13 ott 2010 - 21:42

Signor Consigliere federale,
gentili signore ed egregi signori,

la scorsa settimana la pubblicazione della statistica sulla ricettività turistica in Svizzera nel mese di agosto ha indicato un ulteriore calo dei pernottamenti in Ticino. Benché sia un dato parziale e non riferito all’intero 2010, e benché la contrazione dei pernottamenti abbia toccato, in misura anche maggiore, altre rinomate destinazioni turistiche svizzere, per il nostro Cantone si conferma una tendenza negativa di fondo non imputabile esclusivamente a influssi congiunturali negativi, come ad esempio l’attuale rafforzamento del franco rispetto all’euro.

In Ticino la costante erosione del numero dei pernottamenti è in atto ormai da trent’anni, proprio mentre a livello internazionale il turismo, con il suo indotto trasversale a diversi altri settori, è progressivamente diventato la principale attività economica mondiale. Perché non siamo riusciti a stare al passo coi grandi cambiamenti strutturali che hanno modificato il modo di viaggiare e di vivere l’esperienza turistica? Perché, nonostante le ricchezze paesaggistiche, culturali e ricreative offerte dal nostro Cantone, continua l’erosione dei pernottamenti alberghieri? Che cosa va migliorato nella promozione, nelle strutture, nelle capacità imprenditoriali, nel rapporto qualità/prezzo, nella valorizzazione del territorio per tornare a essere competitivi su un mercato turistico globale che offre di tutto e di più?

Si sa che il turismo è un po’ come il gioco del calcio: ogni bar ha il suo tecnico pronto a giudicare e a dare consigli.

Certo, alcuni punti deboli della nostra offerta turistica li conosciamo e sono stati ben delineati nella strategia cantonale del turismo per il 2010-2013 elaborata da Ticino Turismo in collaborazione con il Dipartimento delle finanze e dell’economia. Per dare delle risposte concrete ed efficaci occorrono però due condizioni di base.

La prima condizione è la capacità di tutti gli attori del settore, pubblici e privati, di rimettersi in discussione e di confrontarsi in modo costruttivo, come si è fatto oggi durante questa quarta edizione di “Obiettivo Turismo”. Il turismo è un insieme di competenze e di servizi sul territorio: ognuno deve quindi chiedersi con umiltà che cosa può fare per migliorare il proprio contributo al turismo e non limitarsi a criticare o ad aspettare che sia qualcun altro ad agire.

La seconda condizione è rappresentata dal miglioramento della conoscenza del settore. Proprio su questo presupposto centrale si fonda la strategia turistica del Cantone per il 2010-2013, con tre orientamenti principali sostenuti anche nell’ambito della politica regionale e con questa integrati:
• l’incremento delle informazioni e quindi della conoscenza del settore turistico;
• l’orientamento del settore verso una maggiore qualità e stimolazione all’innovazione;
• e la verifica dell’efficacia e dell’efficienza della struttura organizzativa attuale con Ticino Turismo e undici Enti turistici locali.

In questi obiettivi strategici, che sono in linea con gli indirizzi della politica turistica nazionale, si inseriscono il nuovo credito quadro di 32 milioni di franchi, approvato dal Gran Consiglio lo scorso 26 gennaio, e il messaggio, che il Parlamento prossimamente discuterà, che propone l’adeguamento delle modalità di finanziamento dell’Ente ticinese per il turismo e degli Enti turistici locali, con un incremento della tassa di soggiorno allo scopo di migliorare la qualità dell’offerta e della sua commercializzazione. Mi preme qui ribadire che si tratta di una misura rigorosamente ed esclusivamente indirizzata al miglioramento dell’offerta a beneficio dei nostri ospiti e al potenziamento del marketing al servizio dei nostri operatori, affinché si possa intervenire subito per recuperare quote di mercato.

Nel frattempo sono inoltre stati avviati diversi altri importanti progetti turistici nell’ambito dell’attuazione della politica regionale. In particolare segnalo il progetto per la realizzazione di una carta turistica e l’Osservatorio del turismo.

Questo Osservatorio, e qui ritorno a quanto dicevo prima sull’importanza della conoscenza, risponde all’esigenza di meglio definire il turismo in Ticino, non limitandosi ai soli pernottamenti alberghieri, che sono censiti dalla statistica ufficiale, ma considerando anche quelli molto numerosi registrati nella paralbergheria. Risulta inoltre evidente che tenere conto solo del numero dei pernottamenti non significa automaticamente valutare né l’apporto economico del turismo né l’importanza delle sue attività per il Cantone.

L’Osservatorio sul turismo, la cui realizzazione è stata affidata dal DFE all’Istituto di ricerche economiche, sarà operativo dall’inizio del prossimo anno e le sue analisi saranno un utile supporto per le decisioni strategiche degli Enti turistici, dell’Amministrazione cantonale e di tutti gli operatori del settore. Parallelamente, il DFE ha conferito un mandato di studio a un istituto specializzato per realizzare una valutazione dell’apporto del turismo all’economia ticinese, esattamente come è stato fatto ad esempio nei Cantoni Vallese, Grigioni e Vaud.

Sono convinta che questi strumenti di conoscenza siano importanti contributi dello Stato a sostegno del rilancio del turismo, perché sussidi, investimenti e iniziative promozionali sono efficaci e possono avere un effetto moltiplicatore per l’intera economia solo se mirati a prodotti innovativi e competitivi sul mercato.

Naturalmente, la competitività di un territorio in campo turistico è determinata dal concorso di più fattori. Penso ad esempio alla pianificazione territoriale, alla preservazione del paesaggio, alla qualità di vita, alla garanzia della mobilità, al mantenimento di un tessuto economico e sociale dinamico e sano nel suo complesso.

È questo quadro generale che dobbiamo impegnarci a consolidare e migliorare anche in funzione del turismo. Il Cantone deve certamente fare la sua parte, ma vi sono temi che vanno al di là delle sue competenze e che chiamano in causa la Confederazione.

Gli ultimi dati di settembre del Monitoraggio congiunturale dell’Ufficio cantonale di statistica e dell’Osservatorio del mercato del lavoro, riguardanti il secondo trimestre del 2010, ci dicono che l’economia ticinese è in una fase di irrobustimento congiunturale. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4.8%, così come è diminuito il numero delle aziende che hanno fatto capo all’orario ridotto, mentre le persone occupate hanno superato per la prima volta la soglia delle 202’000 unità, pari a quasi 174’000 posti di lavoro.

In crescita sono anche i lavoratori frontalieri, che hanno raggiunto la quota di 45’646 unità, e senza i quali – è bene ricordarlo – settori come il turismo, l’industria, l’edilizia o la sanità si ritroverebbero in difficoltà.

Nonostante i segnali di ripresa indubbiamente positivi, occorre comunque considerare che ancora numerose sono le incertezze legate all’andamento economico internazionale e al rafforzamento del franco. Le stesse previsioni congiunturali per il 2011 indicano un rallentamento della ripresa economica.

Per la specifica realtà dell’economia ticinese vi sono poi alcune pesanti incognite, che toccano da vicino anche il settore turistico di cui oggi stiamo discutendo e che l’Autorità federale non può ignorare.
Dopodomani si celebrerà la caduta dell’ultimo diaframma della nuova galleria di base ferroviaria del San Gottardo. È un’opera che al Ticino potrà potenzialmente portare molto, ma a patto che AlpTransit sia realizzata nella sua interezza. Purtroppo, le nuove tratte tra Biasca e Camorino e tra Lugano e Chiasso sono inspiegabilmente ignorate dal programma Ferrovia 2030. È un fatto che inquieta.

Ancora nel campo della mobilità e sempre sull’asse del San Gottardo vi è l’infausta ipotesi di una chiusura prolungata della galleria autostradale – si parla di ben tre anni – per consentire i lavori di risanamento. È un’ipotesi che il Ticino non può assolutamente per ora accettare: le conseguenze economiche, ma anche quelle sul piano delle relazioni confederali, sarebbero disastrose.

Infine, vi è il capitolo degli Accordi bilaterali con l’Unione europea. Rimango convinta del fatto che, per il nostro benessere e la nostra crescita economica, sia questa l’unica via realisticamente praticabile, soprattutto per un’economia fortemente internazionalizzata come la nostra. Non possiamo illuderci di costruire il futuro rinchiudendoci nelle fantasie di nuovo ridotto alpino. Però non possiamo sottovalutare alcuni problemi oggettivi ai quali la realtà ticinese è confrontata. Mi riferisco in particolare a due questioni.

La prima è quella relativa all’applicazione del principio di reciprocità in Italia e all’introduzione di tutta una serie di misure protezionistiche, inconciliabili con gli Accordi bilaterali, derivanti dal mantenimento della Svizzera nella famigerata “black list” italiana.

So che l’Autorità federale, sotto le pressanti richieste del Ticino, in questi mesi ha lavorato parecchio e tempestivamente con il Governo di Roma e con l’Unione europea per cercare di eliminare gli ostacoli all’attività degli operatori economici elvetici in Italia.

So anche che oggettivamente non sarà semplice trovare una soluzione a breve termine, anche perché il tutto va messo in relazione alle pressioni dell’Italia per ottenere dalla Svizzera uno scambio automatico di informazioni in ambito fiscale. Mi auguro comunque che l’Autorità federale continui il suo impegno su questo fronte, perché è un impegno dovuto anche verso coloro che sostengono l’utilità degli Accordi bilaterali e che esigono che tali Accordi siano correttamente rispettati anche in Italia.

Una seconda questione riguarda invece le misure d’accompagnamento, in particolare all’Accordo sulla libera circolazione delle persone, misure che, per una realtà di frontiera come il Ticino, sono assolutamente fondamentali per evitare distorsioni della concorrenza e fenomeni di dumping salariale e sociale.

Purtroppo, ancora una volta dobbiamo constatare che a Berna talvolta sfuggono le peculiarità dell’economia e del mercato del lavoro ticinesi. Non si spiegherebbe altrimenti la proposta della SECO di diminuire, a partire dal prossimo anno, da 6 a 4.5 il numero degli ispettori sussidiati al 50% dalla Confederazione per il controllo del mercato del lavoro in Ticino.

L’Autorità cantonale si è fermamente opposta a questa riduzione e c’è ora da augurarsi che, nelle trattative in corso coi Cantoni, la Confederazione riveda la sua posizione. Se si desidera dare delle risposte credibili alle crescenti paure della popolazione, evitando che queste paure vengano cavalcate da campagne demagogiche, occorre dimostrare concretamente di voler mantenere un forte impegno dello Stato contro il dumping salariale e il precariato sociale.

Signor Consigliere federale, gentili signore e egregi signori, mi sono forse un po’ allontanata dal tema centrale di questa giornata. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che anche l’attrattiva turistica dipende dalla capacità del sistema-Paese nel suo insieme, e come espressione dei suoi valori istituzionali, di garantire condizioni, servizi e infrastrutture che favoriscano la competitività delle diverse componenti territoriali, una sana crescita economica, una solida coesione sociale e nazionale.

Vi ringrazio per l’attenzione.

Laura Sadis