Categoria: Tribuna libera

Settimana contro il razzismo: contro la logica del terrorismo

Sergio Roic, candidato PS Lugano Consiglio comunale

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Anche quest’anno, dal 21 al 28 marzo, è in atto una settimana contro il razzismo, organizzata a livello internazionale e a cui aderiscono anche i cantoni latini svizzeri. Quest’anno la settimana sembra essere stata reclamizzata meno del solito, nonostante l’emergenza che il terrorismo ci pone ormai quasi quotidianamente con la sua logica di frattura, odio e divisione tra le comunità per mezzo di attentati efferati e indiscriminati, vere e proprie stragi. Sussulti di razzismo e volontà di esclusione nascono e si gonfiano purtroppo anche in Svizzera, come denunciato da Martine Brunschwig-Graf, presidente della Commissione federale contro il razzismo.

Che cosa si può fare allora affinché rigurgiti di razzismo non vengano ad appesantire il già greve clima aizzato da terroristi senza scrupoli dediti a immaginare (e magari pure a provocare) guerre di civiltà?
Un’interessante iniziativa è stata proposta in questi giorni (fino a domenica di Pasqua, compresa) dal portale di informazione svizzero-ticinese “Serbinfo”, particolarmente interessato ai temi dell’integrazione. Un presidio di “Serbinfo” è infatti a disposizione della popolazione con materiale informativo, pietanze e buona atmosfera e accoglienza in via al Forte ancora fino a domenica.

Iniziative concrete e visibili di questo genere delle comunità che si sono ben integrate e che desiderano esserlo anche in futuro sono quindi altamente auspicabili affinché la popolazione ticinese conosca le persone che sono o si apprestano a diventare svizzere, quantunque di origine diversa. In questo modo molte fratture immaginarie o indotte da logiche di guerra e massacro possono essere ricomposte a vantaggio di tutti.

Sergio Roic, candidato al Consiglio comunale di Lugano per il PS


Ripartiamo dalla “Polis” con spirito olimpico

di Rocco Cattaneo, presidente PLRT

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Tenere unito un Partito nel quale convivono storicamente due anime che si trovano a volte su posizioni opposte non è facile. Lo sappiamo e lo abbiamo sempre saputo. Eppure ci stiamo riuscendo! Negli ultimi due anni abbiamo dimostrato di saper fare squadra e di saper trasformare le diverse visioni in elemento di forza e di unità. Dobbiamo continuare a farlo e il prossimo banco di prova saranno le elezioni comunali del 10 aprile. Un appuntamento di grande importanza per il futuro del PLR, che sarà determinante in vista delle cantonali e delle federali del 2019.

Le Olimpiadi e i Mondiali di calcio si giocano ogni quattro anni ma la vittoria passa necessariamente da una preparazione e da un allenamento costante. È questa la lezione che come Partito dobbiamo trarre dallo sport.

L’obiettivo del 10 aprile è confermare le nostre posizioni e dove è possibile, migliorarle. Per questo occorre una mobilitazione efficace e capillare di tutti i nostri militanti e simpatizzanti, coinvolgendo il più possibile la base. Il risultato che otterremo tra pochi giorni sarà fondamentale per rinsaldare il legame tra il nostro Partito e l’elettorato, proprio nei luoghi in cui la politica si tocca con mano e ha l’orecchio teso direttamente alle esigenze della popolazione. E in cui è, soprattutto per chi siede nei Consigli comunali, una sorta di volontariato, un impegno sociale.

Le sezioni locali sono un pilastro portante del PLR, sono il nostro principale elemento di forza. Allo stesso tempo sono anche una palestra dove i giovani – ne abbiamo moltissimi in lista: 400 candidati sotto i 36 anni! – possono muovere i primi passi e innamorarsi della vita pubblica dei comuni.

Ricordiamoci che la prima forma storica di democrazia si basò proprio sulle Polis, sulle città. Per gli antichi greci la Polis era come la mente che governa sul corpo, “che delibera su tutti i problemi, che conserva i successi ed evita le disgrazie” (Isocrate).

Per questo uno dei miei propositi come presidente è stato quello di valorizzare e coinvolgere maggiormente le sezioni. Da questo proposito è nata l’idea di creare un’ “app”, MYTI, che raccoglie e mette in relazione tutti i candidati a queste comunali. Ma che diventerà dopo il 10 aprile uno strumento di comunicazione per rinforzare il legame con le nostre sezioni e i nostri rappresentanti nei legislativi ed esecutivi comunali. Dunque un mezzo semplice e moderno per mettere in rete la base del nostro Partito.
Ed ora prima di concludere mi rivolgo a voi, cari candidati: a nome di tutto il Partito cantonale e a titolo personale vi esprimo stima, riconoscimento e gratitudine per esservi messi a disposizione per questa campagna elettorale.

Sono fermamente convito che grazie al vostro grande impegno ci riconfermeremo la principale forza politica nei comuni ticinesi.

Auguro a tutti di cuore Buona Pasqua!

Rocco Cattaneo, presidente PLRT


Molinari: la paura non paralizzi il Municipio

Alain Bühler, candidato Lega-UDC Lugano

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Sull’ex Macello e i cosiddetti “Molinari” si è detto e scritto di tutto in questi ultimi tredici anni, senza però mai giungere a una soluzione definitiva. Siamo dinanzi a una sorta di convivenza forzata sin da quando furono sgomberati dal Maglio di Canobbio. Tredici anni di coabitazione nel centro cittadino dove gli autogestiti non hanno certo dimostrato la loro disponibilità a collaborare con il Municipio e la cittadinanza. Si va dalla totale assenza di rispetto per la quiete pubblica all’interno del quartiere, alle manifestazioni pubbliche non autorizzate, al danneggiamento di beni pubblici e privati, a comportamenti illegali, fino alla violenza nei confronti dei nostri rappresentanti dell’ordine. In una situazione normale con semplici individui, tutto ciò non sarebbe assolutamente tollerato, ma qui non si parla di persone comuni, si tratta degli autogestiti. Una sorta di categoria a sé, alla quale è permesso di comportarsi come meglio crede, visto che nessuno finora ha mai osato agire nei confronti di costoro. I cittadini se lo stanno chiedendo da anni ormai: perché il Municipio tollera questo comportamento? Perché invece di agire, il Municipio tergiversa porgendo l’altra guancia ogni volta che si presenta l’occasione? Ve lo dico io. La “paura” spinge il Municipio a non agire, la paura di dover affrontare manifestazioni di piazza, violenze e danneggiamenti. È legittimo che le Autorità abbiano timore, ma è in nessun modo accettabile che le stesse non agiscano per “paura”. Non siamo mica nella Palermo degli anni ’90, gli anni bui di Cosa Nostra, e il Municipio coadiuvato dal Cantone, le nostre Forze dell’ordine e la Giustizia hanno tutti i mezzi per affrontare uno scenario simile. La Paura non deve assolutamente giustificare l’inattività rispetto al dover di far rispettare la legge sul territorio, se si giunge a questo punto, allora si aprirebbero scenari impensabili. In ogni caso non è per nulla detto che si debba giungere all’apocalisse urbana, come alcuni credono. Una cosa è però certa, l’autogestione come l’hanno intesa i “Molinari” sino a oggi, arrogante, irrispettosa e soprattutto al di fuori di ogni schema legale, non deve più avere un futuro nella nostra Lugano. Per questo motivo è ora che quelle proposte per una sede alternativa vadano tirate fuori dai cassetti del Municipio e presentate al CSOA con tanto di regole ben precise che definiscano la convivenza futura. Che sia una sorta di ultima e definitiva spiaggia, prendere o lasciare. In entrambi i casi il sedime dell’ex Macello va interamente riconsegnato alla Città, che avrà così modo di mettere in atto i svariati progetti per la cittadinanza che ruotano attorno a questo pregiato comparto. Mentre ai Molinari resta la scelta: o un’autogestione “regolare” sotto ogni aspetto al di fuori del centro abitato, o nessuna autogestione.

Alain Bühler, candidato Municipio Lega-UDC e Consiglio comunale UDC (Lugano)


TISA: non è un nuovo modello di automobile

di Roberto Martinotti, presidente VPOD Ticino

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Certo ci sono temi che catalizzano e banalizzano l’attenzione del cittadino su argomenti inutili e privi di contenuto, distraendo la sua attenzione da questioni si difficili, ma che a lungo andare, potrebbero, se non comprese, distruggere oltre alla libertà del cittadino, addirittura l’intera democrazia della Svizzera e di moltre altre nazionieuropee.Voglio parlare brevemente del trattato internazionale TISA. Sigla che poco dice ai più ma, se dimenticata e non approfondita, potrebbe far piangere in molti.TISA è un trattato internazionale che potrebbe avere enormi conseguenze per lavoratori e cittadini svizzeri e, in generale, per miliardi di persone nel mondo, privatizzando ancora di più servizi fondamentali, come la sanità, i trasporti, l’struzione, su pressione di grandi lobby e multinazionali. Un accordo che viene negoziato nel segreto assoluto e che, secondo le disposizioni, non può essere rivelato per cinque anni anche dopo la sua approvazione.

Si chiama “Tisa”, acronimo di “Trade in services agreement”, ovvero “accordo di scambio sui servizi”. E’ un trattato che non riguarda le merci, ma i servizi, ovvero il cuore dell’economia dei paesi sviluppati, come la Svizzera che è uno dei paesi europei che lo sta negoziando. Gli interessi in gioco sono enormi: il settore servizi è il più grande per posti di lavoro nel mondo e produce il 70 percento del prodotto interno lordo globale di molte nazioni europee.

A sedere al tavolo delle trattative del Tisa sono i paesi che hanno i mercati del settore servizi più grandi del mondo: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Canada, i 28 paesi dell’Unione Europea, più Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica. Con interessi in ballo giganteschi: gli appetiti di grandi multinazionali e lobby sono enormi. Bozze del trattato, informazioni precise sulle trattative non ce ne sono e neppure si possono leggere liberamente e capirne i suoi meccanismi .

A colpire subito è la prima pagina del file, che spiega come il documento debba restare segreto anche se può essere discusso utilizzando canali non protetti: «questo documento deve essere protetto dalla rivelazione non autorizzata, ma non può essere inviato per posta, trasmesso per email non secretata o per fax, discusso su linee telefoniche non sicure e archiviato su computer non riservati. Deve essere conservato in un edificio, stanza o contenitore chiusi o protetti». E il documento potrà essere desecretato «dopo cinque anni dall’entrata in vigore del Tisa e, se non entrerà in vigore, cinque anni dopo la chiusura delle trattative».

Pare difficile credere che, nonostante la crisi senza precedenti che ha travolto l’intera economia mondiale, distruggendo imprese, cancellando milioni di posti di lavoro e, purtroppo, anche tante vite umane, le nuove regole finanziarie mondiali vengano decise in totale segretezza.

Il risultato è il Tisa, di cui nessuno parla e di cui pochissimi sanno. Eppure questo accordo condizionerà le vite di miliardi di persone. Ma dove ci potrebbe portare TISA? Davvero arriverà a investire servizi fondamentali come l’istruzione e la sanità? Non ci sono dubbi che le negoziazioni del Tisa mirano a investire tutti i servizi, non solo quelli finanziari, quindi anche sanità, istruzione, energia, acqua e tutto il discorso della trasmissione dei dati. E la Svizzera cosa dice? Ma chi sta dicendo qualche cosa? Nessuno se non il sindacato dei servizi pubblici VPOD a livello svizzero che si interroga, cerca di far interrogare i nostri politici sul rischio di questo trattato.

Lunedì sera l’Associazione per la difesa del servizio pubblico ha presentato la tematica di TISA in una serata pubblica dove tra gli altri rerlatore il Segretario Centrale del Sindacato VPOD Signor Stefan Giger ha presentato ed elencato tutti i rischi che il trattato riserva se non dovessimo fermare in tempo questa pericolosa deriva privatistica. Lati positivi? Sinceramente non ne ho trovati, ma ho capito che se non dovessimo frenare l’intento subdolo di TISA potremmo vederci tolta la nostra democrazia da sotto il naso e poi? Va be chi vivrà vedrà, ma non dormiamo sugli allori!

Roberto Martinotti, presidente VPOD Ticino


Partiti e persone

di Matteo Quadranti, granconsigliere PLR

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Che la democrazia non goda di buona salute è testimoniato dal disagio diffuso oltre che da diverse ricerche. Le ragioni sembrano essere molteplici: il dominio dell’economia sulla politica; lo svuotamento di contenuti a causa della scarsa partecipazione dei cittadini; il rafforzarsi di oligarchie (il governo di pochi); la degenerazione della politica. Il sistema dei partiti fu, a partire dal dopoguerra, per almeno tre decenni, il motore della rinascita democratica, civile e sociale dopo i danni dei vari nazionalismi, fascismi della seconda guerra mondiale. Il miracolo economico che ne seguì– difficilmente ripetibile –, avvicinò forse troppo i poteri economici e quelli politici giungendo ad una certa partitocrazia. Da un paio di decenni, complici i vari nuovi mezzi tecnologici e media (internet e social network) nonché la sovrabbondanza di informazione, si è diffusa l’idea secondo cui i partiti siano morti o destinati a morire potendosi immaginare una forma di “democrazia senza partiti”. Un’idea a dir poco pericolosa, non essendo nota alcuna altra forma di democrazia che non sia la democrazia dei partiti. Alcuni sembrano convinti che la strada della “democrazia del leader” sia possibile, quella dove il popolo vota la persona che appare più o meno carismatica, più o meno credibile, più o meno abile a gestire la comunicazione e la propria immagine. Una tale democrazia si fonda sempre sui partiti ma questi sarebbero partiti “personali” e avrebbero un ruolo decisamente marginale poiché di fatto sono al servizio del leader il quale ha un rapporto diretto col popolo. È il leader che “firma un contratto” col suo popolo promettendogli mari e monti, e comunque salvezza. Il cittadino in realtà resta un consumatore passivo, condizionato dai mass media (a loro volta legati a centri di potere). Se è vero che con la Rete, la possibilità di esprimere la propria opinione è aumentata, in realtà il confronto delle idee, l’interazione e il dialogo reale coll’altro mancano. Ognuno di fatto si fa una propria idea e non la cambia confrontandosi con gli altri. Anzi semmai cerca il contatto solo con quelli che la pensano come lui. Ma questa non è democrazia. Le Costituzioni liberal-democratiche più solide al mondo (USA, Inghilterra, Francia, Svizzera), poggiano tutte su un sistema di partiti, mentre la storia dimostra che ogniqualvolta si è ristretto il ruolo dei partiti ne è seguito un deficit di democrazia. Il rischio non è così lontano se pensiamo ad esempio a certe misure di sicurezza, di ordine pubblico adottate in alcuni Stati per combattere il terrorismo, laddove si instaurano regimi di eccezione, stati di emergenza, che di fatto promettendo sicurezza limitano le libertà. Mantenimento dello stato di paura generalizzato, depoliticizzazione dei cittadini, rinuncia alla certezza del diritto: ecco tre caratteristiche poco rassicuranti.

Oggi i partiti vengono percepiti, complici alcuni giornalismi, come il luogo della casta, prima responsabile delle inefficienze e delle insoddisfazioni del cittadino. Ma io credo che, salvo alcune degenerazioni, i partiti non sono il male in sé. Per essi vale quello che Churchill diceva per la democrazia: “È stato detto che è la peggior forma di governo, ma non ne conosco di migliori”. Certo i partiti sono organizzazioni complesse ma esse sono indispensabili perché è in realtà irrealistico pensare che i singoli individui siano capaci di iniziative davvero razionali. Per raggiungere uno scopo, un obiettivo, per fare goal, ci vuole una squadra, un allenatore, una strategia e degli schemi di gioco. I partiti aggregano le domande, propongono soluzioni e indirizzano il voto. I partiti sono certo in via di inevitabile trasformazione. Di sicuro devono a mio avviso tornare ad essere un chiaro riferimento identitario fondato su valori di onesta e non di opportunismo, interesse generale e non carrierismo personale, cultura politica e non improvvisazione, indicatori di visioni e non semplici amministratori del presente, non costretti dall’opinione pubblica a seguire gli stati d’animo del momento, proattivi e non reattivi. I partiti come i politici debbono ricreare il rapporto di fiducia con il cittadino così da poter rendere il loro operare efficace e legittimo, ma anche il cittadino, recuperando il suo ruolo politico, dovrebbe chiedersi se una certa politica, ad esempio populista –in auge negli ultimi decenni – di fatto ha portato ai risultati promessi dai loro leader oppure no. Vi sono stati miglioramenti? Le promesse sono state mantenute oppure si è solo continuato a dare la colpa ad altri per nascondere la propria inconsistenza? Il populismo trova terreno fertile proprio nel cittadino disinteressato, disinformato e semplicemente arrabbiato. I partiti per contro devono tornare a trovare i modi di incontrarsi coi cittadini per mettersi a confronto con esperti e politici, per confrontarsi e trovare soluzioni condivise e non solo frutto di emozioni e mal di pancia. Migliorando questo rapporto reciproco di scambio e fiducia forse ritroveremo l’entusiasmo e la passione da dedicare alla cosa pubblica con il passaggio da un ruolo passivo di elettore a quello attivo di attore della politica in un consesso, a partire da quello comunale dove il contatto con i propri concittadini è più diretto e verificabile senza troppa comodità nel dar la colpa ad altri, spesso lontani.

Matteo Quadranti, granconsigliere PLR


“Io ti do il voto”

di Annamaria Mordasini, candidata PS per L’Altra Cadenazzo

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“Da chi pensi prenderai voti?” mi ha chiesto un’amica. Io i voti non li prendo da nessuno, ho risposto. Non fraintendete, ma prendere è una parola che non mi piace. La gente i voti li dà, è come se ti facesse un dono, il dono della sua fiducia. Per questo io non prenderò nessun voto, ma accetterò chi vorrà degnarmi della sua attenzione.

Il giusto approccio, penso, è nell’essere completamente trasparenti, nel non nascondere le proprie idee, nell’informare i cittadini. Io le mie idee non le catalogo, sono li da vedere. Sarà poi chi vuole a scegliere e saranno i cittadini a decidere, in base a quello che hanno visto o letto, se votare per una persona o per l’altra. Che contano, come dicevo sono le soluzioni, che poi si trovino con persone di destra, di centro o di sinistra, poco importa, basta che siano la soluzioni più logiche e produttive per la collettività.

Tutto cambierà nel nostro paese. I recenti stravolgimenti politici, porteranno a un rinnovamento quasi globale del Municipio e del consiglio Comunale. Questo è il momento di fare la differenza. Non perché chi c’era prima non ha fatto bene, ma perché si creino un nuovo entusiasmo e un nuovo slancio. Perché si crei l’energia per essere, esistere e fiorire anche nel futuro. La strada di domani è lastricata di trappole e di possibile errori. In Ticino, molti ne abbiamo fatti in passato e paghiamo ora per quegli sbagli. Eccessivo inquinamento, cementificazione selvaggia, speculazione, zone industriali raffazzonate. Ci vuole coraggio e muso duro a volte, altre bisogna saper mediare. Ma bisogna a vere una visione del domani. Senza una prospettiva si naviga a braccio nella nebbia aspettando il prossimo scoglio. A me piace vedere il mare: col cielo terso e l’acqua pulita, piace avere un via segnata sulle carte, che mi porti lontano e senza pericolo. Chi vorrà viaggiare con me, le mie compagne e i miei compagni è benvenuto.

Annamaria Mordasini, candidata PS per L’Altra Cadenazzo


Città dell’energia… a chi serve?

di Bruno Storni, deputato in GC del PS

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Due anni fa, parlando sulla stampa di finanze comunali ed energia elettrica, avevo definito la proliferazione delle Città dell’Energia (CdE) come prevalentemente operazione di marketing politico, con ricadute pressoché nulle per l’ambiente.

Per statuto “il label Città dell’energia è un riconoscimento per i Comuni che adottano una politica energetica comunale sostenibile. Le CdE promuovono le energie rinnovabili, una mobilità sostenibile e utilizzano in modo efficiente le risorse.”

Ora a fronte dei nuovi obiettivi di politica energetica cantonale, federale e globale (COP21 Parigi), ritorno sull’argomento anche con un esperienza diretta l’acquisto del Label da parte del mio Comune.

A Gordola abbiamo ottenuto il Label CdE praticamente per quanto fatto tempo fa:
acquedotto, passerella, sussidi abbonamenti trasporto pubblico. Progetti innovativi realizzati, nonostante fossero osteggiati da chi si è buttato nell’effimero Label a costi non indifferenti per il comune (oltre 100mila Fr) e che addirittura ha bocciato la partecipazione ad un progetto europeo per la gestione efficiente delle risorse (acqua potabile) che oltretutto portava a Gordola 200mila Euro, progetto fortunatamente ripreso da SES e Comune di Terre di Pedemonte.

Ma vediamo un paio di situazioni che illustrano quanto si fa e non si fa nel campo energetico in una CdE, ce ne sarebbero diverse altre altrettanto problematiche ma non c’è spazio per tutto.

Edifici pubblici poco esemplari

Capitolo uso efficiente delle risorse: gli edifici pubblici delle CdE sono sovente gli edifici più energivori di queste “città”. A Gordola in questi anni di costose procedure per l’acquisto del Label, non si sono ridotti i grandi consumi (80mila litri nafta 250MWh elettricità), ma a fronte di questi ingenti sprechi, si acquista energia elettrica con il supplemento Tìacqua (0.5
cts/kWh) per ottenere punti per il label. Sarebbe molto meglio per l’ambiente sprecare meno della preziosa energia idroelettrica ticinese.
I tempi per i risanamenti degli stabili comunali sono biblici. Il risanamento del palazzo comunale, che brucia 17 mila litri nafta e 40 MWh elettricità all’anno e che per legge
dal 2012 doveva essere agibile ai disabili, è in progettazione da almeno 8 anni. Intanto le porte del palazzo sono ancora a vetro semplice e si aprono verso l’interno (sicurezza?).
L’etichetta energetica dell’insieme degli edifici pubblici di Gordola oscilla tra F e G (gli ultimi della scala) quindi… città dello spreco! L’automobilista ticinese, per un vettura di questa categoria, paga un salato malus sulla tassa di circolazione. Ai Comuni danno il Label se prometti di risanare!

Illuminazione pubblica a LED

Altro settore di competenza dei comuni è l’illuminazione pubblica. Da anni sanno che dal 2015 sarebbe stata vietata la vendita di lampade al mercurio velenose e inefficienti. La SES ha ottenuto 1 milione da Prochilowatt per sostituire 4500 lampade fuori legge con nuove a LED. Ma a Gordola non tutte le nuove lampade sono a LED. Nel 2015 abbiamo montato armature convenzionali al sodio, poi smontate per rimontarle assieme ad altre simili su un’altra via più discosta della nuova “Città dell’Energia”. Eppure quelle a LED sono più interessanti anche economicamente non solo perché consumano meno ma perché non occorre più cambiare le lampadine, la differenza di costo tra un’armatura LED e una al sodio si recupera in pochi anni, tanto che Prochilowatt non sussidia più.

Il label malgrado gli sprechi

Concretamente, per ottenere il label i comuni possono benissimo continuare a sprecare
energia, basta qualche promessa e qualche serata pubblica. Praticamente tutti i comuni che l’hanno richiesto (385) l’hanno anche ottenuto.
Ci sono chiaramente diversi comuni, che hanno fatto molto e che il label se lo meritano, ma la banalizzazione di questo marchio ormai 27enne lo declassa ormai a mero strumento di marketing politico. Proprio in queste settimane preelettorali a Gordola non si è esitato a riscaldare il più energivoro edificio del comune per anticipare i festeggiamenti della consegna del certificato prevista in settembre.

“Città dell’Energia”… così non serve

A conferma della debolezza del label il fatto che la Confederazione ha già dovuto aumentare a tre riprese la tassa sul CO2 sui combustibili, in quanto i consumi di combustibili fossili non sono diminuiti come si prevedeva, malgrado ormai più della metà della popolazione svizzera viva in una CdE.
È chiaro che con le CdE non raggiungeremo mai gli obiettivi di politica energetica sia cantonali che federali (che tra l’altro esigono il ruolo esemplare degli enti pubblici), né tantomeno gli obiettivi più recenti dell’accordo di Parigi.

Bruno Storni, Deputato in GC del PS, Membro Commissione Energia


Le responsabilità politiche degli attentati

di Aron D’Errico, Candidato Lega al Municipio e al CC di Locarno

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Il bilancio è di quasi quaranta morti e centinaia di feriti: gli attentati all’aeroporto e alla metro di Bruxelles sono un monito per tutti coloro che vogliono continuare a tenere spalancate le frontiere e a naturalizzare chiunque, credendo nella fallimentare idea del multiculturalismo, il quale genera ghetti degradati, come il quartiere Molenbeek e le Banileues parigine, che rendono impossibile qualsiasi forma d’integrazione.

Gli analisti non hanno dubbi, gli autori appartengono all’ISIS. Chiaro è anche il legame con l’arresto di Salah Abdeslam, mente delle stragi di Parigi e arrestato proprio negli scorsi giorni a Bruxelles nel quartiere ghetto Molenbeek: secondo gli esperti si tratta di una rappresaglia.

L’attacco non è solo di un fallimento di intelligence, ma in primis di politica. Quasi tutti hanno dormito e non hanno ancora capito che siamo in guerra con l’ISIS: piaccia o non piaccia a chi continua a tenere la testa sotto la sabbia come gli struzzi.

Il problema non sono solo le frontiere da chiudere, per impedire il rientro di coloro che sono andati in Sira e in Iraq ad addestrarsi e a combattere: ciò è solo una parte del problema. La vera sfida è la presenza di stranieri che nascono in Europa e che non si integrano, che abbracciano valori e idee incompatibili con la nostra democrazia, che usano la religione per i loro biechi scopi: si tratta di falliti, di persone che vivono in ghetti nati per colpa di scelte politiche errate. Sono giovani dediti al crimine e che si fanno mantenere dallo Stato, che non imparano la lingua e che non aderiscono ai nostri principi fondanti, ma coltivano visioni radicali e fanatiche, usando internet e i luoghi di culto in mano ad estremisti, per lasciarsi indottrinare a visioni fondamentaliste e barbare che si fondono sul disprezzo per la vita, i diritti, le libertà.

La responsabilità di tutto questo è della sinistra e dei governanti dei partiti storici che si sono illusi, credendo che il multiculturalismo fosse la strada da percorrere. L’integrazione non passa e mai passerà dal multiculturalismo, il quale è un fallimento che ha solo generato ghetti fuori controllo e giovani fanatici, che trovano un senso alla loro misera esistenza facendosi saltare in aria e uccidendo gli infedeli. Siamo in guerra. Difendiamoci e svegliamoci, smettendola con errori politici che generano mostruosità, il cui credito viene saldato da vittime innocenti.

Aron D’Errico, Candidato Lega al Municipio e al CC di Locarno


Il 23 io sono a scuola

di Angelo Mordasini, candidato per il PS nella lista civica dell’Altra Cadenazzo

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Se avete figli in età scolastica, vi sarà sicuramente arrivato a casa un foglio. Se non la notizia vi sarà comunque giunta all’orecchio.

Oggi non dovremmo andare a scuola. O quantomeno è questo che auspica il governo, assegnando ai docenti una giornata di congedo pagato. A prima vista, sembrerebbe vantaggioso per tutti: gli studenti avranno avuto un giorno in più di vacanza, e così anche gli insegnanti, che per di più saranno pagati. Quindi, dove sta la magagna?

Parlando con alcuni docenti particolarmente sensibili presso la CSIA, istituto che frequento da quattro anni, ho avuto possibilità di capire il punto di vista dei docenti.

“Non vogliamo che si apra una strada verso questa modalità di pensiero” La modalita di pensiero di cui parlano è quella che porta a risparmiare sulla formazione dei giovani; quello che succede il 23 è esattamente questo, a scopo di risparmio si taglia una giornata di insegnamento. “non vorremmo che in futuro si mettesse in discussione tutto il sistema scolastico.

Non devo certo essere io a dire quanto sia sbagliato risparmiare sulla formazione, principale pilastro nella costruzione della società futura. Mancano forse ambiti in cui risparmiare? Per esempio potremmo cestinare a prescindere progetti di dubbia utilità come la rinominazione dialettale delle vie di noti centri ticinesi. In ogni caso, nessuno è rimasto con le mani in mano. Il sindacato studenti SISA e altre organizzazioni studentesche hanno organizzato proteste in tutto il Ticino, specialmente al liceo di Bellinzona.

Nella mia scuola si è tenuta una mattinata dedicata alla grafica di protesta, finalizzata a un momento artistico dedicato alla creazione di un installazione volta a sensibilizzare verso il tema. Come è facile notare, ciò che traspare da entrambe le parti è stata la voglia di restare a scuola anche questo mercoledì, di rinunciare a questa misura che specula sul futuro dei nostri giovani, di dire no al sacrificio dell’istruzione sull’altare del risparmio. Soprattutto da parte dei docenti, che non avrebbero nulla da perdere a guadagnando una giornata di congedo pagato. Questa protesta è una dimostrazione di dedizione alla scuola da parte del corpo docenti, e di forza da parte della comunità studentesca.

Spero che tutti abbiate partecipato, docenti e allievi, a questa giornata, per ribadire con forza che l’educazione è l’unico bvero tesoro di questo cantone.

Angelo Mordasini, candidato per il PS nella lista civica dell’Altra Cadenazzo


Quali sono le priorità?

di Doron Favaro, I Verdi, Voglia di vivere meglio

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Recentemente è entrato in vigore il nuovo orario dei trasporti pubblici per il mendrisiotto. Era stato più volte anticipato che la situazione sarebbe notevolmente migliorata per gli utenti. Ne abbiamo decisamente bisogno visto che negli ultimi anni la situazione viaria si è vieppiù degradata. Abbiamo assistito alla soppressione dei CittàBus per ragioni di bilancio.

Per i quartieri della Montagna è diventata un’impresa sempre più improba raggiungere la stazione negli orari di punta non potendo percorrere alcuna via diretta. Ma anche per gli altri quartieri è diventato sempre più difficoltoso raggiungere la stazione visto l’aumento del traffico sulle principali arterie. Era dunque con fiducia che attendevamo l’entrata in vigore del nuovo e migliorato piano. Sono bastati tuttavia pochi attimi per sostituire alla fiducia lo scoramento. La situazione è notevolmente migliorata sì, ma solo per raggiungere i centri commerciali in zona Morbio Inferiore e sul conseguente asse principale Mendrisio – Chiasso. I quartieri ancora una volta vengono negletti. Emblematico, per non dire imbarazzante, è il caso di Tremona. Per la Montagna è stata prevista una rete a due linee alternate. Una per Arzo e una per Tremona-Meride.

Grazie a questa alternanza i giovani di Tremona si sono ritrovati senza nessun mezzo di trasporto per raggiungere la scuola alla mattina. Si è venuta quindi a creare una situazione in cui o le mamme trasportano i loro figli a scuola in vettura privata, prendendo una via già più che intasata dal traffico dei lavoratori, o i figli devono camminare 30-40 minuti per raggiungere la più vicina fermata servita dai bus. Il Municipio riuscirà forse a palliare alla situazione in corso d’opera, ma è significativo come in sede di progettazione tutta l’attenzione sia stata posta sul raggiungere i centri commerciali e non si sia assolutamente pensato alla vita di tutti i giorni dei cittadini. Siamo davvero solo questo? Consumatori affamati alla ricerca di negozi? Io penso di no e credo che la priorità dovrebbe essere ancora data alla qualità di vita giornaliera e non a dove andiamo a spendere i soldi nel tempo libero.

Doron Favaro, I Verdi, Voglia di vivere meglio


Cultura per tutti

di Davide Rossi, consigliere comunale (e candidato) PPD, Mendrisio

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Interpellanza

La Città di Mendrisio può vantare sul suo territorio numerosi istituti culturali, un’opportunità unica che probabilmente non ci siamo ancora resi conto di avere. Una Città di 15’000 abitanti che raccoglie le seguenti offerte: Casa Croci, Casa Pessina, Galleria Baumgartner, Galleria dell’Accademia, Sito archeologico Tremona-Castello, Museo d’Arte di Mendrisio, Museo dei fossili del Monte San Giorgio, Museo Vincenzo Vela e la Pinacoteca Züst. E aggiungerei la futura valorizzazione delle Cave di Arzo e il Centro Culturale Filanda. Senza però dimenticare le Processioni Storiche ed i preziosi trasparenti che non sono purtroppo ancora visibili al di fuori della settimana pasquale, malgrado risultino essere un elemento centrale nella candidatura di questa manifestazione alla lista dei patrimoni immateriali di UNESCO.

Un’offerta culturale ricca, variata e sicuramente attrattiva sia per un pubblico locale sia per il turismo di giornata, ma non solo, perché tra questi prodotti culturali vi sono alcuni importanti attrattori turistici di fama nazionale ed internazionale.

Un patrimonio che quindi non dobbiamo sottovalutare, anzi, che dobbiamo saper valorizzare affinché possa diventare ancora più un concreto tassello della promozione culturale e turistica della nostra regione. Un’offerta che sarebbe bello poter condividere in qualsiasi momento, in qualsiasi stagione e non solo quando si propone un particolare evento. Possiamo vantarci di possedere queste uniche opportunità culturali ma, se non sappiamo come dar loro la giusta visibilità, tutto il nostro patrimonio perde conseguentemente valore. È quindi fondamentale poter offrire una promozione accattivante che possa attirare i nostri concittadini e soprattutto i turisti che visitano il nostro Cantone.

Da questa mia breve premessa mi sorgono le seguenti domande:

È già stata progettata una carta giornaliera che permetta l’accesso a tutti i musei presenti sul territorio della Città di Mendrisio? In caso negativo, è realizzabile proporre una tale offerta?

Quante visite si sono registrate negli ultimi 5 anni al Museo d’Arte di Mendrisio?

Quante visite si sono registrate al Museo dei fossili del Monte San Giorgio dall’ottobre 2012?

Quante sono le persone che si occupano di promozione e comunicazione presso le singole strutture?

Si è pensato di strutturare la comunicazione/promozione dell’offerta culturale presente sul territorio di Mendrisio in maniera coordinata?

Siamo sicuri che gli orari d’apertura al pubblico siano confacenti con le esigenze ed opportunità di visita del pubblico nel 2015?

Sarebbe possibile pensare di avere il medesimo orario d’apertura per tutte le strutture così da poter dare un’immagine di prodotto culturale integrato?
È possibile rafforzare l’immagine della città di Mendrisio attraverso la sua offerta culturale a 360 gradi?

È possibile definire una collaborazione con l’ente turistico regionale per approfittare delle competenze specifiche di questo ente e raggiungere un pubblico più vasto e forse meno specialistico?

Ed infine, è possibile trovare una collocazione permanente per i più preziosi tra i trasparenti del Bagutti in previsione del riconoscimento internazionale ambito?

Davide Rossi, consigliere comunale (e candidato) PPD, Mendrisio


Pozzo Polenta? Tout va bien, Madame la Marquise!

di Andrea Stephani, co Coordinatore I Verdi del Mendrisiotto

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Domani, martedì 22 marzo, ricorre il World Water Day, la giornata mondiale dell’acqua. Dopo la nota vicenda del Pozzo Polenta di Morbio Inferiore, nel Mendrisiotto festeggeremo questa ricorrenza con l’amaro in bocca. Un retrogusto sgradevole dovuto, in parte, alla risposta inviata in data 8 marzo e firmata dal Consigliere di Stato Norman Gobbi a Morbio Verde, che nel giugno dello scorso anno, in una decina di giorni circa, aveva raccolto ben 1’501 firme per chiedere l’inasprimento delle pene per i reati ambientali.

Stando alla Cancelleria dello Stato, punire più severamente chi inquina non è una priorità perché “il concetto di colpa per reati ambientali copre già sufficientemente anche la fascia delle negligenze e delle colpe minori. Da qui la non determinazione della multa minima consente allo Stato di soppesare le contravvenzioni in base alla loro effettiva gravità”. La storia della prescrizione del caso del Pozzo Polenta ne è proprio un fulgido esempio, non c’è che dire. Tanto che, nella missiva recapitata a Paola Sciolli ed Ermanno Canova, si arriva addirittura a sostenere che “(…) possiamo affermare che da un lato il dispositivo cantonale di controllo e di intervento consente di perseguire efficacemente chi inquina le acque, assicurando nel contempo la necessaria prevenzione, mentre dall’altro lato le normative federali e cantonali attualmente in vigore tutelano in modo adeguato l’ambiente”. Insomma, attorno al moribondo Pozzo Polenta si è fatto solo tanto rumore per nulla.

Ma davvero “tout va très bien Madame la Marquise”? Una causa penale durata sette anni che ne ha cancellati quaranta di approvvigionamento idrico è un esempio di “efficace intervento dello Stato”? Come si è potuto giungere, dopo l’insolito avvicendarsi di cinque procuratori, alla prescrizione? Chi sono i responsabili e come mai sono rimasti impuniti? Sempre per il Cantone, “la casistica legata agli incidenti indica tuttavia che all’origine degli stessi vi sono negligenze di operatori piuttosto che difetti negli impianti. Si tratta quindi più di un problema di formazione e sensibilizzazione del personale che di natura tecnica o edile degli impianti”.

È solo un problema di negligenza e sensibilità, già. La negligenza di quei funzionari e di quelle forze politiche che, in passato, hanno consentito di ritagliare in maniera fantasiosa le zone di protezione attorno al Pozzo Polenta, al fine di consentire la costruzione di uno svincolo autostradale e di due grandi generatori di traffico come Serfontana e Centro Breggia, quest’ultimo dotato pure di una stazione di benzina e di una lavanderia chimica.

Negligenza e (mancanza di) sensibilità di coloro che oggi, di fronte ad un chiaro caso di malagiustizia, fingono di non vedere alcun problema per non doverlo risolvere, mancando di rispetto alla popolazione di Morbio Inferiore, ai 1’501 firmatari della petizione e a quelle persone, come il compianto Enrico Arcioni, che si sono battute e continuano a farlo per lasciare ai nostri figli un mondo perlomeno altrettanto vivibile dii quello che hanno ricevuto in eredità dai loro padri.

Andrea Stephani, co Coordinatore I Verdi del Mendrisiotto


La protesta del 23 marzo è una questione di società

di Fabrizio Sirica, vice Presidente PS cantonale

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Mercoledì 23 marzo sto con i docenti: una categoria professionale che da anni subisce le politiche di risparmio del Governo. Sto anche con gli allievi e le loro famiglie. Con chi vuole difendere il diritto (e il dovere) di andare a scuola, con chi crede che investire nella formazione sia fondamentale per il nostro presente e per il nostro futuro.

Ma per inserire questo grido d’allarme in un quadro più ampio, occorre analizzare la politica dell’Esecutivo e della maggioranza del Parlamento. Dietro a strategie come quella dei tagli alla spesa pubblica o come l’imminente “manovra di rientro” si cela l’ideologia del meno Stato.

La folle idea secondo la quale per poter funzionare, uno Stato dovrebbe essere ridotto all’osso, delegando compiti e responsabilità al privato. Una visione che porta ad agire solo sulle uscite, sulle spese, senza prendere in considerazione nuove entrate che garantirebbero una più equa redistribuzione della ricchezza e servizi di qualità. Oggi lo si osserva nella scuola, ma questa politica antisociale, che in Governo mette d’accordo PPD, PLR e Lega, è trasversale e tocca tutti gli ambiti. Solo per fare due esempi, lo vediamo nella sanità, dove con la scusante dell’ottimizzazione delle risorse si vorrebbero spalancare ulteriormente le porte al privato a discapito della salute pubblica, oppure nella socialità, dove sono stati fatti tagli come quello sugli assegni integrativi, che hanno messo in difficoltà più di 400 famiglie.

Pertanto, l’imminente protesta deve essere letta come un chiaro segnale di opposizione a questa politica governativa deleteria. Perché in fondo i tagli che subiscono i docenti e i mancati investimenti nella scuola riguardano tutti noi: è una questione di società! Se anche voi volete uno Stato forte ed equo, vi invito a solidarizzare con chi mercoledì 23 marzo protesterà!
Concludo con l’auspicio che questa giornata sia solo l’inizio.

Spero che la scuola riesca a creare un fronte solido, capace in futuro di sostenere altre “categorie” sociali che verranno attaccate da questo tipo di politica governativa classista, che tutela gli interessi di pochi a discapito di tutti. Perché docenti, allievi, pensionati, disoccupati, precari e sfruttati, rispondono ad una sola classificazione: il Popolo. E solo unendoci potremo far fronte a questi attacchi.

Fabrizio Sirica, vice Presidente PS cantonale


Avanti con l’invasione dei furbetti?

di Raoul Ghisletta, granconsigliere e consigliere comunale PS Lugano

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Abbondano le segnalazioni sui furbetti che approdano in Ticino, spalleggiati da altri furbetti nostrani, per lucrare sulle spalle degli ingenui grazie alla legislazione elvetica, una legislazione fatta per persone sostanzialmente oneste e con poche mele marce. Dopo certe imprese edili e artigianali che ne combinano peggio che Bertoldo, dopo certe ditte di servizi che pagano salari da fame, dopo il servizio di assistenza e cura a domicilio che fattura alla cassa malati anche la spesa accompagnata al negozio e le pulizie, ora la “creatività” sembra dirigersi verso nuovi lidi.

Segnalo ad esempio un nuovo servizio di accompagnamento alla morte targato Ticino, che aiuta a passare a vita migliore facoltosi italiani disposti a sborsare ingenti somme, molto, ma molto più alte di Exit svizzera: nessuna regolamentazione elvetica esiste in materia, per cui a mio parere il Canton Ticino può emanare delle regole a tutela dei clienti, come ho chiesto recentemente in un’interrogazione parlamentare al Governo.

Poi vi è il recente servizio di “Patti Chiari”, che ha squarciato il velo sull’Istituto Privato Universitario Svizzero di Chiasso: alcuni ragazzi italiani vi hanno speso tanti soldi senza poter effettuare gli esami previsti. Per fare ulteriori passi avanti a tutela degli studenti occorre una modifica della Legge federale sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario svizzero: come relatore della Commissione scolastica ho invitato il Consiglio di Stato a promuovere a livello nazionale un inasprimento delle facoltà di intervento per i Cantoni a tutela di chi si forma a livello postobbligatorio.

Purtroppo in generale i politici bernesi non si rendono conto che il Ticino sta diventando terra di conquista per furbetti d’oltreconfine e residenti. La legge elvetica sui fallimenti consente poi di cominciare e ricominciare a fare affari; e nel nostro sistema giudiziario garantista i furbetti sguazzano bene. A fronte dei politici che dicono che ci vogliono meno leggi per principio, chiediamoci se è veramente il Paese dei furbetti che vogliamo per il futuro? L’apertura delle frontiere ci ha colto molto impreparati, a cominciare dal mercato del lavoro andato fuori controllo, a seguire con quello del mercato dell’alloggio sempre più in mano agli speculatori e per finire con lo sviluppo della criminalità transfrontaliera: a pagare per forza saranno sopratutto i più deboli. Non credo potremo andare avanti un pezzo in questo modo ed un lavoro serio di ammodernamento della legislazione va effettuato.

Raoul Ghisletta, granconsigliere e consigliere comunale PS Lugano


Posteggi carissimi, ma se prendi il bus l’ultimo parte alle 19:00”

di Oreste Pejman, candidato UDC al CC di Lugano

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Ci si lamenta spesso che la sera il Centro di Lugano sia deserto, come ci si lamenta spesso del traffico e della riduzione di posteggi, che inoltre sono sempre più cari. È impossibile ravvivare il Centro della Città rendendo più difficile l’accesso in auto e tagliando posteggi se allo stesso tempo non si offrire ai cittadini una via alternativa per raggiungerlo. Bisognerebbe dunque offrire ai cittadini almeno un trasporto pubblico con un’ampia offerta e a un prezzo vantaggioso. A Lugano spostarsi con i mezzi pubblici costa caro, ma a un prezzo così alto non corrisponde un servizio completo.

I trasporti cittadini infatti coprono in maniera ottimale solo i quartieri prossimi al Centro ma si dimenticano totalmente di tutti gli altri quartieri della Città. Immaginate di abitare a Cadro e vogliate un giovedì mattina lasciare l’auto a casa per andare a lavoro in bus. In questo caso, per tornare poi a casa, sarete obbligati a prendere l’ultimo bus dal Centro di Lugano alle 20:00. Insomma non potrete nemmeno fare una passeggiata sul Lungolago, cenare fuori o fare un aperitivo con gli amici.

Sono tanti i quartieri di Lugano dimenticati dai trasporti pubblici. I cittadini di Sonvico, Davesco-Soragno, Villa Luganese e di Barbengo hanno l’ultimo bus a disposizione dal Centro alle 20:00. Se si abita a Carona, Carabbia, in Val Colla o anche solo a Pazzallo il coprifuoco scatta addirittura alle 19:05. Bré se la cava un po’ meglio con l’ultimo bus alle 21:15.

Insomma migliaia di persone se si recano a lavoro, scuola o semplicemente in centro con il Bus, la sera hanno il coprifuoco e sono costrette a tornare subito a casa. Questo comporta una Lugano sempre meno viva e spinge migliaia di persone ad usare l’auto per recarsi in Centro, che però dispone di sempre meno posteggi e sempre più cari. La gente finisce quindi per girare a zonzo per la Città alla ricerca di posteggio e il traffico è assicurato. Si è reso difficile raggiungere il Centro in auto ma non si è offerta una valida alternativa alle migliaia di persone che abitano nei quartieri periferici di Lugano. Non si possono togliere posteggi e aumentare il loro costo senza almeno prima potenziare l’offerta dei trasporti pubblici. È impossibile in queste condizioni sperare di ravvivare il centro città e sostenere così anche i commercianti cittadini. Migliaia di cittadini di Lugano non meritano ogni giorno di dover scegliere se passare la giornata a cercare posteggio o se prendere un bus avendo così il coprifuoco alle 19:00.

Oreste Pejman, Candidato UDC al Consiglio Comunale di Lugano