Parla Merlo, "continueremo a lavorare secondo il programma per cui siamo stati votati. Dopo mesi di silenzio, il partito si è fatto vivo per questione di soldi, che tristezza"
La deputata dopo l'esclusione da parte del partito: "almeno ora hanno scoperto le carte. Trasformare NOI in un partito? È una possibilità ma è prematuro parlarne. Dei Verdi di Savoia restano..."
Politica
BELLINZONA – D’ora in poi, non rappresenteranno più i Verdi. Tamara Merlo, Maristella Patuzzi e Franco Denti sono stati esclusi dal partito, apice di una faida interna che dura da tempo. Cosa accadrà ora? Lo abbiamo chiesto proprio a Tamara Merlo.

Qual è il suo primo pensiero dopo la decisione dei Verdi?
“La mia prima reazione è stata chiarire che non è vero che la decisione è maturata dopo lunghi e infruttuosi tentativi di mediazione e collaborazione. Ce n’è stato uno a titolo privato caduto nel nulla da parte di Claudia Cappellini, addirittura nel 2016. Ci siamo incontrati per l’ultima volta all’assemblea a novembre, dove sono stata fischiata da alcuni e applaudita da altri: i co-cordinatori hanno detto che ci avrebbero convocato, invece c’è stato un assordante silenzio da parte loro. Noi abbiamo continuato a lavorare col gruppo parlamentare e la settimana scorsa abbiamo deciso a titolo cautelativo di fermare il finanziamento pubblico al partito, ne avremmo parlato ma a questo punto direi che la cosa si è risolta da sé. Quel che possono dire è che noi tre, con Maggi e Crivelli Barella, abbiamo portato avanti il programma con cui siamo stati eletti, quello portato alle elezioni del 2015, fortemente critico sulla libera circolazione e di sostegno a “Prima i nostri”. Il partito dall’uscita di scena di Savoia si è spostato decisamente a sinistra. Tanto è vero che il programma elettorale è sparito dal sito, non solo non ci sono più i nostri tre nomi…”

Ed ora cosa accadrà? Non si potrà più parlare di gruppo parlamentare, immagino, ma di voi tre e degli altri tre deputati…
“Continuiamo a fare il nostro lavoro, siamo stati eletti dai cittadini secondo quel programma. Il gruppo parlamentare, per le regole del Gran Consiglio, continuerà a esistere, a chiamarsi I Verdi e a essere composto da sei persone, non possiamo comunque cambiare. Ora vedremo a livello di collaborazione cosa accadrà. Da parte nostra c’è sempre stata, vediamo se torneremo a riunirci, dato che ieri Maggi mi ha detto che la riunione prevista per la settimana prossima era in forse. Bisognerà comunque prendere una decisione sul finanziamento. Come annotazione dal lato umano, da novembre in poi non c’è stata nessuna parola da parte dei Verdi per noi ed ora si sono fatti sentire solo perché ci sono in ballo i soldi. È una constatazione triste”.

Dal suo tono pare quasi di avvertire sollievo per la conclusione della vicenda. Pensavate di lasciare voi il partito?
“Intendevo che è una buona cosa che ora abbiano scoperto le carte. Sinora noi eravamo semplicemente scomparsi dal sito internet dei Verdi, non siamo più stati informati dalle riunioni del Comitato o delle attività. Un corpo estraneo? No perché sino ad oggi col gruppo parlamentare abbiamo lavorato. Ci si può chiedere qual è il ruolo del partito e quale quello del gruppo. In esso, che è quello che lavora in Parlamento, abbiamo sempre collaborato”.

I problemi interni, nati all’epoca di Savoia, non sembrano migliorati nel passaggio dall’era Delcò Petralli a quella dei cinque co-cordinatori, vero?
“È assolutamente vero”.

Cosa resta dei Verdi di Savoia?
“Innanzitutto il risultato elettorale, e il programma, con la critica alla libera circolazione, l’adesione a “Prima i nostri” e a tutti ciò che può portare a un equilibrio del mercato del lavoro, oltre a protezione dell’ambiente, aspetti sociali, miglioramento degli aspetti di salute, cui abbiamo aderito tutti e sei noi deputati”.

Voi fate parte di NOI, si potrebbe pensare a una candidatura con quell’etichetta, che da un’associazione culturale possa diventare un movimento politico?
“Sì, che è un’associazione culturale però. Sarebbe una possibilità, al momento è prematuro dirlo. Coi Verdi direi che date le circostanze le ipotesi di candidatura non ci sono (ride, ndr), da parte loro era già esclusa. Lo sappiamo perché ci sono arrivate per vie traverse alcune voci, io stessa non avrei aderito ad un programma 2019 che non includa la critica alla libera circolazione, l’abolizione dei bilaterali e il sostegno a “Prima i nostri””.

Ricapitolando i fatti, si cercava di capire qual è realmente il problema interno che ha portato a tutto ciò. Lei sa spiegarselo e spiegarlo a noi?
“Sicuramente c’è stato un movimento interno al partito di opposizione a Savoia, quanto era contro il programma e quanto contro il personaggio lo sa ognuno di quelli che si sono schierati contro. Uscito di scena lui, non è più stata garabtita la libertà di avere un pensiero critico e opinioni diverse, invece è stato scelto dalla dirigenza, sia nell’anno di Delcò Petralli con la gravissima e ingiustificata espulsione di Denti e ora coi cinque co-cordinatori, il pensiero unico. Sono faide interne, questa è la tristezza della situazione”.

Cosa vorrebbe dire, in conclusione, ai cinque co-cordinatori?
“Che mi sarebbe piaciuto che i lunghi tentativi di mediazione e collaborazione di cui parlano ci fossero stati veramente. Spero che capiscano che essere semplicemente cancellati e puniti col trattamento del silenzio umanamente fa male. E che siamo in Gran Consiglio legittimamente, continueremo a fare il nostro lavoro col programma. Le porte non sono chiuse, almeno da parte mia”.


Paola Bernasconi


Pubblicato il 18.05.2017 10:30

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