Categoria: Tribuna libera

Italia­ – Svizzera: 1-­0

di Sara Beretta Piccoli, presidente Donne PPD

Share on FacebookTweet about this on Twitter

No, non vi siete persi l’ennesima storica partita di calcio tra Svizzera e Italia! In questi giorni, a Milano, dopo diverse settimane di sforamento dei limiti di PM10 e PM2,5 è stato dato il via libera alle contromisure da parte del comune per cercare di limitare i danni atmosferici, nella fattispecie è previsto un blocco totale diurno degli autoveicoli.

MeteoSvizzera, dal canto suo, comunicava al 22 dicembre 2015, (in collaborazione con l’ufficio di statistica del Cantone Ticino) che: “Per il secondo anno consecutivo il mese di novembre ha fatto registrare delle condizioni estremamente miti. A livello svizzero, la temperatura mensile ha superato la norma 1981­2010 di ben 2,7 °C.

Dall’inizio delle misurazioni nel 1864, soltanto nel 1994 con 3,3 °C e nel 2014 con 3,1 °C è stato rilevato uno scarto positivo ancora più grande. Oltre al caldo, al sud delle Alpi il mese ha pure portato una siccità eccezionale, mentre la persistenza di situazioni di alta pressione senza nebbia ha avuto come conseguenza un elevatissimo numero di ore di sole anche al nord delle Alpi. Le stazioni di Lucerna, Altdorf e Lugano hanno così registrato il novembre più soleggiato dal 1961 e numerose altre il secondo o il terzo.”

Purtroppo questa situazione di deficit idrico, come pure la permanenza di temperature elevate per la stagione, ha fatto sì che si acutizzasse il problema delle polveri fini, con un conseguente deterioramento dell’aria che respiriamo; infatti In questi giorni la concentrazione di polveri fini ha superato la soglia dei 50 µm/m3 ed è vicina a quella de 75 µm/m3.

Ma cosa sono le polveri fini?

La polvere è composta di particelle di diversa grandezza, molte delle quali misurano meno di un centesimo di millimetro. Queste particelle vengono denominate polveri fini in sospensione o pulviscolo (PM10, indicatori generali della qualità dell’aria) e sono un miscuglio fisico­chimico molto complesso. Esse vengono emesse attraverso quattro tipi di processi:
– Processi di combustione in cui le polveri fini vengono emesse direttamente. Esse sono denominate polveri fini primarie (per la maggior parte si tratta di aggregati di idrocarburi policiclici aromatici che spesso hanno potere cancerogeno)
– Processi di formazione di aerosols a partire da altri inquinanti primari, tra cui gli ossidi di azoto, precursori dell’ozono, e il diossido di zolfo. Esse sono denominate polveri fini secondarie e si tratta nella maggior parte dei casi di nitrato di ammonio o di solfato di ammonio.
– Processi di usura del manto stradale e dei pneumatici
– Processi di erosione naturali

Sulle superfici delle polveri fini in sospensione aderiscono spesso dei metalli pesanti come il piombo e il cadmio rendendole ancora più pericolose. Si calcola che nell’aria svizzera la frazione di polveri fini più piccola di 2.5 micrometri (PM2.5) rappresenti gran parte del quantitativo di PM10 (fino al 80%). Nel 2000 le emissioni di polveri fini in Svizzera sono state pari a 21’000 tonnellate, di cui il 44 per cento causato da processi d’incenerimento incompleti di carburanti e combustibili, compreso il legno. Il contributo dei motori diesel (trattori, macchine da cantiere, autocarri, autovetture) è stato invece del 17 per cento circa. Una parte consistente di tali emissioni (15 %) è imputabile alle stufe a legna e alla combustione di rifiuti forestali. Il rimanente (56 %) è stato liberato da processi industriali, dall’abrasione di pneumatici e binari ferroviari nonché dal sollevamento di polveri da strade, stalle, superfici agricole utili e cantieri edili. Inoltre, le polveri fini possono presentarsi anche sotto forma di particelle secondarie, che si formano soltanto nell’aria a partire da inquinanti precursori come l’ammoniaca, gli ossidi di azoto (NOx), il biossido di zolfo (o anidride solforosa, SO2) e i composti organici volatili (COV). Una piccola parte proviene da fonti naturali (ad es. la polvere del Sahara o il sale marino). Le polveri fini sono formate da numerosi composti chimici.

Ora a dicembre, in particolare nel Mendrisiotto, le concentrazioni medie giornaliere di polveri sottili (PM10) sono aumentate, tanto da superare, nelle due stazioni di misura di Chiasso e Mendrisio, (il valore medio giornaliero registrato martedì 2 dicembre è stato di 109 μg/m3 a Chiasso e di 105 μg/m3 a Mendrisio) la soglia d’informazione stabilita dal Decreto esecutivo concernente le misure d’urgenza in caso d’inquinamento atmosferico acuto del 30.1.2007 e fissata a 75 μg/m3. (cfr. art. 2 Se in almeno due stazioni di misurazione rappresentative per l’esposizione della popolazione la concentrazione media giornaliera di polveri sottili PM10 eccede 75 microgrammi per metro cubo oppure la concentrazione media oraria di ozono eccede 180 microgrammi per metro cubo, sono emesse delle raccomandazioni alla popolazione in favore della riduzione delle emissioni inquinanti l’aria).

Sulla base di queste considerazioni e come stabilito dall’art. 2 del Decreto esecutivo concernente le misure d’urgenza in caso d’inquinamento atmosferico acuto, il Dipartimento del territorio raccomanda pertanto alla popolazione alcune misure atte a diminuire le emissioni di PM10, tra cui: il divieto d’uso di macchinari, apparecchi e veicoli a carburante diesel sprovvisti di filtro contro il particolato sui cantieri e in ambito agricolo e forestale; il divieto d’uso di combustibile solido (legna, carbone ecc.) per impianti di riscaldamento secondari, o la limitazione della velocità in autostrada; cosa che però non è avvenuta.

Forse sarebbe stato auspicabile introdurre le suddette misure “preventive”, anche perché fino a Capodanno non sono previste precipitazioni di rilievo, ma questa volta il governo non è intervenuto a tutela del cittadino! In compenso, ora i dati relativi alle polveri fini si possono consultare su una nuovissima app chiamata aircheck (dove tra l’altro i valori sono stati nuovamente superati a Chiasso per il giorno di Natale!).

Non credo serva ricordare che l’aria che respiriamo è quella che ci tiene in vita, e che un peggioramento permanente di questa fonte essenziale di vita, porterà ad un aumento delle malattie respiratorie (oggi già seconda causa di morte!) ..qualcuno mi direbbe.”questi sono i tempi della politica”! Io mi dico, se andiamo avanti così, non arriviamo manco al “secondo tempo”!

Sara Beretta Piccoli, presidente Associazione Donne PPD Cantone Ticino


Bravofly: un segnale sbagliato

di Jessica Bottinelli, presidente della direzione cantonale dei Verdi del Ticino

Share on FacebookTweet about this on Twitter

Nel marzo di quest’anno Bravofly – ora Bravonext – ha investito 120 milioni di dollari per rilevare la piattaforma di prenotazione viaggi britannica lastminute.com, ma si rifiuta di pagare, in Ticino, salari di 3’275 franchi lordi al mese. E, in questo, il Consiglio di Stato le da ragione affermando che ormai non è più un’agenzia di viaggi, ma un’agenzia che permette di confrontare i prezzi dei viaggi, e quindi sfugge all’applicazione del contratto normale di lavoro imposto dallo stesso Consiglio di Stato. Il punto è che la Bravonex opera a Chiasso, in Canton Ticino, e per questo si dovrebbe pretendere dai suoi dirigenti un minimo di legame con il territorio e di responsabilità sociale. Invece, ancora una volta si lascia che un’azienda s’insedi nel nostro cantone, benefici di condizioni fiscali vantaggiose, versi contributi per le assicurazioni sociali nettamente inferiori a quelli italiani e continui però a retribuire paghe lombarde assumendo solo personale d’oltre frontiera.

Il 67,8% dei dipendenti della Lastminute.com ha un salario ampiamente inferiore ai salari di riferimento: la paga media si attesta attorno ai 2’800 franchi al mese, ma vi sono persone che guadagnano ancora di meno stando ai dati dell’Ufficio dell’ispettorato del lavoro. Non stupisce quindi che il 95,4% della manodopera sia frontaliera: ben 316 dipendenti su un totale di 331 provengono dall’Italia (dichiarazioni rilasciate dallo stesso Fabio Cannavale, fondatore della Bravofly). E questa scelta di personale non è certo dovuta alla mancanza di disponibilità di lavoratori locali visto che nel mese di novembre c’erano ben 775 disoccupati iscritti nel solo Mendrisiotto.

Questo tipo di aziende, che si sono diffuse in tutto il cantone, non fanno che peggiorare la situazione sul fronte del dumping salariale e della sostituzione della manodopera residente e lanciano un segnale sbagliato ad altri imprenditori intenzionati a trasferirsi in Ticino.

L’annuncio della trasformazione da agenzia di viaggio in agenzia digitale lo stesso giorno in cui l’on. consigliere di Stato Christian Vitta annunciava l’adozione di un contratto normale di lavoro per le agenzie di viaggio è uno schiaffo alle autorità cantonali.

Un atteggiamento che non si scusa nemmeno con l’introito fiscale generato da questa società. Le imposte della Bravonext non bastano nemmeno a risolvere i problemi di disoccupazione e assistenza registrati a Chiasso, dove il numero di persone in assistenza nel 2013 è aumentato del 40% e il 5,6% della popolazione beneficia di prestazioni assistenziali. Valori assai più elevati di quelli registrati a livello cantonale.

Se le autorità comunali e cantonali vogliono davvero offrire posti di lavoro di qualità alla manodopera residente e non solo a parole il primo passo è dare un segnale chiaro e forte a chi opera sul nostro territorio. Chi opera in Ticino deve rispettare le disposizioni svizzere, assumere personale residente e retribuire salari dignitosi.

Jessica Bottinelli, presidente della direzione cantonale dei Verdi del Ticino


Gottardo, su cosa votiamo?

di Doron Favaro, Verdi

Share on FacebookTweet about this on Twitter

La campagna elettorale sul raddoppio del Gottardo sta volgendo al grottesco. Dapprima i raddoppisti lamentavano l’enorme (a loro dire) cementificazione che la costruzione delle stazioni di trasbordo avrebbe comportato per l’alta Leventina. Peccato però che, dati USTRA alla mano, la creazione del cantiere per scavare il secondo tunnel comporta una cementificazione ancora maggiore per la regione, addirittura cinque volte di più.

In seguito si è parlato dell’aumento della sicurezza per gli utenti. Aumento beninteso di cui si potrebbe beneficiare unicamente tra più di vent’anni. Eppure quasi tutti gli incidenti con esito tragico sono stati provocati da camion. E proprio per togliere i camion dalla strada si è costruito AlpTransit. Un investimento da 24 miliardi per migliorare la sicurezza stradale (l’obiettivo è, infatti, quello di togliere tutti i camion in transito dalle strade) e la qualità di vita sull’asse Nord-Sud. Investire tre miliardi in strade aggiuntive per permettere un maggiore afflusso di traffico ad una maggiore velocità va invece contro tutti i risultati di tutti gli studi in materia di sicurezza stradale.

Infine si è parlato tanto dell’isolamento del Ticino durante i lavori. Peccato però che nel suo ultimo rapporto l’USTRA preveda la possibilità di effettuare, almeno fino al 2035, tutti i lavori durante le ore notturne, lasciando così aperto il Gottardo durante il giorno. Inoltre il gruppo di esperti di RailValley constata che il microclima all’interno del tunnel rallenta la degradazione delle componenti, le quali si trovano in condizioni parecchio migliori rispetto a quanto ipotizzato precedentemente. Il risanamento, secondo la loro proposta, può avvenire senza nessun giorno di chiusura definitiva del tunnel e con costi nell’ordine di 3-400 milioni di franchi.

Allora viene spontaneo chiedersi: ma su che cosa stiamo votando?

Doron Favaro, Verdi


Lugano finanze, si rimane in allarme giallo

di Tiziano Galeazzi, Consigliere Comunale UDC Lugano, Deputato al Gran Consiglio

Share on FacebookTweet about this on Twitter

“Sceso da rosso a giallo il livello di guardia”. In effetti durante l’ultima sedua del Consiglio Comunale, sia dal Municipio che da tutti gli schieramenti politici, è stata riconfermata l’allerta finanze e questa rimarrà anche per i prossimi 3-4 anni.

Se è vero che con alcune manovre di rientro fatte negli ultimi tempi, il Municipio è riuscito egregiamente a tamponare qua e là, è pur vero che il 2014 è stato graziato in parte da entrate eccezionali di sopraeccedenze fiscali più che da tagli alla spesa veri e propri.

Ma a preoccupare ancor di più è lo sforamento del debito pubblico che ha superato la soglia psicologica del miliardo di franchi e un futuro prossimo con i tassi debitori in moderata crescita. Tassi cosi bassi non resteranno in eterno.
Il Preventivo appena approvato dal legislativo (bocciato da noi UDC) ha evidenziato si, la volontà di voler contenere il deficit di bilancio, ma pure l’elaborazione di alchimie, non tanto sui tagli, ma su richieste straordinarie di contributi e calcoli preventivi su cessioni di beni appartenenti alla città.
In risalto la richiesta “straordinaria” fatta ad AIL (tesoretto cittadino) la quale darà un’ennesima mano assai importante alla gestione corrente. Ma la questione futura sarà; AIL potrà sempre sostenere questo genere di soccorso alpino alla città? Non è lo stesso discorso con il Casinò. Quest’ultimo ha molti più problemi e quindi non potrà dare alcuna garanzia di soccorso in caso di necessità.

In ogni modo il nostro partito è sempre convinto, ed è per questo che abbiamo bocciato il preventivo 2016, che vi siano ancora margini di manovra per contenere la spesa pubblica. Serve però più coraggio.
Questo per evitare che in futuro si vada a mettere di nuovo le mani in tasca al cittadino con un aumento del moltiplicatore d’imposta.
Idee possibibili d’intervento? Nel DSU ad esempio vi sono margini in cui si può pensare a dei servizi esternalizzati (outsoursing) ottenendo anche qualità a condizioni anche vantaggiose.
Il parco veicoli generale della città potrebbe essere rivisto e ottimizzato, evitando un sacco di spese.

Mentre la perequazione finanziaria che Lugano deve sostenere verso il Cantone non è più allineata con la nuova situazione dei conti cittadini, quindi va rinegoziata al più presto.
Sul capitolo riorganizzazione dell’amministrazione futura, bisognerà sicuramente ottimizzare al meglio le risorse non solo finanziarie ma anche quelle del personale. Questo è un tema molto delicato e complesso ma dovrà essere affrontato anch’esso con coraggio e sicuramente qualche decisione dolorosa verrà presa nei prossimi periodi.

L’UDC cittadina sarà sempre attenta al contentimento della spesa quale priorità principale, perché i soldi dei contribuenti vanno centellinati come se fossero quelli di ognuno di noi nel proprio portafoglio famigliare. Come cita un detto popolare; fai il passo secondo la gamba.
Per finere, ci opporremo fermamente in futuro ad eventuali aumenti di tasse, balzelli e/o punti percentuali del moltiplicatore fin tanto che non verranno utilizzati tutti gli strumenti necessari per ridurre la spesa pubblica in qualsiasi settore della città.

Tiziano Galeazzi
, Consigliere Comunale UDC Lugano, Deputato al Gran Consiglio


COP21: la vittoria più bella deve ancora venire

di Alessandro Spano, Presidente Giovani Liberali Radicali Ticinesi

Share on FacebookTweet about this on Twitter

In questi giorni ci siamo dimenticati che Parigi non è stato solo il centro del terrorismo. A Parigi si sono riuniti i grandi della Terra per la Conferenza mondiale sul pianeta, che si è concluso con un accordo vincolante sul clima. Già anni fa, con il famoso accordo di Kyoto, i grandi della terra si sono chinati sul cambiamento climatico e nel 2009 a Copenaghen, con una conferenza fallimentare. Nonostante ciò, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha continuato a mettere pressione ai grandi consumatori per ridurre l’inquinamento. Questa volta, però, 195 paesi hanno firmato all’unanimità un accordo ormai storico.

Ad oggi le emissioni mondiali generate dall’uso di combustibili fossi e dalle attività industriali continua a crescere: nel 2014 abbiamo raggiunto i 36 miliardi di tonnellate di CO2. Secondo i dati del Global carbon project, la Cina è il primo paese inquinante al mondo con 9.7 miliardi di tonnellate, seguita dagli USA con 5.6 miliardi di tonnellate di CO2. Un segnale di diminuzione però c’è, tant’è che negli ultimi 10 anni l’America ha ridotto le proprie emissioni del 1.4% per anno, mentre l’Unione Europea ha fatto ancora meglio riducendole del 2.4% ogni anno. L’UE nel 2014 ha ridotto le emissioni di 210 milioni di tonnellate, compensate però dalla crescita di 205 milioni di tonnellate in più emesse dall’India. In Svizzera, nel 1990 ogni abitante emetteva in media 7.8 tonnellate di CO2, mentre oggi 6.4, con l’obiettivo di raggiungere le 1-1.5 tonnellate per abitante nel 2030. Una sfida difficile ma affascinante, che non possiamo vincere senza lo sforzo di ognuno di noi e che non riusciremo a vincere soltanto con le promesse – di molti paesi – di ridurre le proprie emissioni.

Promesse di cui l’ONU si felicita poiché aumentano ma che non riduce le sue preoccupazioni, poiché in realtà le emissioni globali di gas a effetto serra continueranno ad aumentare, fino a poter raggiungere le 56.7 giga tonnellate di CO2 nel 2030. Una cifra che per l’ONU è superiore del 15% al livello d’emissioni compatibili con uno aumento della temperatura di 2 gradi. Ai cittadini di oggi e di domani servono fatti.

E Parigi val bene un accordo. Non si può ancora parlare di vittoria, perché sarà facile non rispettare gli impegni presi, ma di certo il 12 dicembre rappresenta una svolta perché anche Cina e USA – paesi tradizionalmente ostili nel firmare accordi – hanno firmato il documento impegnandosi a ridurre l’inquinamento. L’accordo prevede di fissare la crescita massima della temperatura mondiale a 2 gradi, di verificare l’applicazione dell’accordo e degli obiettivi ogni 5 anni, garantisce 100 miliardi all’anno fino al 2020 per ridurre le emissioni chiamando a contribuire i paesi più industrializzati e chiede una maggior trasparenza dei paesi sul tema.

La Svizzera in tutte queste dinamiche mondiali – tra gli USA di Obama che vogliono l’accordo mentre gli USA dei repubblicani lo rifiutano, con l’India e la Cina che consumano sempre di più – può giocare un ruolo fondamentale. Grazie alla nostra sensibilità ambientale e al risparmio, alla nostra innovazione e al nostro pragmatismo, possiamo essere i poliziotti di questo accordo con un lavoro comune tra la diplomazia e la Ginevra Internazionale. Possiamo ospitare conferenze, negoziazioni e aumentare la pressione sui grandi consumatori della terra, tramite i nostri molti esempi di ecologia. La vittoria più bella, quindi, non è l’accordo della COP21, ma sarà vincere questa battaglia e ridurre davvero, alla prova dei fatti, l’inquinamento.

Ciò non vuol dire diventare degli amanti del sex appeal verde, bensì riconoscere un problema di tutti ed essere coscienti che tutto questo tergiversare regalerà alle future generazioni un pianeta devastato. Una terra che pian piano sta già cedendo e gli ultimi avvenimenti in Brasile – con il caldo ticinese di dicembre e il limite degli 80 km/h sulle nostre autostrade! – ne sono un piccolo esempio. Significa quindi darsi da fare cominciando dalle piccole cose, ognuno a casa sua, facendo la propria parte seguendo lo spirito dei Navajo, secondo cui «non ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli».

Alessandro Spano, Presidente Giovani Liberali Radicali Ticinesi


Lettera aperta al signor Bolliger di Migros Svizzera

Ivo Durisch e Grazia Bianchi, per i Cittadini per il territorio

Share on FacebookTweet about this on Twitter

Siamo sconcertati dalla pagina che vi alleghiamo, fatta pubblicare sui quotidiani ticinesi il 18 dicembre da Migros Ticino e che riteniamo non corrisponda ai valori di sostenibilità e responsabilità della vostra cooperativa.
Da anni nel Mendrisiotto come associazione ambientalista stiamo lavorando per garantire alla nostra regione un destino migliore di quello a cui sembra avviata.
La situazione di quotidiana emergenza ha ormai visto deteriorarsi la qualità di vita dei suoi cittadini. Ripercussioni di questo degrado, dovuto al traffico e all’inquinamento, hanno ricadute negative sulla vita di tutti i giorni, ma non solo! Anche la salute ne subisce le gravi conseguenze, soprattutto per le fasce più deboli: anziani e bambini.

Oggi finalmente vediamo arrivare delle risposte dal Gran Consiglio, nello specifico attraverso il messaggio (allegato) sulla “Tassa di collegamento”.
È veramente con grande rammarico che apprendiamo pochi giorni dopo la votazione, che la Migros si mette di traverso a questa decisione con una inserzione a tutta pagina sui giornali e promuovendo, assieme ad altre associazioni economiche, il referendum contro questa decisione.
La nostra lettura è che questo referendum viene lanciato per difendere dei chiari interessi particolari, mettendo in secondo piano i bisogni della collettività.

Riteniamo questo comportamento poco responsabile e, nelle modalità in cui è stato effettuato, anche populista, in quanto l’informazione data non corrisponde nemmeno alla realtà dei fatti.

Lettera aperta inviata alla direzione generale delle Migros, all’att. Pres. Herbert Bolliger

Egregio signor Bolliger,

noi continueremo comunque il nostro lavoro cercando di mettere con impegno ogni giorno in primo piano gli interessi della collettività!
Vogliamo attirare la sua attenzione sul fatto che negli ultimi anni quasi il 70% degli abitanti del Sottoceneri è sottoposto a concentrazioni di PM10 superiori a 30μg/ m3 (contro il 3% ca. per la Svizzera); solo per l’8% della popolazione del Sottoceneri viene rispettato il limite di 20μg/m3 imposto dalla legge (contro il 59% ca. per la Svizzera); la popolazione del Sottoceneri è esposta a concentrazioni medie annuali di PM10 di ca. 30μg/ m3 (contro i ca. 20μg/ m3 per la Svizzera).

L’aumento di 10μg/m3 delle concentrazione medie annue di PM10 genera un incremento dei casi aggiuntivi (vale a dire attribuibili unicamente all’inquinamento atmosferico), pari a ca. l’84%, per tutte le patologie, mortalità compresa.

In allegato trova il messaggio votato in parlamento, l’intervento in Gran Consiglio del deputato Ivo Durisch e la citata pagina di giornale.
Le facciamo notare che lo stesso giorno, sullo stesso giornale, Manor faceva uno sconto del 20%, e non del 15%, e questo senza strumentalizzarlo per scopi “politici”.

Sicuri che vorrà occuparsi della questione che, ripetiamo, ci sconcerta, la salutiamo cordialmente,

Ivo Durisch e Grazia Bianchi, per i Cittadini per il territorio


Brutta caduta di stile del PS, più attento alla forma che alla sostanza

di Lorenzo Jelmini, capogruppo PPD Lugano

Share on FacebookTweet about this on Twitter

Per la prima volta a Lugano si è potuto discutere entro la fine dell’anno il preventivo per l’anno successivo. Un’ottima notizia, segno di grandi e positivi cambiamenti nella conduzione del Comune. Anche per questo motivo il gruppo PPD ha voluto dare il suo appoggio a questo importante documento che, pur presentando ancora un deficit 22 milioni, dimostra come il Municipio di Lugano stia lavorando compatto per ottenere l’obiettivo di risanamento finanziario

Ogni dicastero ha dato il suo contributo e siamo certi che la nuova organizzazione della amministrazione permetterà una migliore pianificazione delle attività del Comune. La strada è ancora lunga e il pesante fardello dei debiti non può lasciare tranquilli. Basterebbe un leggero aumento dei tassi d’interesse per rendere inefficaci le misure di risanamento. Tuttavia i presupposti per lavorare seriamente sono dati.

Necessario ora puntare su progetti ed investimenti essenziali per garantire lo sviluppo della Città, Polo Congressuale e Polo Sportivo in primis, per i quali sarà indispensabile il coinvolgimento dei privati, che possono apportare quei contributi finanziari che oggi mancano al Comune, ma anche degli altri Comuni dell’agglomerato Luganese.

Rimane da risolvere la questione relativa alla conduzione personale per la quale ancora tanto occorre fare. Il Municipio deve dotarsi in tempi brevi di strumenti innovativi che permettano di coniugare le nuove esigenze di servizi e di gestione con una corretta valorizzazione del proprio personale.

Unica nota stonata della serata di Consiglio comunale è l’opposizione da parte del capogruppo PS Martino Rossi a una proposta formulata dal gruppo PPD che chiedeva di rendere temporanea (per il 2016) anziché definitiva una misura di ridistribuzione del carico dei contributi alla Cassa pensione. La decisione di aumentare del 3% il contributo a carico dei dipendenti quale misura di risparmio, poteva avere carattere provvisorio, almeno fintanto che le finanze non dimostrino miglioramenti.

Assolutamente incomprensibile l’opposizione da parte del capogruppo PS, forse infastidito per essere stato superato a sinistra, che ha proposto ed ottenuto la bocciatura di questo emendamento anche da parte del PLR e Lega poiché, a suo dire, giunta tardivamente: insomma, la forma più importante della sostanza. Peccato, ma ora il personale sa chi ringraziare.

Lorenzo Jelmini, capogruppo PPD Lugano


Conferenza degli acquisti della Confederazione: un organo strategico senza rappresentanti della Svizzera italiana

di Marco Romano, Consigliere Nazionale PPD

Share on FacebookTweet about this on Twitter

ll Consiglio federale ha comunicato il 14 ottobre scorso il rinnovo integrale della Conferenza degli acquisti della Confederazione (CA) con effetto dal 1.1.2016 (6 conferme e 3 nuovi membri). La CA è l’organo strategico dell’Amministrazione federale per i settori acquisto di beni e acquisto di prestazioni di servizi.

Alla luce dei membri eletti in questo fondamentale gremio – Gustave E. Marchand, Eric Scheidegger, Peter Fischer, Erich Friedli, Thomas Knecht, Anne Rivera, Sibylle Anwander, Joanna Ozimek e Marco Fetz – si prende atto che la composizione è fortemente svizzero tedesca. Tra i nominati non vi sono membri della Svizzera italiana.

Preso atto dell’assenza della Svizzera italiana in questo organo strategico, formulo le seguenti domande.

1. Il Consiglio federale afferma che la Conferenza degli acquisti della Confederazione è “l’organo strategico dell’Amministrazione federale per i settori acquisto di beni e acquisto di prestazioni di servizi, la CA è competente per l’orientamento strategico degli acquisti pubblici della Confederazione”. Una presenza di un rappresentante della Svizzera italiana non migliorerebbe la sensibilità e l’attenzione nei confronti del tessuto economico a sud delle Alpi?

2. Il Consiglio federale non aveva la possibilità di nominare un membro che conosce a fondo il tessuto economico della Svizzera italiana?

3. Il Consiglio federale ritiene la composizione della CA rappresentativa delle differenti componenti linguistiche e regionali del Paese? Se la risposta è affermativa, secondo quali criteri e grazie a quali elementi?

4. Per l’acquisto di beni e l’acquisto di prestazioni di servizi la Confederazione spende annualmente importi milionari. Quali misure pratiche raccomanda la CA per garantire un sufficiente coinvolgimento effettivo di aziende fornitrici della Svizzera italiana?

5. La CA è pronta ad intraprendere misure o azioni particolari a favore delle aziende della Svizzera italiana?

6. Quali misure sono state prese per evitare che gli acquisti di beni e prestazioni si concentrino in prossimità dell’Amministrazione federale su aziende dislocate nel Canton Berna e nei Cantoni limitrofi?

7. Il Consiglio federale è pronto a presentare un rapporto sulla distribuzione degli acquisti diretti di beni e prestazioni nelle singole regioni linguistiche del Paese?

Marco Romano, Consigliere Nazionale PPD


FFS e perturbamenti: cosa fa il Cantone?

Interrogazione di Fabio Käppeli (PLR)

Share on FacebookTweet about this on Twitter

I Giovani Liberali Radicali Ticinesi constatano con rammarico che – da diverso tempo – la qualità dei servizi offerti dalle FFS sta purtroppo diminuendo. Prova ne sono le continue grandi perturbazioni riscontrate da diverso tempo (alla domenica in particolare) che regalano ai numerosi viaggiatori, per la maggior parte studenti che rientrano oltralpe, trasferte apocalittiche.

Ne sanno qualcosa gli studenti, i quali nel semestre che sta volgendo al termine hanno vissuto più domeniche nere che domeniche con un viaggio sereno. Sempre più spesso, infatti, la capienza dei treni è dimezzata, i ritardi fanno ormai parte integrante degli orari e la soppressione di treni a lunga percorrenza diventa sempre più frequente. Questo è difficilmente accettabile, poiché se da un lato vi è un continuo aumento del prezzo dei biglietti e degli abbonamenti, dall’altro lato la qualità dei servizi lascia sempre più a desiderare. E le FFS questo lo sanno, perché moltissimi giovani viaggiatori hanno inondato di critiche e lamentele la pagina Facebook delle Ferrovie Federali.

Ci chiediamo quindi quale sia la strategia portata avanti dalle FFS, tenuto conto che il treno è il mezzo pubblico per eccellenza, che garantisce una vera alternativa all’auto (e quindi al traffico) e che avrà un ruolo sempre più importante nella nostra società.

Confidiamo in Alptransit, la carovana della speranza e del futuro fortemente attesa sotto l’albero del Natale 2016, che ci collegherà in meno di un’ora con la svizzera interna, salvo ritardi.

Per questi motivi, si chiede al Lodevole Consiglio di Stato:
1. È consapevole il Consiglio di Stato dei continui disagi al traffico ferroviario, in particolar modo quelli che perturbano i collegamenti nord-sud?
2. Il Cantone intrattiene incontri regolari con le FFS per discutere dei collegamenti Nord-Sud? Come si valutano i rapporti tra il Consiglio di Stato e in particolare modo il Dipartimento del Territorio e le FFS?
3. È intenzione del Consiglio di Stato – vista l’importanza del treno – attivarsi presso le FFS affinché la qualità e la quantità dei collegamenti nord-sud siano salvaguardate?
4. Il Consiglio di Stato ritiene che la creazione di un tavolo di discussione sui problemi ferroviari sull’asse nord-sud possa essere utile e farsene quindi promotore?
5. Tenuto che nel 2016 vi sarà l’apertura del grande progetto ferroviario Alptransit, qual è la strategia del Consiglio di Stato sui collegamenti nord-sud? Come si intende garantire l’efficienza del trasporto per gli studenti delle valli dell’alto Ticino?

Fabio Käppeli
Alex Farinelli, Natalia Ferrara Micocci, Sebastiano Gaffuri, Alessandra Gianella, Nicola Pini


Municipio di Lugano: dalla Formula E alla “Formula S”, per la Sicurezza per i nostri bambini!

di Michele Codella

Share on FacebookTweet about this on Twitter

Nelle scorse settimane a Lugano, tutti i partiti si sono espressi sulla possibilità di organizzare la Formula E in città. Bellissimo progetto, peccato che senza soldi ma soprattutto senza tempo era impossibile realizzarlo. Guardando da una mia prospettiva un po’ maligna a me questo progetto puzzava di campagna elettorale, per una volta si è cambiato tema e non si è giocato come sempre con il moltiplicatore.

Di tutto questo progetto però una cosa mi è rimasta impressa. La foto di Viale Cattaneo messa in sicurezza… Barriere alte 5 metri per proteggere gli spettatori e tutto progettato in poche settimane.

 Dico questo perché nei mesi scorsi ero presente all’inaugurazione del parco giochi in Via Taddei a Viganello! Bellissimo parco giochi sempre pieno di bambini che si divertono! Peccato che mentre i bambini si divertono le mamme devo stare vigili e non possono chiaccherare in pace, perché sul confine in Via Taddei manca una chiusura di protezione verso la strada.

La cosa che mi stupisce è che per progettare questo parco ci sono voluti ben 8 anni (doveva essere pronto prima che nascesse mio figlio ed ora ha quasi 7 anni) ed inserire una rete metallica ed un cancello a chiusura non mi sembra così difficile, visto che è stato concepito per far divertire i bimbi. Spero che questa lacuna venga colmata in tempi brevi, perché è meglio prevenire che curare. Dopo tutto chi era disposto a sborsare milioni per una muraglia di ferraglia che avrebbe recintato buona parte della città di certo non avrà difficoltà alcuna a reperire poche migliaia di franchi per la sicurezza dei nostri bambini…

Michele Codella


Riforma III della fiscalità delle imprese: la spada di Damocle del referendum

di Giovanni Merlini, consigliere nazionale​​​​​ PLR

Share on FacebookTweet about this on Twitter

Eveline Widmer-Schlumpf lascia il Consiglio federale con la soddisfazione di aver convinto la Camera dei cantoni sulla necessità di realizzare il progetto politico più significativo elaborato negli ultimi anni dal suo Dipartimento. Si tratta della cosiddetta Riforma III della fiscalità delle imprese. L’obbiettivo è di accrescere la competitività della piazza economica, rendendola più attrattiva per investimenti strategici, soprattutto nel settore dell’innovazione e della ricerca. Una delle novità consiste infatti nei “licence box”: ossia nella deducibilità delle spese di investimento nella ricerca ed innovazione fino al 90% degli utili derivanti da brevetti e altri diritti della proprietà intellettuale. Concepita sotto la pressione dell’OCSE e dell’UE – che da anni puntavano il dito contro i cosiddetti statuti speciali dei Cantoni a favore delle holding, delle società ausiliarie e di servizio estere, considerandoli una forma di aiuto di Stato che distorce una corretta concorrenza – la riforma dell’imposizione delle imprese abolisce questi trattamenti privilegiati, rimodellando però l’intero sistema impositivo delle società per evitare delocalizzazioni verso lidi fiscali più ospitali. La posta in gioco è infatti notevole. La semplice abrogazione degli statuti cantonali “incriminati” comporterebbe un insediamento fortemente ridotto di queste società e soprattutto la loro partenza dal territorio svizzero e di conseguenza minori gettiti (a seguito della flessione di utili e capitali imponibili, perdita di posti di lavoro e diminuzione dell’indotto economico). Significherebbe prendere in considerazione perdite per la Confederazione fino a ca. 3,2 miliardi e per i Cantoni fino a ca. 2 miliardi complessivi. Di qui la necessità di ridurre ragionevolmente la pressione fiscale per tutte le società, senza quindi più alcuna discriminazione tra imprese indigene ed estere, con una diminuzione dell’aliquota media cantonale dal 18% al 16%. Dimenticandosi dei benefici dei “licence box”, la sinistra rimprovera alla riforma di mettere in difficoltà gli enti pubblici, visto che la riduzione delle aliquote determinerebbe minori introiti fiscali per ca. 2 miliardi, di cui oltre la metà a carico della Confederazione. Nell’avamprogetto mandato in consultazione, il governo aveva proposto di compensare parzialmente questa flessione di gettito con l’introduzione della famigerata imposta sugli utili in capitale (capital gains), poi saggiamente abbandonata in seguito alla levata di scudi degli ambienti economici e dei partiti di centrodestra. Sarebbe stato un errore adottare questa imposta unilateralmente, senza considerare quanto invece succede sulle principali piazze internazionali concorrenti. Il Consiglio degli Stati ha annacquato la riforma, approvando una proposta di minoranza che chiedeva di rinunciare alla (quanto mai urgente) abolizione dell’imposta di bollo sulle emissioni di capitale societario. Si è così persa un’occasione preziosa per migliorare sensibilmente la concorrenzialità della nostra piazza economica. Oltretutto senza alcun vantaggio finanziario per la Confederazione, considerato che è stata incrementata la quota parte dell’IFD a favore dei Cantoni (dall’attuale 17% al 21,2%). Il mantenimento dell’imposta di bollo non è comunque valsa a guadagnare alla riforma il consenso della sinistra. Il presidente del PS, Christian Levarat, ha infatti minacciato di impugnare il referendum, se il Consiglio nazionale non dovesse rimediare a due decisioni della Camera dei Cantoni. La prima concerne il rifiuto di inasprire l’imposizione dei dividendi degli azionisti (con maggiori introiti di ca. 330 milioni per la Confederazione e di ca. 100 milioni per i Cantoni). La seconda riguarda invece il più che opportuno affossamento della proposta della sinistra di ripristinare la piena imposizione dei dividendi in vigore prima della Riforma II della fiscalità delle imprese, approvata nel 2008 dal popolo.

Vedremo che cosa ci riserverà il dibattito al Consiglio nazionale, previsto per la prossima sessione primaverile.

Giovanni Merlini, consigliere nazionale​​​​​ PLR


Terrorismo: noi non siamo un’isola felice

di Marco Romano, consigliere nazionale PPD TI

Share on FacebookTweet about this on Twitter

La minaccia jihadista è una realtà anche in Svizzera, il livello di pericolo è definito dalla Confederazione elevato. Le recenti vicende ginevrine non sono che una conferma. La radicalizzazione di giovani cresciuti nel nostro Paese partiti o pronti a partire per le zone in conflitto è un fenomeno presente e preoccupante. Il terrorismo, soprattutto di matrice islamica, è tanto imprevedibile quanto pericoloso.

Le competenti autorità svizzere di polizia, sorveglianza e perseguimento penale hanno da mesi alzato il livello di guardia. Con le risorse a disposizione si cerca di compiere ogni sforzo possibile sia nell’ambito della prevenzione sia nella prontezza di reazione repressiva.

A livello politico denoto purtroppo una carenza di pragmatismo. In talune cerchie in nome di un pacifismo impregnato di utopia e di un approccio prettamente ideologico si persiste su di una linea buonista che arriva ad essere anche ostruzionista nei confronti di importanti progetti volti ad aumentare il livello di controllo e repressione. In ordine di tempo va citato il legittimo, ma sciagurato, referendum contro la nuova Legge sul servizio informazioni (attività di intelligence) della Confederazione.

Accanto a Servizi informativi vigili e performanti è opportuno dotarsi quanto prima delle opportune modifiche legislative per frenare alla radice il fenomeno della radicalizzazione di cittadini che risiedono nel nostro Paese. I dati ufficiali evidenziano almeno quaranta partenze accertate, trenta non confermate e circa una decina di rientri. I viaggi per la Siria intrapresi con finalità jihadiste continuano ad aumentare, a partire non sono più solo uomini bensì anche donne e minori. Queste tendenze osservate in tutta l’Europa interessano anche la Svizzera.

Servono norme chiare che permettano un’efficace azione repressiva e nel contempo abbiano un effetto deterrente e dissuasivo. Questi giovani della “porta accanto” devono sapere preventivamente che se si attivano, radicalizzano e partono entreranno in pesante conflitto con il nostro sistema giudiziario.

Tutti i Paesi attorno al nostro si stanno muovendo in questo senso, la Svizzera non può ignorarlo e divenire un’isola nella quale muoversi senza conseguenze. Il Consiglio nazionale ha in questo senso nelle scorse settimane approvato un’iniziativa parlamentare – analoga a una mia mozione depositata nel 2014 e ancora pendente – che chiede la revoca della cittadinanza per i cittadini con doppia cittadinanza che hanno partecipato ad attività terroristiche o azioni belliche in Svizzera o all’estero. La revoca deve essere imperativa e avrà certamente un effetto dissuasivo. I mercenari jihadisti con doppio passaporto non possono conservare la nazionalità svizzera. Essi rappresentano un enorme potenziale di pericolo per il Paese e per la popolazione. Nuocciono gravemente all’immagine e alla sicurezza della Svizzera. Nel caso di un rientro, deve essere revocato il passaporto elvetico e deve essere vietata l’entrata nel Paese. Si tratta di una misura singola da integrare in un pacchetto più ampio che attualmente è al varo del Consiglio federale. Fondamentale è la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, ma anche rigore sul fronte giudiziario.

Marco Romano, consigliere nazionale PPD TI


La scuola che verrà, ma senza libero passaggio

di Nicola Pini, Gran consigliere e vicepresidente PLRT

Share on FacebookTweet about this on Twitter

Scorrendo la Sintesi della prima fase di riflessione collettiva sulla Scuola che verrà – la proposta, con pregi e difetti, di Manuele Bertoli per rilanciare il tema della formazione nell’agenda politica cantonale – non mi ha certo stupito il fatto che, fra le moltissime condivisioni, la proposta che ha raccolto in assoluto meno consensi è quella di introdurre l’accesso diretto, dopo la scuola dell’obbligo, a qualsiasi formazione del secondario II. Quasi 60% i no, che raggiungono i due terzi fra i docenti di scuola media.

A motivare questa opposizione, che era anche la nostra di qualche mese fa, i rischi di spinta verso una ancora maggiore licealizzazione (già fra le più elevate della Svizzera) e di limitarsi a posticipare un insuccesso, come anche il pericolo di incidere negativamente sulla motivazione degli allievi e di privare il sistema scolastico di strumenti formali con i quali influenzare le scelte legate al futuro formativo degli allievi. Forse anche la delega ai docenti – implicita – del compito di orientamento scolastico e professionale.

Un approccio, questo, teoricamente bello, ma di difficile applicazione (come possono i docenti conoscere, oltre alla loro materia e i loro allievi, anche tutte le scuole e tutte le professioni?) e che soprattutto andrebbe a delegittimare – invece che a rafforzare – l’apposito servizio di orientamento, al quale occorre invece garantire strumenti e se necessario risorse: da qui le proposte, formalizzate qualche settimane fa in miei due atti parlamentari, di realizzare una Cité des métiers anche in Ticino (una sorta di museo delle professioni che costituisca un prezioso luogo di incontro tra i giovani e il proprio futuro) e di formalizzare un maggior coinvolgimento – ma anche una maggiore responsabilizzazione – di genitori e mondo del lavoro nelle attività di orientamento.

Apprezzo dunque molto la scelta del Dipartimento che, appurato come la soluzione odierna che prevede una media aritmetica d’entrata al Liceo sia considerata dal rapporto insoddisfacente, ha deciso di riorientare la proposta, puntando a una definizione di criteri e profili di accesso che, cito, “possano contribuire a un orientamento e a un convincimento efficace”.

Profili che ad esempio tengano conto dell’acquisizione di competenze minime in italiano e in matematica. Un criterio, questo, senz’altro utile ad esempio per il Liceo (a patto che si continui, come peraltro proposto dal PLR, a investire nei relativi laboratori a metà classe nella scuola media). Restano però aperte delle questioni in particolare per quanto riguarda le formazioni professionali. Quali saranno i criteri da considerare? E soprattutto, l’attuale offerta post-obbligatoria è quantitativamente (sulla qualità non si discute di certo) sufficiente?

Domande difficili per la complessità del sistema, è vero, ma importanti, alle quali il Dipartimento dovrà rispondere nei prossimi mesi con un qualitativo coinvolgimento delle scuole professionali e delle associazioni magistrali. La strada è tortuosa, ma il cammino è in sé molto bello.

Nicola Pini, Gran consigliere e vicepresidente PLRT


Quale efficienza nella manutenzione degli stabili cantonali?

di Gina La Mantia, Raoul Ghisletta, Henrik Bang, Bruno Storni, Tatiana Lurati

Share on FacebookTweet about this on Twitter

Interrogazione

Da un paio d’anni la manutenzione di diversi stabili cantonali (tutti?), scuole comprese, non è più affidata a ditte della regione dove sorgono gli edifici ma messa a concorso cantonale; una scelta della Sezione logistica del DFE che parrebbe fatta negli interessi del Cantone.

Succede così che, per una questione di costi, ad aggiudicarsi i lavori sono sovente le ditte che possono far capo ampiamente a manodopera frontaliera, penalizzando in questo modo le ditte delle valli.

Inoltre può capitare, e capita, che non essendo più garantita la prossimità la manutenzione di uno stabile cantonale a Biasca è assegnata ad una ditta del luganese con i seguenti risultati:

– Nell’intento di riparare una guasto la ditta mandataria se ne provoca un altro causando l’assenza di corrente negli uffici
– Dopo una giornata e mezza in cui negli uffici manca la corrente per l’illuminazione la ditta non è ancora intervenuta
– Ad ogni intervento arriva personale differente (5 interventi e 5 persone diverse) che deve ogni volta essere informato sulle problematiche degli impianti
– Al quinto intervento il problema non è ancora risolto
– Probabilmente anche in questa occasione verrà inoltre fatturata la trasferta dal Luganese a Biasca

Si chiede pertanto al Consiglio di Stato
1. Ha valutato nella sua globalità i diversi aspetti positivi e negativi di una tale scelta nell’assegnazione della manutenzione degli stabili?
2. Il caso del Centro professionale di Biasca è un unicum o vi sono altre non conformità segnalate?
3. È prevista una verifica della soddisfazione dell’utenza relativa alla manutenzione degli stabili cantonali?
4. Negli appalti è stabilito entro quando la ditta incaricata della manutenzione deve intervenire e garantire il servizio?
5. È altresì previsto che le ditte mandatarie siano tenute a prendere completa conoscenza dell’impiantistica relativa agli stabili nei quali saranno chiamati ad operare?
6. Al momento dell’assegnazione alle ditte il Consiglio di Stato valuta la presenza di personale residente e personale frontaliero?
7. Non ritiene opportuno pensare ad una regionalizzazione degli appalti per garantire una migliore efficienza e per dare un po’ di fiato all’economia delle valli fatta di aziende che normalmente fanno capo a manodopera locale?

Gina La Mantia, Raoul Ghisletta, Henrik Bang, Bruno Storni, Tatiana Lurati (PS)


Deduzioni fiscali e risanamenti energetici

di Graziano Crugnola (PLR)

Share on FacebookTweet about this on Twitter

Situazione e Basi legali

Il regolamento del Fondo per le energie rinnovabili (RFER) del 29 aprile 2014 definisce, conformemente all’art. 8 della legge cantonale sull’energia (LEn), le condizioni di accesso agli incentivi cantonali destinati a favorire la realizzazione di nuovi impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile sul territorio cantonale.
Sulla stessa falsariga, in alcuni casi vi è pure la possibilità di approfittare di agevolazioni fiscali, così come sancito nella Circolare N. 7/2010 del mese di aprile 2011, che regola le possibilità di deducibilità sui proventi della sostanza immobiliare, che prevede quanto segue:


Si reputano “Spese non deducibili”:
Ricostruzione

Significa non solo costruire un’opera al posto di una demolita o distrutta da eventi naturali, ma anche sostituire elementi principali di un’opera esistente con altri elementi simili, lasciando sussistere soltanto alcune parti secondarie dell’opera preesistente, ad esempio solo i muri perimetrali, nel rispetto del volume, della destinazione e dell’ubicazione dell’edificio demolito. Ovvio che simili interventi sono assimilabili a costi di costruzione veri e propri e quindi non saranno fiscalmente deducibili.
Trasformazione sostanziale, importante
Si tratta di situazione che si concretizza allorquando viene alterata la fisionomia originaria della costruzione, sono modificate le caratteristiche volumetriche dei locali, la superficie, i piani, l’aspetto esterno e la destinazione d’uso di un edificio. In questo caso la deducibilità non è di principio data.

Sono invece definite come “deducibili” i seguenti interventi:
a) i provvedimenti per limitare la perdita di energia dall’involucro dell’edificio, come:
 1. isolare termicamente pavimenti, pareti, tetti e soffitti dal clima esterno, da locali non riscaldati oppure dal suolo;
2. sostituire le finestre con altre, migliori dal profilo energetico;
3. ermetizzare gli spifferi;
4. installare tramezzi paravento non riscaldati;
5. sostituire le persiane o gli avvolgibili;

 b) i provvedimenti per un’utilizzazione razionale dell’energia degli impianti domestici, come:
 1. sostituire il generatore termico, eccettuata la sostituzione con un impianto fisso di riscaldamento elettrico a resistenza;
2. sostituire lo scaldaacqua, eccettuata la sostituzione di uno scaldaacqua a riscaldamento diretto con uno scaldaacqua centrale;
3. allacciarsi a un sistema di erogazione termica a distanza;
4. installare pompe termiche, sistemi d’accoppiamento termoelettrici e impianti per l’impiego di energie rinnovabili;
5. installare e sostituire gli impianti destinati in primo luogo all’utilizzazione razionale dell’energia, come:
– dispositivi di regolazione, valvole termostatiche per caloriferi, pompe di circolazione, ventilatori;
– isolamento delle tubazioni, della rubinetteria o della caldaia;
– dispositivi di misurazione per registrare i consumi e ottimizzare il funzionamento degli impianti;
– impianti relativi al conteggio delle spese di riscaldamento e per l’acqua calda;
6. risanare la cappa del camino in concomitanza con la sostituzione di un generatore termico;
7. ricuperare il calore, ad esempio quello prodotto da impianti di ventilazione o di aria condizionata;
 
c) gli investimenti per analisi di economia energetica e l’elaborazione di piani d’ottimizzazione energetica;
d) gli investimenti per la sostituzione di elettrodomestici ad alto consumo di energia elettrica, quali fornelli, forni, frigoriferi, congelatori, lavastoviglie, lavatrici, impianti di illuminazione, ecc., compresi nel valore dell’edificio.

Considerazioni generali
Considerando gli attuali costi dell’energia, un risanamento energetico fine a sé stesso, cioè non realizzato in concomitanza con una ricostruzione o con una trasformazione sostanziale di un edificio, non è praticamente mai sostenibile dal profilo economico. I tempi di ritorno dell’investimento risultano sovente, a dipendenza dell’entità dell’intervento fatto, di oltre 40 anni, cioè addirittura superiori alla durata di vita dell’intervento stesso.
Molti studi di approfondimento e progetti legati ad un semplice risanamento energetico sono stati abbandonati per le ragioni sopra esposte. Per contro, i progetti il cui intervento persegue l’obiettivo principale di rivalutare il valore dell’immobile e prolungarne la durata di vita sono sfociati in lavori di risanamento globale con una particolare sensibilità per il comfort delle persone, per eliminare i danni presenti, per migliorare la sicurezza delle persone, ecc… tenendo quindi in considerazione anche interventi energeticamente sostenibili.
Solo un risanamento energetico, integrato all’interno di un progetto completo di risanamento dell’immobile, è economicamente sostenibile.

E proprio su questo punto la circolare 7/2010 si rivela contraddittoria.
Come detto sopra, a pagina 4 della circolare viene specificato che in caso di un intervento sull’immobile che ne modifica l’aspetto esterno o interno dell’edificio, la deducibilità fiscale non è data.
Se quindi nell’ambito di un risanamento vengono ampliate le finestre, o la facciata viene modificata, automaticamente decade la possibilità di deducibilità fiscale sull’intero intervento (quindi anche sulla parte “energeticamente sostenibile”). Paradossalmente quindi, se nell’ambito di un risanamento si dovesse aumentare la superficie vetrata, aumentando lo sfruttamento solare passivo e riducendo il fabbisogno di luce artificiale, con evidenti vantaggi energetici, la possibilità di deduzione fiscale cade.

La circolare, al punto 1 “Premessa”, spiega che il motivo principale per cui si è reso necessario l’aggiornamento della circolare stessa è l’abrogazione della prassi Dumont, che cito “non ammetteva la deduzione delle spese sostenute nei primi due anni per la riattazione di un immobile di nuova acquisizione o per un immobile ricevuto nell’ambito di un anticipo ereditario”. L’obiettivo di questo aggiornamento conferma quindi la volontà del lodevole Consiglio di Stato di sostenere più facilmente un acquirente di una casa esistente che desidera procedere, prima di abitarla, ad un rinnovamento. Ma è proprio in questo contesto che molto probabilmente l’aspetto estetico dell’immobile verrà modificato.
Ma se l’obiettivo è quello di aiutare l’acquirente nell’ambito di un intervento di risanamento, scegliendo in particolare la deducibilità fiscale per quei provvedimenti volti a limitare la perdita di energia dall’involucro dell’edificio o ancora per quei provvedimenti mirati per un’utilizzazione razionale dell’energia degli impianti domestici, allora gli investimenti legati a questi provvedimenti dovrebbero essere sempre e in ogni caso deducibili fiscalmente.

Fatta questa premessa, e facendo uso delle facoltà di cui all’art. 98 LGC/CdS formulo al lodevole Consiglio di Stato i seguenti interrogativi:

In quanti casi è stata ammessa, nel 2014, la deducibilità fiscale per risanamenti e interventi per i casi definiti nella circolare 7/2010?

Per quali investimenti in totale?
Se è possibile fare una stima, a quanto ammonta il “mancato” introito fiscale per questi casi?

L’Art. 8 della Legge Cantonale sull’energia cita “Il Cantone può favorire lo sviluppo di nuove tecnologie per l’impiego parsimonioso e razionale dell’energia e per l’utilizzazione delle fonti energetiche indigene rinnovabili, sostenendo la ricerca e la realizzazione di impianti pilota e a scopo dimostrativo”. Su questa base, non ritiene il lodevole Consiglio di Stato che sia opportuno prevedere la deducibilità fiscale anche per quegli interventi per cui nella circolare 7/2010 è sì prevista la deducibilità fiscale, ma che di fatto non viene concessa se questi interventi sono realizzati nell’ambito di progetti di ricostruzione o di una trasformazione sostanziale?

Se sì, come intende procedere in tal senso, e in quali tempi?

Non crede il lodevole Consiglio di Stato che i mancati introiti fiscali dovuti a maggiori deduzioni possano essere ricuperati, indirettamente, con i maggiori investimenti che verranno generati?

Graziano Crugnola (PLR)
Marco Passalia, Omar Terraneo, Germano Mattei, Paolo Pagnamenta, Walter Gianora, Luigi Canepa, Bruno Storni