Categoria: Tribuna libera

Teleriscaldamento, finiremo come la Svezia?

di Claudia Crivelli Barella, I Verdi

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Teleriscaldamento tramite l’inceneritore di Giubiasco e importazione di rifiuti: quali garanzie abbiamo di non fare la fine della Svezia?

Si susseguono regolarmente sui media ticinesi gli annunci dell’allacciamento di nuovi utenti all’impianto di teleriscaldamento che sfrutta parzialmente il calore residuo prodotto dall’inceneritore di rifiuti di Giubiasco. L’annuncio più recente è quello riguardante l’allacciamento dell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona. Negli ultimi mesi sono state molteplici le grandi ditte private (vedi Migros) o edifici pubblici (vedi Centro Manutenzione di Camorino) e serre agricole che si sono già allacciate o che intendono allacciarsi all’impianto di teleriscaldamento gestito dalla TERIS SA.
Una notizia pubblicata circa un anno fa sui media, con particolare risalto sulla Neue Zürcher Zeitung mette però in guardia sul pericolo di una possibile dipendenza a medio – lungo termine di una simile strategia. La citata notizia dell’NZZ del 8 luglio 2015 (vedi allegato) informa sulla assurda situazione che è venuta a crearsi in Svezia. Paese che in passato ha fortemente sviluppato lo sfruttamento del calore residuo degli inceneritori per il teleriscaldamento di abitazioni private e pubbliche. In Svezia vi sono attualmente 32 inceneritori in funzione. La Svizzera in confronto ne ha 29. A causa però della sempre maggior sensibilità e predisposizione degli svedesi alla separazione ed al riciclaggio, i rifiuti da bruciare continuano a diminuire. La conseguenza è che oggi la Svezia, per poter riscaldare le case e gli edifici collegati agli impianti di teleriscaldamento, è costretta ad importare massicciamente rifiuti dall’estero.
Dall’analisi delle cifre riportate dall’articolo della NZZ e da varie altre fonti, risulta che nel 2014 la Svezia ha importato dall’estero 800’000 tonnellate di RSU, con tendenza in crescita.

In pratica si tratta dell’equivalente di cinque inceneritori come quello di Giubiasco che bruciano rifiuti importati dall’estero per riscaldare le abitazioni svedesi. Va ricordato che un inceneritore, oltre ai vari inquinanti atmosferici tossici, immette in atmosfera per ogni tonnellata di rifiuti bruciati, a dipendenza della tipologia, circa 1.5 tonnellate di gas ad effetto serra (CO2), e produce circa 250 kg di scorie (ceneri e polveri) che devono poi essere confinate in discariche protette speciali. Senza tener conto delle nanoparticelle, polveri fini ed altre sostanze nocive alla salute emesse nell’atmosfera dai camini degli inceneritori.

Si direbbe che quanto sta succedendo in Svezia è una sorta di “punizione ambientale” per i cittadini virtuosi e che si danno da fare a ridurre i rifiuti di casa propria! E questo, proprio in un paese modello come la Svezia, che dal 2012 ha adottato la strategia “rifiuti zero”, ed è diventato uno dei paesi con il tasso di riciclaggio più alto al mondo. Il paradosso è che dall’altro lato la Svezia deve importare rifiuti, sperando addirittura di poterne importarne sempre più, da paesi nei quali la separazione ed il riciclaggio non sono proprio uso quotidiano.

In questo contesto, un altro caso simile di casa nostra, riguarda il vetusto inceneritore della Josefstasse nel centro di Zurigo; il primo costruito in Svizzera. Nel 2011, raggiunto il limite degli anni d’esercizio, avrebbe dovuto essere smantellato. Avendo però collegato il teleriscaldamento dovette essere mantenuto in funzione, dopo essere stato concesso ad una compagnia tedesca che ha eseguito un minimo aggiornamento tecnologico. Oggi il citato inceneritore, che non rientra più nel contingente degli inceneritori nazionali, continua però a funzionare, e ad inquinare, bruciando esclusivamente rifiuti importati dalla vicina Germania.

In merito alla situazione da noi in Ticino ricordiamo che il tema della provenienza dei rifiuti e del relativo dimensionamento dell’inceneritore di Giubiasco è stato oggetto di molte controversie e discussioni. Per rassicurare i cittadini giubiaschesi, l’importazione di rifiuti da fuori Cantone, fu esclusa tramite un accordo intervenuto fra l’ACR ed il Municipio di Giubiasco. In più occasioni poi il Consiglio di Stato ed il Parlamento hanno confermato la validità di quest’accordo, rifiutando ogni tipo di divieti d’importazione di rifiuti dall’estero.

Ricordiamo che nel contesto dei quantitativi di rifiuti da bruciare nell’inceneritore di Giubiasco si dovrà tener conto nei prossimi anni della riduzione dei quantitativi apportati dai Comuni con l’introduzione in tutti i Comuni della tassa sul sacco cantonale. Riduzione che potrebbe andare dal 15 al 35% di quanto attualmente smaltito.

In riferimento a quanto sopra esposto pongo al Consiglio di Stato le seguenti
domande:

1. Il CdS è consapevole, vista l’imminente introduzione in tutti i Comuni della tassa sul sacco cantonale e la sempre maggior predisposizione dei cittadini al riciclaggio che la continua estensione dell’impianto di teleriscaldamento, ci potrebbe portare ad una situazione di carenza di rifiuti indigeni come quella svedese?

2. Vi è un “controllo politico“ sulle attività dell’ACR e della TERIS SA che possa evitare che in futuro il problema della “carenza di rifiuti indigeni” possa portare anche da noi a conseguenze tali per gli utenti collegati all’impianto di teleriscaldamento, di dover importare rifiuti esteri?

3. Come viene dimensionato e gestito tecnicamente l’impianto di teleriscaldamento, per evitare che si possano avere delle carenze di calore o di lungo periodo a causa di mancanza temporanea di rifiuti da bruciare?

4. È previsto uno stoccaggio dei rifiuti per poter distribuire la produzione stagionale del calore per la TERIS SA e i suoi utenti? Se si, come ciò avverrebbe?

5. Nel caso l’inceneritore dovesse funzionare per lungo tempo a metà regime (una sola linea) per panne al sistema o per carenza di rifiuti come sarà garantita la fornitura di calore agli utenti teleriscaldati?

Claudia Crivelli Barella, I Verdi


Centro per accoglienza a Rancate, si richiede maggiore chiarezza

di Alessandro Polo, Vera Bosshard, Davide Rossi, Gian Paolo Tommasini, PPD Mendrisio

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Questo periodo d’emergenza iniziato a giugno e intensificatosi in questi ultimi giorni sta creando problemi logistici dati dal numero insufficiente di strutture presenti sul nostro territorio. Molte persone che arrivano nel nostro paese vorrebbero continuare il viaggio verso nord per raggiungere famigliari e conoscenti ma non sono autorizzate ad attraversare la Svizzera e in questi casi devono essere fermati, registrati e riconsegnati alle autorità italiane.

Visto lo stato di emergenza in cui ci troviamo Confederazione e Cantone hanno deciso di creare un centro per l’accoglienza temporanea dei profughi a Rancate.
La mancanza di complete informazioni da parte delle autorità competenti sta creando alcuni malumori nella cittadinanza e quindi per cercare chiarimenti siamo a chiedervi:

1. Da quanto tempo il Municipio è a conoscenza di questo progetto?

2. Chi gestirà il centro, Confederazione o Cantone?
a. Se Confederazione Corpo delle Guardie di Confine o segretariato di Stato della migrazione?
b. Se Cantone come e con quali personale?

3. Ospitare 150 persone sotto un unico tetto non è di facile gestione, in che modo la sicurezza interna ed esterna sarà garantita? Sono previsti dei controlli all’esterno della struttura?

4. È previsto l’impiego dell’esercito?

5. Nel comunicato stampa diffuso da Dipartimento delle Istituzioni (DI) si affermava “Al momento sono al vaglio diverse opzioni operative” poi invece si legge che nessun Municipio del Mendrisiotto è stata interpellato. Come mai solo Mendrisio è stato preso in considerazione?

6. La Confederazione e il DI dove hanno intenzione di creare il centro a Rancate?

7. La Città di Mendrisio avrà dei costi relativi alla realizzazione e alla manutenzione del centro?

8. Dai vari media si apprende che i profughi si tratterranno nella struttura un’unica notte, è realistico? Qual è la media d’attesa per il rimpatrio in Italia?

9. Nel weekend quando gli uffici della migrazione italiani sono chiusi i migranti dove staranno?

10. Abbiamo garanzie dalla Confederazione o dal Cantone che questo nuovo centro sarà temporaneo e legato a questo periodo di emergenza? Vi è timore del Municipio che questo nuovo centro a Rancate dovrà in futuro sostituire o sopperire all’ormai vetusto centro di registrazione di Chiasso?

11. Quali investimenti sono necessari e previsti per mettere a norma la struttura? Si possono quantificare?

12. Il contratto di locazione sarà stipulato tra il proprietario e chi?

Alessandro Polo, Vera Bosshard, Davide Rossi, Gian Paolo Tommasini, PPD Mendrisio


Bosia Mirra la paladina dei finti rifugiati e degli spalancatori di frontiere

di Boris Bignasca

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Prima di aiutare i finti rifugiati, bisogna aiutare i ticinesi in difficoltà, per colpa del dumping salariale e della libera circolazione!

Da qualche giorno la deputata del PS Lisa Bosia Mirra, improvvisamente liberata dai suoi impegni con Soccorso Operaio Svizzero, si è fatta paladina dei migranti, che giornalmente bussano alla porta sud della Svizzera per entrare in territorio svizzero.

La signora Bosia Mirra, che in qualità di Presidentessa dell’Associazione Firdaus si è eretta a loro paladina, li accoglie, li consiglia, li accompagna alla frontiera, li consegna nelle mani delle guardie di confine e scrive le intenzione dei migranti: chiedere l’asilo in Svizzera. Il bello, o il brutto, è che lo fa anche per chi di loro in Svizzera non vuole rimanere e l’asilo non lo vuole chiedere. Lo fa anche per quelli il cui unico obiettivo è raggiungere i Paesi del nord Europa, come poi dichiarano alle guardie di confine.

Nel turbinio delle cifre le autorità federali, infatti, affermano sempre che le richieste di asilo sono diminuite, dimenticando che sono aumentate in modo esponenziale i cittadini che vedono la Svizzera come un corridoio di transito. Così facendo non fanno altro che nascondere quello che il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi va dicendo da mesi: con la chiusura dei valichi francesi e austriaci, l’unica alternativa è la via elvetica.

Ma torniamo all’impegno civico della signora Bosia Mirra, anzi, alle conseguenze dello stesso. Prima di tutto nei confronti dei migranti, che, abbindolati dalla rappresentante PS, depositano una richiesta d’asilo ignari del fatto che essa li legherà alla Svizzera. Chiedendo asilo in Svizzera si precludono definitivamente la possibilità di raggiungere la meta sperata, perché se trovati in un paese terzo, verranno coattamente rispediti laddove hanno fatto richiesta d’asilo, cioè in Svizzera.

La conseguenza? Grazie all’opera benefica della signora Bosia Mirra i costi sostenuti dalla Confederazione, pagati dai contribuenti svizzeri, aumenteranno.

La situazione ha delle conseguenze anche per le finanze, già sotto pressione, del Ticino. Infatti la signora Bosia Mirra dovrebbe spiegare ai ticinesi che tutti i migranti che desiderano solo attraversare la Svizzera, anche se muniti di dichiarazione firmata dalla deputata socialista, devono essere accompagnati alla frontiera dove vengono presi a carico dalle autorità italiane. Visto che, ad esempio di notte, la presa a carico da parte italiana non è possibile, i migranti pernottano nelle strutture organizzate dal cantone, a carico quindi dello Stato. Il costo dell’operazione? Qualche centinaia di migliaia di franchi al mese. Non farebbe meglio la signora Bosia Mirra a spiegare ai suoi assistiti che non è possibile transitare dalla Svizzera? Renderebbe un vero servizio a loro e a noi!

Ultima trovata della compagna Bosia Mirra è quella di denigrare il lavoro delle guardie di confine, appellandosi niente di meno che ad Amnesty International. Complimenti!

Istigazione a depositare domande d’asilo, aumento dei costi sostenuti dal cantone, intasamento delle strutture ricettive delle guardie di confine… ecco il risultato dell’attività che la signora Bosia Mirra utilizza per riempire le sue giornate. Insomma, i migranti alla ricerca di oro e incenso devono accontentarsi delle false illusioni elargite loro dalla Bosia Mirra.

Boris Bignasca


Lavoro: con “Prima i Nostri” più arrosto e meno fumo!

di Alain Bühler, vicepresidente UDC Ticino

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Quando si tratta di difendere il proprio orticello lombardo, i sindacalisti sono capaci pure di rinnegare e occultare l’evidenza. Prova ne è l’ultima presa di posizione da parte di Fabrizio Sirica che si firma “vicepresidente PS Ticino” ma parla da sindacalista UNIA.

I frontalieri non sono sicuramente i principali colpevoli dell’attuale stato del mercato del lavoro ticinese, ma possiamo tranquillamente parlare di una loro complicità indiretta. Se sin dall’inizio avessero fatto valere il loro diritto a uno stipendio “ticinese” e non “lombardo”, non ci troveremmo oggi a discutere di loro, della libera circolazione e d’iniziative popolari come “Stop all’immigrazione di massa” e “Prima i Nostri”. Invece, hanno preferito accettare salari ribassati che permettono loro di vivere comunque una vita in Italia più che dignitosa e che agli occhi di gran parte dei datori di lavoro in Ticino sono più appetibili dal punto di vista economico. Pecunia non olet, si suol dire, e questo vale anche per loro. Ed è qui che entra in gioco “Prima i Nostri”. L’iniziativa richiede infatti che venga reintrodotto il principio di “preferenza indigena” e che sia d’obbligatorietà generale e, soprattutto, permanente. Niente clausole di salvaguardia, bottom up o le ennesime misure d’accompagnamento. In questo modo, per quei settori dove sul territorio vi è la disponibilità di profilli professionali non sarà più possibile scegliere un lavoratore proveniente dall’estero. Questo, accompagnato da un articolo costituzionale specifico che vieta di fare “dumping salariale”, permetterà ai salari ticinesi di tornare a livelli dignitosi. Se un datore di lavoro non può assumere frontalieri perché ci sono residenti disponibili, e non può asserire di non averli trovati perché non vogliono accettare un salario da fame, va da sé che i ticinesi riacquistano quel potere contrattuale nei confronti del padronato che persero dal 2002, quando entrò in vigore la libera circolazione. Una semplice misura protezionistica volta a tutelare realmente i lavoratori residenti che non chiedono altro che poter tornare o iniziare a lavorare, rimettendo ordine nel mercato del lavoro ticinese. Obbiettivo che, in 12 anni di misure d’accompagnamento, non si è mai raggiunto. Oltre a questo, “Prima i Nostri” è la risposta più adatta a al fenomeno contrario che sta prendendo piede in Ticino, laddove i frontalieri hanno raggiunto posizioni dirigenziali, quella della preferenza ai propri connazionali o meglio definibile “preferenza frontaliera”. In questo contesto non c’è contratto collettivo, contratto normale di lavoro o minimo salariale che tenga, se un dirigente frontaliero vuole assumere solo frontalieri, pagandoli pure ciò che è dovuto, non si può fare nulla. Solo obbligando i datori di lavoro a svolgere la loro ricerca di profili sul territorio prima che all’estero, possiamo tutelare la manodopera residente e garantire la miglior prestazione sociale in assoluto, il lavoro. Ecco perché della massima importanza che il prossimo 25 settembre il Popolo ticinese accetti l’iniziativa “Prima i Nostri” e respinga l’inutile controprogetto.

Alain Bühler, vicepresidente UDC Ticino


La solitudine dei numeri veri

di Fabrizio Sirica, vicepresidente PS Ticino

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È incredibile con quanta tenacia alcuni ambienti, supportati anche da alcuni media, si ostinino a farci credere che il mondo del lavoro in Ticino sia in buona salute. Citare solo i dati dei disoccupati forniti dalla SECO, come ha fatto Vanni Caratto sul “Corriere del Ticino” il 27 luglio, significa fornire una visione parziale della realtà. La verità è che in Ticino il lavoro diventa sempre più precario e sempre meno pagato e i lavoratori sempre più messi in concorrenza uno con l’altro. Per dimostrarlo riporterò qui di seguito una serie di dati che si trovano analizzando il Panorama statistico del mercato del lavoro ticinese (USTAT).

In un solo anno, dal primo trimestre 2015 al primo trimestre 2016, i disoccupati ILO sono aumentati di 2’400 unità e hanno raggiunto quota 13’300 e il tasso di disoccupazione è salito di ben 1 punto percentuale, passando dal 6 al 7%. Pertanto se i disoccupati iscritti agli URC calano c’è poco da cantar vittoria, perché non significa per forza che abbiano trovato un lavoro: molti di loro hanno finito il diritto alle indennità e vanno a ingrossare le file delle persone in assistenza, in costante aumento.

I 10’200 posti di lavoro creati in un anno sono in realtà 14’500 posti a tempo parziale a cui vanno sottratti 4’300 posti al 100% scomparsi. Se calcolati in equivalenti a tempo pieno, la crescita è di soli 700 addetti. Non è un caso che ci sono15’500 sottoccupati in Ticino, cioè persone che lavorano a tempo parziale ma vorrebbero aumentare il proprio tasso di occupazione. E, se è vero che i frontalieri non crescono più, è perché vengono soppiantati da una categoria di lavoratori ancora meno protetta e più precaria: quella delle cosiddette “assunzioni di impiego”, cioè lavoratori notificati ingaggiati direttamente dalle imprese svizzere per un periodo non superiore ai 90 giorni. In un anno il loro numero è aumentato di oltre il 20% (1’265 persone in più). Parte di queste “assunzioni di impiego” vanno quindi a sommarsi alle oltre 7 milioni di ore di lavoro fornito dalle agenzie interinali (11’477 persone; dati USTAT riferiti al 2015). Intanto i salari calano, anche se la formazione dei lavoratori migliora. E calano indipendentemente dalla percentuale di frontalieri presenti in quel settore. Basti pensare che la sezione economica in cui sono scesi di più è quella dei “servizi di informazione e comunicazione”, ben 1’023 franchi in meno fra il 2008 e il 2014 e i frontalieri non raggiungono neppure il 17%.

In questo contesto, con un lavoro sempre più precario e con una pressione sui salari ogni giorno maggiore, l’iniziativa “Prima i nostri” non serve a nulla perché non agisce sulla qualità dei posti di lavoro: i residenti sarebbero comunque spinti ad accettare lavori precari e malpagati. È fuorviante, perché lascia presupporre che il problema dei lavoratori residenti siano i frontalieri. Il problema è la tirannia, è l’avidità, è la totale assenza di responsabilità sociale di una parte del mondo imprenditoriale! I problemi del lavoro esistono e i dati lo dimostrano, ma vanno risolti con una severa regolamentazione del precariato (l’abolizione delle agenzie interinali in primis), con salari minimi settoriali e per qualifica, con ingenti controlli contro gli sfruttatori. Un passo nella giusta direzione è l’iniziativa “antidumping” in votazione il 25 settembre.

Fabrizio Sirica, vicepresidente PS Ticino


In Turchia muore la democrazia e l’UE sta a guardare e applaude

di Roberta Pantani, consigliera nazionale Lega dei Ticinesi

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Più di un golpe, bisognerebbe parlare di un attentato alla democrazia: questo è quello che è successo in Turchia il 15 luglio scorso. La disorganizzazione ad indicibili livelli di questo colpo di stato, fa quasi credere ad un gioco politico ben organizzato… .
In ogni caso la conseguenza di tutto ciò è una sola: il rafforzamento del potere di Erdogan, un potere dittatoriale e personale che di democratico ha ben poco.



“È una guida debole, colui che ha bi­sogno della religione per mantenersi al governo. Il mio popolo imparerà i principi della democrazia, i dettati della verità e gli insegnamenti della scienza. Ognuno ha la libertà di ado­rare chi vuole a condizione che non interferisca con la razionalità e che non agisca contro la libertà dei suoi simili.”
Così diceva Atatürk, il portatore del laicismo e della democrazia in Turchia. Di tutto ciò è rimasto ben poco.
Dopo il fallimento del golpe si festeggia il ritorno e la vittoria della democrazia… Sì, ma di quella personalizzata. Quella che limita la libertà di stampa, quella che arresta i giornalisti e ogni persona che si dimostri contraria al regime, quella che controlla la TV e i telegiornali e quella che sopprime le minoranze etniche. Quella che giustizia brutalmente soldati e persone.



Cosa fa l’UE di fronte a tutto ciò?

Niente. Nessuna condanna, nessuna indignazione. A regnare è l’ipocrisia che raggiunge l’apice con le dichiarazioni di Angela Merkel, che si dichiara contenta e rassicurata dalla vittoria della democrazia.


L’UE continua imperterrita a finanziare profumatamente le tasche di Erdogan e non è certo un segreto che questi finanziamenti contribuiscano al rafforzamento dello Stato Islamico e non giovino in alcun modo all’emergenza in materia d’asilo.



I politici europei si stanno ricoprendo di ridicolo, la realtà viene bellamente ignorata e le belle parole sembrano sostituire sempre più spesso soluzioni pragmatiche ed efficaci.

Non dimentichiamo che la Turchia è una possibile candidata all’entrata nell’Unione Europea… La crisi economica e l’ondata di finti migranti hanno messo in ginocchio dal punto di vista economico e culturale quest’Europa fragile e impreparata. Il suo atteggiamento passivo e impotente difronte ad abusi e soprusi mette in ginocchio anche quel che resta della sua credibilità.

La politica repressiva e dittatoriale di Erdogan è intollerabile, altro che rallegrarsi per la vittoria della democrazia!
Questa situazione porterà ancora più migranti verso l’Europa che continuerà a finanziare un capo di stato che crea e modifica leggi a proprio piacimento, eliminando e mettendo a tacere chi non la pensa come lui.



Quando inizieranno i politici europei a difendere i valori della nostra società? L’inciviltà in nome dell’islamismo è già dilagata fin troppo.


Finiamola con questo teatro di tolleranza e cecità. Difendiamo i nostri valori e smettiamola di versare aiuti e contributi insensati.

Roberta Pantani, consigliera nazionale Lega dei Ticinesi


AVSplus: il resto è contorno

di Carmelo Díaz del Moral, segretario politico PS

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La presa di posizione e le argomentazioni della Lega, contraria all’iniziativa AVSplus, suscitano parecchie perplessità. AVSplus, dice la Lega, favorirebbe i milionari!

Si tratta di perplessità motivate, visto che i dati ci mostrano come l’AVS sia oggi la principale fonte di reddito per la maggior parte dei pensionati. Non solo, visto che per il 19% degli uomini e il 38% delle donne l’AVS rappresenta addirittura l’unica entrata finanziaria. Perciò, considerata la situazione attuale in Ticino, questa iniziativa è particolarmente importante per i cittadini con un reddito medio-basso.

A oggi, nessun’altra misura pubblica è in grado di compensare le differenze di reddito così come fa l’AVS. La rendita massima di quest’assicurazione è di 2’350 franchi per le persone sole e di 3’525 franchi per le coppie. E questo indipendentemente dal fatto che l’assicurato sia un miliardario o un operaio: il supermanager che paga i contributi AVS in funzione del suo altissimo salario riceverà anche lui una rendita AVS di 2’350 franchi, così come un operaio. In Svizzera l’AVS è il pilastro più importante tra le assicurazioni sociali, è la più solidale ed è una delle principali conquiste sociali della Svizzera. Perciò va sostenuta e rafforzata. Ma come si può affermare che saranno solamente i più ricchi a beneficiare di AVSplus, così come sostiene la Lega sulle pagine del suo giornale? Questo non è vero.

Sorprende parecchio anche il fatto che la Lega, da un lato, si dica preoccupata dal fatto che i ricchi vengano favoriti, mentre dall’altro continui a sostenere sgravi fiscali alle persone più abbienti e a sostenere la riforma fiscale proposta dal Consiglio federale (Riforma delle imprese 3). Una riforma, questa, che implica sgravi fiscali per le imprese, di cui alcune si sono stabilite in Ticino e sfruttano la manodopera a basso costo, praticando sistematicamente il dumping salariale. No, non ci siamo.
Oggi, come abbiamo potuto constatare in seguito alla votazione dello scorso 5 giugno, i ticinesi cominciano a votare in base ai propri valori, ai propri principi e non solo in funzione del supporto a un partito politico. E mi auguro che anche questa volta lo facciano.

Per una volta, anche se pare impossibile, la Lega potrebbe rinunciare alla politica fondata sull’odio cieco nei riguardi della Sinistra e dei sindacati e combattere, come noi, per i diritti della maggioranza. Per i diritti e le conquiste sociali dei ceti medio e basso della popolazione, che hanno bisogno di una pensione solida e sicura. O forse viene da chiedersi se in realtà le argomentazioni della Lega non siano altro che un goffo tentativo per ostacolare l’iniziativa AVSplus, visto che si è già astenuta dal votarla in Consiglio nazionale.

Infine, la domanda più importante che è necessario porsi in vista del 25 settembre è una sola: vogliamo che le rendite AVS aumentino in media di 200 franchi per le persone sole e di 350 franchi per le coppie, così che i pensionati possano vivere senza avere costantemente l’acqua alla gola? Questa è la domanda da porsi. Il resto è contorno.

Carmelo Díaz del Moral, segretario politico PS


Il santuario, i camosci e il mostro

di Mattias Schmidt, ass. amici dei camosci del Monte Generoso

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Nel 2004 il Ticino visse una campagna politica molto sentita per la salvaguardia dei Camosci del Monte Generoso che il Dipartimento del Territorio voleva aprire alla caccia. In quell’ambito un funzionario del citato dipartimento disse che il Monte Generoso “… non è un santuario dove non si andrà mai a caccia …”. Tita Carloni, capofila dell’iniziativa, che poi grazie alle firme di 15 mila Ticinesi, salvò i Camosci del Generoso, gli rispose in modo molto chiaro. Lui grande conoscitore di quella magnifica montagna scrisse tra l’altro che “… questo santuario … fa da contraltare al piano di San Martino, al disastro della fu Campagnadorna, al fascio di traffici, commerci, sperperi, reati territoriali …”.

Il Monte Generoso ha e continua a esercitare un grande fascino sugli amanti della natura. Da Arogno o da Rovio si sale ripidamente fino alla “Pianca dell’Alpe”. Da li si prosegue sulla spettacolare cresta sopra i pratoni della “Camoscia”, fino alla “Piancaccia” e ai maestosi Torrioni con le sue peonie, rara specie che cresce solo su queste rocce. I Camosci brucano tranquillamente e osservano il viandante senza paura. Con un po’ di fortuna vedremo l’aquila volare sopra le nostre teste. Un paradiso salvato dalle canne dei fucili. Poi arriviamo in vetta e sotto di noi appare improvvisamente un mostro, un mostro di ferro e cemento, una presenza inquietante.

C’è chi lo chiama fiore. Ma ci sono anche fiori velenosi, e questo è velenosissimo, una bruttura oscena, simbolo della vergognosa irruenza umana nella natura che almeno qui dovrebbe essere rispettata. Da una pubblicazione dedicata al maestro, trovo anche questa citazione “sotto la nebbia sarà tutto cemento, sopra vivranno gli animali e coloro che ad essi si adegueranno”. Questo mostro cosa ci fa qui? Si è smarrito? E’ salito da quel disastro territoriale delle pianure per contaminare e distruggere anche queste ultime oasi di pace? Sembra proprio così. Dal piano è salito un altro ecomostro, forse il peggiore di tutti a contaminare il santuario.

I camosci continuano a brucare l’erbetta e l’aquila a fare i suoi volteggi, ma a noi piange il cuore.

Mattias Schmidt, socio fondatore dell’associazione “Amici dei camosci del Monte Generoso”


Grazie alla Lega diminuite le naturalizzazioni di oltre 250 unità

di Gianmaria Frapolli e Boris Bignasca, granconsiglieri Lega dei ticinesi

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A livello internazionale, notiamo come la mancanza di integrazione e di vere radici ed identità nazionale, continuino a causare caos ed incomprensioni. L’eccessivo buonismo nella concessione di permessi di soggiorno e nella concessione della naturalizzazione non hanno affatto migliorato l’integrazione, ma l’hanno al contrario peggiorata.

Il buonismo e il lassismo nel concedere diritti a tutti senza controlli e senza meriti, sono stati causa di un malcontento sempre crescente da parte della popolazione. Questo come già descritto nell’antica grecia da Platone.

Quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e c’è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine, c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto, e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?
Platone, La Repubblica cap. VIII

I cittadini desiderano, infatti, vedere nel proprio Stato l’identificazione dei propri valori. Se non ci adoperiamo contro l’eccessivo buonismo, dunque, vedremo introdursi nella società elementi tendenziosi che cercheranno di demolire la stessa, come i recenti atti terroristici hanno, purtroppo, dimostrato in maniera evidente.

La Lega si adopera da anni contro l’eccessivo buonismo e contro la concessione eccessiva di privilegi a chiunque arrivi nel nostro paese. Ci prodighiamo invece per un’accoglienza ragionevole, sulla base di regole precise e contro dunque l’arrivo indiscriminato di finti rifugiati che costano già ora alla collettività oltre 4 miliardi di franchi.

In questo campo ci siamo anche adoperati per una stretta contro le naturalizzazioni facili e le cifre dimostrano come nel nostro piccolo, nonostante il lassismo dei partiti storici, siamo riusciti a smuovere le acque.

Infatti in Ticino, le naturalizzazioni sono passate dalle 1’317 unità del 2014 alle 1’031 unità del 2015. 284 naturalizzazioni in meno in un solo anno. Questo significa che la selezione per la concessione del passaporto rossocrociato sta migliorando.

E noi come leghisti continueremo ad impegnarci a livello comunale, cantonale e federale affinché il trend continui in questo senso. Questo a vantaggio dunque di un’integrazione ragionevole e a vantaggio di chi veramente merita il nostro passaporto.

Gianmaria Frapolli e Boris Bignasca, granconsiglieri Lega dei ticinesi


L’oro verde in città: rivalutare gli spazi verdi urbani

Interrogazione di Françoise Gehring, Francesca Luisoni, Grazia Bianchi e Manuela Casagrande

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Gli spazi urbani sono costituiti dal verde pubblico e privato, nelle loro varie tipologie, dal piccolo giardino al grande parco. Oggi il verde urbano può contribuire in modo determinante al miglioramento della qualità di vita nelle nostre città, permettendo in certi casi di attenuare gli squilibri ambientali della città contemporanea attraverso vere e proprie iniziative di integrazione strutturale del verde con il costruito. Va inoltre sottolineato anche l’importantissimo ruolo del verde dal punto di vista bioclimatico, visto che l’evapotraspirazione prodotta dalle piante può contribuire ad una sensibile mitigazione della temperatura estiva nelle aree urbane.

Ci rendiamo conto che la conservazione e la tutela del paesaggio, specialmente all’interno della città, deve anche considerare progetti di trasformazione e nuove realizzazioni, ma di sicuro il verde urbano deve essere rafforzato ed inserito nello sviluppo degli spazi di arredo della città. Molti autorevoli studi sottolineano che la qualità del territorio passa necessariamente anche attraverso il verde urbano sia pubblico, sia privato. Il Verde, in quanto elemento di attrattiva tra i più importanti, diventa anche fattore di competitività per l’economia della città, di qualità per la vita dei suoi cittadini, di identità paesaggistica della città.

Nella Convenzione europea del paesaggio e nell’Agenda 21, tra le varie opportunità figura la riqualificazione del paesaggio urbano e ancora di più delle aree dismesse e degradate. Un programma di riqualifica o di sviluppo del verde urbano dovrebbe essere pertanto inserito all’interno di uno strumento di pianificazione specifico, come accade in alcune realtà europee. Prima di ogni intervento è infatti necessaria una valutazione attenta di alcune delle caratteristiche del verde urbano, al fine di migliorare la sua funzione, di favorire le modalità della sua gestione e di consentire una razionale pianificazione degli interventi considerando anche l’ampliamento delle aree verdi. Ci chiediamo per esempio se sia in uso nella città di Mendrisio un Piano del verde urbano, un documento progettuale fondamentale ma oggi poco utilizzato.

Il piano degli indirizzi Mendrisio 2030, pur non fornendo proposte concrete, insiste nel voler migliorare la qualità della vita di cittadini e delle cittadine di Mendrisio e si richiama spesso ai valori dello sviluppo sostenibile. La seguente interrogazione vuole rappresentare un contributo concreto alla formulazione di proposte tese a migliorare la vivibilità e la bellezza della città.

Un esempio interessante viene da Lugano che ha deciso di avviare nuovi progetti di valorizzazione degli spazi urbani all’insegna della sostenibilità e della biodiversità; a Villa Saroli, per esempio, sarà inaugurato un giardino aromatico mentre a Cornaredo saranno piantati dei meli; insomma si passa “dall’aiuola profumata al frutteto”, come ha intitolato il Corriere del Ticino presentando il progetto di riqualifica (articolo pubblicato l’11 luglio 2016).

Il progetto luganese tiene conto dei suggerimenti proposti dall’ “Alleanza Territorio e Biodiversità” della Svizzera italiana che sul suo sito presenta una serie di idee per valorizzare e proteggere la biodiversità in ambito urbano. Questa valorizzazione rappresenta un contributo enorme alla protezione della natura. Come si può leggere sul sito dell’alleanza: “Oltre la metà della popolazione mondiale vive in città e la tendenza è in continuo aumento. In Europa, e in Svizzera, questa percentuale è ancora più elevata e sfiora il 75%. L’aumento della popolazione che vive negli agglomerati comporta una progressiva espansione delle aree edificate che si accompagna a una riduzione degli spazi naturali, della varietà paesaggistica e a un incremento della frammentazione del territorio”.

Eppure le città possono dare un inaspettato contributo: nei numerosi spazi di piccole o grandi dimensioni dei centri urbani, determinate specie animali e piante possono infatti trovare rifugio quale strategia di sopravvivenza alla scomparsa degli ambienti naturali. Ecco dunque che il verde urbano assume un’importanza di primissimo piano. Si potrebbe inoltre proporre la riprogettazione delle aree dismesse, fino a comprendere interventi di risistemazione di spazi urbani minori (aree residuali e cortili).

Ci permettiamo di ricordare che il verde urbano espleta almeno sette funzioni: ecologico-ambientale; sanitaria; protettiva; sociale e ricreativa; igienica; culturale didattica; estetico-architettonica. Mentre tra le diverse tipologie di arredo si possono considerare: giardini storici, parchi urbani, spazi verdi di quartiere, verde stradale e viali alberati, aiuole spartitraffico. Insomma un vero e proprio scrigno di indicazioni molto utili e degne di considerazione.

Tenuto conto dell’importanza che Mendrisio attribuisce alla qualità della vita e alla qualità residenziale e richiamando i contenuti del Piano degli indirizzi della Città di Mendrisio, chiediamo al Municipio:

1. Esiste un piano del verde urbano nel comune di Mendrisio? Se sì è stato aggiornato in base alle nuove esigenze della città? Se no, il Municipio non ritiene utile dotarsi di uno strumento così importante?
2. Quale contributo intende dare il Comune alla sostenibilità e alla biodiversità nelle sue politiche ambientali e pianificatorie?
3. Ritiene importante rivalutare il verde urbano?
4. Se sì, in che modo e con quali progetti concreti intende muoversi sul piano realizzativo?
5. Il comune intende contattare i responsabili dell’Alleanza Territorio e Biodiversità per una consulenza e/o prendere contatto con Lugano per informarsi sull’esperienza in corso?
6. Nel caso in cui il Municipio volesse profilarsi in maniera qualificata per il verde urbano, per il bene della popolazione e coerentemente con il Piano degli indirizzi, ha già identificato aree e zone d’intervento in tutti i quartieri?
7. Nell’ambito della recentissima conferenza Urban Age/Shaping Cities a Venezia, si è parlato di come rendere le città più sostenibili, tolleranti, resilienti rispetto alle emergenze ambientali e alle sfide demografiche, considerando anche il recupero delle periferie e del verde urbano. Il comune intende inserire nel futuro Piano direttore un piano del verde urbano in vista del futuro sviluppo sostenibile della città?

Françoise Gehring (Insieme a Sinistra), Francesca Luisoni (PPD), Grazia Bianchi (Insieme a Sinistra) e Manuela Casagrande (PLR)


Giubiasco: un pasticcio annunciato!

Alessandro Lucchini, consigliere comunale Giubiasco

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Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso inoltrato da Chiesi, Dell’Ambrogio e Pestoni-Pedraita riguardante il mancato prelevamento della Tassa base dei rifiuti nel Comune di Giubiasco. Il Governo riconosce che il Municipio è venuto meno ai suoi obblighi legati alla raccolta di questo emolumento, annullando così i Conti Consuntivi 2014 e comportando il prelevamento retroattivo della tassa.

Si tratta di un pasticcio annunciato, risultato di una gestione lacunosa di questo importante comparto della vita pubblica giubiaschese, la quale è stata da anni criticata dal sottoscritto Consigliere Comunale durante la discussione dei passati Conti Preventivi e Consuntivi. Critiche che non sono però purtroppo bastate per aprire un dibattito all’interno delle istituzioni comunali, nonostante a più riprese io abbia proposto invano di istituire una Commissione Speciale per analizzare la situazione dei rifiuti a Giubiasco.

A Giubiasco le disposizioni federali in materia di gestione dei rifiuti non sono onorate da anni, con il risultato di creare deficit importanti nel settore della nettezza urbana e sfavorire un approccio più consapevole al riciclaggio da parte di popolazione e aziende.

La risposta del Sindaco Bersani alle mie critiche è sempre stata molto banale: “il Municipio non ha mai fatto mistero che effettivamente sussiste un problema, ma in questo Cantone c’è anche chi sta molto peggio di noi che magari non ha voluto l’impianto di termovalorizzazione […] come per esempio la Città di Lugano” (Bersani, Verbale del CC del 14.12.2015). Quindi, per Bersani, siccome la Città di Lugano è messa peggio di Giubiasco, si può giustificare anni d’illegalità grazie al fatto che Giubiasco si è accollata (sciaguratamente, aggiungo io) l’onere dell’Inceneritore.

Secondo il comunicato del Municipio di pochi giorni fa, la scelta di non prelevare la Tassa base era giustificata dal fatto che in questo modo si sarebbe sgravata la popolazione ospitante l’Inceneritore. Non è vero. Buona parte dei costi di gestione dei rifiuti negli anni scorsi è stata coperta con le imposte comunali, ledendo così la Legge organica comunale (art. 151) che rifiuta l’utilizzo delle imposte per oneri fissi, come la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.

Per il 2015 e il 2016 Giubiasco preleverà una Tassa base di 60 franchi per economie domestiche e aziende. Nonostante sia un primo passo rispetto al passato, essa non risolverà il problema della gestione dei rifiuti: anche con il suo prelievo siamo lontani dalla media cantonale di copertura dei costi di smaltimento. Inoltre, non differenziando l’importo tra famiglie e aziende come avviene in altri Comuni e come auspicato dall’Ufficio federale dell’ambiente, essa si presenta come una tassa anti-sociale e poco utile.

Alessandro Lucchini, consigliere comunale Giubiasco per il Partito Comunista (Area Socialista)


Mercato a Lugano, come migliorare

di Giovanni Albertini, consigliere comunale PPD Lugano

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1) Migliorare la qualità, fornendo condizioni idonee a livello logistico (materiale, gazebo, ecc), modificare e migliorare determinate direttive, facilitando chi vuole fare mercato a Lugano.
2) Unire il mercato alimentare e quello generico in un unico mercato ubicato in Piazza Riforma. Oppure mantenere il mercato Generico nell’attuale zona, ma spostare quello alimentare in Piazza Riforma.
3) Estendere gli orari di chiusura e per quel che concerne il mercato alimentare spostare la giornata di venerdì a sabato o domenica soprattutto per dare la possibilità anche a chi lavora durante l’arco di tutta la settimana di poter frequentare il mercato alimentare nel fine settimana.
4) Integrare i Food Truck che promuovono una cucina nostrana per dare valore aggiunto al mercato e allo stesso tempo ampliare l’offerta.
5) Realizzare un mercato festivo durante tutte le festività
6) Chiusura domenicale del lungolago (Lac-Parco Ciani) con mercato mattutino

Queste sono alcune proposte interessanti per dare valore aggiunto al mercato di Lugano. Nelle prossime settimane verranno discusse altre proposte che saranno poi presentate all’associazione mercato di Lugano per promuovere una discussione costruttiva. Le proposte definitive verranno poi presentate sottoforma di mozione al Municipio di Lugano.

Giovanni Albertini, consigliere comunale PPD Lugano


Economia verde, economia nuova

di Usman Baig

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L’amministrazione federale, nel rapporto in adempimento del postulato Bourgeois del 2010 su ”Economia verde – Ruolo dello stato in relazione a un utilizzo efficiente delle basi naturali della vita”, conclude che la politica dell’economia verde ha come obiettivi l’utilizzo efficiente e il consumo ecosostenibile delle risorse, in modo da garantire anche a lungo termine l’attività economica e da conseguire uno sviluppo del benessere quanto più positivo possibile. Lo Stato dovrebbe definire un quadro di non discriminazione equamente vantaggioso per tutti i settori e intervenire a fini regolatori in presenza di un fallimento del mercato, per ragioni di efficienza. Il motivo di questa limitazione è che di norma i mercati ripartiscono le risorse in maniera più efficiente rispetto agli uffici statali. Gli interventi statali apportano a breve termine scarsi vantaggi alla piazza economica e scarsi incentivi alla crescita. Tuttavia il bilancio è migliore in un’ottica a lungo termine e se si includono i costi esterni negativi evitati. Per questo motivo una politica dell’economia verde dev’essere impostata su un orizzonte a lungo termine. Proprio per soddisfare questa esigenza, fra pochi mesi saremo chiamati a votare sull’iniziativa popolare federale “Per un’economia sostenibile ed efficiente in materia di gestione delle risorse (economia verde)”. L’iniziativa chiede alla Confederazione, ai Cantoni e ai Comuni un maggior impegno a favore di un’economia sostenibile ed efficiente in materia di gestione delle risorse. L’iniziativa chiede: di fissare gli obiettivi specifici per promuovere la ricerca, l’innovazione e la commercializzazione di beni e servizi, nonché le sinergie fra attività economiche; di emanare prescrizioni sui processi di produzione, sui prodotti e sui rifiuti, nonché sugli acquisti pubblici; di adottare misure di natura fiscale; in particolare può istituire incentivi fiscali positivi e prelevare sul consumo delle risorse naturali un’imposta di incentivazione a destinazione vincolata o senza incidenza sul bilancio.

L’attuale sviluppo dell’economia verde è guidato da obiettivi di domanda, ma quel che manca – oltre a un sistema di incentivazione ben congegnato – sono le politiche di offerta, le politiche industriali innovative che dovrebbero dare sostanza alle opportunità industriali. Senza alcun orientamento strategico a lungo termine a tutti i livelli istituzionali si rischia di impostare le scelte come atto burocratico dovuto e non come opportunità per le nostre imprese di concentrare le capacità e di trovare le economie di scala necessarie per soddisfare il mercato interno e per esportare il know-how all’estero.

È sul piano nazionale che si giocano le opportunità di sviluppo del prossimo decennio. Le risorse che le istituzioni possono mettere a disposizione dovrebbero essere utilizzate per sostenere la ricerca e lo sviluppo, realizzare progetti pilota, sviluppare le società che offrono prodotti e servizi sostenibili avanzati e che possono svolgere il ruolo di interfaccia fra società e offerta industriale sostenibile, aiutando le imprese a far conoscere e valorizzare le loro soluzioni.

L’iniziativa proposta da i Verdi va proprio in questa direzione e fornisce strumenti giusti per gettare le basi per un’economia nuova, moderna ed orientata al futuro. Per il benessere di tutti, noi e la nostra terra.

Usman Baig


Clinica St.Anna e controlli da parte dell’autorità cantonale (DSS)

di Matteo Pronzini, MPS

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Le prese di posizioni del direttore sanitario della clinica St. Anna in relazione alla mia interrogazione dello scorso 30 giugno (Clinica St. Anna: sostituzione di medici assistenti in sala operatoria), così come il lavoro di inchiesta giornalistica del domenicale Il Caffè, offrono lo spunto per qualche ulteriore riflessione sulla qualità delle cure presso la Clinica St. Anna e, più in generale, sull’adempimento dei compiti di controllo da parte dell’autorità cantonale.

1. Un numero insufficiente di medici assistenti

Dopo l’acquisto da parte del gruppo immobiliare – sanitario Genolier della Clinica St. Anna il numero dei medici assistenti attivi è stato dimezzato. Da 9 medici assistenti si è passati, ad inizio 2014, a 4,5 unità. Non è escluso che nel 2015-2016 il loro numero sia ancora stato ridotto (vedi risparmi programmati per il blocco operatorio). Il gruppo Genolier non ha tuttavia proceduto unicamente a dimezzare il numero di medici assistenti, ma ha ridotto loro lo stipendio e peggiorato le condizioni di lavoro, arrivando a superare i limiti fissati dalla Legge sul Lavoro (LL).

La Clinica St. Anna dispone di 80 posti letto e vi si effettuano circa 4’000 interventi chirurgici e 840 parti all’anno: questo disponendo di 4,5 medici assistenti. Le specialità principali sono: ginecologia e ostetricia, neonatologia, oncologia e senologia, medicina interna, medicina preventiva, chirurgia viscerale, proctologia, chirurgia minimamente invasiva, chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, flebologia, chirurgia ORL, chirurgia della mano, chirurgia neurospinale, traumatologia sportiva.

Al confronto, gli Ospedali EOC di Acquarossa e Faido per 50 posti letti, dedicati esclusivamente alla medicina, geriatria e riabilitazione, hanno ognuno a disposizione 5 medici assistenti. Secondo quanto affermato in Gran Consiglio lo scorso 15 dicembre 2015 dal presidente dell’Ordine dei medici, dottor Franco Denti, alfine di rispettare la Legge sul Lavoro in questi 2 ospedali dell’EOC sarebbero necessari 7 medici (per singolo istituto).

Si può quindi arrivare alla conclusione che 4,5 medici assistenti alla Clinica St. Anna non possono materialmente, anche infrangendo la Legge sul Lavoro, garantire una copertura delle cure nei reparti e nelle sale operatorie. Ci azzardiamo ad indicare in 12-14 il numero di medici assistenti necessari per garantire delle cure di qualità presso la Clinica.

Il medico cantonale Dottor Merlani sul Caffè dello scorso 3 luglio ha affermato che nel corso dell’ispezione svolta presso la Clinica nel febbraio 2014 si è potuto prendere conoscenza di un piano di rotazione aggiornato di medici assistenti assegnati al blocco operatorio e all’anestesia. Tale affermazione sarà oggetto di alcune delle domande di questa interrogazione: per il momento ci limitiamo ad osservare che il Dipartimento della sanità e della socialità, per il tramite dell’Ufficio della sanità, è mensilmente informato sul numero di assistenti presenti nelle singole strutture ospedaliere cantonali. Citiamo a questo proposito una frase contenuta nel Formulario B ( istanza d’assunzione per medici in strutture sanitarie) del 24.07.2014 dal quale si evince: “gli ospedali e le cliniche saranno tenuti a notificare mensilmente, mediante i moduli allegati e scaricabili dal sito dell’Ufficio di sanità, le mutazioni (dei medici assistenti) a livello di reparto e sede o cessazioni di attività.”

Dunque il dottor Merlani avrebbe dovuto essere al corrente, nel febbraio 2014, che presso la Clinica St. Anna i medici assistenti erano pari a 4,5 unità, un numero insufficiente per garantire le cure nei reparti e in sala operatoria.

2. Personale infermieristico non formato per le sale operatorie

Dall’inchiesta svolta dal domenicale Il Caffè appare evidente che il personale infermieristico, che dal 2014 ha sostituito i medici assistenti in sala operatoria, non aveva le competenze per svolgere queste sostituzioni. Il personale infermieristico non era stato formato per questo delicato compito. Sembra, addirittura, che la direzione della Clinica avesse informato il personale sul fatto che non vi fosse nemmeno la necessità di avere una formazione specifica. Leggendo quanto riportato dal Caffè sembrerebbe inoltre di capire che, anche soggettivamente, il personale infermieristico non si sentiva competente a sostituire i medici assistenti.

Presso la Clinica St.Anna sono pure presenti 4.5 infermieri strumentisti. Sembrerebbe che la stragrande maggioranza di essi non abbia svolto la relativa formazione specifica, limitandosi a possedere una formazione di base nell’ambito infermieristico.

Riassumendo: nelle sale operatorie del St.Anna il personale presente consiste in:
•70 medici accreditati ( 40 saltuariamente, 30 regolarmente)
•Infermieri generici che hanno sostituito, parzialmente o in buona parte i medici aggiunti
•Infermieri strumentisti senza una formazione specifica
•Medici anestesisti esterni alla Clinica St.Anna ( assunti dalla società Hospita)

3. Qualità delle cure ospedaliere / leggi

La qualità delle cure è al centro di tutto il castello legislativo in ambito sanitario ed ospedaliero.

La LAMal, all’articolo 39, definisce quale premessa per la concessione agli istituti dell’autorizzazione ad operare, una sufficiente assistenza medica ed il necessario personale specializzato. La relativa Ordinanza indica, tra gli altri, quali elemento centrale per poter ricevere mandati ospedalieri la qualità delle prestazioni fornite. La LCAMal (art. 63d) riprende tale assunto per definire i criteri di pianificazione: qualità delle prestazioni, disponibilità e capacità dell’istituto ad adempiere al mandato, la prova della qualità necessaria.

L’ articolo 66r indica le sanzioni in caso di violazione del contratto e dunque dei criteri di qualità: dall’ammonimento alla revoca del mandato con esclusione temporanea o definitiva dall’elenco ospedaliero.

Competente per l’applicazione della LCAMal è il Consiglio di Stato. Sua è pure la competenza per l’applicazione della Legge sanitaria così come l’emanazione dei regolamenti di applicazione della legge. Al Dipartimento (DSS) è demandata l’esecuzione della stessa.

Salvo errore, il Consiglio di Stato non ha emanato nessun regolamento che disciplina i criteri di qualità nel settore ospedaliero. Questo ci pare assai strano, considerato che per ambiti sicuramente meno importanti, come ad esempio la chirurgia ambulatoriale degli studi medici, esiste è un apposito regolamento sulla qualità delle cure.

Risulta pertanto difficile capire sulla base di quali elementi e regolamenti il Servizio di vigilanza e qualità del Cantone ed il Medico cantonale dottor Merlani abbiano svolto l’ispezione tra il 12 e il 14 febbraio presso la Clinica St. Anna, compreso il blocco operatorio e l’anestesia. L’ispezione avrebbe pure confermato l’esistenza delle necessarie premesse di sicurezza, tutte rispettate. La direttrice della Clinica rincara la dose affermando che “ i costanti controlli e analisi effettuati dall’autorità cantonale hanno sempre validato la conformità dei processi gestionali e delle procedure. I costi inferiori pratica dal settore privato, con l’applicazione e la costante verifica di tutte le procedure gestionali, hanno una chiara influenza nella riduzione dei costi della sanità pubblica e dei premi delle casse malati.”

4. Rispetto delle Legge sul Lavoro (LL) nell’ambito ospedaliero

Da tempo l’Associazione svizzera dei medici assistenti e capo-clinica denunciano condizioni di lavoro illegali nel settore. Oltre il 70% di tutti i medici assistenti e capo-clinica sarebbero obbligati ad infrangere la LL. Ciò significa in primo luogo un orario di lavoro superiore alle 50 ore settimanali. È evidente che questa situazione, come segnalato dell’Associazione, ha anche delle conseguenze sulla qualità delle cure.

Come indicato al punto 1 la tematica è stata anche oggetto di discussione durante i dibattiti sulla pianificazione ospedaliera. Il dottor Franco Denti, presidente dell’ordine dei medici, ha dichiarato in modo chiaro e preciso che “oggi ad Acquarossa e più ancora a Faido i medici assistenti non rispettano la legge sul lavoro, perché sono in numero insufficiente. Se l’EOC volesse rispettare la legge sul lavoro dovrebbe aumentare il numero dei medici assistenti. Bisogna essere chiari, perché non credo che il Parlamento debba adottare norme che vanno a cozzare con la legge sul lavoro.”

Il sottoscritto, seduta stante, invitò il Direttore del DFE, Christian Vitta, a voler intervenire: “Denti, rivolgendosi ai sindacalisti in aula, ha dichiarato che la legge sul lavoro deve essere rispettata. In aula certo sono presenti sindacalisti, ma c’è anche il Direttore del DFE, Dipartimento che è responsabile dell’applicazione della legge sul lavoro…Siccome sembra che a Faido e ad Acquarossa siano state commesse infrazioni, invito Christian Vitta a farsi spiegare da Franco Denti qual è il problema.”

Questa tematica è pure contenuta in una mozione presentata lo scorso 25 gennaio 2016 da Simone Ghisla e confirmatari in merito all’assegnazione del mandato di geriatria ad Acquarossa: “I professionisti della salute sottostanno, di principio al pari di tutte le figure professionali dipendenti sul territorio elvetico, alla legge federale sul lavoro che prevede specifiche condizioni lavorative e che nello specifico di Acquarossa per il corpo medico non possono venire ossequiate. Le unità di impiego così come calcolate non rispondono alle esigenze della legislazione vigente e della struttura. Non è infatti possibile, sottostando a un massimo di 50 ore settimanali per il corpo medico, far funzionare una struttura con 40 letti complessivi (10 somatico-acuti e 30 acuti di minor intensità). La gestione di una struttura simile necessiterebbe di ulteriori figure professionali inserite in una turnistica regolare. L’adeguamento del numero di medici assistenti sarebbe inoltre facilitato nel caso in cui la presente mozione dovesse venire accolta per evidenti criteri di efficienza. Infatti un numero maggiore di letti consente in questo caso una turnistica decisamente più efficace e una gestione più razionale delle risorse umane.”

Come già indicato dal 2014 la Clinica St. Anna ha peggiorato i contratti di lavoro con i medici assistenti causando una permanente infrazione della LL: orario di lavoro oltre i massimi, mancata compensazione del supplemento notturno, giorni di riposo, ecc.

È evidente che il dimezzamento dei medici assistenti ed il peggioramento delle loro condizioni di lavoro hanno avuto sicuramente un’influenza sulla qualità delle cure.

5 Base di calcolo DRG e Tarmed

Nella mia precedente interrogazione avevo chiesto alcune informazioni in merito alla fatturazione nell’ambito stazionario. Più in particolare chiedevo se la Clinica St. Anna utilizzava per la determinazione della propria tariffa DRG il corrispettivo dei costi relativi a medici assistenti o personale infermieristico. E’ interessante e utile sapere come la Clinica St. Anna proceda nella fatturazione in ambito ambulatoriale quando ad assistere il chirurgo non vi è un medico assistente ma del personale infermieristico.

Sulla base di queste considerazioni chiedo al CdS:

1. La presenza insufficiente di medici assistenti, così come la presenza in sala operatoria di personale non adeguatamente formato ed esterno alla struttura, pregiudica la qualità delle cure alla Clinica St. Anna?

2. Quanti sono attualmente i medici assistenti presenti alla Clinica St. Anna e presso la clinica Ars medica?

3. Gli infermieri strumentisti presenti alla Clinica St.Anna hanno seguito la specifica formazione e conseguito il relativo diploma?

4. In cosa e quanto consiste l’importante cifra di risparmio per il blocco operatorio ( diversa gestione del blocco operatorio) preannunciato per il 2016 da parte della Clinica S.Anna?

5. Il DSS, ed il medico cantonale Dottor Merlani, in occasione dell’ispezione del febbraio 2014 erano a conoscenza che presso la Clinica vi erano unicamente 4,5 unità di medici assistenti?

6. Quanti erano i medici assistenti indicati nel piano piano di rotazione aggiornato di medici assistenti assegnati al blocco operatorio e all’anestesia?

7. Quanti sono i medici assistenti presenti contemporaneamente nei reparti della Clinica St.Anna?

8. Il DSS, dal momento in cui è venuto a conoscenze delle lacune di qualità presso la Clinica St. Anna (vedi incidente medico del luglio 2014) non ha ritenuto necessario procedere ad una nuova ispezione? In caso negativo, quali sono state le ragioni alla base della decisione di non svolgere una nuova ispezione?

9. Il DSS sa se anche presso la seconda clinica del Gruppo Genolier, Ars Medica di Gravesano, vi sia la stessa filosofia (sostituzione di medici assistenti con infermieri, riduzione del personale medico, ecc.).

10. Il DSS sa se presso la seconda clinica del Gruppo Genolier, Ars Medica di Gravesano gli intermieri strumentisti sono in possesso del relativo diploma?

11. Corrisponde al vero che presso le due cliniche Genolier non viene formato personale medico? Se sì, per quale ragione?

12. Il DSS non ritiene opportuno appurare se non vi siano gli estremi per procedere a delle sanzioni in base all’articolo 66r LCAMal?

13. Quali sono gli strumenti che il DSS utilizza nelle sue ispezione presso gli istituti ospedalieri? Vi sono dei regolamenti che definiscono e quantificano i criteri di qualità?

14. Come avvengono queste ispezioni? Sono preannunciate e se si con quale preavviso? Cosa viene controllato? Durante le ispezioni il personale sanitario (medico ed infermieristico) viene intervistato? Come si procede al termine dell’ispezione?

15. Dal 2010 quante sono state le ispezioni annuali eseguite dal DSS negli istituti ospedalieri?

16. Quali e quante infrazioni sono state riscontrate? Quante sono state le contestazioni e le eventuali infrazioni? Che esito vi è stato di queste contestazioni?

17. Nelle cliniche del gruppo Genolier il rapporto nro di letti / nro di infermieri e personale medico è uguale agli altri ospedali dell’EOC e privati? Se no quali sono le differenze?

18. Mensilmente l’Ufficio di sanità viene aggiornato sul numero di medici assistenti presenti negli istituti ospedalieri (arrivi e partenze). Che uso viene fatto di questo materiale statistico?

19. Dopo la denuncia del dottor Denti (e Ghisla) dello scorso dicembre 2015 il Consiglio di Stato si è attivato per verificare il rispetto delle disposizioni della Legge sul Lavoro presso gli Ospedali EOC di Faido ed Acquarossa?

20. Corrisponde al vero che dal 1° gennaio 2017 ad Acquarossa e Faido i medici assistenti saranno ridotti da 5 a 3? Se sì, per quale ragione? Questo avrà delle conseguenze sulla qualità delle cure?

21. L’ispettorato del lavoro, dal 2010 ad oggi, quanti controlli ha svolto annualmente presso gli istituti ospedalieri pubblici e privati? Quante e quali infrazioni ha riscontrato? Che sanzioni sono state adottate?

22. Le ispezioni del DSS sono concordate con l’ispettorato del lavoro? Vi sono collaborazione e sinergie tra i due uffici?

23. Per un’operazione in ambito ambulatoriale, quando ad assistere il medico chirurgo non vi è un medico assistente ma solo personale infermieristico ciò viene comunicato da parte della Clinica St.Anna alle Casse Malati? Se sì, la fattura viene adeguata ai costi del personale infermieristico (inferiore a quello dei medici assistenti)?

Matteo Pronzini, MPS


Quanti sono i permessi B in assistenza? Quanto costano al contribuente ticinese?

di Boris Bignasca (cofirmatiario Massimiliano Robbiani)

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Sempre più persone straniere risiedono in Ticino grazie al permesso B. Il loro numero ha superato ampiamente quota 30’000 unità e la tendenza è al rialzo.
Ricordiamo che il permesso B viene rilasciato alla persona – spesso di nazionalità di un Paese UE/AELS – che intende stabilirsi in Svizzera per esercitare un’attività lucrativa (dipendente o indipendente) o per soggiornare senza esercitare un’attività lucrativa (redditiero, pensionato, ecc.).
È dunque evidente che la persona con il permesso B dovrebbe mantenersi autonomamente senza gravare sullo Stato sociale federale e cantonale.
Tuttavia l’esplosione delle richieste e degli abusi da parte dei permessi B sta gravando pesantemente sulle casse pubbliche ticinesi, che già vivono un momento di difficoltà.
Dopo questa breve premessa chiediamo al Consiglio di Stato alcune informazioni, e precisamente:

• Quante persone con il permesso B ricevono prestazioni sociali (es. LAPS)? Di che tipo? Quanti ricevono riduzione dei premi cassa malati? Quanti ricevono assegni integrativi? Quanti ricevono assegni AFI e API? (tendenza degli ultimi 5 anni)
• Quante persone con il permesso B ricevono prestazioni assistenziali?
• Quanto è stato versato in prestazioni sociali ai detentori del permesso B negli ultimi 5 anni? (specificare anno per anno)
• Quanto è stato versato di assistenza sociale ai detentori del permesso B negli ultimi 5 anni? (specificare anno per anno)

Boris Bignasca
Cofirmatiario Massimiliano Robbiani