nostra cucina sia tradizionale sia moderna, facciamo rete e accogliamo con la cordialità ticinese che ci viene invidiata. Certo sono necessari urgentemente accorgimenti, ma nulla è impossibile.

Portiamo i turisti a tavola e teniamoli così in Ticino. Sulla stessa linea quali cittadini residenti consumatori, prima di varcare la frontiera, chiediamoci quale ristorante vicino a casa non abbiamo ancora visitato; ne vale la pena e fa bene a tutto il Cantone!

Marco Romano, consigliere nazionale PPD


Il razzismo nei confronti della Svizzera passa indisturbato

di Nicholas Marioli, Movimento Giovani Leghisti

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L’anno scorso in occasione della festa nazionale del primo d’agosto il giovane socialista Fabian Molina aveva invitato tutta la popolazione a non esporre la bandiera nazionale, ma bensì quella della pace (non mi sarei sorpreso se fosse stata quella della Cina o della Corea del nord…).

Anche quest’anno le rimostranze e gli appelli per boicottare il Primo d’Agosto non sono mancate.

Infatti un gruppo bernese di estrema sinistra ha deciso di voler bruciare, con tanto di applausi e festeggiamenti, la bandiera nazionale.

I filmati e i video sono alquanto osceni e vergognosi.

La scelta di voler boicottare il primo d’agosto è da sempre un cavallo di battaglia della sinistra, però questo gruppetto estremista ha dimostrato un totale odio e disprezzo nei confronti della Svizzera e ha ferito in maniera inaccettabile le coscienze e le sensibilità di moltissimi, tant’è vero che il gran consigliere bernese Thomas Fuchs è passato al contro attacco.

Il deputato bernese, tramite un’iniziativa parlamentare, vorrebbe proporre di punire coloro che hanno bruciato la bandiera Svizzera.

Non si può non essere d’accordo con la proposta, un atto talmente incivile e infame a questi livelli dev’essere sanzionato con delle pene esemplari.

È un loro problema se si vergognano della propria nazione invece di andarne fieri come il sottoscritto e la maggioranza dei nostri concittadini.

Scommettiamo che se avessero bruciato la bandiera di un altro paese, o peggio ancora quella della pace, tutta la sinistra avrebbe alzato un polverone allucinante?

La dimostrazione l’abbiamo adesso; quanti sinistroidi hanno denunciato questo caso di razzismo e xenofobia nei confronti della Svizzera?

Evidentemente, per i progressisti, la discriminazione vale unicamente quando la Svizzera fa valere i propri diritti verso la comunità internazionale, quando invece si offende l’amor patrio dei cittadini va tutto bene.

Nicholas Marioli, Movimento Giovani Leghisti


Proteggere i diritti dei consumatori

di Raoul Ghisletta, candidato PS al Consiglio nazionale

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L’Unione europea e gli Stati Uniti stanno per procedere alla firma dell’accordo di partenariato economico transatlantico (TTIP): è un accordo problematico, che permetterà alle ditte americane di mettere negli scaffali dei nostri negozi i loro prodotti, senza passare dal processo di controllo, adottato in nome della precauzione per la salute dei consumatori, che viene spesso applicato alle merci in Europa prima che vengano commercializzate. Questo significa ad es. che un prodotto chimico commercializzato negli USA potrà essere automaticamente commercializzato anche in Europa. In caso di problemi alla salute il consumatore europeo dovrà arrangiarsi a dimostrare che il prodotto lo ha fatto ammalare e fare una costosa causa alla ditta americana. Purtroppo le autorità svizzere dormono sonni tranquilli e i consumatori elvetici rischiano di subire i problemi senza disporre di adeguate difese: il minimo che si possa fare è pertanto rafforzare i diritti dei consumatori in Svizzera, per tutelarli dai rischi attuali e futuri.

Come fare? Lo indica chiaramente la recente Carta dei consumatori, la quale chiede che essi possano disporre di informazioni trasparenti e di prodotti sicuri. La Carta, proposta dall’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana e dalle consorelle d’oltralpe, si articola su nove punti, molto importanti per la vita delle persone e delle famiglie. In termini generali la Carta vuole aumentare i diritti contrattuali dei consumatori, chiede d’introdurre nel diritto svizzero le azioni collettive per il risarcimento di gruppi di consumatori penalizzati e si pone come obiettivo di combattere i prezzi eccessivi dei prodotti importati.

Le Associazioni dei consumatori vogliono inoltre mettere fine agli abusi e all’opacità di cui sono vittime i consumatori nell’ambito delle telecomunicazioni (comprese le vendite telefoniche e il commercio elettronico) e nei servizi finanziari (inclusa la lotta all’indebitamento eccessivo). Altri ambiti importanti toccati dalla Carta del consumatore sono la salute (in particolare i problemi posti dalle casse malati), i prezzi dei trasporti pubblici, il settore degli alimentari e dei beni di consumo (con la richiesta dell’indicazione obbligatoria del rispetto delle condizioni ambientali e di lavoro nella loro produzione), la durabilità delle merci e la riduzione del consumo energetico dei prodotti.

Purtroppo è ben noto che i partiti di destra a Berna, nel nome della libertà economica assoluta, osteggiano spesso e volentieri queste richieste ragionevoli dei consumatori, per cui la Svizzera rimane il fanalino di coda nei diritti dei consumatori. È ora quindi di decidere una riforma seria!

Raoul Ghisletta, candidato PS al Consiglio nazionale


Elezioni Federali: la grande occasione per il Ticino

di Piero Marchesi, vicepresidente UDC Ticino

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Le prossime Federali non saranno elezioni come le altre. Il 18 ottobre ci sarà un appuntamento quasi epocale per il futuro della Svizzera quale Paese indipendente e sovrano. Sarà una data fondamentale per il Ticino e per l’intera Confederazione Elvetica.

Se i ticinesi opteranno per politici che hanno un piede nel nostro Paese e un altro – quello della gamba buona – nell’Unione europea, credo dovrebbero fare qualche riflessione in più, prima di votare chi non li rappresenta su tematiche di importanza vitale.

Gli schieramenti sono chiari. Ci sono partiti apertamente unione europeisti, come quello socialista. Ci sono quelli decisamente contrari, come UDC e Lega. E ci sono i furbetti. Quelli che votano nello stesso identico modo in cui votano i socialisti quando si tratta d’immigrazione o rapporti con l’Ue, ma che, sfruttando l’aurea, la nomea e il retaggio di “partiti borghesi”, danno a bere di battersi per noi.

Abbiamo visto tutti come il Partito liberale radicale e quello popolare democratico non siano stati in grado di rappresentare e capire le esigenze di quasi il 70% dei ticinesi, ovvero quei cittadini che hanno votato sì all’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa. Anzi, PLR e PPD si sono battuti anima e corpo per far votare le linee guida che arrivavano da Bruxelles. Hanno mentito, minacciato e disegnato scenari apocalittici. E non hanno finito.

La palla è dunque in mano ai cittadini e alla logica più elementare. A Berna, chi non rappresenta la stragrande maggioranza dei ticinesi ha sette rappresentanti su dieci. E bisogna cambiare. Altrimenti finiamola di lamentarci e accusare il Consiglio federale di ogni nefandezza. Chi è causa del suo mal… .

Lo scenario che si presenta davanti a tutti noi nei prossimi anni ci parla di un rischio concreto di perdita di Indipendenza e Sovranità della Svizzera. Ci parla della necessità di gestire molto meglio un flusso d’immigrati che non ha pari in Europa. Ci parla della necessità di controllare le frontiere – che sono l’essenza stessa di uno Stato sovrano -. Ci parla della necessità di regolare l’assurdo numero di frontalieri in Ticino. Ci parla della necessità di bloccare il progetto di delegare a giudici stranieri eventuali contrasti con l’Ue. Ci parla della necessità di fermare il fenomeno dell’italianizzazione del cantone, grazie al quale molte nuove aziende insediate negli ultimi anni da oltreconfine ci hanno arricchito solo di traffico, inquinamento, impieghi a basso valore aggiunto e dumping salariale. E ci parla della necessità di chinarci sul tema della sicurezza, nel senso più ampio del termine.

Non solo dunque, sicurezza per l’incolumità dei cittadini che vivono in questo Paese, ma anche sicurezza per un posto di lavoro adeguatamente retribuito, affidato a personale domiciliato. E sicurezza nell’evitare di importare aziende, persone ed entità che mal si integrano nel tessuto sociale ticinese e che ne minano la sua stessa essenza.

Per questo motivo ho deciso di candidarmi con l’UDC per il Consiglio nazionale, per potere rappresentare, chi ha il coraggio di sfidare gli strali di entità straniere che pretendono di dettarci le regole del gioco. Perché gli svizzeri e i ticinesi devono poter decidere in casa propria.

Piero Marchesi, vicepresidente UDC Ticino


Inquinamento, traffico e mobilità: esistono delle soluzioni!

di Tobiolo Gianella, candidato PLR al Consiglio nazionale

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Inquinamento, traffico, mobilità. Sono solo alcuni dei temi che stanno soffocando una delle regioni pregiate del nostro Cantone: il Mendrisiotto. Non avendo però la bacchetta magica di Harry Potter noi politici dobbiamo essere in grado di trovare soluzioni mirate. Nessun proclama roboante però. Ma concretezza. Il traffico parassitario del Mendrisiotto, il risanamento e il completamento del tunnel del Gottardo sono temi di sicuro dibattito in occasione delle elezioni federali del 18 ottobre prossimo. Quale candidato PLR al Consiglio nazionale conosco e capisco bene le esigenze sia della Leventina sia del Mendrisiotto. Non è tollerabile, infatti, la chiusura preventivata per diversi anni del Tunnel del Gottardo con un conseguente isolamento sociale, economico e culturale del Cantone ed in particolare della Leventina. Così come non è più accettabile che il Mendrisiotto stia collassando dal traffico senza che la Berna politica non faccia nulla. Il completamento del Gottardo è una reale e concreta necessità per i bisogni del nostro Cantone. Il problema è che si vede il completamento come possibile portatore di ulteriore traffico. Anche se non sarà così nella realtà. I due tubi saranno infatti uno in direzione Nord e l’altro in direzione Sud ed i limiti di velocità rimarranno sempre di 80 km/h. Per cui il traffico rimarrà invariato. Al contrario la sicurezza aumenterà in maniera esponenziale e si eviteranno incidenti che nel corso dei decenni passati hanno messo in difficoltà il Cantone. Ma per ovviare agli ingorghi autostradali e stradali nel Mendrisiotto e che in larga parte si ripercuotono sulla viabilità del Luganese e del Locarnese è necessario trovare soluzioni concrete. Ecco alcune possibilità. 1) Fare in modo che ci siano sempre aperte tre corsie autostradali alla dogana di Chiasso Brogeda in direzione dell’Italia. Per fare questo bisogna discutere con fermezza e decisione con le autorità italiane. 2) Prevedere la possibilità di utilizzare, secondo fasce orarie ben definite e solo in alcuni tratti, le corsie di emergenza per raggiungere le principali uscite come Lugano/Bellinzona Nord e Sud, Rivera, Melide, Mendrisio e Chiasso. Tale soluzione viene già attuata sull’autostrada Losanna-Ginevra. 3) Potenziare i park and ride nel Mendrisiotto per incentivare l’utilizzo del treno, nonché l’utilizzo del car pooling.

Queste soluzioni, se combinate in maniera efficiente, possono tentare di attenuare il problema del traffico del nostro Cantone sia in direzione Nord, sia in direzione Sud. Ne beneficeremo tutti, sia nel Sotto, sia nel Sopra Ceneri.

Tobiolo Gianella, candidato PLR al Consiglio nazionale