5 mar 2012 - 07:16

di Matteo Quadranti, granconsigliere PLR

L’11 marzo si voterà sull’iniziativa “Basta con la costruzione sfrenata di abitazioni secondarie”, lanciata dalla Fondazione Franz Weber mediante la quale si prevede di introdurre nella Costituzione federale un articolo che le vuole limitare al 20% del totale delle unità abitative e della superficie lorda per piano le abitazioni secondarie. Il Ticino è tra i cantoni più interessati dalla problematica la quale è riconosciuta e ammessa anche dai contrari all’iniziativa. Lo spazio a mia disposizione non consente di sviluppare tutti gli argomenti a favore dell’iniziativa. Le abitazioni secondarie con i relativi “letti freddi”, ovvero poco occupati durante l’anno e che non generano introiti e indotto interessanti, sono troppe, distruggono le nostre regioni di montagna e turistiche in genere, fanno lievitare i costi della costruzione (in Ticino negli ultimi 10 anni sono aumentati più che nel resto della Svizzera) e quindi allontanano le famiglie locali costrette ad abbandonare i luoghi in cui sono nate invece di farli vivere. Ciò aumenta anche il pendolarismo. Pensiamo a quanti sono i Ticinesi proprietari ad esempio di residenze ai bordi dei nostri laghi. Lo spauracchio avanzato dai contrari è che con l’iniziativa si perderebbero posti di lavoro nel settore dell’edilizia. Ci si dimentica di dire quanti sono i posti di lavoro (138’203 in Svizzera) che questa situazione rischia di far perdere definitivamente nel settore alberghiero e della ristorazione già tanto martoriato. Se posso comprendere che molti albergatori (già troppi lo hanno fatto) vogliano riservarsi la possibilità futura di trasformare i propri hotel in abitazioni secondarie, non posso dimenticare che questa è una visione o speculazione a breve termine per il turismo e il Ticino. È ovvio che chi ha un’abitazione secondaria ci passa semmai le vacanze un mese all’anno e forse qualche fine settimana. In questi periodi non occupa quindi camere d’hotel e al ristorante ci andrà una volta a settimana cucinando a casa propria il resto del tempo. Quindi mi chiedo se il settore turistico debba essere quello da sacrificare. Questo genererebbe un indotto continuo nel tempo e non già limitato a quello derivante da una costruzione. Perché un posto di lavoro nel turismo avrebbe meno dignità di un posto nell’edilizia? Non va dimenticato comunque che anche hotel e ristoranti danno lavoro all’edilizia e a diversi fornitori locali. Delle abitazioni secondarie poco abitate avranno meno bisogno di manutenzioni che non quelle primarie, vissute ogni giorno. La costruzione di abitazioni secondarie genera quindi un indotto ma che si esaurisce e si esaurirà comunque a breve ritenuto che la nuova legge federale sulla pianificazione del territorio prevede che Cantoni e comuni debbono porre un limite. Se non che questa norma, vaga, lascia ancora troppo tempo a disposizione degli speculatori immobiliari per, nel frattempo, esaurire e spesso deturpare ancor più il paesaggio. È noto che una revisione di Piano direttore cantonale e di Piani regolatori comunali impiegano anni, ben oltre il 2014. Il paesaggio è di tutti noi. Anche chi non ha i mezzi finanziari per comprarsi un’abitazione secondaria ha il diritto di andare a visitare e godere dei bei paesaggi che la nostra Patria ha e dovrà, con la visione a lungo termine dell’iniziativa, continuare ad avere, per attrarre turisti ma anche per noi svizzeri e ticinesi. Di questi giorni si è letto di rischio bolla immobiliare poiché i terreni edificabili si stanno esaurendo. Quindi? Vogliamo lasciare che si esauriscano del tutto e che si tolgano altre zone agricole o boschive per renderle edificabili oppure vogliamo semmai migliorare la qualità della costruzione (anche energeticamente) nelle zone già edificate preservando i paesaggi? Vorrei sottolineare che non solo il federalismo ma anche la protezione del paesaggio è pure ancorata nella Costituzione federale. Si tratta di principi quantomeno di pari valore. Non si vede perché l’autonomia dei Cantoni o dei Comuni debba prevalere sulla tutela del paesaggio svizzero. Si consideri inoltre che i proprietari di abitazioni secondarie non pagano imposte nei Comuni o nei Cantoni dove sono situate e quindi tutte le infrastrutture restano a carico dei residenti a titolo principale. L’iniziativa può incentivare anche la fissazione del domicilio primario di facoltosi proprietari. Chi è già proprietario di abitazioni secondarie, tra l’altro, potrebbe vedere il valore di queste aumentare dal momento che vi sarebbe meno disponibilità sul mercato. Essi non hanno di che temere. L’iniziativa non si oppone a case di vacanza affittate commercialmente. I proprietari di queste manterrebbero il loro investimento immobiliare ma renderebbero i posti letto meno “freddi”. Infine per chi teme per i rustici e i beni culturali va detto che la norma costituzionale proposta con l’iniziativa, come ogni altra norma di tale rango, necessiterà di leggi di attuazione che potranno prevedere i dettagli e le eccezioni, ma nel frattempo il limite del 20% sarebbe già vincolante. Le regioni di montagna non crescono e non cresceranno grazie ai letti freddi, ma grazie al turismo e al paesaggio se sapranno preservarlo. Lo dimostra l’analogo limite dell’8% applicato in Tirolo, una zona leader nel Turismo montano.

Matteo Quadranti, granconsigliere PLR