9 mar 2010 - 10:26

Per venire in aiuto ai paesi della Zona euro senza dover far ricorso al Fondo monetario internazionale, per portare e garantire stabilità, per evitare severe ripercussioni generate da crisi come quella in corso in Grecia e per consolidare il coordinamento delle politiche economiche della Zona euro così come la sorveglianza sui singoli Stati membri, Bruxelles [...]

Per venire in aiuto ai paesi della Zona euro senza dover far ricorso al Fondo monetario internazionale, per portare e garantire stabilità, per evitare severe ripercussioni generate da crisi come quella in corso in Grecia e per consolidare il coordinamento delle politiche economiche della Zona euro così come la sorveglianza sui singoli Stati membri, Bruxelles sta studiando, coadiuvato da Francia e Germania, la creazione di un Fondo monetario europeo.

Mercoledì a Strasburgo, Olli Rehn, commissario dell’Ue per gli affari economici e finanziari, informerà l’esecutivo europeo sulla procedura in corso. L’intenzione dei promotori è quella di presentare il pacchetto di misure prima dello scadere della presidenza spagnola dell’Unione, a fine giugno.

“Siamo ancora in una fase di discussione preliminare – ha detto il portavoce di Olli Rehn – ma è chiaro che i tempi stringono.”

Tutto dipende se gli Stati membri accetteranno o meno l’idea di un Fondo monetario europeo. A promuovere il progetto ci sono Francia e Germania, ma questa non è una garanzia. Nessuno infatti ha dimenticato che mesi fa Berlino aveva bocciato il progetto della creazione di un fondo, perché non voleva ritrovarsi a dover pagare le spese dei paesi poveri dell’Unione europea.
Se oggi Berlino e Parigi si dicono favorevoli al Fondo, si può pensare che difficilmente riusciranno ad essere abbastanza convincenti per determinare la decisione delle altre nazioni.

Berlino a favore, dunque, ma a determinate condizioni: il Fondo dovrà comportare sanzioni severe per quei paesi della Zona euro che si mostrano troppo lassisti riguardo ai conti pubblici. Sanzioni come ad esempio la soppressione delle sovvenzioni europee, il ritiro temporaneo del diritto di voto nel corso delle riunioni ministeriali dell’Unione europea, l’esclusione provvisoria dalla Zona euro, la limitazione del ricorso agli strumenti finanziari attraverso cui alcuni paesi, come ad esempio la Grecia, hanno potuto assicurare i propri titoli pubblici, mascherando la gravità del debito nazionale.

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