9 mar 2010 - 16:06

Nella Cappella Peruzzi della Basilica di Santa Croce a Firenze, ricercatori della Getty Foundation di Los Angeles, assistiti dall’Opera di Santa Croce e dall’Opificio delle Pietre Dure, hanno scoperto l’esistenza, nella Cappella adiacente l’altare maggiore, di opere murali dipinte dal grande artista fiorentino Giotto di Bondone (1267-1337). Nella Cappella della Basilica sono emersi un Cristo [...]

Nella Cappella Peruzzi della Basilica di Santa Croce a Firenze, ricercatori della Getty Foundation di Los Angeles, assistiti dall’Opera di Santa Croce e dall’Opificio delle Pietre Dure, hanno scoperto l’esistenza, nella Cappella adiacente l’altare maggiore, di opere murali dipinte dal grande artista fiorentino Giotto di Bondone (1267-1337).

Nella Cappella della Basilica sono emersi un Cristo apocalittico mietitore, il panneggio del San Giovanni Evangelista a Patmos, una Madonna con il Bambin Gesù in culla, le scene del Banchetto di Erode, la Resurrezione di Drusiana e l’Assunzione di San Giovanni Evangelista.
La scoperta è stata possibile grazie all’ausilio di lampade a raggi ultravioletti, che hanno permesso di svelare gli affreschi caratterizzati dai tratti tipici di Giotto: figure gravi e naturali, dai tratti classici, vesti elaborate, architetture imponenti e rese in ogni dettaglio, minuziosa attenzione per i particolari.

Nella Cappella Giotto dipingeva a secco e grazie all’utilizzo di questa particolare tecnica i raggi ultravioletti permettono di vedere quello che all’occhio non si svela. Infatti, catturando i leganti con cui venivano composti i colori, ossia uova, caseina o anche olio, i raggi ultravioletti sanno ricomporre alla luce ogni particolare pittorico.
La caratteristica del dipingere a secco in questo luogo era dettata dal fatto che Giotto svolgeva in contemporanea altre opere in altri luoghi, anche esterni alla cittadina di Firenze e in questo modo poteva protrarre nel tempo gli affreschi, adattandone il compimento al tempo che aveva a disposizione.

Questa perlomeno è la spiegazione classica; poi invece c’è anche chi ritiene che la pittura a secco nella Cappella Peruzzi era una precisa scelta dell’artista, con la quale mirava ad ottenere effetti simili a quelli della pittura su tavola. Giotto pitturava a secco sui muri per poter riprodurre la brillantezza delle vesti e dei drappeggi in seta, il luccichio dell’oro e dell’argento, per poter creare un effetto di prospettiva nelle ambientazioni all’aperto, per meglio rendere il senso del volume, della luce e della naturalezza. Effetti che invece l’affresco su muro non permetteva, in quanto l’intonaco assorbiva il colore.

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