Categoria: Tribuna libera

Lugano…segnali?

di Sara Beretta Piccoli

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Durante l’estate 2016, davanti al Municipio di Lugano, è “spuntato” un nuovo passaggio pedonale, con tanto di semaforo, sebbene si disponesse già di un sicuro sottopassaggio alla stessa altezza. È vero che essendo una zona centrale, per quanto attiene il turismo, e anche favorendo il passaggio per portatori di andicap e carrozzine, dal lungolago verso il centro, come pure verso l’ufficio informazioni dell’ente turistico, il nuovo dispositivo di attraversamento è stata sicuramente un’idea azzeccata.

Quello che lascia però perplessi, e che non si verifica solo in questo particolare passaggio pedonale, è il non rispetto delle disposizioni cantonali riguardanti la segnaletica orizzontale, nella fattispecie delle linee gialle di demarcazione del passaggio stesso.

Ricordiamo che la norma VSS SN 640 871a, sulla “Segnaletica stradale, Impiego di materiali retroriflettenti e di dispositivi d’illuminazione”, prevede: “tutta la nuova segnaletica e quella che viene sostituita devono rispettare i requisiti di retro riflettenza”.
Per la segnaletica esistente, era stato accordato un periodo transitorio, fissato per il 2012.
La segnaletica di cantiere è da ritenersi nuova, di conseguenza deve rispettare i requisiti di retro riflettenza.
In particolare: Il materiale impiegato per la demarcazione dei nuovi passaggi pedonali dovrà rispettare i requisiti minimi fissati dalla Norma VSS SN 640’877, di conseguenza con pittura a due componenti, strutturato, con applicazione a freddo (con perline!).

Oltre a questo vengono segnalati diversi cartelli, sul comprensorio della grande Lugano che, a causa di una vegetazione particolarmente “attiva”, rimangono parzialmente o totalmente coperti, risultando quindi inutili al loro scopo primario ossia quello di segnalare.

Alla luce di quanto esposto sopra, avvalendomi delle facoltà concesse dalla LOC, chiedo al Lodevole Municipio:

1. È a conoscenza del mancato rispetto dell’attuale direttiva cantonale riguardante i passaggi pedonali?
2. Per quale motivo, vi sono ancora passaggi pedonali che non rispettano le direttive Cantonali, in ottica di sicurezza?
3. Come vengono monitorati questo genere di lavori?
4. Chi deve controllare che la cartellonistica stradale sia efficiente e ben visibile al cittadino?

Sara Beretta Piccoli


I giovani scendono in campo per il Parc Adula

di Marco Baggi e Fabio Käppeli

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Ê stato costituito da pochi giorni, ma oltre ogni più rosea aspettativa conta già 100 adesioni il gruppo di sostegno “Giovani per il Parc Adula”, il quale si prefigge di far sentire la voce dei giovani in favore della realizzazione di questo importante progetto.

I promotori Fabio Käppeli, deputato in Gran Consiglio (PLR), e Marco Baggi, Consigliere comunale a Serravalle (PPD), ritengono che i giovani non possano astenersi dal partecipare a un dibattito cosî importante per il futuro della propria regione.
Il progetto Parc Adula vuole realizzare un parco nazionale di nuova generazione tra Ticino (Valle di Blenio) e Grigioni (Calanca, Mesolcina, Viamala, Surselva) e rappresenterebbe un’occasione irripetibile nel porre le basi verso un’evoluzione in positivo, un treno che passa una volta sola nella vita, e che la gioventù non vuole assolutamente rischiare di perdere.

Non da ultimo la creazione di tale gruppo vuole responsabilizzare i giovani sul ruolo che essi possono avere in vista di questa fondamentale votazione, soprattutto tramite il passaparola (anche sui social media), che potrà fare la differenza!

Il gruppo “Giovani per il Parc Adula” funge da “costola” dei principali gruppi di sostegno ed è rivolto a tutti i giovani fino a 35 anni delle regioni coinvolte dal progetto, ma anche a tutti coloro che per altre ragioni o legami particolari sono attaccati a queste regioni e quindi fortemente interessati a sostenere la causa.

L’invito rivolto a tutti i giovani che hanno a cuore le sorti del progetto Parc Adula e delle regioni periferiche più in generale è quello di aderire al gruppo di sostegno tramite il seguente formulario: goo.gl/NFS5Ii.

Ad oggi sono state raggiunte le 100 adesioni, prevalentemente di giovani residenti in Valle di Blenio. Numerose sono però anche quelle provenienti dalle altre regioni coinvolte, di coloro che risiedono nelle vicinanze, o da chi per altri legami particolari ha a cuore le sorti del Parco e delle regioni periferiche. La media di età è di 25 anni e si sottolinea inoltre che si contano giovani di tutti gli schieramenti politici, e ben inteso anche giovani non schierati o solitamente non attratti dalla politica, ma che in questa occasione hanno ritenuto di doversi mettere in gioco.

Tra gli altri hanno aderito anche il Consigliere nazionale Marco Romano, i Gran Consiglieri Simone Ghisla, Giorgio Fonio e Nicola Pini, il sindaco di Grono Samuele Censi, così come quello di Bodio Stefano Imelli, nonché il giovane Municipale di Serravalle Pascal Schulthess e il vicesindaco di Lugano Michele Bertini. Segue l’elenco di tutte le adesioni pervenute finora.

Michelle Aleo, Federico Apolinari, Chiara Baggi, Valérie Baggi, Vito Barbara De Leoni, Pietro Belviso, Alessia Beretta, Nicla Beretta, Mariano Berri, Michele Bertini, Anita Bianchi, Eva Bianchi, Nicola Borga, Lisa Boscolo, Christian Broggi, Laura Cabrele, Siro Cabrele, Francesco Carpi, Giotto Celio, Samuele Censi, Sofia Cerboni, Antea Ceresa, Xavier Charles, Sarah Chianese, Eleonora Chiesa, Giorgia Cima, Noel Del Siro, Christel Derighetti, Yanick Derighetti, Nicola Donati, Lina Echeverry, Paola Falconi, Vasco Fernandes de Barros, Lea Ferrari, Zoe Ferrari, Giorgio Fonio, Fabiana Galli, Cristina Gardenghi, Francesca Gazzoli, Simone Ghisla, Andrea Ghisletta, Claudia Gianora, Fabiana Gianora, Graziano Gianora, Mathyas Giotto, Michelle Grata, Andrea Guidicelli, Vito Guidicelli, Stefano Imelli, Stefano Joss, Adriano Käppeli, Mattia Kaufmann, Stefano Lappe, Franziska Lechleitner, Mariama Lechleitner, Vasco Lepori, Maura Locatelli, Marzia Locatelli Belviso, Gregorio Martinoli, Anna Lisa Mascitti, Livio Merzaghi, Saulo Minoli, Daniel Mitric, Gioele Moretti, Daniele Muri, Fiorenzo Muri, Simone Nolli, Damiano Notari, Nicola Notari, Silvia Passardi, Kevin Pidò, Nicola Pini, Alessandro Ratti, Laura Riget, Daniele Righetti, Mattia Righetti, Nancy Rigozzi, Marco Romano, Alessia Saglini, Pascal Schulthess, Cloe Signorelli, Alessandro Spano, Samuele Spataro, Savina Tamó, Jan Toccagni, Enea Toschini, Alessandra Truaisch, Fabiano Ulmke, Andrea Vanoncini, Camilla Wellig, Chiara Wellig, Sara Wellig.

I promotori Baggi e Käppeli ci tengono a ringraziare di cuore tutti i giovani per il sostegno riscontrato finora e rinnovano l’invito a diffondere e promuovere tra le proprie cerchie di amici e parenti il gruppo di sostegno come pure l’intero progetto.

A nome dei “Giovani per il Parc Adula”:

Marco Baggi, Consigliere comunale PPD a Serravalle
Fabio Käppeli, deputato PLR in Gran Consiglio
(promotori)


Parlamento, democrazia e informazione

di Matteo Pronzini, MPS

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Parlamento, democrazia e informazione: a proposito della nuova legge sugli stipendi

Negli scorsi giorni sul sito intranet dell’amministrazione cantonale è stata pubblicata la nuova scala salariale valevole a partire dal 1° gennaio 2017. La stessa corrisponde a quella contenuta nel messaggio sulla revisione totale della Legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti (LStip) presentata dal Consiglio di Stato l’11 aprile 2016. Il messaggio è ancora pendente davanti alla commissione della gestione che non ha ancora presentato alcun rapporto. Il personale, già diversi mesi fa, aveva ricevuto comunicazione del messaggio e quindi aveva potuto prendere già conoscenza di questa proposta di nuova scala salariale.

Il sottoscritto ha inoltrato un atto parlamentare nel quale chiede diverse spiegazioni e informazioni proprio relative a questa scala salariale. Da diverse parti si è fatto notare che i salari previsti in alcune delle classi salariali proposte sono ampiamente al di sotto dei 4’000 franchi lordi mensili e veleggiano al di sotto addirittura di alcuni minimi sociali. Appare abbastanza evidente e probabile che alcuni di questi livelli salariali saranno oggetto di proposte di modifica in sede di dibattito parlamentare. Non da ultimo non è da escludere che la proposta di revisione della LStip potrebbe essere oggetto, come è già avvenuto in occasione del precedente tentativo di revisione, di votazione popolare a seguito di un referendum.

Alla luce di tutte queste considerazioni, diffondere tra il personale del Cantone questa nuova scala salariale – come se fosse già definitivamente acquisita – è da considerare un atto offensivo ed irrispettoso sia nei confronti del personale dell’amministrazione cantonale, del ruolo del Gran Consiglio, delle organizzazioni sindacali che – se non andiamo errati – sono ancora in trattative con il Cantone, nonché della popolazione del Canton Ticino. Dimostra, al di là della leggerezza comunicativa, quanto poco si sia disposti al negoziato, alla trattativa, al tentativo di confrontarsi. E fa apparire stonate (se non false) le note con le quali si inneggiava, in occasione del recente dibattito sull’iniziativa popolare “Basta con il dumping salariale in Ticino”, alle virtù del cosiddetto partenariato sociale. 

Alla luce di queste considerazioni chiedo:

– La decisione di questa comunicazione è stata presa dal CdS? 

– Se no, chi ha deciso?
 
Matteo Pronzini, MPS


I veri problemi della popolazione

di Raoul Ghisletta

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La priorità della sinistra e dei sindacati in questo momento sta nella raccolta firme dei referendum contro tre misure penalizzanti, contenute nella manovra da 200 milioni di franchi adottata dal Parlamento ticinese. Entro fine ottobre occorre raccogliere tre volte 7’000 firme per combattere tagli dell’ordine di 14 milioni di Fr annui, che indeboliscono la qualità del settore sanitario, delle prestazioni sociali e della giustizia.

Innanzi tutto vi è la modifica della legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali: essa costituisce un pesante attacco ai contributi versati alle famiglie con figli e ai sussidi per pagare i premi cassa malati versati ai ceti medio-bassi. Diciamo quindi no a sacrifici eccessivi chiesti ai più deboli per risanare le finanze cantonali.

Diciamo no all’aumento delle diseguaglianze sociali in un contesto sociale caratterizzato da una crescente divaricazione delle ricchezze e da un continuo tentativo di ridurre le entrate fiscali per gli enti pubblici.
Poi vi è la modifica della legge sull’assistenza e cura a domicilio, che da un lato introduce un articolo per far passare alla cassa gli utenti dei servizi a domicilio e dall’altro lato ne blocca l’entrata in vigore, a patto che entro due anni i Servizi d’interesse pubblico realizzino un risparmio di 2,5 milioni sulla spesa annua. Ci opponiamo all’inserimento del principio del prelievo della tassa e ad ulteriori tagli sulle spese sociosanitarie (non sono certo i primi), perché si finisce sempre per penalizzare gli anziani e invalidi che rimangono a domicilio, nonché il personale.

Infine vi è la pericolosa modifica della legge sull’organizzazione giudiziaria. Riducendo da 4 a 3 i giudici dei provvedimenti si diminuirà la qualità e la tempestività di decisioni delicate. Ad es. le decisioni di detenzione di persone e di scarcerazione di detenuti. Come in ogni ambito la corretta dotazione di personale giudiziario influisce in modo importante sulla qualità delle prestazioni. La giustizia deve disporre di un numero adeguato di giudici per garantire decisioni di buona qualità, che tutelino i diritti fondamentali delle persone, diritti che valgono molto di più di un taglio di 120’000 fr annui nelle finanze cantonali.

Raoul GhislettaI b – presidente PS Lugano e sindacalista VPOD


L’inchiesta su un Servizio di Assistenza e Cure a Domicilio privato

di Matteo Quadranti

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Contesto
Le cure e l’assistenza delle persone anziane e bisognose a domicilio sono regolate dalla Legge anziani (Lanz) e dalla Legge sulle cure e assistenza a domicilio (LACD). Gli attori che operano su questo fronte e che vengono considerati dalle leggi citate sono: i parenti della persona interessata, gli operatori sociosanitari indipendenti, i Servizi di Assistenza e Cura a Domicilio (SACD) di interesse pubblico e i SACD privati, i Servizi di appoggio.
La supervisione e il controllo di questi attori è effettuato dal Cantone tramite l’Ufficio degli anziani e delle cure a domicilio (UACD) e la vigilanza sul piano sanitario dall’Ufficio del Medico Cantonale (UMC).
Il Cantone sostiene i vari attori con dei contributi secondo le leggi e i regolamenti citati in precedenza.
Le prestazioni sanitarie possono essere coperte dalle Assicurazioni malattia secondo le regole della LAMal e le relative convenzioni con gli erogatori di prestazioni.
Le richieste in questo settore sono in continuo aumento che è strettamente correlato con l’incremento della parte di popolazione anziana rispetto alla popolazione totale.

Il settore sociosanitario ha assunto negli ultimi decenni un’importanza sempre maggiore nel contesto dell’economia sia come offerta di posti di lavoro, sia come sviluppo tecnologico. Questa evoluzione che va considerata positivamente non è tuttavia priva di alcune minacce come quella di prestare il fianco a operazioni il cui obiettivo è o può essere unicamente finalizzato al lucro.
È quindi importante avere un occhio di riguardo e di controllo verso chi opera in questo settore.

I fatti
Sembrerebbe che dal 2011, alla Procura Pubblica e al Cantone (UMC e UACD), siano pervenute segnalazioni e denunce da diverse parti e segnatamente in merito all’operato di un SACD di diritto privato operante nel Sottoceneri:
• da ex collaboratrici infermiere indipendenti o assunte dal SACD in questione;
• da operatrici sociali comunali;
• da ex dipendenti del SACD in questione;
• da utenti o parenti di utenti serviti da questo SACD.

Riassuntivamente le segnalazioni paiono concernere:
• fatturazioni maggiorate alle Casse Malati rispetto a quanto effettivamente prestato dalle operatrici di cui alcune non abilitate alle cure che hanno erogato;
• fatturazioni maggiorate all’utente rispetto a quanto effettivamente prestato dalle operatrici;
• non pagamento o pagamento parziale delle ore straordinarie al personale;
• istigazione del personale a comportamenti riprovevoli dal profilo sessuale (attualmente al vaglio della polizia cantonale);
• eccitazione a sfondo sessuale all’indirizzo di utenti anziani (pure al vaglio della polizia cantonale);
• proposte di gestire gli interessi dell’utente tramite procura dello stesso alla titolare;
• doppia fatturazione alle Casse Malati e agli utenti
• ………………..

A quanto sembra queste segnalazioni hanno portato all’avvio di un procedimento penale nei confronti della titolare del SACD privato la cui istruttoria è iniziata nel 2011 ma che ha avuto un impulso soltanto nel 2015 che ha portato all’inizio del 2016 ad effettuare delle perquisizioni e degli interrogatori per varie ipotesi di reato.

Il procedimento sarebbe tuttora in corso e sembra incontrare diverse difficoltà sia sul piano tecnico degli accertamenti che su quello della collaborazione tra i vari attori, tra i quali vi sarebbe anche una ARP – Autorità di protezione.
Una delle segnalazioni era partita, risulta, tramite un legale avvicinato dai cugini di una utente, di 95 anni (secondo una perizia geriatrica risalente già al 2009 non più non più in grado di prendere decisioni in piena cognizione di causa), del SACD privato in questione e il cui direttore consta fosse in possesso di una procura della signora per gestire i di lei ”interessi”. Quest’ultimo venne sostituito per intervento della ARP da un curatore che però ci viene riferito in seguito abbia poi frapposto ostacoli ad una collaborazione con i parenti segnalanti che avevano nel frattempo raccolto diverse informazioni e documenti.
Su indicazione del Ministero Pubblico, il legale dei cugini si è rivolto al curatore nel marzo 2016 chiedendo di dare procura a rappresentare la utente nel procedimento in corso ma non ha ottenuto la collaborazione auspicata. Il legale si è poi rivolto ai membri dell’ARP in persona che tuttavia si dice non abbiano dato seguito alla collaborazione per l’accertamento della verità.

Domande

Sulla base di quanto sovraesposto si chiede a codesto Consiglio di Stato:

1. Se come risulta all’interrogante, i Servizi cantonali preposti alla vigilanza hanno segnalato nel 2013 al Ministero Pubblico quanto indicato sopra in merito ai Signori e Servizio citati

2. Se a seguito di tale segnalazioni i Servizi cantonali hanno preso le necessarie misure a riguardo del SACD oggetto di segnalazione.

3. Se la Magistratura ha avviato un procedimento e in caso affermativo a partire da quando.

4. Quali tipi di reati sono oggetto di inchiesta?

5. In caso affermativo a quali unità di investigazione della Polizia sono stati attivati?

6. Se si sono accertate irregolarità nella fatturazione agli Assicuratori Malattia, quali misure hanno preso questi Istituti alfine di verificare e denunciare tali fatti?

7. Se ritiene normale, qualora il fatto risulti confermato e accertato, che una ARP rifiuti la collaborazione alfine di fare chiarezza su eventuali malversazioni nei confronti di una loro protetta.

8. Se ai sensi della LSan e relativo Regolamento il Direttore amministrativo non deve necessariamente essere competente, indipendente e quindi non avere alcuna responsabilità sulle modalità di fatturazione a utenti e Casse Malati.

9. Se da parte dei Servizi preposti alla vigilanza delle cure sanitarie (UMC), sono state eseguite delle ispezioni e o verifiche presso il domicilio e l’ufficio della titolare del SACD.

10. Se il Ministero Pubblico, trattandosi di una procedura complessa per l’accertamento delle fatturazioni che potrebbero risultare irregolari (in danno delle Casse Malati e degli utenti), ha ritenuto di affidare all’équipe finanziaria o ad un esperti del ramo (persona con esperienza diretta nei SACD) la ricostruzione finanziaria.

Matteo Quadranti, deputato


“Famiglia criminale”: perché non vengono espulsi?

di Boris Bignasca

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Ha destato scalpore la vicenda di una donna straniera condannata per minacce di morte ad una funzionaria dell’Amministrazione cantonale. I nostri funzionari pubblici sono sempre più confrontati con situazioni di tensione che possono sfociare in veri e propri pericoli per la loro incolumità: mancanze di rispetto, minacce, insulti, aggressioni verbali. Le violenze contro i funzionari pubblici sono inaccettabili ed è necessario garantire maggiori tutele e sanzioni più pesanti contro chi aggredisce e minaccia i nostri funzionari, i quali non vanno abbandonati al fronte.

Spesso queste situazioni rimangono nell’ombra poiché non vengono denunciate. Ha ottenuto invece risalto mediatico il caso della straniera condannata per aver inviato una mail intimidatoria ad una funzionaria del Cantone e per essersi recata presso gli uffici di Bellinzona urlando: “Dille di stare attenta poiché io non ci penso due volte ad ucciderla e a venire qui a farla licenziare. Perché lei non sa con chi ha a che fare. Dille di fare attenzione”. La donna è stata condannata soltanto a 20 aliquote giornaliere da 30 franchi ciascuna, sospese per due anni, nonché una multa di 100 franchi. Ciò che lascia ancora più perplessi è che l’ammissione provvisoria in Svizzera non le è stata revocata.

Inoltre, la donna fa parte di una famiglia che ha avuto più di un problema con la legge: l’ex marito della donna è stato condannato per un ingente spaccio di stupefacenti, suo figlio è stato condannato per un non meglio precisato reato, mentre anche gli altri suoi due figli sono stati sotto procedura amministrativa. C’è da chiedersi come sia possibile che queste persone non siano state espulse e continuino a vivere tranquillamente nel nostro paese, venendo magari pure mantenute a spese nostre.

Pertanto, chiedo al Consiglio di Stato:

1. Perché la signora straniera condannata per minacce di morte ad una funzionaria pubblica non è stata espulsa? Da dove proviene e da quanti anni risiede in Ticino?
2. Perché i famigliari della signora, che sono stati pure condannati per altri reati (tra cui l’ex marito per ingente spaccio di droga), non sono stati espulsi? Si indichi anche in dettaglio in quali reati e procedimenti sono stati coinvolti.
3. La signora straniera condannata e i suoi famigliari sono a carico del nostro Stato sociale? Se sì, quanto ci costano?
4. A quanto ammontano, negli ultimi 5 anni, i casi di aggressioni e minacce contro funzionari pubblici? Indicare anche la nazionalità degli autori.
5. Quali misure intende prendere il Governo per tutelare maggiormente i nostri funzionari pubblici da questi fenomeni?
6. Il Governo non ritiene che sia opportuno inasprire le sanzioni contro chi si macchia di aggressione contro i funzionari pubblici?

Boris Bignasca


Un cartello al Villaggio della Volpe

di Claudia Crivelli Barella, I Verdi

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Il nostro settimanale “L’Informatore” nella sua edizione di venerdì 30 settembre 2016, fa notare (pag. 9) come la maggior parte dei clienti raggiunga il Fox Town (nome inglese in una terra dove l’idioma principale è l’italiano, affiancato dal dialetto, sigh!) in automobile: scarsa attenzione è riservata alla nuova stazione di San Martino (costata diversi milioni). Nella zona “non si vede alcun segnale indicatore della stazione. Nessuno ci ha pensato, né il comune, né le ferrovie, né i commerci. I clienti che escono dai negozi e si dirigono su Via Moree, attraverso il ponticello, fanno un lungo giro a piedi, navigatore in mano, prolungando inutilmente il tragitto su Via Martino, quando potrebbero raggiungere la stazione più brevemente passando tra il Centro San Martino e la Sintetica. Sul dépliant del Fox Town, Mendrisio è segnalata anche con l’immagine di un treno, oltre che con il simbolo dell’A9; ma agli ingressi e alle uscite del paradiso degli acquisti non c’è ombra di un indicatore della nuova stazione, costruita anche per quel tipo di utenza. Ben segnalato invece il servizio bus dell’autolinea”.

Trovando corrette queste informazioni e ringraziando il nostro settimanale, a nome del gruppo dei Verdi in Consiglio comunale domando dunque alle Autorità municipali:

– Si intende posizionare dei cartelli e promuovere la mobilità ferroviaria e pedonale in direzione del centro commerciale “Villaggio della volpe”, oppure richiedere al Fox Town che ponga le indicazioni all’interno e all’esterno del centro, oltre che nel suo materiale pubblicitario?

Claudia Crivelli Barella, I Verdi


Aumento dei premi cassa malati e referendum

di Raoul Ghisletta, granconsigliere PS e sindacalista VPOD

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Gli aumenti dei premi cassa malati per il 2017, in media svizzera del 4,5%, hanno suscitato grande preoccupazione tra la popolazione. La causa della crescita dei costi a carico degli assicurati è da ricercare nei continui peggioramenti dei meccanismi utilizzati per versare i sussidi pubblici (cantonali e federali) volti alla riduzione dei premi cassa malati a carico del ceto medio-basso. Un cattivo esempio per tutti è costituito dalla recente decisione del Parlamento ticinese di peggiorare la legge sull’armonizzazione delle prestazioni sociali: Partito socialista e Sindacato VPOD hanno lanciato il referendum contro il taglio di questi sussidi e in questi giorni stiamo raccogliendo le firme nelle piazze.

Questo referendum è accompagnato da altri due referendum importanti: quello contro i tagli nel settore dell’aiuto a domicilio e quello contro il taglio dei giudici dei provvedimenti coercitivi. Parafrasando l’espressione di un consigliere di Stato, dopo aver grattato il fondo del barile, ora la politica dei tagli lo sta bucando ai danni dei più deboli, nonostante la ricchezza complessiva cresca, come scrive Pontiggia sul Corriere del Ticino.

La ricchezza complessiva cresce in Ticino e in tutta la Svizzera, ma ci sono anche i perdenti e gli sfavoriti della politica economica liberale, che sono lasciati sempre più soli, perché i ricchi e le imprese che fanno utili esigono assolutamente di pagare meno imposte. Non possiamo accettare questa deriva, ma dobbiamo mettervi un chiaro freno e chiamare al voto il popolo.

Raoul Ghisletta, granconsigliere PS e sindacalista VPOD


Progettualità intergenerazionale e non solo case anziani per il nostro futuro

di Giovanni Albertini

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Nella mia pratica professionale – lavoro come fisioterapista – noto molte difficoltà da parte degli anziani nel poter rientrare nel proprio spazio abitativo a causa della presenza di barriere architettoniche e della scarsa offerta di progetti pianificatori volti all’attenzione di giovani, meno giovani e anziani. I famigliari si ritrovano così a dover far capo a case per anziani o a cliniche private, spendendo somme ingenti e allontanando l’anziano dal proprio nucleo e dalle proprie abitudini.

Il problema dell’invecchiamento della popolazione non è da sottovalutare e ponendo uno sguardo al futuro penso che a questo sistema si debba porre un freno investendo maggiormente sul concetto intergenerazionale. Immagino a Lugano delle zone abitative con appartamenti privi di barriere architettoniche, servizi commerciali e medicali nelle vicinanze, con contratti di affitto all’avanguardia; ad esempio con la concessione di uno sgravo a giovani e meno giovani che si impegnano a dare una mano agli anziani che necessitano di un aiuto (fare la spesa, commissioni varie, faccende domestiche, ecc.).

Per realizzare queste strutture intergenerazionali Lugano deve trovare maggiormente apporti finanziari di enti e di fondazioni che hanno disponibilità economiche: una collaborazione tra pubblico e privato, inserendo dei vincoli mirati con l’obiettivo di evitare speculazioni a livello edilizio.

Giovanni Albertini, Consigliere comunale PPD – Lugano, Presidente associazione Ticino&Lavoro, Membro di comitato associazione Generazioni&Sinergie


Incentivi in ambito energetico per chi ha sede in Svizzera

di Graziano Crugnola e cofirmatari

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Erogazione di incentivi in ambito energetico – solo se i lavori sono affidati a ditte e imprese con sede in Svizzera

La Legge cantonale sull’energia (Len) dell’8 febbraio 1994 definisce, tra gli altri obiettivi energetici, quello legato agli incentivi volti a promuovere l’impiego parsimonioso e razionale dell’energia.

A tale scopo sono previsti due fondi :
• Il credito quadro per il programma cantonale di incentivi, approvato con decreto legislativo del 25 gennaio 2016
• Il Fondo per le Energie rinnovabili, approvato dal Gran Consiglio il 10 dicembre 2013.

Il primo fondo è utilizzato allo scopo di promuovere l’impiego parsimonioso e razionale dell’energia (efficienza ed efficacia energetica), in particolare nel parco immobiliare, la produzione e l’utilizzazione di energia da fonti indigene rinnovabili, la distribuzione di energia termica attraverso reti di teleriscaldamento e la mobilità sostenibile.

L’obiettivo del secondo fondo è invece quello di favorire la realizzazione di nuovi impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile sul territorio cantonale nonché l’efficienza ed il risparmio energetici ai sensi della Legge federale sull’energia del 26 giugno 1998 (Lene).

Per il primo fondo, nel quadriennio 2016-2020 sono previsti 30 Mio di franchi, a cui molto probabilmente andranno ad aggiungersi 40 Mio di franchi provenienti dal programma federale (Messaggio del Consiglio di Stato nr. 7201).
Il secondo fondo è invece costituito dal prelievo di tasse sulla produzione e sul consumo di energia elettrica.

I fondi hanno quale effetto positivo un aumento degli investimenti in ambito edilizio. Investimenti tuttavia che non hanno nessuna ricaduta se i lavori vengono demandati a ditte estere o padroncini. Su questo aspetto il Consiglio di Stato non può evidentemente intervenire perché se per le opere pubbliche fanno stato la Legge sulle Commesse pubbliche, rispettivamente il Concordato intercantonale sugli appalti pubblici, in ambito privato il Committente può agire come meglio crede e il Consiglio di Stato non ha, giustamente, potere alcuno di influenzare le sue decisioni.

Alfine di promuovere, sostenere e proteggere il mercato del lavoro ticinese, il Consiglio di Stato può invece intervenire, erogando gli incentivi in ambito energetico solo a quei Committenti pubblici o privati che affidano le opere legate a questi sussidi a ditte e imprese con sede su suolo nazionale.

Per permettere un controllo celere da parte dei servizi preposti, l’istante allegherà al dossier della sua richiesta, oltre a tutte le fatture relative alla sua opera, una lista delle ditte deliberatarie con indirizzo delle stesse e importi di delibera.

Fatte queste considerazioni, si chiede al lodevole Consiglio di Stato di modificare la Legge cantonale sull’energia in modo tale da garantire l’erogazione degli incentivi in ambito energetico solo a quei Committenti, pubblici o privati, che dimostrano di aver deliberato i lavori a ditte e imprese con sede in Svizzera.

Graziano Crugnola
Bixio Caprara, Franco Celio, Marcello Censi, Alex Farinelli, Giorgio Galusero, Fabio Käppeli, Giovanni Pagani, Maristella Polli, Matteo Quadranti, Fabio Schnellmann


Fondi AVS / AI / IPG in regime di tassi negativi

di Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega

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I Fondi AVS / AI / IPG hanno il compito di compensare disavanzi ed eccedenze delle assicurazioni sociali. Tutti i flussi finanziari del sistema delle assicurazioni sociali (AVS, AI, IPG nonché AD e assegni familiari nell’agricoltura LAF) sono realizzati tramite la Centrale di compensazione, che è sottoposta al Dipartimento federale delle finanze. Il saldo di questo conto centrale delle assicurazioni sociali viene poi trasferito ai Fondi AVS / AI / IPG per il regolamento in contanti.

Nel 2015 i versamenti in entrata sono ammontati a CHF 41 105 milioni mentre i pagamenti in uscita sono stati pari a CHF 40 302 milioni. Ne è risultata n’eccedenza dei pagamenti in entrata nel sistema delle assicurazioni sociali pari a CHF 803 milioni.

La funzione principale della Tesoreria dei Fondi AVS / AI / IPG consiste nell’assicurare la solvibilità delle assicurazioni sociali. La Tesoreria amministra centralmente la liquidità delle tre assicurazioni sociali avvalendosi dei consueti strumenti del mercato monetario.
L’attuale politica monetaria della BNS è espansiva e mira ad attenuare la pressione sul franco e ad assicurare così la stabilità dei prezzi a medio termine, sostenendo l’attività economica.

Questa situazione fa sì che i rendimenti hanno continuato a diminuire, soprattutto a causa dei tassi d’interesse negativi introdotti a gennaio sugli averi in conto giro presso la BNS. Dal rendiconto annuale risulta che già nel 2015 si è registrato un rendimento negativo degli investimenti monetari. Con l’introduzione dei tassi negativi da gennaio questa situazione è probabilmente deteriorata.

Chiedo al CF:

1) A quanto è ammontato in valore assoluto in franchi svizzeri il rendimento negativo degli investimenti monetari dei Fondi AVS/AI/IPG nel 2015 e nel primo semestre 2016?
2) Tutti i flussi finanziari del sistema delle assicurazioni sociali (AVS, AI, IPG nonché AD e assegni familiari nell’agricoltura LAF) sono realizzati tramite la Centrale di compensazione, che è sottoposta al Dipartimento federale delle finanze. Il DFF applica un tasso di remunerazione negativo?
3) Considerato che la funzione principale della tesoreria dei Fondi AVS / AI / IPG consiste nell’assicurare la solvibilità delle assicurazioni sociali; a mente del Consiglio Federale ha senso che gli averi dei Fondi AVS/AI/IPG debbano sottostare a questo regime di tassi negativi?

Lorenzo Quadri
, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi


La coraggiosa e solitaria scelta dei ticinesi

di Diego Baratti, Vicepresidente Giovani UDC Ticino

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“Prima i nostri” è stata approvata a grande maggioranza dai ticinesi. Se per il 9 febbraio si poteva forse parlare di un “messaggio” verso Berna, oggi non è più così. I ticinesi hanno riconfermato a gran voce attraverso lo strumento democratico il loro malessere per la situazione del mercato del lavoro attuale, e hanno scelto, in controtendenza con la classe politica svizzera, di chiedere nuovamente forti misure a tutela del lavoro, ben consapevoli di andare in contrasto con gli accordi della libera circolazione delle persone.

Ma l’accordo della libera circolazione delle persone serve veramente? Forse sì, ma a fronte del voto di domenica occorre mettere dei nuovi paletti per garantire una protezione del nostro mercato del lavoro. Il consiglio nazionale ha recentemente approvato la versione light della legge di attuazione del 9 febbraio, che non prevede tetti, contingenti e preferenza indigena, ma solo delle misure correttive e delle dichiarazioni di intenti, dimenticando completamente il volere del popolo svizzero.

Con questa soluzione all’acqua di rose sembrava che il parlamento fosse riuscito a mettere un po’ di acqua sul fuoco, ma i ticinesi con una solitaria e coraggiosa scelta hanno dimostrato di volere di più e di essere stufi dei giochi di potere di palazzo per difendere gli interessi dell’Unione Europea.
La strada verso l’attuazione dell’iniziativa “Prima i nostri” è ancora lunga e molto ripida, tutti diranno che non si può fare, che gli svantaggi sono più dei vantaggi, che le perdite economiche per il nostro cantone saranno enormi, e i nostri politici locali cercheranno come il consiglio nazionale ancora una volta di trovare un compromesso (che di compromesso non avrà nulla) per cercare di mantenere invariata la situazione. Ma questo non dovrà succedere!

Il significato del voto ticinese è ora molto chiaro: spetta ora al nostro governo e al nostro parlamento trovare una soluzione per l’attuazione del volere dei ticinesi. Bisognerà scontrarsi con Berna, con la Lombardia, con l’Unione Europea ma non bisogna assolutamente permettere che i nostri politici abbassino le braghe a queste forze, perché il ticinese ha dimostrato di essere determinato e sicuro delle sue scelte, e non si farà prendere in giro nuovamente, e così deve fare pure il suo rappresentante politico.

I ticinesi hanno dimostrato di voler decidere in casa propria, senza cedere alle pressioni di nessuno. Ora gli altri partiti devono accettare questo fatto e impegnarsi a lavorare in modo costruttivo per permettere la piena applicazione dell’iniziativa per portare così a un miglioramento effettivo (e non solo cartaceo) del mercato del lavoro ticinese.

Diego Baratti, Vicepresidente Giovani UDC Ticino


Collegamenti wireless su tratte Alptransit in Ticino

di Roberta Pantani, Consigliera Nazionale, Lega

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Con l’apertura del tunnel di base del Gottardo a partire dal prossimo dicembre e successivamente con quella del Ceneri, la Svizzera potrà disporre di una linea ferroviaria che collegherà il Nord e il Sud della Svizzera con tempi di percorrenza notevolmente ridotti e facilitati.

Le condizioni secondo cui, un utente sceglie di utilizzare le FFS, sono naturalmente la puntualità, lo stato dei treni e delle carrozze, il servizio ma anche la possibilità di telefonare e rimanere connesso.

Se in tutta la Svizzera lo stato della connessione wireless non si può criticare, diversamente lo è in territorio ticinese.
Le tratte ferroviarie ticinesi sono spesso prive di collegamento e pure i collegamenti telefonici sono difficoltosi.
E’ noto che la posa di antenne per la diffusione del segnale sottostà a procedure complesse, contro cui i Comuni e i cittadini hanno facoltà di opporsi, rallentando di fatto lo sviluppo della rete.

Per questo motivo, chiedo al Consiglio federale:
1) Non ritiene l’Ufficio federale dei Trasporti di dover intervenire laddove i collegamenti sono scarsi con dei potenziamenti della rete?

2) Quali sono, se ci sono, le maggiori difficoltà di intervento?

3) Non ritiene il Consiglio federale che una delle condizioni essenziali per essere competitivi e moderni sulle tratte ferroviarie, sia quello di poter disporre di una rete wireless e telefonica continua e ininterrotta su tutto il territorio nazionale?

Roberta Pantani, Consigliera Nazionale, Lega


“Prima i nostri”, la lettera al Consiglio di Stato

di Piero Marchesi, per il comitato di sostegno

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A seguito dell’accettazione dell’iniziativa popolare costituzionale “Prima i Nostri!” il comitato di sostegno dell’iniziativa – composto da UDC, Lega dei Ticinesi, da parlamentari e politici de I Verdi e del PLR, chiede al Consiglio di Stato del Canton Ticino di:

1. Emanare una chiara direttiva che preveda la preferenza indigena nelle assunzioni, nei termini e nei modi previsti dalla Costituzione cantonale, per quanto attiene il settore pubblico, parapubblico, enti locali e tutte le società partecipate, gli enti autonomi, i consorzi e gli enti sussidiati. Termine massimo per l’entrata in vigore 1 gennaio 2017.

2. Intervenire immediatamente nel dibattito federale sull’implementazione dell’Art.121a della Costituzione federale contro l’immigrazione di massa in atto a Berna, con una precisa presa di posizione e promuovendo un rapido incontro fra il Consiglio federale, il Consiglio di Stato e la Deputazione ticinese alle Camere.

3. Creare entro la fine di ottobre un tavolo di lavoro per l’applicazione dell’iniziativa ticinese, nel quale siano rappresentati l’economia, l’amministrazione pubblica, la politica e i sindacati.
Si chiede di valutare che la presidenza sia attribuita a un membro, o a un esperto esterno, che non sia stato contrario all’iniziativa. La maggioranza della commissione dovrà essere attribuita ai favorevoli all’iniziativa. I membri dovranno dichiarare il proprio parere in merito al momento della costituzione. Il fronte dei favorevoli dovrà avere idealmente 5 seggi, cosi da rappresentare le varie forze politiche che hanno sostenuto “Prima i Nostri”.

4. Attivarsi e contribuire – per quanto di sua competenza – affinché la legge di applicazione possa essere sottoposta al Parlamento entro il 1 aprile 2017.

5. Gli art. 49 e 50 della Costituzione cantonale appena votati dal popolo contengono un mandato diretto al Consiglio di Stato di mettere in pratica i trattati bilaterali nello stesso modo con cui li mettono in pratica gli altri Paesi, e ciò senza la necessità di una legge di applicazione. Si chiede dunque al Consiglio di Stato di adeguare l’accesso dei padroncini e dei lavoratori frontalieri a questo criterio di reciprocità eliminando entro 30 giorni, tutte quelle facilitazioni d’accesso della manodopera estera, che non trovano riscontro negli altri Paesi firmatari. In particolare, di concerto con le autorità federali, il Consiglio di Stato dovrà eliminare la concessione di permessi di lavoro via internet, perché non specificatamente prevista da alcun trattato internazionale.

6. Promuovere una comunicazione costruttiva verso le Istituzioni federali e della vicina Italia, evitando strumentalizzazioni e/o relativizzazioni in merito alla decisione popolare, alla sua applicazione ed efficacia.

Ringraziamo il Governo per una celere risposta in merito.

Per il comitato di sostegno dell’iniziativa “Prima i Nostri”:
Piero Marchesi – Presidente UDC Ticino


Fox Town e esami di impatto ambientale

di Ivo Durisch

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Agli inizi degli anni 2000 per far fronte al caos viario causato dal centro commerciale Fox Town è stato deciso l’ampliamento dello svincolo autostradale di Mendrisio per una spesa superiore ai 100 milioni.
Nel 2011 è stata approvata la variante di Piano regolatore del comparto San Martino con l’obbiettivo, fra le altre cose, di permettere, una volta terminato lo svincolo, l’estensione verso est delle zone commerciali.
Nelle scorse settimane è stata depositata una domanda di costruzione che, ancora prima di giungere alla conclusione del nuovo svincolo autostradale, chiede già l’ampliamento verso est del Fox Town.

Ricordiamo che:

Il Piano regolatore in vigore permette fino a 2’450 parcheggi a disposizione dei centri commerciali all’interno del comparto San Martino.

A nostra conoscenza una cartografia precisa dei posti auto non è ancora stata effettuata, per cui non è dato conoscerne il numero effettivo.
Dal 2000 lo stabile Fox Town è cresciuto notevolmente.
Tra il 2008 e il 2010 è stata costruita una passerella coperta di tre piani che ha collegato il centro commerciale Fox Town con quello che allora si chiamava Momo Center, rendendo i due spazi completamente collegati sia fisicamente che funzionalmente.

Questo collegamento ha di fatto creato un centro commerciale unico con più di 30’000 m2 di spazi di vendita.
In questi casi la legislazione federale è chiara: bisogna fare un esame di impatto ambientale.

Ci permettiamo di chiedere al lodevole Consiglio di Stato:
1. Esiste una cartografia complessiva dei parcheggi utilizzati per i centri commerciali dentro il comparto San martino?
2. Se ne conosce il numero preciso?
3. Esistono altri parcheggi al di fuori dal comparto San Martino utilizzati per i centri commerciali?
4. È stata rilasciata una licenza edilizia per la passerella di tre piani che ha permesso il collegamento tra il Fox Town e l’allora Momo Center?
5. Nell’ambito del rilascio della licenza edilizia per la passerella di tre piani è stato effettuato l’esame di impatto ambientale, così come vuole la legislazione federale?
6. Se nella domanda di costruzione non è stato allegato l’esame di impatto ambientale se ne conoscono i motivi ed è condiviso il fatto che si sarebbe dovuto farlo?
7. Al momento di una futura richiesta di modifica dell’attuale Fox Town o della richiesta di nuovi spazi commerciali nel comparto San Martino non ritiene sia il caso di richiedere un esame di impatto ambientale complessivo su tutta la zona dei centri commerciali visto che parcheggi e spazi sono funzionalmente sono connessi?

Ivo Durisch