9 mar 2010 - 15:26

Il corpo senza vita di Pietro Vanacore, il portiere implicato nelle indagini per l’assassinio di Simonetta Cesaroni (nella foto) nel 1990 a Roma, è stato rinvenuto a Maruggio, nei pressi di Taranto. L’uomo si è tolto la vita impiccandosi lungo la strada. Ha lasciato due biglietti, dove ha scritto “Venti anni di sofferenze e di [...]

Il corpo senza vita di Pietro Vanacore, il portiere implicato nelle indagini per l’assassinio di Simonetta Cesaroni (nella foto) nel 1990 a Roma, è stato rinvenuto a Maruggio, nei pressi di Taranto.
L’uomo si è tolto la vita impiccandosi lungo la strada. Ha lasciato due biglietti, dove ha scritto “Venti anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio.”

Vanacore era stato arrestato il 10 agosto del 1990 con l’accusa di aver ucciso la giovane Simonetta Cesaroni all’interno dell’ufficio dove la ragazza lavorava. Era stato prosciolto tre anni dopo.
Venerdì di questa settimana l’uomo doveva deporre all’udienza del processo per l’omicidio della ragazza dove, come unico indagato, sarebbe apparso l’ex fidanzato di Simonetta, Raniero Busco.

“Non so come interpretare questo fatto, l’ho saputo subito dopo il ritrovamento del corpo – ha detto l’avvocato di Raniero Busco – La morte di Vanacore è troppo vicina alla data del processo per non essere collegata. Vanacore sicuramente non si sentiva in grado di testimoniare. Ha vissuto questa storia con la coscienza pesante perché lui sapeva chi ha commesso il delitto ma anche a distanza di vent’anni non poteva parlare.”

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