Categoria: Tribuna libera

No alla tassa di collegamento

di Davide Rossi, Consigliere Comunale PPD-GG, Mendrisio

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I fautori della nuova tassa di collegamento sulla quale andremo a votare il prossimo 5 giugno stanno tentando di farci credere che la stessa verrà pagata solo da pochi soggetti fiscali. Infatti, in recenti prese di posizione pubbliche i difensori di questo onere fiscale hanno ripetutamente sottolineato che a pagare saranno solo le aziende e i centri commerciali che possono essere qualificati di grandi attrattori di traffico.

“Non preoccupatevi”, ci dicono, “tanto non sarete voi a pagare”. Nulla di più sbagliato. Infatti, anche se la legge prevede formalmente che la tassa verrà prelevata presso i proprietari dei parcheggi, in realtà tutti sanno che alla fine il prezzo verrà fatturato al singolo cittadino. Sì, anche perché l’obiettivo, almeno quello ufficialmente dichiarato, del Cantone è quello di tentare di diminuire il traffico. Ma per perseguire tale scopo è evidente che bisogna fare in modo che la tassa alla fine sia pagata dall’automobilista, non dal padrone del parcheggio. Altrimenti la misura non avrebbe senso. Come si può infatti leggere nell’opuscolo del Dipartimento del territorio a favore della tassa “Per conseguire una diminuzione del traffico stradale è necessario riorientare le abitudini…”. Ma le abitudini di chi?

Evidentemente degli automobilisti, non dei proprietari dei parcheggi. Ne consegue che è lo stesso Cantone a volere che la tassa sia pagata da tutti noi, quando andiamo a lavorare o quando vogliamo continuare a fare la spesa in Ticino. Assolutamente falso inoltre che la tassa colpirà i frontalieri. La tassa verrà prelevata su circa 30’000 posteggi, di cui meno di 10’000 sono occupati da frontalieri (sugli oltre 60’000 che ogni giorno entrano nel nostro territorio). La gran parte sono utilizzati da cittadini-automobilisti ticinesi che non hanno alternative all’utilizzo della propria autovettura. Infatti in moltissimi casi il trasporto pubblico non rappresenta un’opzione possibile. Dulcis in fundo, l’obiettivo della riduzione del traffico non verrà raggiunto.

In primo luogo perché in moltissimi casi il trasporto pubblico non offre un’alternativa ai cittadini. In secondo luogo perché lo stesso Cantone ci dice di avere bisogno di questi soldi. Ma se vuole questi soldi significa allora che i parcheggi devono rimanere e il traffico non deve diminuire. Perché se così fosse, non incasserebbe la tassa. Di due cose l’una: o si vuole incassare la tassa, o si vuole diminuire il traffico. Cosa vuole realmente il Cantone ce lo ha fatto capire: soldi, altrimenti minaccia di aumentare le imposte (confermando dunque che il suo obiettivo sono i soldi, i nostri soldi). In conclusione io voterò un convinto no alla modifica della legge sui trasporti pubblici. No a una tassa che colpirà tutti noi, che non diminuirà il traffico e che serve solo a coprire i buchi finanziari del Cantone.

Dimenticavo: in ogni altro Cantone i costi dei trasporti pubblici sono coperti dalle imposte ordinarie, che noi già paghiamo. Pagare due volte non mi sembra proprio il caso!

Davide Rossi, Consigliere Comunale PPD-GG, Mendrisio


Sì al miglioramento della Scuola media

di Graziano Pestoni, presidente USS – Ticino e Moesa

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La scuola media, in questi giorni è stato detto e ripetuto da molti, costituisce un momento particolarmente importante e delicato nella formazione e nella crescita dei giovani. Per la fascia di età dei ragazzi e delle ragazze. Per la difficoltà di scegliere una via ulteriore, in un mondo del lavoro precario, incerto, sempre meno accogliente. Per il confronto con culture sempre più diverse.

L’iniziativa sulla quale siamo chiamati a votare il 5 giugno tocca quindi un settore particolarmente delicato per il futuro dei nostri giovani. La nostra società potrà affrontare meglio le sfide del futuro se potrà disporre di cittadini, non solo adeguatamente formati, ma pure in grado di assumere responsabilmente le proprie scelte.

Da questo profilo, l’iniziativa dà adeguate riposte non solo all’aspetto scolastico, attraverso per esempio il miglioramento dell’orientamento scolastico e professionale oppure la differenziazione pedagogica, bensì anche ad altri ambiti, importanti sia dal profilo scolastico, sia dal profilo della crescita personale. Pensiamo alle classi meno numerose, ad un sostegno pedagogico più efficace, al maggior ruolo del docente di classe, a sedi meno numerose, all’accesso agli spazi scolastici per attività senza scopo di lucro. Ma pure alle mense, che non sono solo luoghi in cui ci si rifocilla, ma dove si socializza.

È interessante constatare che gli oppositori formulano solo tiepide critiche alle singole misure. Essi fondano la loro opposizione prevalentemente sui costi. L’iniziativa sarebbe inaccettabile, soprattutto in un momento in cui le finanze del Cantone non sarebbero floride. È vero, da anni le finanze del Cantone suscitano preoccupazioni. È forse utile ricordare tuttavia che sono proprio coloro che invocano la gravità della situazione finanziaria ad aver promosso negli scorsi anni, sia a livello cantonale, sia a livello federale, assurdi sgravi fiscali per i detentori di sostanze e redditi elevati.

L’iniziativa comporta al termine della sua implementazione completa, che necessiterà di vari anni per formare i docenti necessari e adeguare tutte le scuole, un costo finale di 45 milioni di franchi all’anno. L’equivalente del reddito annuo di due top manager delle multinazionali svizzere. A prima vista si tratta di una cifra importante. Ma rappresenta solamente il 5% del costo totale della spesa scolastica nel nostro Cantone. E solamente un 1,2% della spesa complessiva del nostro Cantone. È veramente troppo per il nostro futuro?

Graziano Pestoni, presidente USS – Ticino e Moesa


Tassa di collegamento virtuosa

di Bruno Storni, granconsigliere PS

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Il solito interessato fronte politico dipinge la tassa di collegamento come nuova spremuta del borsellino del cittadino quando in realtà non è altro che una tassa di incitamento mirata a correggere una situazione altrimenti difficile da sanare, come lo è ad esempio la tassa sul CO2 sui combustibili o il RIC sull’energia elettrica, tasse che rincarano i consumi per ridurli ma che si riinvestono per promuovere efficienza energetica e energia rinnovabile.

È inconfutabile che uno dei grandi problemi del nostro Cantone è la crescente immobilità del traffico palesata quotidianamente da ingorghi e colonne su buona parte dell’ormai satura rete stradale. Anche le costose nuove gallerie di circonvallazione sono già al limite della saturazione. Tutto questo perché semplicemente abbiamo caricato la rete stradale con troppi posteggi che producono troppo traffico in concorrenza al trasporto pubblico (TP) ancora insufficiente. Un tragitto in auto parte da un posteggio e termina in un posteggio. Traffico eccessivo e immobilità con effetti negativi sulla qualità di vita, colonne e aria inquinata, che disincentivano turismo o insediamenti economici di qualità.

È come caricare l’impianto elettrico di casa con troppe prese e troppi apparecchi senza aumentare la potenza (sezione) della rete, avremo cali di tensione, surriscaldamenti e per non andare in cortocircuito e incendiare la casa “salteranno le valvole”.

Con volumi di traffico superiori all’80% della sua capacità la strada perde efficienza, rallentamenti e colonne aumentano esponenzialmente.
Nel nostro Cantone il numero di posteggi, oltretutto gratuiti, negli ultimi anni ha superato di gran lunga i limiti di sopportazione della rete stradale.
Il trasporto pubblico in Ticino pur cresciuto, non è ancora sufficientemente attraente per gran parte dei pendolari tanto da avere una copertura dei costi da biglietti e abbonamenti tra i più bassi della Svizzera.

Chiaro che fin quando da un parte largheggiamo con posteggi gratuiti per poter occupare lavoratori d’oltrefrontiera sottopagati o per attirare clienti nei centri commerciali fuori città, mentre dall’altra non ci sono mezzi per potenziare il TP rimarremo bloccati in questa situazione di crescente immobilità. Ricordo pure che nelle città posteggi pubblici gratuiti non ce ne sono praticamente più e la concorrenza dei centri commerciali a posteggi gratis contribuisce a svilire i centri.

Nei prossimi anni l’offerta di TP andrà e verrà potenziata: nuove linee TILO (p.e. Locarno Lugano) o maggior frequenza di treni, nuovi autoservizi previsti nei programmi d’agglomerato andranno finanziati per permettere al nostro cantone di recuperare il noto ritardo nel TP. Potenziare il TP e lasciare carta bianca sui posteggi è come riscaldare la casa e lasciare le finestre aperte.

In questo senso la tassa di collegamento è una tassa incentivante virtuosa perché agisce su due fronti complementari che favoriscono il circolo virtuoso di riequilibrio della mobilità in Ticino.
Il denaro incassato sui posteggi permetterà di potenziare il TP migliorandone l’offerta, acquisendo più utenti aumentandone il grado di autofinanziamento, parimenti sgraviamo la rete stradale a favore di tutti ad esempio di coloro che non hanno alternative all’auto e che volentieri pagheranno il posteggio per avere strade meno intasate. La tassa porterà anche a rivalutare la reale necessità di posteggi diminuendone il numero (se elimini non paghi) grazie al trasferimento sul trasporto pubblico.

Un concetto molto semplice ma non facile da far passare in un cantone ancora in preda alla crescita della motorizzazione individuale tanto che il noto posteggio low cost nel bosco asfaltato da padroncini irlandesi rappresenta solo la punta dell’eisberg della mala gestione dei posteggi fatta da troppi Comuni che ha contribuito a collassare la rete stradale.

Bruno Storni, granconsigliere PS


Le iniziative popolari non sono solo un titolo!

di Marco Romano, Consigliere Nazionale PPD

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Le iniziative popolari non sono un titolo, magari breve e accattivante, ma articoli costituzionali che vanno poi concretizzati e applicati in una legge. Sono proposte legislative, non slogan o segnali. L’iniziativa popolare “a favore del servizio pubblico” – dal titolo promettente ma dal contenuto dannoso – è in questo senso emblematica. Come e perché essere contrari al servizio pubblico?

I sondaggi delle scorse settimane lo dimostrano, alla sola lettura del titolo, cittadine e cittadini propendono verso un chiaro sostegno a questa iniziativa. Un tale risultato sarebbe tuttavia estremamente nocivo per il servizio pubblico nei settori chiave del Paese. Particolarmente e principalmente toccate sarebbero FFS, La Posta e Swisscom.

In Parlamento quest’iniziativa è stata respinta all’unanimità; da tutti i deputati, di tutti i Partiti, da destra a sinistra passando per il centro. Risultati del genere non sono usuali. Nel nostro Paese federalista e pluralista il servizio pubblico è un elemento fondante per gli equilibri e la solidarietà nazionali.

Le politica aziendale delle tre aziende citate non è sempre impeccabile. La critica e la richiesta di correttivi sono legittime. Tutti siamo irritati dalla chiusura di un ufficio postale, piuttosto che dal ritardo cronico di taluni treni o dalla mancanza di rete in certi comprensori. Ci mancherebbe, ogni azienda deve continuamente migliorare. La cittadinanza-clientela deve generare costante pressione. Il servizio pubblico va garantito, adattato ai tempi moderni e non smantellato. Un’accettazione dell’iniziativa porterebbe a meno servizi e a maggiori costi per il cittadino. A subirne le conseguenze sarebbero i consumatori medesimi. Sono il primo a essere critico verso certe tendenze centraliste e “poco svizzere” (penso a FFS e Posta), ma questa iniziativa peggiorerebbe solo la situazione.

Di fatto si vuole cambiare l’impostazione aziendale di Posta, FFS e Swisscom. Il modello presentato esclude a livello costituzionale la possibilità di generare utili (fondamentali se pensiamo agli investimenti nella telefonia mobile), di pagare dividendi e imposte, vuole eliminare le sovvenzioni trasversali e porre in essere rigide regole per i salari. Di fondo si stravolgerebbe il modello aziendale e di conseguenza l’attività. Aumenterebbe la spinta politica alla privatizzazione totale per sfuggire a queste draconiane regolamentazioni.

Nel servizio pubblico spesso si generano introiti in settori marginali, per finanziare l’attività chiave, soprattutto nelle regioni discoste. La Svizzera è solidale tra regioni, senza aiuto reciproco c’è disgregazione. La redditività è nell’interesse dei consumatori: senza utili, non si generano investimenti, fondamentali considerata l’evoluzione tecnologica. Anche le aziende “statali” sono parte del sistema economico. L’accettazione dell’iniziativa comporta perdite per 900 milioni per le aziende coinvolte. Effetto? Prezzi più alti, biglietti e tariffe più care. Andiamo oltre il titolo, rispettiamo il valore della democrazia diretta, diciamo NO all’iniziativa popolare “per il servizio pubblico”.

Marco Romano, Consigliere Nazionale PPD


Automobilisti: ma chi siamo, polli allo spiedo?

di Tiziano Galeazzi, granconsigliere UDC

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In vista dell’iniziativa per la quale saremo invitati a votare il prossimo 5 giugno, mi torna alla memoria una pubblicità risalente ad alcuni anni orsono e che pubblicizzava una nota marca di galletti allo spiedo italiana. Giugno poi, dovrebbe essere il mese delle prime grigliate all’aperto e tutto coincide.

Ebbene, con l’iniziativa “vacca da mungere”, ( fa più svizzero) ci troviamo più o meno nella stessa situazione del “pollo sul grill”, la parte spetta all’automobilista e più in generale i vari utenti della strada, al punto da indurli, loro malgrado, a calarsi nel ruolo di pennuti. Sempre più tasse e balzelli vanno ad intaccare le logore tasche della maggior parte di noi cittadini detentori di un mezzo di trasporto privato, da non confondersi con un lusso ma, nella stragrande maggioranza dei casi, ad una semplice e legittima necessità.

Gli oppositori a questa iniziativa, nel caso in cui il SÌ dovesse prevalere, puntano il dito principalmente sul mancato incasso di circa 1,5 miliardi di franchi nelle casse generali della Confederazione.

Ovviamente andrebbero sì a mancare in quel frangente, ma verrebbero indirizzati ed investiti nelle strade, per la loro manutenzione, per la progettazione qualora fosse necessario rivedere o potenziarne la percorribilità, per la costruzione e messa in atto delle stesse. Non dimentichiamo il trasporto pubblico (molto a cuore agli ambienti rosso-verdi) che beneficerebbe d’infrastrutture migliorate.

Con questa iniziativa avremo quantomeno una chiara base legale per indicare come e dove convogliare quanto “rastrellato” sotto forma di tasse e contributi prelevati agli utenti della strada.

Inutile persistere, come vorrebbero gli oppositori, nel voler buttare tutti i soldi nello stesso “calderone federale”. Troppo facile. Così facendo la Confederazione avrebbe sempre il pretesto per chiedere più soldi ai detentori e utilizzatori di mezzi privati e, dall’altra parte, evitare di tagliare gli esborsi nella gestione della spesa pubblica e dell’amministrazione.

Provocatoriamente, quale esempio, si potrebbe chiedere alla Confederazione di ridurre il contributo di “coesione ai paesi in via di sviluppo”, oppure ancora di ridurre le spese per ciò che concerne la legge sull’asilo (più di 1 miliardo all’anno) e su quanto ruota attorno all’idea utopistica di salvare il mondo a tutti i costi. Qualora la Confederazione adottasse un ridimensionamento in questi settori potrebbe egregiamente fare a meno degli 1,5 miliardi di franchetti nelle casse generali e reimpiegare tale importo laddove viene realmente generato.

Detto questo, vogliamo o no un miglioramento dei trasporti pubblici e delle strade in generale? Ecco allora che, in virtù del fatto che chi paga per la viabilità sulle strade con tasse generiche, bollino, tassa sugli oli minerali e tasse sul carburante, inequivocabilmente a questo contribuisce direttamente.

Poniamo la parola “fine” nel considerare come “pollo da grigliare” colui che detiene un mezzo di trasporto e che questi sia pronto nel donare qualsiasi cosa, come Pantalone abituato solo a pagare, stare zitto e nient’altro.

Sosteniamo con un SI questa iniziativa e rendiamoci più furbi, o meglio più perspicaci ed attenti anche noi. In Svizzera i soldi spesi e versati dai contribuenti dovrebbero restare principalmente nel nostro paese, dovrebbero essere amministrati sapientemente, distribuiti con intelligenza e rigore per il benessere di noi cittadini.

Tiziano Galeazzi, granconsigliere UDC


Considerazioni sul verde di Chiasso

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Chiasso in questi ultimi anni sta avendo un grande fermento edilizio. Nel cuore della città ci sono ormai vari cantieri e altri verranno aperti in futuro.

Non ci hanno lasciato indifferenti le ricorrenti notizie di tagli di piante: prima, il taglio presso il parcheggio Comacini all’interno di un cantiere privato; poi, l’abbattimento – e seguente rimpiazzo – del cedro quasi secolare presso la Scuola di Commercio, deciso dal Cantone perché le radici
arrivavano ai muri portanti e quindi risultavano essere potenzialmente pericolose; infine, pochi giorni fa, il taglio di una magnolia grandiflora alla dogana di Chiasso Strada, anche in questo caso su decisione cantonale, in nome del nuovo assetto viario.

Vorremmo precisare che, per quanto concerne quest’ultimo caso, il progetto di Piazza Elvezia ha seguito tutto l’iter (pubblicazione, ecc.) su di un arco di circa 20 anni. Non si è trattato perciò di una sorpresa dell’ultimo minuto. Inoltre, si è dovuto anche tenere conto del fatto che costruendo la
strada attorno alla pianta si sarebbero ugualmente danneggiate le radici, rendendola di conseguenza un pericolo per le persone e per i mezzi che transitano nelle vicinanze ogni giorno.
Comprendiamo che se una pianta è malata, non sicura per la popolazione o problematica per la circolazione, debba essere tolta.

Pertanto, da parte nostra auspichiamo che, quando i progetti coinvolgono interventi riguardanti il verde cittadino, questi vengano maggiormente evidenziati dai vari attori al fine di favorire la ricercadi soluzioni e informare i cittadini; ciò sia nel rispetto del verde cittadino sia in accordo allo sviluppo urbano.

Infine, essendo il progetto della nuova Piazza Elvezia non ancora ultimato, suggeriamo di creareuna zona verde: un piccolo polmone verde come benvenuto in Svizzera. Gli alberi sono una parte essenziale del nostro benessere, con un importante valore storico e culturale.

I Consiglieri Comunali PRL Chiasso: Barbara Vannin, Carlo Coen, Mariano Musso, Davide Capoferri, Antonio D’Incecco, Paolo Zürcher,Laura Stoppa, Daniele Godenzi, Alessandra Medici Bianchi, Walter Baumgartner e Claudio Ortelli


Ospedali pubblici, attenzione alle privatizzazioni!

di Roberto Martinotti, presidente VPOD Ticino

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Ci risiamo nuovamente. La fame di privatizzazione si insinua nuovamente tra le pieghe del materiale per le prossime votazioni previste per il 5 giugno.

Le privatizzazioni e le esternalizzazioni sono rischi che si affacciano da
tempo all’orizzonte del servizio pubblico. In questo caso è la salute
“pubblica” in pericolo. Sì, perché se non dovessimo bocciare la pericolosa proposta di modifica della legge sull’Ente ospedaliero cantonale, ci troveremmo con una sanità a due velocità o forse ad una sola velocità, quella del profitto, sulle spalle dei pazienti, visti come clienti da spremere e non più come pazienti da curare!!!
Il prossimo 5 giugno dobbiamo andare compatti alle urne per segnare
sulla scheda un chiaro NO alla modifica della legge sull’Ente ospedaliero cantonale.

Vi ricordo che, se non dovessimo riuscire a trattenere la pericolosa deriva delle privatizzazioni, gli ospedali pubblici potrebbero essere trasformati in società anonime con la partecipazione 50/50 tra pubblico e privato e che, solitamente, le società anonime hanno un unico scopo: creare profitti e dividendi da spartire con i propri azionisti.
Diffidate quindi dalle lusinghe di miglioramenti nella sanità, ma temete
piuttosto la deriva pensata all’arricchimento di chi ci vede come consumatori e non come esseri da salvaguardare sul piano della salute e del nostro benessere psico-fisico.

Vi ricordo che quello che viene presentata dai fautori del progetto
come una “fruttuosa collaborazione con il privato” costituisce in realtà
una vera e propria privatizzazione dell’EOC, in particolare nel
Luganese e nel Locarnese. Se si dovesse accettare la modifica di legge in votazione il prossimo 5 giugno, le strutture miste pubblico-privato verrebbero
progressivamente sottratte al controllo pubblico e sarebbero obbligate a privilegiare gli interessi finanziari degli azionisti privati a scopo di lucro, anche se ciò fosse in contrasto con gli interessi dei pazienti e della politica ospedaliera pubblica.

Temo che ciò sarebbe l’inizio della fine dell’Ente ospedaliero cantonale, e in generale di una sanità pubblica nel nostro Cantone, che comprende anche l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale.
Temo pure che i costi della gestione privatistica della sanità (in
particolare se orientata al profitto) sarebbero pagati alla fine da tutti
gli assicurati alla cassa malati.

Votiamo quindi NO alla modifica della legge sull’EOC il prossimo 5 giugno. Inoltre per lanciare un segnale a favore degli ospedali di valle votiamo SI all’iniziativa popolare “Giù le mani dagli ospedali”.
Non dobbiamo avere paura di bloccare i tentativi nefasti di spostare le competenze pubbliche al privato. Abbiamo il diritto di avere un ente pubblico capace di rispondere alle esigenze dei propri cittadini.

Roberto Martinotti, presidente VPOD Ticino


Un Sì importante per la scuola media

di Raoul Ghisletta, gran consigliere, membro commissione scolastica

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Il popolo ticinese ha cominciato a votare sui quesiti posti nelle votazioni del 5 giugno con l’arrivo del materiale a casa. Di particolare importanza per il futuro del Canton Ticino è la prima votazione cantonale, quella sull’iniziativa popolare per rafforzare la scuola media. Personalità come Lina Bertola, Marco Blaser, Franco Cavalli, Giorgio Noseda, Fabio Pusterla, Remigio Ratti, Sergio Rossi e Silvano Toppi, la sostengono in un appello pubblico pubblicato venerdì sui quotidiani ticinesi. Questo appello per il sì all’iniziativa per rafforzare la scuola media si trova anche sulla pagina FB “Rafforziamo la scuola media” e su vari siti. Tutti lo possono firmare.

La scuola media è un elemento fondamentale della scuola dell’obbligo e va rafforzata ricominciando ad investirvi seriamente, per risolvere i problemi presenti da tempo: ora, non si devono prevedere soluzioni lontane e sperimentali, ma bisogna prendere provvedimenti chiari ed efficaci a breve termine. Per questo è importante prevedere al più presto meno allievi per classe per ottenere maggiore qualità nell’insegnamento, favorendo l’apprendimento degli allievi più deboli e i percorsi degli allievi più precoci. In tempi ragionevoli si deve anche poter organizzare mense e doposcuola in tutte le sedi con l’obiettivo di aiutare le famiglie e i ragazzi che ne hanno bisogno. È pure saggio e proficuo per tutti rafforzare l’orientamento scolastico e professionale per favorire scelte ponderate dei ragazzi. E infine sono da rafforzare anche il sostegno pedagogico, il ruolo del docente di classe e l’offerta delle biblioteche.

Non sono idee strampalate o da studiare per anni, ma sono provvedimenti ben consolidati e noti: per questo nessuno o quasi le contesta. Investire nell’educazione non ha solamente ricadute culturali e sociali positive, ma permetterà anche alle famiglie, al Cantone e ai Comuni di avere riscontri finanziari positivi. Gli investimenti daranno dei frutti e permetteranno di evitare spese per curare i problemi di domani.

Dal profilo finanziario inoltre il Canton Ticino, per abitante, investe il 15-20% in meno della media intercantonale. Si tratta oggettivamente di recuperare il terreno perso e questo nell’interesse dei ragazzi, delle famiglie e dell’intera società. Per queste ragioni Sì all’iniziativa popolare legislativa “Rafforziamo la Scuola media – Per il futuro dei nostri giovani”.

Raoul Ghisletta, gran consigliere, membro commissione scolastica


La vita umana non va mercificata

di Marco Romano, Consigliere Nazionale PPD

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La modifica della Legge sulla procreazione assistita al voto il prossimo 5 di giugno sta ricevendo poca attenzione mediatica, ma rappresenta un tema controverso. Ci troviamo su di un piano inclinato: una volta messoci piede, si scivola inesorabilmente verso quanto oggi ancora si nega. La Diagnosi preimpianto (DPI) voluta e promossa dal Consiglio federale era prevista solo per al massimo poche centinaia di coppie portatrici di malattie genetiche gravi: un approccio molto restrittivo e fondamentalmente orientato a ridurre difficoltà e dolore.

Il Parlamento ha subito fatto un grande (e inaccettabile!) passo oltre, definito dal medesimo consigliere federale A. Berset non privo di tendenze eugenetiche. Con questa legge possono ricorrere alla DPI tutte le coppie che ricorrono alla procreazione assistita; di fatto circa 6’000 ogni anno. Si introduce una pericolosa mentalità volta a selezionare in laboratorio l’embrione “migliore”, quello potenzialmente “privo di problemi”. Il mondo scientifico è ancora diviso sull’efficacia reale di queste analisi. Vi sono anche dubbi sugli effetti causati dalla manipolazione medesima dell’embrione: si riscontrano i primi problemi durante la crescita. Non vi è sufficiente controllo sul numero di embrioni generati e sul loro effettivo utilizzo; da parte del mondo farmaceutico e medico vi è interesse a questo “materiale”. Il trend internazionale evidenzia una medicina della riproduzione senza limiti etici. In Gran Bretagna si modificano geneticamente embrioni umani e si creano embrioni con materiale genetico proveniente da tre esseri umani. Negli Stati Uniti si decide il sesso del nascituro. La Svizzera è oggi ancora restrittiva; ma fino a quando?

La DPI va utilizzata con raziocinio, con rispetto per la vita umana e in casi eccezionali. Di questo passo esiste la possibilità che si arrivi a creare il “figlio su misura”, a determinare in maniera egoistica il “voluto” dal “non voluto”. Si desidera determinare l’essere che ha “diritto di nascere”, perché “migliore”, ed eliminare i “non desiderati”, i diversi, portatori di malattie o disabilità. Da nessuna parte viene indicato come interpretare l’articolo che parla di “individuare caratteristiche cromosomiche suscettibili di influenzare la capacità di sviluppo del futuro embrione”. La comunità scientifica è fortemente divisa. Chi deciderà quale caratteristiche saranno decisive per una selezione? Inoltre, da nessuna parte sono esplicitamente menzionate le malattie ereditarie che possono dare adito a una procedura di selezione. Vogliamo eliminare ogni tipo di diversità? Quale essere umano è degno di nascere e quale no? Chi sostiene questa legge vuole andare oltre e permettere ogni tipo di analisi e selezione, occorre dire STOP subito. A dimostrazione della sensibilità del tema tra i contrari si trovano parlamentari di tutti i Partiti.

Si impegnano per il NO anche i rappresentanti di moltissime associazioni (quasi tutte quelle a sostegno dei disabili) che hanno capito la volontà di spingersi oltre da parte della maggioranza. La DPI, così come prevista nella legge in votazione, non è chiara e introduce un pericoloso, inopportuno, ma soprattutto scientificamente controverso, sistema di selezioni in laboratorio. La vita umana non merita questa mercificazione. Selezionare sistematicamente embrioni rischia di fondo di pregiudicare la solidarietà nei confronti delle persone disabili o che non corrispondono alla norma.

Marco Romano
, Consigliere Nazionale PPD


Centro giovani Mendrisio, cosa sta succedendo?

di Niccolò Bordogna, consigliere comunale Mendrisio

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Senza dubbio Mendrisio dispone di uno dei più attrezzati e moderni centro giovani del nostro cantone. La struttura, aperta ai ragazzi dai 12 ai 25 anni, offre diversi spazi dove potersi divertire in compagnia ed organizzare eventi di qualsiasi tipo: dalle classiche feste con musica e drink rigorosamente analcolici, agli eventi dedicati alla cultura.

In una società dove, soprattutto per i giovani, i cattivi vizi sono sempre dietro l’angolo, una struttura adeguata dove poter offrire momenti di svago e di incontro deve essere una base solida dalla quale partire. Reputo però che una struttura moderna come la nostra debba poter offrire attività molto più frequenti ed attrattive per nostri giovani che per il momento hanno scelto altri luoghi di aggregazione come la ormai famigerata stazione di Mendrisio, già oggetto di varie discussioni e critiche in passato. Perché i nostri ragazzi non sfruttano il centro giovani messo a disposizione dalla Città di Mendrisio? Cosa impedisce loro dal fare proposte di miglioramento a livello di attività proposte? Queste sono domande che per il momento restano senza una risposta, e forse, invece di criticare in continuazione i ragazzi della nostra città dovremmo aprire un tavolo di discussione con loro e capire dove sta il problema alla base di tutto. In passato per esempio diversi eventi sono stati organizzati in collaborazione con alcune associazioni giovanili disposti a mettersi in gioco per invertire una tendenza negativa che stava ormai influenzando la maggior parte degli eventi lanciati dal centro giovanile. Questa collaborazione ha portato ad un notevole miglioramento facendo raggiungere picchi di 250-300 partecipanti ad evento.

Visitando il sito internet della città di Mendrisio, nella sezione dedicata al centro giovani, salta subito all’occhio una foto che mostra una lunga fila di giovani in attesa di entrare a festeggiare. Quella foto è stata scattata circa due anni fa ed oggi possiamo dire che la situazione è completamente diversa: da molto tempo infatti, non si forma più nessuna fila sulla rampa d’accesso del centro giovani.

Niccolò Bordogna, vicepresidente GLRT, consigliere comunale Mendrisio


Chi difende i nostri lavoratori dalla tassa di collegamento?

di Gianni Albertoni, presidente AIET

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Soprattutto in autunno siamo abituati alle telenovele – nel settore delle costruzione in particolare – che riguardano la negoziazione di nuovi contratti collettivi. Le rivendicazioni da parte di padronati e sindacati spesso differiscono non poco le une dalle altre. Non raramente però l’oggetto del contendere si limita ad un giorno di vacanza in più all’anno, ad una pausa pagata, ad un congedo paternità di qualche giorno, o altre questioni che, per alcuni possono sembrare marginali. Il partenariato sociale fa parte di una nostra tradizione e ha sempre trovato una via di mezzo a beneficio di lavoratori, in linea con le possibilità degli imprenditori.

Sul tavolo al 5 giugno, per i lavoratori ticinesi, c’è però ben più di un giorno di vacanza all’anno o qualche altro piccolo benefit. La Tassa di collegamento infatti ridurrà il potere d’acquisto di chi posteggia presso la propria azienda fino a 1’000 franchi all’anno. Infatti secondo la proposta del Governo, i proprietari di almeno 50 posteggi (o comunque i proprietari di sedimi che insieme raggiungono questo numero di stalli) dovranno versare allo Stato 3.50 franchi al giorno per posteggio. Per disincentivare l’utilizzo della macchina il proprietario, nello spirito della legge, è invitato a ricaricare questo tassa sull’utente, ad esempio il lavoratore. Se quest’ultimo lavora 250 giorni all’anno i conti sono presto fatti: 875 franchi da pagare in più, indipendentemente se già oggi paga il posteggio a peso d’oro o meno.

Gli argomenti questo questa tassa sui parcheggi, gravissima nei principi, sono molti ma non è tanto su questi che voglio soffermarmi. Mi chiedo però perché sulla tematica vi è un rumoroso silenzio dei sindacati come UNIA o OCST. Cosa serve scendere in piazza e gridare allo scandalo per legittime rivendicazioni come la crescita dell’1% dei salari su base annua e poi non difendere la categoria dei lavoratori quando si tratta di evitare un nuovo e inutile costo dei quasi 1’000 franchi?

Spero dunque che i responsabili dei sindacati in qualche modo si attivino e denuncino anche questo nuovo aggravio per la classe media, già martoriata da salari stagnanti, crescita degli affitti e di premi di cassa malati. Il 5 giugno si gioca una partita importante. Per tutti, ma per i lavoratori ticinesi in particolare.

Gianni Albertoni, presidente Associazione installatori elettricisti ticinesi


Un bel sì per la nostra scuola!

di Roberto Martinotti, presidente VPOD Ticino

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Ritengo che per il futuro dei nostri ragazzi e studenti dobbiamo sostenere le iniziative lungimiranti e appositamente elaborate per il miglioramento della scuola dell’obbligo. Per i giovani bisogna saper investire e guardare lontano. Loro sono il nostro futuro.

L’iniziativa “Rafforziamo la scuola media, per il futuro dei nostri giovani” è un investimento che potrà far risparmiare denaro alle famiglie, al Cantone e ai Comuni, in quanto propone un insegnamento migliore, in classi con un numero adeguato di allievi.

L’iniziativa chiede infatti classi più piccole per permettere agli allievi di raggiungere meglio i loro obiettivi grazie ad un insegnamento differenziato:
– in modo che gli allievi deboli possono raggiungere un livello adeguato
– in modo che gli allievi precoci possono progredire più velocemente nelle loro conoscenze.

Non ditemi che non credete che in classi piccoli si lavori meglio. Il docente avrebbe più tempo a disposizione da dedicare per tutti gli allievi e riuscirebbe a raggiungere meglio gli obiettivi posti all’inizio dell’anno scolastico. Classi grandi possono infatti diventare ingestibili e, spesso, il burnout di cui parecchi docenti soffrono è causato dall’impossibilità di poter gestire gli allievi in glassi grandi.

L’iniziativa popolare crede nella socializzazione degli allievi, nella possibilità di condivisione di momenti comuni all’esterno delle proprie aule, in spazi diversi, come la mensa scolastica e i doposcuola. La possibilità di disporre in tutte le sedi scolastiche di una mensa favorisce e stimola gli allievi alla conoscenza reciproca e allo scambio di opinioni in ambiti differenti: il momento pranzo, può diventare strumento di riconoscimento e di appartenenza al nostro tessuto sociale. Non va dimenticato poi che in molte famiglie, per arrivare alla fine del mese, devono lavorare entrambi i genitori. L’istituzione di mense scolastiche dà ai genitori la tranquillità di poter lavorare senza il pensiero di lasciare i propri figli soli a casa sul mezzogiorno. Non nascondiamoci dietro ad un dito: questa è la realtà di molte delle nostre famigli ticinesi. Diamo loro una risposta positiva, intelligente e razionale.

L’iniziativa getta anche le basi per il miglioramento dell’orientamento scolastico e professionale di ragazzi in formazione, che guardano con apprensione al proprio domani. È un aiuto supplementare per capire quali potrebbero essere le strade da percorrere, un valido aiuto per il futuro dei nostri giovani.

“La scuola che verrà”, proposta dall’on. Bertoli, è un modello rivoluzionario, che va ancora analizzato a fondo: e va corretto ascoltando seriamente e facendo partecipare attivamente tutte le componenti della scuola. L’iniziativa “Rafforziamo la scuola media, per il futuro dei nostri giovani” è una realtà dell’oggi, applicabile subito, a costi sostenibili e che non preclude future innovazioni pedagogiche. Per questo auspico che il cittadino abbia il coraggio di dire SI all’iniziativa in votazione il prossimo 5 giugno.

Roberto Martinotti, presidente VPOD Ticino


Una pianificazione da bocciare per salvare gli ospedali di valle

di Davide Buzzi

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Eccoci arrivati alle ultime fasi di una discussione lunghissima sui destini degli ospedali di Valle, e del nostro in particolare. Una discussione cominciata ben prima che il governo presentasse il messaggio sulla pianificazione ospedaliera (maggio 2014) e il Parlamento lo accogliesse (ottobre 2015)!!! – quasi un anno e mezzo a testimoniare della difficoltà della cosa. Una discussione cominciata già all’inizio dell’autunno del 2013 quando alcuni (penso in particolare all’MPS, ma non solo loro) lanciarono l’allarme sui destini degli ospedali di Valle, a rischio nel progetto di pianificazione ospedaliera.

Subito da parte governativa, in particolare per voce del Consigliere di Stato Paolo Beltraminelli, si giocò la carta della tranquillizzazione. Tutti ricorderanno le sue dichiarazioni nelle quali affermava, perentorio, che “non sarebbe cambiato nulla”, che non vi era alcuna intenzione di smantellare l’ospedale di Acquarossa. Addirittura nei primi mesi era stato annunciato un accordo con i comuni della valle che avrebbe risolto tutti i problemi: cosa che in effetti non corrisponde alla realtà dei fatti!

Di fronte alle proposte della pianificazione la risposta popolare non si è fatta attendere. Generosamente la popolazione ha firmato ben due petizioni (migliaia di firme) le cui richieste erano chiare: mantenimento del reparto di medicina, del pronto soccorso ai livelli attuali e mantenimento del reparto di geriatria. Richieste chiare, corali, che non solo non hanno ricevuto una risposta positiva: non hanno, formalmente, ricevuto nemmeno una risposta!

Quello che ci viene proposto dalla nuova pianificazione, è qualcosa che non ha più nulla a che vedere con un ospedale degno di questo nome.

La soppressione del reparto di geriatria, il drastico taglio del reparto di medicina generale con la riduzione ad un mini-reparto di soli 10 (dieci!) letti acuti rispetto ai 50 di prima; la “concessione” di un settore di 30 letti cosiddetti Acuti di Minor Intensità (AMI) – in verità ridotti a semplici letti di cura e in parte finanziati dagli stessi pazienti con una giornaliera di 30 franchi (oltre il danno, la beffa) -, con pazienti cioè che vengono da altri ospedali a terminare il percorso di cura, la sostituzione del pronto soccorso con di fatto poco più che un presidio medico: tutto questo non è, non può essere un ospedale, non ha nulla a che vedere con il nostro ospedale di Acquarossa.

Ed allora non ci resta che continuare nella nostra opposizione. Un primo passo in questa direzione
potremo farlo il prossimo 5 giugno, dicendo un chiaro “NO” alla pianificazione ospedaliera. Perché, al di là dei formalismi con i quali si gingillano anche alcuni nostri esponenti politici locali, è proprio sulla pianificazione che si esprimerà il voto e quindi il giudizio della popolazione cantonale, della nostra gente.

E per fare questo dovremo votare NO alla revisione della LEOC (La legge sull’Ente Ospedaliero cantonale) contro la quale è stato lanciato un referendum che ha raccolto 13’000 firme, molte nei nostri comuni di Valle.

Il 5 giugno saremo anche chiamati a sostenere con un SI l’iniziativa “Giù le mani dagli ospedali” lanciata due anni fa e che ha come obiettivo di difendere le attuali strutture di base negli ospedali pubblici.

È più che mai necessario che negli ospedali pubblici rimangano gli attuali reparti di base, che assicurano una presa a carico dei pazienti: medicina, ostetricia, pronto soccorso, cure intense.
Attorno all’idea (anche condivisibile) di centralizzare un certo numero di cure specialistiche, vi è in realtà il progetto di concentrare o sopprimere prestazioni fondamentali, di base potremmo dire, che oggi i principali ospedali del cantone (di Mendrisio, Lugano, Bellinzona e Locarno, ma anche Faido e Acquarossa) offrono a tutti i pazienti. Non a caso questa iniziativa è stata definita come una sorta di “controprogetto” alla pianificazione ospedaliera.

Il prossimo 5 giugno non esitiamo quindi e votiamo NO alla pianificazione ospedaliera (revisione LEOC) e SI all’iniziativa “Giù le mani dagli ospedali”.

Davide Buzzi


Così temuta, così efficace

di Francesco Maggi, capogruppo I Verdi in Gran Consiglio

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Il polverone sollevato dalla proposta di una tassa di collegamento a carico di 194 grandi attrattori di traffico mi convince sempre più dell’efficacia di questa misura. E sì, proprio perché temuta, la nuova tassa spingerà all’azione. Tutti cercheranno in ogni modo di non pagare – o di pagare di meno – e quindi faranno ciò che la misura si propone di ottenere.

Se la tassa verrà pagata direttamente dal proprietario del fondo su cui si trovano i posteggi, basterà diminuire il numero di posteggi per ridurre conseguentemente la somma da pagare. A questo scopo il proprietario ha tutta una serie di azioni a disposizione da promuovere presso il suo personale, dal car pooling alla navetta, meglio se in comune con altre aziende. Il patron del Fox Town, in una recente intervista al Quotidiano, ha dichiarato di aver già dimezzato il numero si posteggi riservati al proprio personale grazie a semplici misure di mobilità aziendale. Significa che il potenziale di intervento esiste ed è elevato.

E nei casi in cui la tassa dovesse essere ribaltata sui lavoratori, saranno questi medesimi ad organizzarsi per ridurre i costi, in primo luogo grazie al car pooling, oggi reso possibile e semplice grazie alla diffusione di speciali apps via smartphone.

Il gruppo dei Verdi appoggia la tassa di collegamento perché siamo convinti della sua efficacia. La tassa genererà un’ondata di azioni di mobilità aziendale che ridurranno il traffico di punta e l’ormai cronico intasamento delle strade del Cantone.

Già nel 2006 avevamo, d’altro canto, promosso un’iniziativa parlamentare per introdurre la mobilità aziendale. In seguito a questa iniziativa il Consiglio di Stato aveva attuato una campagna per la mobilità aziendale presso le ditte attive nel nostro Cantone. La campagna si basava su un impegno volontario e purtroppo ben poche ditte hanno mostrato interesse, nemmeno quelle che oggi, davanti allo spauracchio tassa, si dichiarano sensibili all’ambiente e pronte a introdurre misure di mobilità aziendale. Si fossero mobilitate già allora, probabilmente la situazione del traffico non sarebbe arrivata al collasso e non sarebbe stato necessario arrivare a misure ‘indigeste’ come la tassa di collegamento.

Il diffondersi di navette per il trasporto casa-lavoro andrà a beneficio anche di quelle ditte che hanno meno di 50 posteggi, e che quindi non saranno tenute a pagare la tassa di collegamento. Questo però dimostra che l’impatto sulla mobilità e l’efficacia di riduzione del traffico va ben oltre i 194 soggetti toccati dalla tassa.

L’introito della tassa, anche se probabilmente molto inferiore ai 18 milioni stimati dal Cantone proprio per l’efficacia di cui ho appena scritto, contribuirà comunque in modo importante a sostenere il potenziamento del trasporto pubblico, che con il Ceneri base, la Mendrisio-Stabio (e si spera presto -Varese) e il raddoppio dei binari tra Cadenazzo a Gordola dovrà essere accompagnato da un’adeguata offerta. Senza questo importante introito tutti i cittadini dovranno contribuire attraverso un aumento delle imposte.
Pertanto il prossimo 5 giugno votiamo un convinto SÌ alla modifica della legge sui trasporti pubblici per diminuire il traffico e avere una migliore qualità di vita. In caso contrario non saranno solo i 194 grandi attrattori di traffico e inquinatori a contribuire al potenziamento del trasporto pubblico ma tutta la popolazione ticinese, che già paga il suo prezzo con i disagi e i rischi alla salute. Inoltre, nel caso vincesse il no, dovremo dire addio alla riduzione del traffico negli orari di punta generata dalla tassa di collegamento e convivere con le odiate colonne!  

Francesco Maggi
, capogruppo I Verdi in Gran Consiglio


Asilo: una riforma che aggrava l’emergenza

di Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi

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Il prossimo 5 giugno i cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi sull’ennesima riforma nel settore dell’asilo. Stante la situazione di “caos asilo” imperante in Europa, con l’arrivo in massa di migranti economici (giovani uomini che non scappano da alcuna guerra, forniti di vestiti alla moda e smartphone ultimo modello) una riforma sembrerebbe in effetti necessaria. Peccato che quella concepita da Simonetta Sommaruga, studiata e pensata per i periodi di calma, non porterebbe alcuna soluzione all’emergenza; semmai l’aggraverebbe.

Per rendere appetibile la riforma ai cittadini, i suoi fautori tentano di spacciarla per un’accelerazione della procedura d’asilo. Purtroppo le cose stanno diversamente. In effetti le novità significative che si vorrebbero introdurre sono ben altre, e cioè 1) l’avvocato gratis per gli asilanti e 2) le espropriazioni facili – in spregio dei diritti dei cittadini, dei Cantoni e dei Comuni – per creare nuovi centri d’accoglienza.

Sul primo punto. E’ evidente che l’avvocato è gratis per i migranti, ma non per il contribuente elvetico che pagherà il conto. A ciò si aggiunge che dell’assistenza giudiziaria gratuita senza condizioni non dispongono nemmeno i cittadini svizzeri. E’ evidente che tutti gli asilanti respinti approfitteranno delle nuove possibilità di presentare ricorso anche se le chance di vittoria sono pari a zero. Non perché ritengano di avere ragione, ma per guadagnare tempo. Come si possa in queste condizioni tentare di vendere la storiella dell’accelerazione delle procedure, rimane un mistero.

Inoltre le procedure rapide hanno un senso se alla fine della procedura le persone che non hanno diritto di restare vengono anche espulse dalla Svizzera. Ma questo non accade. Tanto più che gli accordi di Dublino sono diventati lettera morta. Le cifre parlano chiaro: se nel 2012 su 11mila casi Dublino 4600 venivano effettivamente consegnati allo Stato competente (comunque meno della metà) lo scorso anno su 17’400 casi i rinvii erano precipitati a 2400. Parlare di accelerazione delle procedure quando le persone che non hanno diritto all’asilo, e questo è stato accertato, rimangono comunque in Svizzera, significa vendere fumo.

Molto concreta – per quel che riguarda il secondo punto – è per contro l’intenzione del Consiglio federale di aumentare la capacità d’accoglienza in Svizzera tramite nuovi centri che verranno semplicemente imposti ai Cantoni, ai Comuni ed al vicinato, passando sopra ai loro diritti. Mentre gli altri paesi si sforzano di impedire l’accesso ai migranti economici, la Svizzera insiste nel fare il contrario. I muri eretti sulla via balcanica non faranno che rendere più appetibile quella mediterranea, su cui si trova il nostro Paese. Proprio per questo motivo, la vicina Austria costruirà una barriera sul Brennero, ed inoltre ha introdotto un tetto massimo di asilanti per il 2016: 37’500 e non uno di più. La proposta, formulata dalle file Udc, di inserire un tetto analogo nel programma di legislatura della Confederazione 2015 – 2019 è stata incomprensibilmente ritirata nel corso del dibattito tenutosi negli scorsi giorni.
In Svizzera invece non solo Sommaruga rifiuta, per motivi ideologici, di sospendere l’applicazione degli accordi di Schengen, ma anche l’annunciato impiego dell’esercito “in caso d’emergenza” ha tutto il sentore della presa in giro: a parte che i requisiti per il ricorso all’esercito sono stati fissati in modo da tale da garantire con buona sicurezza che la mobilitazione ci sarà mai, il ruolo dell’esercito sarebbe più o meno quello di un comitato d’accoglienza.

È evidente che la riforma dell’asilo su cui i cittadini saranno chiamati ad esprimersi ad inizio giugno pone di fatto le condizioni per aumentare in modo indiscriminato la capacità d’accoglienza della Svizzera. Non si tratta di impedire l’arrivo in Svizzera di chi non ha diritto all’asilo; si tratta di fargli posto. Il risultato del nuovo quadro legislativo sarebbe quello di far restare nel paese, a tempo indeterminato e a spese del contribuente, un numero sempre crescente di finti rifugiati: per l’85% sono, come detto, giovani uomini che non scappano da alcuna guerra e che provengono da entroterra culturali incompatibili con le nostre regole, con i nostri valori e con le nostre tradizioni. Persone non integrabili, la cui presenza massiccia non potrà che provocare gravi problemi sociali, economici e di ordine pubblico. La riforma in votazione, dunque, è inadatta a fornire soluzioni in tempi di “caos asilo”. Il 5 giugno, respingiamola.

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi