28 mar 2010 - 13:32

“Ciò che mette in grado governanti perspicaci di ottenere risultati eccezionali è la previdenza. Quest’ultima non la si raggiunge interpellando spiriti e fantasmi né calcoli. La si ottiene attraverso uomini che conoscono le condizioni del nemico (…)”
Queste parole sono tratte dal famoso libro “L’Arte della guerra”, scritto dal filosofo cinese Sun Tzu, vissuto pressappoco nel 500 a.c. Un testo che ha fatto strada tra molte accademie ed è stato letto da molti capi di stato negli anni passati.
Con questa introduzione vorrei sollevare la delicata questione della protezione della nostra Patria, in tempi dove ci troviamo in condizioni di svantaggio e, in taluni casi, di ricatto da parte di altri Paesi vicini e lontani (vedi i recenti casi che hanno coinvolto la Libia, con l’ostaggio svizzero, e l’UE, con le informazioni bancarie e la pressione sui nostri interessi finanziari).
Riferendomi alle parole sacrosante del già capo dei Servizi d’informazione Svizzeri dello SM Generale dell’Esercito, divisionario Peter Regli, in una sua recente apparizione a Locarno, desidero sottolineare quanto ancora necessitiamo di migliorare le condizioni quadro dei “Servizi” (personale adeguato, finanziamenti e mezzi), per poter affrontare le minacce che sempre più spesso vengono scagliate contro di noi. Minacce, per ora, non di tipo militare convenzionale, bensì di natura economica, finanziaria e criminale.
Ho come l’impressione che in Svizzera questa cultura “d’intelligence” manchi, per motivi, ahimè, banali, probabilmente anche per il fatto che, a partire dalla seconda guerra mondiale, ci siamo convinti che, come Paese neutro, non avremmo mai dovuto temere aggressioni da terzi. Ancor’oggi sembra ragioniamo come se vivessimo sopra una “nuvola ovattata” dove nessuno ci possa far del male. La realtà è cambiata da anni, ma l’orientamento all’“acquisizione d’informazioni” per prevenire le minacce contro di noi non si è mai adeguato ai tempi. Ricordo che agli inizi degli anni ’90 partecipai ad una serata a Rivera con il divisionario Regli in qualità di relatore, persona di grande stima, che già allora indicava quali potenziali minacce, per gli anni a venire (con una proiezione a 10-15 anni, quindi oggi), l’integralismo islamico, i movimenti migratori di massa da Sud, il crimine informatico, (cyber-crime) e l’espandersi delle organizzazioni malavitose provenienti anche dall’ ex blocco sovietico.
Ebbene, oggi in quale situazione ci troviamo?
Vi sono Paesi confinanti, un tempo “considerati amici”, che acquistano informazioni bancarie su loro cittadini da ladri coperti e pagati dai loro stessi servizi segreti, violando le più elementari leggi internazionali. Si scopre, da un rapporto recente del Ministero pubblico della Confederazione, che sul nostro suolo patrio hanno base organizzazioni internazionali criminali (italiane, georgiane ecc..), niente meno che in dieci cantoni. Bande che gestiscono traffici d’armi e droghe, in alcune occasioni perfino materiali radioattivi (caso Tinner?).
Dopo il crollo delle “torri gemelle” a New York, si è scoperto che alcuni dei dirottatori erano transitati dalla Svizzera e che, in alcune occasioni, erano state utilizzate schede telefoniche elvetiche.
Abbiamo aperto un contenzioso con la Libia poi sceso nel ridicolo, che ci ha fatto capire quanto siamo deboli non solo a livello governativo e di politica estera, ma pure in quello d”intelligence”. Sicuramente con un “Servizio” più dinamico, organizzato e con i dovuti mezzi e uomini, avremmo potuto fare di più e magari, con la collaborazione di altre Nazioni, avremmo avuto a casa prima anche l’ultimo ostaggio. Non è stato il caso dell’Italia qualche anno fa, quando fu rapita una giornalista in Iraq? Quest’ultima venne liberata con un capillare e organizzato Servizio di “Human intelligence”, cioè un lavoro di persone e di contatti. (purtroppo il finale per colui che la liberò fu una tragedia: cadde sotto il “fuoco amico” di una pattuglia americana a un controllo stradale).
Tutto ciò è un buon indicatore di quanto il nostro Paese debba lavorare per migliorare e potenziare questi “Servizi d’informazioni civili”, oggi chiamati SIC (Servizio Informazioni della Confederazione), senza dimenticare, ovviamente, la sfera dell’intelligence militare, importantissima per gli interessi che riguardano l’esercito sia in Patria sia fuori. Basti pensare al personale militare che abbiamo all’estero (la Swisscoy in Kosovo, oltre agli osservatori militari sparsi per tutto il globo sotto l’egida dell’ONU).
Tra qualche settimana uscirà il rapporto sulla politica di sicurezza che costituirà, per le Camere federali, la base di partenza fondamentale per capire dove ci troviamo e quanto dovremo ancora migliorare in mezzi, finanze e risorse umane, affinché il nostro Paese scenda dalla “nuvoletta ovattata” e si adegui al resto del Mondo, evitando così il più possibile le minacce future che metterebbero in ginocchio la Svizzera, a partire dalla “guerra santa” dichiarata dal quel fanatico beduino libico qualche settimana fa. Una minaccia che potrebbe non essere solo economica come rettificato in seguito da lui medesimo.

Tiziano Galeazzi
Vice presidente UDC Malcantone