Categoria: Tribuna libera

Quartieri e parchi giochi abbandonati?

Sara Beretta Piccoli, per il gruppo PPD + GG in consiglio comunale

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Il Partito Popolare Democratico e Generazione Giovani di Lugano ha preso molto a cuore, in seguito alla segnalazione da parte di alcuni cittadini, le problematiche che continuano ad affliggere il quartiere di Pregassona, ma non solo!

Il traffico parassitario che coinvolge via Guioni è ancora all’ordine del giorno e ci sembra che nulla sia stato fatto per migliorare la situazione dei residenti. Traffico generato da frontalieri e camion in transito, che superano le dimensioni consentite sul quel tratto, rimangono un vero problema di sicurezza e tranquillità per questa via del quartiere che dovrebbe essere una zona tranquilla e a traffico ridotto (30 km/h) vista la vicinanza di casa anziani, parco giochi, scola dell’infanzia e scuola elementare.

Un’altra problematica che disturba la vita di quartiere riguarda l’utilizzo del campetto delle scuole elementari durante le ore serali da parte di alcuni avventori (vedi foto allegate) che hanno lasciato a più riprese situazioni di sporcizia e di degrado in una zona frequentata principalmente da bambini.

La situazione descritta non riguarda in maniera esclusiva il quartiere di Pregassona, infatti anche da altri quartieri giungono descrizioni sulle medesime problematiche.

In particolar modo vengono segnalate situazioni di disagio riguardo l’utenza poco rispettosa, al Parco del Tassino come pure al Parco Ciani.
Al parco giochi di Breganzona, oltre alla sporcizia ed al degrado, viene fatto notare che, le infrastrutture messe a disposizione dei bambini non sono a norma! (Cfr. Foto allegate: Vi sono addirittura dei chiodi che fuoriescono dalla casetta per i bimbi!)

Con queste premesse e alla luce di quanto esposto sopra, chiediamo al lodevole Municipio:

In che modo il Municipio monitora le diverse situazioni problematiche nei quartieri? Che ruolo hanno le commissioni di quartiere in queste rilevazioni?
Come intende agire il Municipio nel caso specifico di Via Guioni? Sarebbe possibile portare il limite a 30 km/h, come pure una limitazione riguardo gli automezzi al di sopra di una certa dimensione/peso?
Il campetto delle scuole elementari di Pregassona è segnalato come zona videosorvegliata, è dunque possibile risalire agli autori degli atti summenzionati?
Quali sono le zone considerate a rischio e quindi videosorvegliate ?
È già stata fatta una valutazione delle infrastrutture messe a disposizione dei bambini per quanto attiene la sicurezza?
Che provvedimenti intende prendere il Municipio riguardo all’utenza poco rispettosa delle regole fondamentali di convivenza? Per quanto ancora si dovranno sopportare scene aperte di persone con dipendenza da sostanze psicoattive?

Sara Beretta Piccoli, per il gruppo PPD + GG in consiglio comunale


Abroghiamo la LAMAL e applichiamo il “federalismo sanitario”

di Rocco Cattaneo, candidato PLRT al Consiglio nazionale

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La stangata era nell’aria e si è pienamente confermata: l’aumento medio dei premi di cassa malati sarà del 4% a livello nazionale e in Ticino i premi saliranno fino al 4,3%!

È vero che i costi della salute crescono, che la popolazione invecchia, che la medicina progredisce, che l’aggiornamento costa… È vero tutto, ma è anche vero che non possiamo più accettare supinamente, anno dopo anno, la solita stangata autunnale sui premi di cassa malati! Non possiamo più dire: hanno deciso a Berna e non ci resta che pagare!

Senza accusare nessuno di disonestà, è giunto il momento che i Cantoni prendano in mano il dossier e tutelino i loro cittadini facendo una volta per tutte trasparenza sui costi sanitari.

Come vigilano sulla sanità pubblica e privata a livello operativo, i Cantoni devono poter vigilare e intervenire anche sui costi. Facciamo anche in campo sanitario un passo in direzione del vero federalismo!

Ogni anno i cittadini sono confrontati con l’aumento dei premi della cassa malati. Il perdurare di questa situazione, fatta di continui aumenti dei premi e revisioni dei modelli assicurativi, sembra non trovar fine.

Per far fronte a questo “malessere” della gestione sanitaria è stata a più riprese presentata la ricetta della Cassa malati pubblica – l’ultima volta lo scorso anno -che, però, non ha mai convinto pienamente il Popolo e i Cantoni, che hanno sempre respinto l’idea di conferire allo Stato tutta la gestione della sanità. Ad oggi i Cantoni, insieme ai cittadini che pagano i premi, costituiscono la principale fonte di finanziamento della sanità pubblica e privata. Tuttavia il potere decisionale è soltanto federale, e meglio di competenza del Dipartimento federale dell’interno, diretto dal consigliere federale Alain Berset.
La gestione dell’assicurazione malattia è retta dalla Legge federale sull’assicurazione malattie (la famosa LAMal) che fa capo all’articolo 117 della Costituzione federale. Il risultato che ne consegue è il seguente: la Confederazione decide, i Cantoni e i cittadini pagano, senza potersi opporre!

La ricetta per uscire da questa situazione (che ha provocato evidenti storture, si pensi alle riserve in eccesso versate per anni dagli assicurati ticinesi ale casse malati), può essere risolta soltanto attribuendo la competenza sanitaria ai singoli Cantoni, che devono poter decidere se operare in piena autonomia oppure attraverso concordati.

I Cantoni, sovrani in ambito sanitario, potrebbero infatti decidere come impostare il sistema. Potrebbero mantenere le cose come stanno, optare per una cassa malati pubblica cantonale unica (idea che ha preso corpo nei Cantoni romandi), o creare una cassa malati pubblica cantonale in concorrenza con quelle private.
Le soluzioni applicabili sono molteplici e i Cantoni potrebbero rappresentare dei veri e propri “laboratori sanitari”. Ma il presupposto per questa “liberalizzazione” del sistema in senso federalista è l’abrogazione della LaMal, che disciplina il sistema di finanziamento.

La Confederazione, in rispetto dell’articolo costituzionale, manterrebbe il ruolo di sorvegliante e attuerebbe attraverso una legge quadro federale delle regole minime di armonizzazione. Per il resto, totale autonomia cantonale in ambito sanitario.

Rocco Cattaneo, candidato PLRT al Consiglio nazionale


Cantone – Comuni: fuori tutti i costi!

Interrogazione di Sergio Morisoli, La Destra

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Nella seduta di ieri 23 settembre 2015 il Gran Consiglio con larga maggioranza ha approvato una spesa di 12 milioni di franchi per procedere allo studio dei compiti tra Cantone e Comuni.
Saluto con piacere la volontà del Governo di finalmente occuparsi del tema riparto dei compiti tra Cantone e Comuni.

Il tema non è mai stato affrontato con la necessaria motivazione e impegno, ma è pur sempre e più volte stato affrontato. Si sono creati in tutti questi anni numerosi Gruppi di lavoro interni, interdipartimentali; gruppi di lavoro misti interni e consulenti esterni, gruppi di lavoro con rappresentanti di Cantone e Comuni. Sono state pagate fatture importanti a diversi consulenti esterni. I migliori funzionari dirigenti, alcuni ancora alle dipendenze dell’amministrazione, sono stati schierati nelle numerose analisi Cantone Comuni senza che mai il lavoro avesse poi portato a una concretizzazione.
In una parola si sono già dedicate molte risorse umane e finanziarie che è peccato sprecarle e ripartire praticamente da zero senza che l’amministrazione, il Governo e la Commissione della Gestione ne abbiano preso atto in modo critico e compiuto ma anche parsimonioso. Non ho l’impressione che la mole di proposte e di controproposte emerse negli anni siano state vagliate con la necessaria serietà alfine di risparmiare costi e risorse per questo rilancio del tema compiti Cantone Comuni.

Tenuto conto che il cantiere delle aggregazioni dura ormai da quasi 20 anni e che rischia di arenarsi senza aver raggiunto gli scopi iniziali
Considerato che il tema di chi fa che cosa tra Cantone e Comuni doveva già da tempo essere affrontato e che quindi finalmente si vuol partire sul serio
Preso atto che la Commissione della Gestione ha svolto un lavoro insufficiente quanto a valutazione (secondo il principio della Legge finanziaria della parsimonia e dell’economicità) nell’esame del Messaggio per lo stanziamento dei 12 milioni, e considerato che una proposta di rinvio del dossier a suddetta commissione (M. Augustoni PPD) nell’ambito del dibattito parlamentare di ieri è stata bocciata.

Chiedo cortesemente al lodevole Governo :
1. Di presentare l’elenco nominativo dei consulenti/ditte di consulenza e il costo dei mandati esterni assegnati da Governo, Dipartimento, Divisioni, Sezioni e Uffici per il progetto aggregazioni e flussi finanziari/compiti Cantone Comuni dal 1995 a oggi;
2. Di quantificare, con stima, il costo interno a carico dell’amministrazione cantonale per il cantiere aggregazioni e flussi finanziari/compiti Cantone, dal 1995 a oggi;
3. Di indicare quale o quali consulenti esterni / società e per che importi, saranno incaricati di occuparsi del mandato nei prossimi 4 anni coperto dai 12 milioni di franchi decisi ieri;
4. Se intende chiedere ai comuni i 3,2 milioni di copertura del credito subito o se è disposto a chiederli solo alla fine dei 4 anni come eventuale conguaglio, ponendosi come obbiettivo primario quello di spendere meno del credito votato al fine di non dover chiedere soldi ai Comuni;
5. Se non ritiene che questo procedere globale rischia di bloccare quelle poche iniziative, partite dal basso, in corso di ridefinizione di alcuni compiti;
6. Se non sarebbe utile focalizzarsi in una prima fase, spendendo molto meno, nel concretizzare un modello base di progetto pilota lavorando bilateralmente tra Cantone e Città di Lugano e solo in una secondo tempo implementarlo al resto dei Comuni;
7. Se ritiene corretto presentare un nuovo compito con relativa nuova spesa prima che il PF e le Linee Direttive del quadriennio 2016-19 siano state presentate al Gran Consiglio.

Sergio Morisoli, La Destra (AL)


Lugano un nome una garanzia?

Interpellanza di Sara Beretta Piccoli e Lorenzo Jelmini (PPD)

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La città di Lugano sta cercando di promuovere la sua positiva immagine in patria e all’estero, per mezzo del suo nome; un chiaro esempio ne sono il LAC (Lugano Arte e Cultura) e Lugano Turismo.

Tuttavia molte ditte in Ticino, e regolarmente iscritte al registro di commercio, posseggono un nome al cui interno rientra la nomenclatura “Lugano”.

Nel non tanto remoto caso in cui una ditta, con la nomenclatura “Lugano”, possa non esercitare in modo consono o offuscare la positiva immagine che la città sta cercando di dare, e anche alla luce di quanto pubblicato ieri da Ticino Online e 20minuti, riguardo una ditta di trasporti luganese, chiediamo al Lodevole Municipio:
– Quali e quante ditte hanno all’interno del loro nome la nomenclatura “Lugano”?
– Non si ritiene importante “difendere” il nome della città, come sorta di marchio, a garanzia della qualità della ditta che ne utilizza la dicitura?
– Che posizione si intende prendere con le ditte che, utilizzando il nome “Lugano”, non lavorano in modo consono?

Sara Beretta Piccoli
Lorenzo Jelmini


Tassa di collegamento: tener presente gli sforzi delle aziende

Mozione di Paolo Pamini, La Destra

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Premessa: la presente mozione, formalmente firmata ed inoltrata dai deputati de La Destra, ossia l’alleanza liberalconservatrice lanciata unendo le forze di UDC, AreaLiberale e UDF, è stata scritta dal cittadino di Lugano-Sonvico Dr. Alberto Siccardi nel quadro del Ginnasio liberalconservatore (in seguito “GLC”). Il GLC è la piattaforma con la quale La Destra intende portare i cittadini in Parlamento ed il Parlamento tra i cittadini, promuovendo in tal modo il civismo in Ticino. Cittadini interessati a collaborare nel quadro del GLC possono contattare i deputati de La Destra per ulteriori informazioni.

Fin dall’ottobre del 2013 alcune industrie ticinesi hanno spontaneamente attuato delle misure per seguire concretamente i consigli che venivano dal Dipartimento del Territorio per quanto riguarda la diminuzione del traffico, sia frontaliero che locale. Molte altre hanno poi deciso di andare nella stessa direzione dopo il decreto del Dipartimento del Territorio dell’aprile 2014.

Queste aziende si trovano oggi ad aver effettuato sforzi organizzativi non indifferenti, aver sostenuto e deciso di sostenere costi per centinaia di migliaia di franchi per organizzare car pooling, aree in territorio italiano prossime alla frontiera, acquisto di navette per il trasporto dei propri dipendenti da queste aree al posto di lavoro in Svizzera, impegni assunti con i vicini per dirottare il traffico lontano dalle loro case, impegni con i Comuni limitrofi per partecipare ai costi di costruzione di strade alternative per evitare disturbo al vicinato e all’ambiente.

Questa imposta in discussione in relazione ai posteggi rimasti nelle aziende di cui sopra, tra l’altro inutile e ininfluente sulla regolazione del traffico così come è formulata, si aggiunge ingiustamente a quanto già speso dalle industrie che si sono organizzate autonomamente.

Qualunque piano di trasporto si voglia, fra l’altro, configurare e realizzare sul territorio, richiederà anni prima che entri in funzione e porti quei benefici che si prefigge. Nel breve termine quindi le aziende pagherebbero l’imposta sui parcheggi ma nulla cambierebbe nel traffico rispetto alla situazione attuale, a meno che non siano indotte più aziende a conformarsi da subito alle esigenze dell’ambiente.

Si chiede pertanto di considerare che:
1. nel breve termine le aziende che si muovono spontaneamente e concretamente per il miglioramento del traffico e dell’ambiente possano detrarre tali costi da quelli legati ai parcheggi aziendali se, malauguratamente, si decidesse di istituirli;
2. che il nuovo piano di mobilità, quando fosse stabilito e approvato, trovi il suo finanziamento nelle casse dello Stato. Infatti, proprio le aziende, che producono oltre il 20% del PIL cantonale, non sono le sole responsabili dell’aumento del traffico, bensì creano un gettito fiscale imponente per il Cantone.

Suggeriamo pertanto che non si infierisca su di esse, da una parte limitando i posteggi e imponendo comportamenti virtuosi, e dall’altro le si punisca creando nuove imposte sui loro parcheggi, posti su un suolo privato di loro proprietà.

Dr. Alberto Siccardi

Primo firmatario: Dr. Paolo Pamini
Co-firmatari: Marco Chiesa, Lara Filippini, Sergio Morisoli, Gabriele Pinoja


Sospensione “temporanea”? Dura già da tre anni!

di Andrea Mazzoni, membro della Gioventù Comunista e del Comitato Studentesco LiLu1

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Nell’ottobre del 2012 i docenti del Liceo Lugano 1 avevano optato per una sospensione “temporanea” delle gite di quarta, in risposta ai tagli salariali portati avanti dal Cantone. Dopo la raccolta di più di 600 firme da parte degli studenti, la questione è stata ridiscussa in Collegio al termine dello scorso anno scolastico, ma senza una risoluzione positiva: le gite sono ancora sospese a tempo indeterminato.
La rivendicazione sindacale dei docenti punta sulle gite perché essi ritengono essere l’aspetto meno fondamentale dell’insegnamento, quando invece secondo noi posseggono ugualmente un’alta valenza didattica che al Liceo Lugano 1 manca da troppo tempo. Sono infatti già passati tre anni dall’introduzione del provvedimento e ancora gli insegnanti non hanno ottenuto i risultati sperati, ma non demordono e non revocano la sospensione; finché il DECS non riserverà un capitale maggiore alla scuola loro non porteranno i ragazzi di quarta in gita.

Siamo indignati per questa misura che penalizza gli studenti. Le gite scolastiche lunghe sono un momento importante nella formazione di ogni liceale, perché in esse i giovani hanno la possibilità di vedere il mondo con qualcuno che possiede le competenze per spiegarlo loro, inoltre hanno l’occasione di mettere in pratica ciò che hanno imparato a scuola e costruire forme di socializzazione. Eliminare questo momento didattico, togliere agli studenti il diritto di poter andare in gita è la negazione di una libertà che aumentava l’arricchimento culturale della nostra scuola. Una mossa molto pericolosa: quando un si sopprime una libertà, la democrazia trema, anche perché gli studenti sono costretti a prenderne atto senza poter ribattere.

Nessuno è contento per i continui tagli del DECS, la scuola pubblica ha sempre meno risorse e se si dovesse continuare così si correrà il rischio di ritrovarsi con un’unica scuola di qualità: la scuola privata. Siamo però convinti che adottare misure che intacchino il rapporto tra gli organi scolastici sia una pessima idea per far fronte al problema, nonché una discutibile strategia sindacale. In un simile momento di crisi dovremmo unirci tutti, insegnati, lavoratori della scuola e studenti, non creare dissidi mediante provvedimenti unilaterali dalla dubbia utilità. Finché le gite sono sospese, l’unione di docenti e studenti in un fronte comune che lotti per la scuola, per il diritto all’istruzione, per il futuro del paese, rischia di rimanere una chimera.

Andrea Mazzoni, membro della Gioventù Comunista e del Comitato Studentesco LiLu1


Rilancio della vita nelle zone periferiche

di Marco Passalia, deputato PPD in Gran Consiglio

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I segni del passato del nostro Cantone ci mostrano che il Ticino fu abitato omogeneamente su tutto il territorio. L’economia di sussistenza, le attività agricole e la pastorizia così come la morfologia del territorio imponevano questo tipo di sviluppo. L’evoluzione socio-economica verso il settore secondario e verso quello dei servizi ha dunque portato ad una concentrazione della popolazione nei centri urbani e al conseguente spopolamento delle zone più periferiche. Si vennero a creare da una parte gli agglomerati in cui furono centralizzate le attività lavorative e, dall’altra, le zone periferiche, da alcuni anche definite “zone a basso potenziale”. Il potenziale a cui si fa riferimento è riconducibile a caratteristiche comuni: localizzazione lontana dai centri urbani e da un asse di transito principale; predominanza della natura; bassa densità abitativa; declino demografico e invecchiamento della popolazione; perdita di posti di lavoro; dissesto finanziario dei comuni e così via.

Questa definizione è importante per poter valutare quali possano essere le azioni ed i progetti che rivaluterebbero il vero potenziale di queste zone periferiche e di tutta la nostra regione nel suo insieme. La scelta di vivere in montagna o in valle non dovrebbe essere considerato come un atto di esclusione o di isolamento, anzi. Per promuovere questi luoghi bucolici, sani e sicuri è necessario però poter soddisfare anche altre necessità fondamentali: il posto di lavoro, l’accesso all’abitazione primaria, un carico fiscale non eccessivo nonché un collegamento fisico e virtuale affidabile con il resto del Cantone.

Per poter ridare vita alle zone periferiche sono necessarie numerose misure coordinate – che non vogliono creare contrapposizione con i centri urbani – in grado di incentivare le famiglie a scegliere come centro dei propri interessi una località al di fuori dei principali agglomerati. Non è una questione di solidarietà o di sussidi ma di condizioni quadro favorevoli. D’altra parte se le zone periferiche sono più forti e dinamiche, tutto ciò va vantaggio dell’intero territorio cantonale.

Per questo motivo il partito popolare democratico per la legislatura in corso 2015-2019 intende impegnarsi a fondo lanciando innanzitutto un’iniziativa costituzionale ed allo stesso tempo tutta una serie di atti parlamentari. Da una parte, con l’iniziativa s’intende inserire nella Costituzione cantonale la montagna come patrimonio ambientale, identitario, storico ed economico di tutti i ticinesi; questa iniziativa dovrà sfociare in una legge ad hoc oppure – per evitare ulteriore burocrazia – in un adeguamento delle leggi esistenti. Dall’altra parte, per essere concreti e passare subito dalle parole ai fatti, i popolari democratici si faranno promotori di varie misure tra cui: (1) sostegno alle famiglie che vogliono stabilirsi in zone periferiche attraverso un’agevolazione fiscale; (2) sostegno all’occupazione e alle iniziative imprenditoriali nelle zone periferiche; (3) creazione di posti di lavoro delocalizzando determinati servizi dell’amministrazione pubblica; (4) sostegno alle famiglie che vogliono stabilirsi in zone periferiche attraverso un accesso facilitato all’abitazione primaria; (5) rivedere la burocrazia relativa alla legge edilizia; (6) rivedere il PUC-PEIP: riappropriamoci dei nostri rustici; (7) creazione di una commissione speciale parlamentare “zone periferiche”.

Il PPD crede fermamente in questo rilancio e nei prossimi mesi, a partire da subito, continuerà a promuovere le politiche a favore delle zone periferiche impegnandosi a mettere in atto le misure summenzionate grazie al lavoro del gruppo parlamentare.

Marco Passalia, deputato PPD in Gran Consiglio


Ininfluente è bello!

di Pierre Rusconi, consigliere nazionale UDC

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Nel ranking dei politici più influenti, risulto negli ultimi posti della classifica. Questa presunta influenza viene elaborata in base a dei parametri alquanto particolari non da ultimo il peso specifico nei vari Consigli d’ amministrazione e associazioni.

Il non essere quindi “influente” è un valore al quale non intendo rinunciare. Il mio unico impegno extra parlamentare è la presidenza dell’associazione per la protezione degli animali di Lugano, attività per altro non influente in parlamento. Tra gli ultimi anche nel consenso all’economia svizzera, non sono pro Europa e tanto basta per essere invisi al mondo industriale. Difficile accontentare tutti, ma sono certo che nella classifica pro Ticino sono in buona posizione e ciò è quanto ambisco a consolidare.

Pierre Rusconi, consigliere nazionale UDC


Quanto intascano dalle lobby i parlamentari a Berna?

di Raoul Ghisletta, candidato PS al Consiglio nazionale

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L’ex deputata del Partito popolare democratico Chiara Simoneschi-Cortesi ha dichiarato a Swissinfo.ch che “una delle cose più scandalose in parlamento era di vedere dei colleghi che leggevano alla tribuna dei testi ricevuti dalle loro lobby, magari senza nemmeno capirli”.

Il recente scandalo che ha visto come protagonista la deputata del Partito liberale radicale Christa Markwalder non si limita alla diffusione di informazioni interne a profitto dei vertici dittatoriali kazaki, ma vede emergere anche un tentativo di un ricatto (a suo danno). È il risultato della tanto decantata “politica di milizia”, che in realtà è sovvenzionata da sponsor privati, i quali  ovviamente pretendono in cambio favori dai parlamentari.

Non esiste purtroppo alcun dato sui soldi versati da privati ai consiglieri nazionali e agli Stati, che arrotondano in tal modo lo stipendio versato dalla Confederazione. L’obbligo di fornire questi dati è stato bocciato più volte dalla grande maggioranza dei deputati del Partito liberale radicale, del Partito popolare democratico e dell’Unione democratica di centro: recentemente sono infatti state respinte le proposte dei consiglieri nazionali Isabelle Moret (2012) e Andrea Caroni (2014). Con una simile mancanza di trasparenza ci stupiamo che i parlamentari eletti a Berna non fanno gli interessi dei cittadini?

Scorrendo il registro degli interessi dei parlamentari non sapremo quindi quanto guadagna il consigliere nazionale Ignazio Cassis (PLR) dal gruppo cassamalataro Curafutura o quanto guadagnano dai vari consigli d’amministrazione in cui siedono la consigliera nazionale Roberta Pantani (Lega) e i consiglieri agli Stati Filippo Lombardi (PPD) e Fabio Abate (PLR).

Tra l’altro i Ticinesi devono sapere che nella Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale 21 membri su 25 hanno legami diretti con società o organizzazioni del settore della sanità, in quella del Consiglio degli Stati 10 membri su 13: lo ha indicato a swissinfo.ch Sarah Butikofer, autrice di una tesi di dottorato sul parlamento svizzero.

Un gruppo di giornalisti indaga sulle lobby che finanziano i deputati federali: si tratta di lobbywatch.ch e su questo sito si trovano legami interessanti. Ma è un lavoro di indagine e non può fornire cifre. Dovrebbero essere i parlamentari, in modo onesto, a fare chiarezza sulle somme ricevute, e questo per rispetto dei cittadini che partecipano alle elezioni.

Raoul Ghisletta, candidato PS al Consiglio nazionale


Nuovi ritardi in vista per Alp Transit in Ticino?

Interpellanza di Fabio Regazzi, Consigliere Nazionale PPD

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1. Corrisponde al vero che delle opposizioni al potenziamento della linea dell’Alta tensione della ferrovia in un tratto del Comune di Monteceneri, in particolare nell’agglomerato di Bironico, è suscettibile di causare dei ritardi nella messa in funzione della linea di Alp Transit?
2. Se così fosse di che entità potrà essere questo ritardo?
3. Non ritiene il Consiglio federale che il DATEC debba intervenire direttamente per aiutare le parti a trovare un accordo che possa evitare ritardi con conseguenze molto pesanti?
Nel lontano ottobre 2010 l’allora Comune di Bironico (ora confluito nel Comune di Monteceneri) e la Parrocchia di Bironico hanno introdotto un’opposizione al potenziamento dell’elettrodotto che attraversa il nucleo di Bironico. Già ora, la linea dell’alta tensione si trova in prossimità di abitazioni, dell’Istituto Scolastico dell’Alto Vedeggio e in particolare della Chiesa dei Santi Giovanni Evangelista e Martino, inserita nell’inventario svizzero dei beni culturali d’importanza nazionale. I pali della linea hanno attualmente un’altezza media di ca. 17 m.; con il potenziamento, onde limitare l’impatto dell’aumento delle immissioni elettromagnetiche, l’altezza media passerà a ca. 26 m. A mente degli opponenti questa situazione è assai opprimente per l’agglomerato di Bironico, in particolare questo vale per il palo che si troverà a confinare con il parco giochi dell’istituto scolastico e con quello che sovrasta già ora la Chiesa protetta.
La popolazione del Comune e della Parrocchia, oltre alle varie censure sollevate, alcune puntali di ordine pianificatorio, chiede l’interramento della linea per circa 800 ml.
Adducendo problemi di stabilità della linea, le FFS si rifiutano di interrare la linea in quella posizione, ritenuto che preferiscono tenere i pochi chilometri di margine che restano a disposizione per interrare la linea in altre zone della Svizzera, ove a loro dire, l’impatto elettromagnetico potrebbe essere maggiore.
Malgrado parecchi incontri, le parti non sono riuscite a trovare un accordo che possa permettere agli opponenti di ritirare le opposizioni che hanno ritenuto le proposte formulate dalle FFS inadeguate.
Siccome la linea dev’essere in funzione per il 30 agosto 2017, la costruzione deve iniziare per il 1. gennaio 2016. In caso di ricorso questo termine rischi tuttavia di non poter essere rispettato.
Fabio Regazzi, Consigliere Nazionale PPD

Abolizione della dogana? No grazie, Sciur Sindigh da Lavena Ponte Tresa!

di Nicholas Marioli, Lega dei Ticinesi e Movimento Giovani Leghisti

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Il Sindaco del Comune di confine,Lavena Ponte Tresa, Pietro Roncoroni ha dichiarato, su il quotidiano Il Giorno, tutto il suo timore e le sue preoccupazioni per un eventuale sospensione degli accordi di Schengen da parte della Svizzera.

«Fatichiamo persino a immaginare l’esistenza di una dogana dalle due parti di un confine che sono profondamente unite” prosegue il Sindaco: «fosse per noi la dogana dovrebbe essere abolita».

L’accoglimento, ormai già certo, di una cinquantina di profughi nell’ex caserma della Guardia di finanza nel comune di confine è stata l’ennesima goccia che ha fatto traboccare il vaso e per il Canton Ticino un presiedimento 24 ore su 24 è diventato urgente e necessario con effetto immediato.

L’abolizione della dogana, come suggerito d’oltre confine, sarebbe una catastrofe e favorirebbe ulteriormente un ennesimo travaso della criminalità sul nostro territorio.

Auspichiamo che Berna si renda conto di questa problematica e sappia agire di conseguenza, come al solito «ul bèl vedèe l’è poch distanct…»

Nicholas Marioli, Lega dei Ticinesi e Movimento Giovani Leghisti


Politica estera e relazioni con l’Italia: un rapporto interdipartimentale per analizzare pendenze e sviluppi?

di Marco Romano, Consigliere Nazionale PPD

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Un dossier politico molto rilevante tra Svizzera e Italia, le trattative fiscali, resta irrisolto, malgrado il termine fissato (fine estate) e numerosi sforzi intrapresi.

Nel contempo altri Dipartimenti hanno oggetti pendenti da tempo (mobilità, gestione laghi, sicurezza).

Globalmente i rapporti tra Svizzera e Italia sono amichevoli e improntati alla reciproca collaborazione, ma le difficoltà e le pendenze non possono essere negate.

Il Consiglio Federale è pronto a compiere un’analisi globale e interdipartimentale?

Marco Romano, Consigliere Nazionale PPD


Un accordo dannoso per il mercato del lavoro!

di Lorenzo Jelmini, granconsigliere per Partito Popolare Democratico e Generazione Giovani

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Dal recente incontro a Bellinzona tra il Consiglio di Stato e l’on. Widmer Schlumpf, riguardante i rapporti fiscali e non solo tra Svizzera e Italia, è stato delineato il percorso negoziale del prossimo mese. Da indicazioni emerse, sembrerebbe che entro la fine dell’autunno i negoziati potranno concludersi con un Accordo tra i due paesi.

Mi sembra importante, per quanto riguarda il Canton Ticino, porre l’accento su quella parte di negoziato che riguarda la modifica dell’Accordo che disciplina la tassazione dei frontalieri. Sulla base di questo Accordo le imposte sul reddito dei frontalieri sono prelevate soltanto dai Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese. All’Italia, che non ha alcun diritto impositivo, viene ristornato il 38,8% delle imposte. Di conseguenza il Ticino, che preleva quasi 150 mio all’anno d’imposta comunale, cantonale e federale sul reddito dei frontalieri, ristorna all’Italia poco meno di 60 mio, trattenendo dunque per sé 90 mio.

Le discussioni in corso tra le due delegazioni dovrebbero concludersi nel senso che il Ticino potrà prelevare il 70% del gettito complessivo, vale a dire 105 mio, con un vantaggio di 15 mio rispetto alla situazione attuale da suddividere tra comuni, Cantone e Confederazione. Per contro l’Italia assumerebbe il diritto di tassare i frontalieri residenti nella fascia di frontiera, adottando le proprie aliquote e riconoscendo loro un credito d’imposta per quanto già pagato in Ticino.

Da alcune recenti pubblicazioni parrebbe che l’Italia, sulla base di queste prospettive negoziali, potrebbe beneficiare di un aumento del gettito fiscale pari a circa 300 mio. Il tutto dovrebbe partire dal 1° gennaio 2018. Fino ad allora si presume che resterà in vigore il sistema attuale e che pertanto la Svizzera rigirerà all’Italia gli ultimi ristorni nel 2019 (in relazione ovvero alle imposte versate nel 2017).

Sulla base di queste considerazioni mi permetto di porre alcuni interrogativi al Consiglio di Stato che voglio prima brevemente motivare.

In primo luogo il beneficio sull’aumento del gettito fiscale dell’Italia è con tutta evidenza (circa 300 mio, con riserva di approfondimento) ben superiore ai 15 mio che verrebbero conseguiti dalla Svizzera. Non mi sembra fuori luogo affermare che si poteva anche chiedere a favore dei tre Cantoni confinanti un diritto impositivo dell’80% che avrebbe comportato un aumento di 30 mio in luogo dei 15 mio previsti.

Inoltre apprendiamo che il Ticino dovrà rinunciare al moltiplicatore comunale al 100%, venendo costretto a ripristinare il moltiplicatore mediano, con una possibile ingente perdita. Ne consegue che alla fine dei conti il Ticino rischia di guadagnare ancora meno di quell’8% prima indicato. Sarebbe un’autentica beffa, un modo insomma per riscrivere radicalmente un nuovo sistema cambiando in realtà ben poco la sostanza.

Ma un ulteriore interrogativo, di non poco conto, deriva dal fatto che all’Italia viene assegnato un diritto impositivo estremamente rilevante, senza però sapere con certezza quando sarà concretizzato. In questo senso sarebbe auspicabile l’introduzione di una clausola che imponga all’Italia la rettifica dell’Accordo entro due anni. Sappiamo infatti quanto spesso in Italia riforme decise sulla carta abbiano poi dovuto subire rallentamenti molto forti prima di venire concretizzate in Parlamento.

Il tema per il mondo sindacale è di fondamentale importanza. Infatti se il prelievo fiscale a carico dei frontalieri sarà adeguato a quello che oggi viene applicato ai residenti in Italia fuori dalla fascia di frontiera, questa misura consentirebbe quanto meno di limitare il dumping salariale e il mercato del lavoro Ticinese ne sarebbe enormemente agevolato. Non si vuole evidentemente appesantire il carico fiscale di lavoratrici e lavoratori che operano sul nostro territorio, ma evitare che vi siano ulteriori speculazioni sulla manodopera proveniente da oltre confine così da fomentare un’ingiustificata guerra tra lavoratori.

Sulla base di queste considerazioni desidero chiedere al Consiglio di Stato:

 1. È stato chiesto alla delegazione Svizzera, anche tenendo conto del rilevante vantaggio finanziario che il nuovo trattato assegnerebbe all’Italia, di consentire ai Cantoni di prelevare sulle imposte dei frontalieri l’80% in luogo del 70% prospettato?

2. A quanto ammonterà realmente l’aumento del gettito fiscale per il Ticino vista la costrizione a rinunciare al moltiplicatore comunale massimo (oggi al 100%)?

3. Se la Confederazione non è stata in grado di chiedere all’Italia di poter prelevare l’80%, è stato chiesto alla Confederazione medesima di poter ripianare il 10% mancante tramite dei versamenti straordinari ai Cantoni di frontiera, i quali sostengono interamente l’emergenza sociale e infrastrutturale creata dal boom di frontalieri?

4. È stato chiesto alla delegazione Svizzera di stabilire con una norma vincolante quando l’Italia rettificherà l’Accordo in Parlamento?

Lorenzo Jelmini, granconsigliere per il Partito Popolare Democratico e Generazione Giovani

 


Basta con la guerra agli automobilisti

di Alain Bühler, per i Giovani UDC Ticino

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I Giovani UDC Ticino apprendono con grande sorpresa della volontà del Consiglio di Stato di mettere nuovamente le mani in tasca ai cittadini ticinesi con l’introduzione di una sorta di Road Pricing per le strade nazionali e i centri urbani.
 
Memori di ciò che i ticinesi hanno votato lo scorso 14 giugno in merito all’aumento dell’imposta di circolazione proposto dal Governo e sostenuto dal Parlamento, troviamo che sia assolutamente fuori luogo  sbracciarsi di fronte a alla Direttrice del DATEC Doris Leuthard per esser i primi della classe i e testare questa nuova tassa. Se è vero che non si conosce ancora il progetto nel dettaglio è anche vero che nemmeno a Berna sanno ancora come impostarlo, consigliamo quindi di evitare slanci ideologici contro i pendolari ticinesi. 
Siamo inoltre piacevolmente sorpresi che il TCS sia finalmente rinsavito e sia ritornato dalla parte degli automobilisti.
 
I Giovani UDC ricordano infatti che volenti o nolenti ci saranno sempre ticinesi che dovranno utilizzare il mezzo privato per gli spostamenti. Il territorio ticinese non è l’Altipiano svizzero, e l’espansione dell’offerta da parte dei mezzi pubblici di trasporto non sarà infinita sia dal punto di vista infrastrutturale che della sostenibilità finanziaria, non è quindi nemmeno lontanamente pensabile di mettere tutti i cittadini del nostro Cantone su mezzi di trasporto pubblici. 
 
Siamo totalmente contrari a politiche volte a punire i ticinesi che utilizzano per necessità il proprio mezzo privato, tenuto conto del fatto che una buona fetta del traffico è dovuta all’elevato numero di automobilisti frontalieri che giungono ogni giorno in Ticino. Basti solo pensare alla città di Mendrisio, dove ormai i lavoratori provenienti dall’Italia sono in maggioranza rispetto ai lavoratori ticinesi. Ogni giorno entrano in Ticino più di 62’000 unità lavorative non tutte strettamente necessarie all’economia ticinese visto l’elevata disponibilità di manodopera residente, ma sicuramente redditizie.
Se iniziassimo finalmente ad implementare l’iniziativa “Stop all’immigrazione di massa” e mettessimo in atto “Prima i nostri” la pressione sulla struttura viaria cantonale di allevierebbe e non di poco. Il resto? Potenziamenti mirati dei mezzi pubblici di trasporto dove è possibile e sostenibile e adattamento dell’infrastruttura stradale cantonale al XXI secolo e soprattutto che si basi su un Piano degli indirizzi cantonale aggiornato, visto che l’ultimo è scaduto un lustro fa.
 
 
In ogni caso non è muovendo una guerra a suon di tasse che si raggiungerà questo obbiettivo, e i Giovani UDC si batteranno affinché ciò non accada.
 
Alain Bühler, per i Giovani UDC Ticino

Niente gite al LILU1, così non si fa…

di Umberto Gatti, Co-Presidente di Generazione Giovani PPD Ticino

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Presa di posizione di Generazione Giovani PPD Ticino in seguito alla decisione del collegio docenti del Liceo Lugano 1 di sospendere le gite lunghe di 4° liceo.

Rinunciare alle gite lunghe, un’esperienza unica per un allievo che conclude il suo ciclo di studi liceali, un’esperienza che ognuno di noi ricorda con grande piacere, probabilmente uno degli ultimi momenti di condivisione con quelli che sono stati i compagni di classe di uno dei momenti formativi più importanti della nostra vita e che, per un motivo o per un altro, si perderanno di vista perché sparsi nelle varie università in Svizzera e in Europa. Sospendere questa importante offerta formativa della persona nel suo insieme rischia di lasciare un vuoto che non potrà essere recuperato in nessun altro modo.

Non è la prima volta che il collegio docenti del Liceo Lugano 1 prende questa decisione, già nel 2012 questa fu la risposta al taglio del 2% degli stipendi portato avanti dal DECS, allora la misura era stata giustificata rivolgendosi agli studenti e alle loro famiglie: “di fronte all’ennesima erosione della nostra dignità professionale, non intendiamo più farci carico di impegni che in qualche modo si possono considerare come non prioritari e che sono stati svolti in parte a titolo volontario. Privilegeremo le attività assolutamente indispensabili, cioè lo studio, le lezioni e la didattica, e lasceremo in secondo piano quelle a cui è meno doloroso rinunciare: perché neppure agli insegnanti si può chiedere impunemente ogni tipo di rinuncia.”

Una realtà ritenuta molto pericolosa; utilizzare un momento tanto caro agli allievi per fare pressioni nei confronti del DECS in un momento di difficile situazione economica per l’intero cantone. Utilizzare gli allievi per un fine di questo tipo appare davvero poco rispettoso della professione di docente, oltre che naturalmente degli studenti.

È vero non viene messa in pericolo l’offerta formativa in senso stretto, ma un importante spicchio di questa offerta è fortemente minata.

Generazione Giovani PPD Ticino ritiene dunque questa una misura eccessiva che va a scapito degli allievi dell’istituto, che rischiano di essere utilizzati come strumento politico.

Per il Comitato di Generazione Giovani PPD Ticino

Umberto Gatti

Co-Presidente