Categoria: Tribuna libera

Quali misure transitorie in attesa della galleria per evitare il collasso del Piano di Magadino?

di Nicola Pini (PLR) e Fiorenzo Dadò (PPD)

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Il Gran Consiglio ha recentemente approvato l’anticipo del credito per allestire il piano generale del collegamento A2-A13 ai sensi della Legge sulle strade nazionali, creando dunque delle premesse favorevoli alla realizzazione dell’opera da parte della Confederazione se e quando ne sarà decretata la competenza nazionale con il nuovo Decreto sulla rete delle strade nazionali,
attualmente al vaglio delle Camere federali. Con questa decisione il parlamento cantonale ha riaffermato una volta di più l’importanza e l’urgenza del collegamento veloce Locarno-Bellinzona, come anche la generale volontà politica di realizzarlo, visto il continuo acuirsi dei disagi della
mobilità verso il Locarnese, con un Piano sempre più vicino al collasso e un sistema viario fragile e sensibile.

L’iter federale per ottenere il finanziamento di Berna sta facendo il suo corso – ricordiamo in questo senso anche la nostra iniziativa cantonale “Per una rete di strade nazionali capillare e completa” approvata a larghissima maggioranza dal Gran Consiglio – lasciando però presagire non solo ancora un notevole grado d’incertezza, ma soprattutto lunghi tempi di attesa. Al di là della soluzione a lungo termine, da noi e dal Gran Consiglio sostenuta con convinzione, occorre dunque agire anche sul breve termine, implementando delle misure che permettano di migliorare la viabilità sul Piano e il collegamento del Locarnese al resto del Cantone, come anche diridurre igiorni di congestione annuale del traffico.

Nell’ottobre del 2015, contestualmente alla presentazione del messaggio riguardante l’anticipo del credito di cui sopra, il Dipartimento del Territorio ha annunciato di voler implementare in tempi brevi – sulla base di uno studio preliminare che presentava una decina di opzioni di interventi di
miglioria – alcune misure transitorie, segnatamente una corsia multufinzionale centrale lungo il segmento Contone-Cadenazzo per la gestione dei flussi secanti e la posa di semafori di gestione/filtro agli innesti secondari delle rotonde di Quartino Luserte. Misure, queste, che non sono apparse idonee o che hanno trovato l’opposizione di alcuni Comuni e che dunque non sono
ancora state realizzate. Si è inoltre annunciato l’approfondimento, in un apposito gruppo di lavoro composto da Cantone, Comuni interessati e Commissioni intercomunali dei trasporti del Locarnese e del Bellinzonese, di potenziali altre misure, in particolare l’eventuale realizzazione di un tratto a 4 corsie tra Cadenazzo e Quartino.

Date queste premesse i sottoscritti deputati – convinti dell’importanza di attuare delle misure urgenti in attesa del collegamento veloce A2-A13 – formulano al lodevole Consiglio di Stato le seguenti domande.

– Visti i tempi lunghi di progettazione del collegamento veloce A2-A13, il Consiglio di Stato intende ancora adoperarsi per evitare che il Piano collassi nei prossimi anni?

– Quali sono gli esiti degli approfondimenti annunciati lo scorso mese di ottobre?

– Quali sono le altre ipotesi d’interventi di miglioria identificate dagli esperti di mobilità?

– Quali sono i loro costi, le tempistiche, gli effetti sul traffico e i rapporti costi/benefici?

– Intende il Consiglio di Stato condividere con gli enti interessati – in particolare Comuni e

Commissioni intercomunali dei trasporti – tutte le ipotesi sul tavolo con l’intento di giungere intempi brevi a delle soluzioni condivise ed efficaci?

Nicola Pini (PLR) e Fiorenzo Dadò (PPD)


Non solo Rocco sa pedalare

Annamaria Mordasini, candidata PS lista Altra Cadenazzo

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Virginia Raggi mi piace. È una donna, milita in un movimento di rompiscatole e parla chiaro. È candidata per il movimento 5 stelle a sindaco di Roma. Lei ha detto una frase che mi è piaciuta e mi è rimasta impressa. “A Roma si pedala, alla poltrona preferiamo il sellino”.

Io non vado a Roma, anche se ci sono stata recentemente con mia figlia: meravigliosa città, viva e palpitante.

Bella la frase della Raggi: pulita, precisa e chiara. Mi piace perché in fondo è quello che ho sempre fatto, ed è quello che fanno tutti i giorni tante persone che conosco. Pedalare senza mai appoggiare il sedere su una poltrona. Perché mica sempre puoi scegliere. Se in famiglia bisogna lavorare in due pedali e basta, e si allevano anche i figli e se si riesce, ci si impegna per la propria collettività. Perché in paesi piccoli come il nostro, ignorare quello che succede è difficile e se ci tieni non puoi restare fuori da quelli che sono in fin dei conti il suo cuore e il suo cervello. Municipio e Consiglio Comunale sono cervello e cuore di un comune. Non sempre funzionano come vorremmo, ma non possiamo farne a meno. Possiamo però cercare di farli funzionare al meglio, lo sappiamo: sport, alimentazione sana, il giusto sonno e il corpo prima o poi ricambierà grato.

Non propongo al mio comune una dieta, ci mancherebbe, già ne faccio continuamente io, e poi le diete non servono, bisogna piacersi come si è. Il nostro non è il comune più bello del mondo, ma ha delle opportunità, che bisogna saper cogliere.

Nessuna dieta, perciò. Chiedo invece al mio comune di pedalare insieme, con forza, perseguendo gli stessi obiettivi. Dovremo affrontare molte salite, percorsi difficili, ma il nostro gruppo è forte, deciso e galvanizzato al punto giusto. Ed insieme a voi che potremo arrivare fino alla meta.

Annamaria Mordasini, candidata per il Partito Socialista nella lista civica dell’Altra Cadenazzo


Il Parco del Locarnese, una grande opportunità

di Kevin Pidò, Candidato di MontagnaViva al Municipio e CC di Locarno

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Come candidato di Montagna Viva, sostengo Il progetto Parco Nazionale del Locarnese, vista la sua importanza storica e turistica.

Il Parco si trova nel “selvaggio sud” della Svizzera, laddove la placca africana si scontra con quella europea. È una regione caratterizzata da estremi: terreno frastagliato con gole profonde, fiumi impetuosi e coperto da una fittissima foresta che ricorda una foresta.

In passato la regione era densamente popolata, ma su terreni impervi come questi l’agricoltura bastava tutt’al più per la sussistenza e la fame era sempre in agguato.
A crescere veramente bene sulle pendici sassose, erano solo i castagni, i cui frutti rappresentavano per molti l’alimento principale. In altitudine, dove il castagno non cresce più, si coltivava invece la segale e, a partire dall’inizio dell’ottocento, anche la patata. L’unica industria di rilievo della regione fu quella della paglia. Infatti fra il 16° e il 19° secolo gli eleganti cappelli di paglia intrecciati dalle donne di questa valle fecero furore fra le signore benestanti delle grandi città europee e la fortuna di abili commercianti i cui grandi
palazzi si possono ammirare ancora oggi nella valle.

Di fatto già dalla fine del 16o era sovrappopolata e molte famiglie povere delle Centovalli si vedevano costrette a mandare i loro bambini nelle grandi città della vicina Italia dove lavoravano come spazzacamini. Altri giovani della regione partivano ala volta dell’Italia, della Francia, della Germania e delle Fiandre per cercar fortuna come muratori, stuccatori, imbianchini o facchini. Nel 19o secolo le mete degli emigranti si spostarono oltre oceano, verso l’America del nord e verso l’Australia e nel corso del 20o secolo gran parte delle superfici coltivate furono definitivamente abbandonate e riconquistate poco a poco dalla natura. Le innumerevoli vestigia della rigogliosa cultura alpina d’un tempo sono oggi immerse in una densa foresta. Si tratta d’imponenti terrazzamenti, di migliaia di rustici e di decine di villaggi intatti, quasi tutti elencati nell’inventario federale degli insediamenti svizzeri meritevoli di protezione (ISOS).

Chi è alla ricerca d’avventura e di natura selvaggia li trova dunque per così dire davanti all’uscio di casa propria. Poche centinaia di metri sopra Ascona e Brissago comincia infatti la quasi impenetrabile foresta del Parco Nazionale del Locarnese.Il sentiero s’inerpica dalle rive del Lago Maggiore fin sulla vetta del Monte Ghiridone a quasi 2200 m s.l.m. Dall’altra parte del monte: una discesa mozzafiato nelle Centovalli fino alla gola della Melezza, una sorta di Gran Canyon in versione ridotta. Si prosegue poi su un’antica mulattiera in direzione della selvaggia valle Onsernone, definita dal settimanale tedesco „Der Spiegel“: „il più bel vicolo cieco della Svizzera”. Da non perdere poi due exclavi molto particolari del Parco Nazionale, ossia Linescio, con i suoi imponenti 25 km d terrazzamenti in muroa secco, che ricordano in un certo qual modo i molto più celebri terrazza mentinca di Macchu Picchu, e il villaggio in legno di Bosco Gurin, fondato nel 1244 da immigranti Walser di lingua tedesca provenienti da oltralpe.

Kevin Pidò, Candidato di MontagnaViva al Municipio e Consiglio Comunale di Locarno


La Svizzera è ancora una nazione di militanti e volontari?

di Dante M. Pollini, candidato PLR Municipio e Consiglio comunale Minusio

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Diversi studi evidenziano quanto il nostro paese sia sostenuto dalla milizia e dal volontariato, i campi d’azione spaziano dalla politica alle associazioni umanitarie e sportive. I principi di militanza e di volontariato presuppongono una spinta interiore che porti all’interessamento per una causa senza che questa comporti gratifiche personali che non siano puramente emotive, ma nel contempo l’operato realizzato crei valore aggiunto per uno o più gruppi sociali.

Lo stato odierno della milizia e del volontariato nel nostro Paese è in degradato, le associazioni sportive come anche quelle umanitarie fanno sempre più fatica a trovare persone disposte a mettere a disposizione il proprio tempo per sostenere delle cause e o delle attività. La politica non fa eccezione, i partiti vedono la costante erosione delle fila e hanno crescenti difficoltà a trovare persone che vogliano scendere in campo e mettersi al servizio della comunità, fattore questo in parte mitigato dal fenomeno delle liste civiche.

A livello di istituzioni come il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati si nota una tendenza verso la professionalizzazione dalla carica politica. Tale tendenza è sostenuta dall’aumento degli oneri a carico dei deputati, ma pure dalla crescente complessità della politica federale. Inoltre, l’incremento dei salari rende un seggio attrattivo anche per i politici più giovani.

A livello cantonale e comunale invece il concetto di milizia resta ancora l’unica formula praticabile. Sul piano cantonale, dove la carica politica è soprattutto esercitata in modo parallelo alla professione, tra una legislatura e l’atra si nota una fluttuazione importante dei candidati.
E’però soprattutto a livello comunale – ambito in cui la milizia è alla base della vita politica di un Comune – che si incontrano le maggiori difficoltà. Purtroppo, soprattutto a causa dei continui ribaltamenti di oneri applicati dalle istituzioni superiori, anche la politica comunale ha raggiunto un grado di complessità non indifferente. Il politico comunale è spesso chiamato a gestire incarti e a prendere decisioni che in taluni casi vanno ben oltre le proprie competenze professionali e personali. Ciò determina un conseguente maggior carico di lavoro per il completamento del processo decisionale. Anche a livello associativo l’impegno richiesto è diventato molto elevato, un dato di fatto che spesso spaventa e funge da deterrente verso l’assunzione dell’impegno pubblico e sociale.

Quale ulteriore causa della diminuzione della militanza e del volontariato – accanto al citato aumento della complessità e della mole di lavoro – possiamo però anche mettere il crescente individualismo che caratterizza la nostra società, senza dimenticare la globalizzazione dei livelli produttivi. Elementi questi che pure hanno contribuito al calo marcato dell’interesse per il lavoro di milizia e di volontariato.

Personalmente credo ancora nei valori della milizia e del volontariato. Invito pertanto tutti coloro che, in un modo o nell’altro, ritengono di poter dare un aiuto concreto al consolidamento di questi valori a volersi mettere in gioco, in modo da trasmettere le proprie esperienze, competenze e passioni anche alle generazioni future.

Dante M. Pollini, candidato PLR per il Municipio e il Consiglio comunale di Minusio


Non è il momento di cambiare!

di Alain Bühler, candidato Lega-UDC Lugano

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Queste elezioni rivestono una grande importanza per il futuro della nostra Città. Le basi gettate in quest’ultimo triennio rischiano di essere spazzate via da un cambio di maggioranza in Municipio, o meglio da un ritorno al “potere” della vecchia guardia. Non si tratta solo di un cambio di partito, ma di filosofia nella gestione amministrativa e progettuale della Città, da una parte chi predilige una conduzione oculata e scevra da sprechi delle finanze pubbliche e progetti concreti insieme ai privati con l’obiettivo di far ripartire a pieno regime il vettore trainante del Cantone, dall’altra chi preferisce indebitarsi per ricostituire una “Grandeur” falsata.

L’UDC si è sempre battuta affinché Lugano abbia delle finanze sane, quindi, pareggio dei conti, autofinanziamento positivo e debito pubblico moderato. Solo in questo modo, con solide fondamenta, si può pensare di costruire la Lugano del futuro. Perché una Lugano sana da questo punto di vista, permette di investire in grandi progetti, attirare nuove aziende, creare posti di lavoro, aumentare il gettito fiscale e non da ultimo offrire servizi di qualità ai Luganesi. È un circolo virtuoso in cui tutti possono vincere. Per questo motivo abbiamo deciso di appoggiare l’attuale maggioranza in Municipio, perché è l’unica che ci assicura la continuità su quanto fatto sinora.

A Lugano, però, non è solo il Municipio a doversi rimboccare le maniche, anche il Consiglio comunale avrà molto da fare e spesso non solo approverà quanto proposto dal Municipio ma introdurrà i correttivi che ritiene più appropriati. Ed è in questo consesso che c’è bisogno di una maggior rappresentanza dell’UDC. L’UDC è l’unico partito che rimane costantemente fedele ai propri ideali e lotta affinché essi si realizzino. Seppur abbiamo stretto un’alleanza strategica basata sugli intenti e le idee, non ci sottraiamo al dovere di criticare quando qualcosa non andrà nel verso giunto, ed è proprio questo che la nostra Lugano ha bisogno ora più che mai: una voce critica fuori del coro che sappia proporre anche delle alternative.

Il programma politico dell’UDC è con ogni probabilità il più conosciuto e chiaro tra tutti i partiti, e i luganesi sanno per cosa ci siamo battuti sinora e per cosa continueremo a lottare. Uno dei principali obiettivi e riportare la nostra Grande Lugano a crescere, permettendo quindi in futuro di riattivare quei servizi che sono stati tagliati in questi anni di “crisi”, soprattutto a scapito dei nostri figli, e di riportare il moltiplicatore comunale a un livello concorrenziale rispetto ai comuni del Luganese. Non oggi, non domani ma a medio-lungo termine i primi a dover beneficiare della crescita di Lugano dovranno essere, innanzitutto, i Luganesi.

A nome del mio partito e dei nostri alleati leghisti, invito la cittadinanza a voler sostenere con forza la lista numero 5 Lega-UDC per il Municipio e per il Consiglio comunale l’invito è di votare l’UDC, innanzitutto mettendo una crocetta sulla lista numero 11 e secondariamente sostenendo i nostri ventiquattro validi candidati.

Alain Bühler, candidato al Municipio Lega-UDC, candidato al Consiglio comunale UDC Lugano


Successione e donazione al passo con la realtà delle nuove famiglie

di Matteo Quadranti, granconsigliere PLR

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Esenzione d’imposta o riduzione significativa di coefficienti e aliquote per partner di fatto e figliastri

Nel suo rapporto del 25 marzo 2015 sulla modernizzazione del diritto della famiglia, il Consiglio federale ha rilevato che le norme vigenti del diritto della famiglia non sono sufficientemente adeguate all’attuale realtà sociale, familiare e demografica. Al giorno d’oggi esistono forme di partenariato e vita familiare molto diverse rispetto a quelle praticate 100 anni fa. Si pensi ad esempio all’istituto del “pacte civile de solidarité” che in Francia è scelto da molte coppie quale alternativa al matrimonio o altri modelli proposti dalla dottrina svizzera denominati “Opt-in” o “Opt-out” (cfr. Rapporto 25 marzo 2015, pag.26-27, del Consiglio federale). Anche per il diritto successorio, entrato in vigore nel 1912 e che da allora è stato modificato soltanto in singoli punti, vi è quindi una necessità di adeguamento.

Pertanto, il Consiglio federale intende ammodernare il diritto successorio, quale “prima costola” della più ampia modernizzazione del diritto di famiglia anche su altri punti. Ad inizio marzo 2016 il Consiglio federale ha avviato in tal merito una consultazione su modifiche del CC che durerà fino al 20 giugno 2016 (Avamprogetto e rapporto esplicativo della modifica del Codice civile (diritto successorio).

Il Governo federale propone, oltre ad alcune modifiche non di poco conto in caso di decesso pendente causa di divorzio, tra l’altro:

Riduzione della porzione legittima
Attualmente il disponente ha possibilità limitate di decidere il destino del suo patrimonio dopo il suo decesso. I figli, il coniuge e in alcuni casi i genitori hanno infatti diritto a una porzione legittima della successione, che il disponente non può lasciare ad altre persone nemmeno redigendo un testamento. Per aumentare la libertà di disporre, il Consiglio federale intende ridurre queste cosiddette porzioni legittime.

La base per il calcolo della porzione legittima rimane la quota ereditaria legale, cioè la parte del patrimonio a cui, in assenza di testamento, gli eredi hanno diritto per legge. Se il defunto lascia dei figli e un coniuge, metà del patrimonio va ai figli e metà al coniuge. In virtù delle nuove disposizioni sul diritto successorio la porzione legittima dei figli e del coniuge verrà ridotta rispettivamente da tre a due quarti e da due a un quarto. La porzione legittima dei genitori verrà eliminata del tutto.
Queste proposte permettono al disponente di disporre liberamente di una parte maggiore del suo patrimonio. In tal modo non si creano soltanto nuove opzioni interessanti per la successione delle imprese, ma si possono in particolare beneficiare in misura maggiore i conviventi di fatto o i figliastri che continuano a non godere di un diritto successorio legale.

Rafforzamento della protezione dei partner non coniugati
Il progetto prevede ulteriori miglioramenti per il convivente di fatto. Per proteggere il convivente superstite dai rigori finanziari, il Consiglio federale vuole introdurre una pretesa a un cosiddetto legato di mantenimento. Per esempio nei casi in cui il partner ha fornito ragguardevoli prestazioni nell’interesse del defunto, sotto forma di cure o di prestazioni finanziarie, deve poter beneficiare di una parte dell’eredità per il proprio mantenimento. Altrettanto deve valere per i figliastri e altri minori che vivono nell’economia domestica del defunto e avevano bisogno del suo sostegno finanziario. La parità di trattamento in materia successoria non è sufficiente per realizzare un’effettiva parità di trattamento tra matrimonio e partenariato di fatto. La revisione proposta dal Governo federale intende almeno accrescere le possibilità per l’ereditando di attribuire al partner di fatto superstite, con una disposizione a causa di morte, una parte della successione maggiore di quella che può attribuirgli oggi. Spetta all’ereditando decidere quale importanza dare al partenariato e in quale misura il partner di fatto debba partecipare alla successione.

Trattamento successorio dei figliastri
Il diritto successorio intende anche trattare in futuro le relazioni con i figliastri. Il loro numero è aumentato soprattutto in seguito all’aumento del numero dei divorzi negli ultimi anni. Fino a quando non vi è un’autentica adozione del figliastro, il CC non riconosce l’esistenza di un legame di diritto di famiglia tra il figliastro e il patrigno o la matrigna. Di conseguenza, in caso di decesso del patrigno o della matrigna, il figliastro non ha alcun diritto ereditario legale. In alcuni casi, questa situazione giuridica può avere risultati insoddisfacenti, per esempio nel caso in cui al figliastro, che è cresciuto a lungo con il figlio biologico dell’ereditando e ha di fatto un legame di intensità analoga con l’ereditando, non spetta alcuna quota ereditaria legale e quindi nemmeno una porzione legittima.
La relazione e la qualità della relazione tra figliastro ed ereditando è individuale e, a seconda dei casi, può prendere forme molto diverse. Dovrebbe essere decisiva anche in questo contesto la volontà dell’ereditando e dovrebbe così essergli permesso di far partecipare alla successione con una disposizione a causa di morte il figliastro che intende beneficiare per la sua prossimità personale. L’aumento della porzione disponibile proposto dall’avamprogetto facilita soluzioni di questo genere.

Precisazioni circa i risparmi LPP e privata (secondo pilastro e pilastro 3a)
Il Consiglio federale vuole inoltre precisare esplicitamente nel diritto successorio che i risparmi della previdenza professionale e privata (secondo pilastro e pilastro 3a) non entrano nella massa ereditaria e continuano a essere versati esclusivamente ai beneficiari della previdenza definiti dalla legge. Invece, gli importi pagati a un’assicurazione sulla vita devono entrare nella massa ereditaria. In questo caso, l’importo ricevuto dal beneficiario dell’assicurazione sulla vita del defunto va imputato sulla sua parte alla successione.

Le questioni fiscali in questo contesto
Le norme fiscali sono fonte di un’ulteriore disparità di trattamento tra matrimonio e partenariato di fatto.
Secondo il diritto vigente la competenza di prelevare un’imposta sulle successioni e sulle donazioni spetta ai Cantoni. Eccetto il Cantone di Svitto, tutti i Cantoni hanno fatto uso di questa competenza (il Cantone di Lucerna preleva un’imposta di successione, ma non un’imposta sulle donazioni). L’imposta sulle successioni prende di regola la forma di un’imposta a carico degli eredi, nel senso che il singolo erede è assoggettato all’imposta per la sua parte di eredità. Per quanto riguarda le donazioni, è il donatario a dovere l’imposta. Il coniuge superstite (in tutti i Cantoni), i discendenti (salvo nei Cantoni di Appenzello Interno, Neuchâtel e Vaud), i poteri pubblici e le organizzazioni di pubblica utilità sono esentati dall’imposta. Le normative cantonali divergono per quanto riguarda le franchigie, le aliquote fiscali e le speciali normative per le imprese.

Le liberalità fatte al coniuge nell’ambito del regime matrimoniale dei beni e in ambito successorio sono esenti da imposte in tutti i Cantoni, ma le liberalità successorie tra partner di fatto sono oggetto di un’importante imposta di successione nella maggior parte dei Cantoni. Negli ultimi anni molti Cantoni hanno ridotto le loro aliquote fiscali ma, come in passato, i partner di fatto rimangono seriamente svantaggiati sotto il profilo fiscale rispetto ai coniugi e infine, anche in condizioni equivalenti sotto ogni altro punto di vista, ottengono una parte della successione nettamente inferiore.
Ciò detto, se il diritto e la realtà non sono in sintonia, l’ordinamento giuridico non è più in grado di svolgere correttamente i propri compiti. Colmare questo divario e far confluire i citati sviluppi sociali nell’alveo del diritto sono pertanto esigenze centrali di ogni revisione.

Pertanto, sia che la proposta di riforma del diritto successorio posta in consultazione dal Consiglio federale venga accolta sia che venga respinta, resta il fatto che la realtà sociale, familiare e demografica descritta nei vari studi e rapporti confederati è mutata.
Si chiede quindi che il Cantone Ticino, avendo comunque la competenza in ambito fiscale per potar adeguare la propria LEGGE TRIBUTARIA, provveda alle modifiche necessarie e in particolare che:

l’art. 154 cpv. 1 lett. f) preveda l’esenzione fiscale anche per i partner di fatto e i figliastri designati dal testatore quali suoi eredi (legatari,…) al pari di quanto è previsto oggi per coniugi e figli superstiti,
e/o
in via però subordinata, l’art. 164 preveda coefficienti e aliquote nettamente più agevolate per queste due categorie di eredi.
Modificando tali norme, evidentemente e per le medesime ragioni di fondo andranno esentate, o ridotte, le imposte dovute da partner di fatto o figliastri in caso di donazioni tra vivi.

Matteo Quadranti, granconsigliere PLR


Stop alla violenza sui funzionari!

di Marco Romano, consigliere nazionale PPD TI

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Chi lavora con professionalità e impegno per la sicurezza e l’ordine pubblico merita massima stima e grande rispetto sia da parte delle istituzioni sia nell’opinione pubblica. L’attività quotidiana dei funzionari dello Stato, e in modo particolare della polizia – nei comuni, nei cantoni, nella confederazione, ma anche nella ferrovia e nel militare – cosi come delle guardie di confine è una premessa fondamentale per garantire alla popolazione sicurezza sia oggettiva sia soggettiva. Potrebbe sembrare paradossale: chi opera in questo settore necessita della necessaria sicurezza. Oggi non è sempre il caso. Le cifre parlano chiaro. Le denunce dal 2000 al 2015 sono cresciute del 400%. Il numero di aggressioni a funzionari dello Stato è elevato. Spesso e volentieri poliziotti e guardie di confine vengono vigliaccamente attaccati nell’ambito della propria attività. Atti ignobili che colpiscono il fisico e la psiche, destabilizzando le autorità preposte a garantire l’ordine pubblico.

Il fenomeno è noto e dibattuto. La politica ha il dovere di affrontare in maniera decisa questa pericolosa tendenza. Lo Stato deve essere attento alla sicurezza e all’incolumità dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici. Deve difendere con tutti gli strumenti a disposizione le forze dell’ordine. Non prevedere sanzioni efficaci, e di conseguenza deterrenti, equivale ad abbandonare a sé stesso chi si impegna per garantire l’ordine pubblico. Funzionari di polizia e guardie di confine che operano nella paura e nell’incertezza meritano sostegno e una risposta da parte delle Istituzioni. Occorre agire prendendo le misure necessarie sia per proteggere al meglio l’attività dei funzionari di polizia sia per sanzionare chi si macchia di atti ignobili verso di essi. L’odierno quadro legislativo è insoddisfacente: non genera un sufficiente effetto deterrente e non sanziona adeguatamente chi usa violenza contro la forza pubblica. Nel recente passato vi sono state numerose proposte di miglioramento e inasprimento del quadro normativo, finite purtroppo in nulla.

Negli scorsi giorni l’associazione ticinese «Amici delle Forze di Polizia Svizzere», in collaborazione con la Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia, ha lanciato una petizione online (www.art-285.ch) per inasprire le sanzioni dell’articolo 285 del Codice penale (Violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari).

Con questa petizione online si vogliono porre le basi per una nuova azione, finalmente decisiva. Questa raccolta di firme permetterà di sensibilizzare la popolazione alla tematica. L’obiettivo finale è ottenere una modifica del codice penale. Le sanzioni per chi minaccia o usa violenza contro i funzionari di polizia vanno rese più incisive. Il testo presentato è già elaborato e preciso. Nei prossimi mesi sarà fondamentale raccogliere migliaia di firme. In seguito porteremo la proposta sui banchi del Parlamento per il tramite di un’iniziativa parlamentare che intendo depositare in giugno o settembre. Seguendo questa strada si potranno ottenere le necessarie modifiche legislative in tempi ragionevoli.

Sono fiducioso. Mi piace pensare a un impegno trasversale della società civile per realizzare quanto da anni richiesto da chi opera per la nostra sicurezza. Firmate e fate firmare questa petizione. Ci darà maggiore forza in Parlamento a tutela delle forze dell’ordine.

Marco Romano, consigliere nazionale PPD TI


Lavoro e sviluppo al centro di tutto

Roberto Badaracco, candidato PLR al Municipio di Lugano

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A livello locale spesso ci si dimentica di una variabile fondamentale per le sorti di un Comune sul medio-lungo termine. La capacità del proprio tessuto socio-economico di generare indotto e ricadute, fiscali e non, sul territorio e di creare nuovi posti di lavoro ed insediamenti di persone fisiche e giuridiche. Vista l’attuale situazione finanziaria cittadina e la persistente crisi dell’occupazione, il lavoro nelle sue varie declinazioni diverrà il vero elemento centrale per il futuro della città.

Il lavoro è la principale delle preoccupazioni di ogni cittadino. Avere un’attività significa procurarsi il necessario per vivere in maniera dignitosa e realizzare così le proprie aspirazioni e la propria vita. Chi ha un impiego è autonomo ed indipendente, ed è in grado di fare da solo le sue scelte senza dipendere dagli altri e dover far capo ad aiuti statali ed assistenziali.
La creazione e la moltiplicazione dei posti di lavoro, garantendo le migliori condizioni quadro possibili affinché ciò possa realizzarsi, deve costituire l’obiettivo prioritario dell’odierna politica comunale. Questo traguardo passa innanzitutto attraverso il recupero di una piazza economico-industriale-finanziaria di riferimento ormai perduta.

Occorre assolutamente dar vita a nuove prospettive di mercato per incrementare più globalmente la nostra competitività territoriale. Attirare imprese ed attività ad alto valore aggiunto, tramite una fiscalità accettabile e sfruttando le importanti sinergie oggi esistenti con gli istituti di ricerca (USI, SUPSI, Centro di calcolo, Cardiocentro, ecc.). Creare poli specializzati in città, da quello tecnologico a medico, dalla ricerca alla scienza, dalla cultura al turismo. Settori innovativi, chiamati a solide prestazioni di punta, che cooperano con altri territori e si articolano su politiche regionali, nazionali e globali.

Le potenzialità di crescita dell’occupazione non possono venir disgiunte dal grado formativo e qualitativo del personale a disposizione. Meglio formato è ad ogni livello, e maggiori sono le possibilità di essere inserito con successo nel mercato del lavoro. Il settore pubblico può contribuire attivamente a queste dinamiche, con un’eccellente formazione appunto, ed attuando una mirata sburocratizzazione che possa incoraggiare e non ostacolare la libertà imprenditoriale.

Un energico calo della disoccupazione e dell’assistenza a Lugano, con il traguardo del pieno impiego, non rappresentano certo chimere irraggiungibili se sapremo innovare economicamente e con regolarità e creare benessere e ricchezza, producendo del vero valore aggiunto.

Roberto Badaracco, candidato PLR al Municipio di Lugano


Appello ai giovani

di Filippo Contarini

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Ragazze e ragazzi: vi piace l’idea della politica che si può attivare a comando. Come sui social media: indignados, occupy, politica che nasce sull’immediato. Pop-up politics, potremmo chiamarla così. Non molto diversa da un pop-up store che vende magliette inneggianti ai cupcakes, risposte immediate ai problemi immediati.

Care e cari giovani: ciaoooooo. La Svizzera vi piaccia o no è diversa. Là fuori le cose funzionano con continui ribaltoni, la maggioranza cambia costantemente. Da noi per favore evitate fantastici castelli di carta, con cui potremmo costruire geniali manuali di disfatte politiche. In Svizzera la politica sta alla base, sta ancorata alla vita comunitaria, a livello micro. I risultati si ottengono solo con il duro lavoro di tutti i giorni, non con una cosina ogni tanto.

Se poi pensi al sociale, devi sudare il doppio! Devi fare volontariato. Devi sporcarti le mani, entrare nei comitati, convincere che quell’investimento là va fatto, che quella scelta là è contro gli interessi della comunità. Altrimenti: i cari borghesi ne approfittano e magna magna. O mica penserete che palazzinari e imprenditori improvvisamente votino tutti a sinistra?

La città solidale e lo Stato sociale ce li siamo presi con il sudore della fronte e loro ora ce li stanno devastando pian piano, con costanza drammatica. La solidarietà di base distrutta pezzo dopo pezzo. Tasse al popolo: in aumento (vi piacciono i mezzi pubblici sempre più cari?). Tasse ai ricchi: in diminuzione. Alè. Qualche giovane che abbia manifestato in piazza? Nemmeno l’ombra. Altro che occupy.

L’obiettivo nostro in Ticino: elaborare città normali (come Zurigo, Berna, Basilea, Ginevra, Losanna), ovvero governate dalla sinistra, dove la vitalità, la fantasia, la socialità, l’integrazione, i mezzi pubblici, il divertimento, corrispondono alle necessità giovanili, della vita famigliare, dei disabili, degli anziani che tirano avanti grazie all’aiuto dei loro nipoti. E non solo di signorotti felici se la città brilla!

Diffidate di giovani non-giovani, per cui le decisioni devono stare in mano ai soliti noti. Diffidate dei soldatini di partito, giovani borghesi a cui tanto fa comodo continuare ad avere città decadenti.

Ragazzi: siamo nel mondo globale, abbiamo la possibilità di costruire città che pensino seriamente alla vita sociale grazie alle informazioni che ci arrivano da tutto il mondo. Con pochi clic possiamo trovare esempi di luoghi che, tolti dalla speculazione e dati in mano alle società di base, sono diventati esempi di recupero urbano. Vogliamo cominciare anche noi? Parchi, edilizia sostenibile, ritrovi, tutto in città. Niente ghettizzazione, la città può essere inclusiva invece di dimenticarsi regolarmente di qualcuno.

Al nord non si sta mesi interi a chiedersi ad esempio se l’autogestione va bene o no. Non si pende dalle labbra di un vecchio liberale per sapere se un centro autogestito deve essere in città o meno. Ma sul serio siete contenti di questo andazzo ticinese? A Zurigo è il comune che compra edifici e li dà ai giovani! E nessuno inventa palle colossali dicendo che mancano soldi per la solidarietà. Prendetevi gli edifici, usateli, fate società, così dicono le città al nord. La risposta: centri pieni, scuole autonome piene, giovani consapevoli e impegnati. Le città sono vostre, non loro!

Parola d’ordine, ragazze e ragazzi: alzate le dorate terga e andate a votare alle elezioni comunali. Votate la sinistra. Votate giovani e donne. Confermate le ministre e i ministri della sinistra uscenti, eleggetene di nuovi che li affianchino.

Altrimenti, care e cari giovani, potete tranquillamente tacere e smettere di lamentarvi delle città noiose di cui soprattutto voi siete e dovete essere il cuore pulsante.

Filippo Contarini


L’animo biaschese che mi piace

di Olindo Vanzetta

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Nell’imminenza delle prossime votazioni comunali, è utile ricordare lo storico scontro dei cittadini patrizi che, con voto quasi unanime, respinsero la prospettata militarizzazione delle loro terre.

Con domanda del 24 maggio 1957 formulata dall’allora bellicosamente firmatosi Commissariato centrale di guerra, denominazione che evoca guerresche simpatie e connivenze, veniva proposto di cedere alla Confederazione un’enorme area di terreni patriziali per la creazione di una piazza d’esercizio per carri armati, artiglieria, aviazione e fanteria.

La prevista espropriazione abbracciava quasi i due terzi della proprietà patriziale (Valle Pontirone esclusa), e le esercitazioni previste assediavano praticamente, con una cintura di piombo e fuoco, l’abitato di Biasca, i suoi monti e le sue alture, la frazione di Loderio e i monti sovrastanti fino al confine con Pollegio. Una mutilazione del patrimonio patriziale enorme, che avrebbe impedito di fatto l’esercizio e la continuazione dell’allora ancora importante e forte presenza agricola sul territorio.

In sede comunale la progettata piazza d’armi godeva dell’poggio dell’allora sindaco e Consigliere nazionale, compianto avv. Aleardo Pini e, di riflesso, principalmente nell’area del partito liberale.

A decidere sull’oggetto, che dominava e animava le discussioni dei biaschesi, venne convocata il 19 gennaio 1958, l’onoranda assemblea patriziale. In apertura di seduta, come di consueto, l’Ufficio patriziale illustrò ai convenuti, il suo preavviso decisamente negativo al massiccio scorporo del demanio patriziale, come pure sulla natura stessa degli insediamenti e delle attività progettate. La partecipazione all’adunata fu massiccia, dei 411 cittadini patrizi presenti al momento del voto, 403 si espressero contro la progettata piazza d’armi, sette furono i favorevoli e un astenuto.

Con quello storico voto i cittadini patrizi dimostrarono il loro forte attaccamento e rispetto per la terra ricevuta dai Padri che per secoli ci ha dato libertà, condiviso senso di appartenenza e sicurezza alimentare. Sciaguratamente nel dicembre 2004, un colpo di mano ordito dai partiti politici affossò, con un risicato voto assembleare, la genuina e democratica adunanza, istituendo in sua vece il consiglio patriziale, un ristretto gruppo di patrizi, sicuramente più controllabili e influenzabili.

Olindo Vanzetta


Lettera aperta per una Mendrisio più viva

dei giovani di Insieme a Sinistra, Mendrisio

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Una città è più che il mero conteggio di più di 10’000 abitanti in un comune. Per essere definito realmente città, un comune deve proporre luoghi e occasioni d’incontro per permettere lo sviluppo di rapporti umani all’interno della comunità. Ciò deve essere garantito per le singole fasce d’età, senza però dimenticare l’importanza dello scambio intergenerazionale.

A Mendrisio, tuttavia, vi sono sempre meno possibilità per giovani e meno giovani di aggregarsi e di usufruire dei pochi spazi verdi rimasti. Lo spazio pubblico è infatti sempre più interdetto alla popolazione, in particolare nelle ore serali. È il caso ad esempio del parco di Villa Argentina, patrimonio storico, culturale e paesaggistico che rimane inaccessibile a partire dalle 20.00. Discorso analogo per i prati adiacenti al Liceo cantonale, il cui accesso è impedito al di fuori dell’orario scolastico. In entrambi gli esempi gli spazi vivono la paradossale situazione di essere pubblici, centrali e relativamente discostati dalle abitazioni private, ma interdetti alla comunità a partire da un certo orario.

A limitare la disponibilità degli spazi del centro studi fu il regolamento interno delle sedi scolastiche di Scuola Media, SPAI e Liceo in seguito ad alcuni spiacevoli fatti risalenti al 2010 e legati prevalentemente ad un evento settimanale di un bar nelle immediate vicinanze. A distanza di qualche anno, la misura adottata ci pare però sproporzionata: nonostante l’affluenza all’evento sia diminuita e gestita con più efficacia, il divieto rimane in vigore. Si preclude così un’interessante opportunità aggregativa a tutta la popolazione e per tutta la settimana. Inoltre gli inconvenienti sono tutt’altro che risolti, bensì spostati in luoghi meno adatti per qualità e sicurezza quali la stazione ferroviaria.

Riconosciamo che fosse necessario trovare una soluzione per i disagi di allora, ma non ne condividiamo l’approccio proibizionista e denunciamo una mancanza di dialogo tra le autorità e i diretti interessati, ovvero prevalentemente i giovani. Quest’ultimi non furono ascoltati e si optò per un divieto generale in risposta alla mancanza di servizi del bar unita alla poca educazione di alcuni clienti.

Guardando al futuro, riteniamo che un’altra via sia percorribile: attraverso l’attività degli operatori di prossimità appena ingaggiati dal comune e tramite una valorizzazione delle strutture, per esempio con lampioni, cestini e panchine a fianco del campo da basket e del bike park, quest’area potrebbe diventare viva e vivibile per giovani e famiglie anche la sera. Con uno sforzo contenuto si otterrebbe un luogo di aggregazione degno di una città, in attesa della possibile attuazione del maxi progetto del DECS per il centro studi, che non vedrebbe comunque luce prima del 2030.

Con questa lettera aperta intendiamo riportare l’attenzione sulla necessità di luoghi per l’aggregazione aperti, in particolare per i giovani, e stimolare Mendrisio e gli attori che la governano a perseguire una politica più costruttiva e incentrata sui bisogni del cittadino.

I giovani di Insieme a Sinistra, Mendrisio

Bervini Tobia, Biolcati Laura, Croci Nuria, Dillena Simona, Frigerio Amalia, Ghisletta Andrea, Gianolli Lorena, Maffezzoli Federico, Manzocchi Gabriele, Rinaldi Martino, Stanga Giacomo, Tarozzo Elena, Weishaupt Erich.


Gordola città intelligente?

Alberto Togni, candidato Alternativa Gordola

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Da oltre un secolo, la città di Helsinki dispone del proprio ufficio di statistica con cui raccoglie ogni sorta di informazione inerente la popolazione, le aziende, gli spazi verdi e via dicendo. Oggi queste informazioni sono state catalogate e dal 2011 rese pubbliche gratuitamente attraverso la piattaforma “Helsinki Region Infoshare” (HRI) che comprende, oltre alla capitale finlandese, altri tre comuni limitrofi.

Lo scopo del progetto è quello di sfruttare i cosiddetti “Open Data” – le differenti statistiche raccolte, sistematizzate e poi rese pubbliche – per migliorare la regione sotto molteplici aspetti, quali la trasparenza delle istituzioni, uno sviluppo economico tramite incentivi derivanti per l’appunto dai dati raccolti, un uso efficiente dei trasporti pubblici fino alla competizione tra sviluppatori per la creazione di applicazioni che sappiano dare uno scopo intelligente a questi Open Data.

Quanto realizzato sinora va a toccare i più disparati ambiti.

Si spazia infatti dalle piattaforme che consentono di restare aggiornati, minuto per minuto, su quanto discusso e deciso in consiglio comunale alle applicazioni che rendono semplicissimo per i non vedenti avventurarsi per la città, dalla mappatura in tempo reale degli itinerari degli spazzaneve a seguito di forti nevicate fino alla possibilità di segnalare all’amministrazione eventuali danni riportati nelle infrastrutture pubbliche.

Il progetto viene portato avanti, in una regione comprendente più di un milione di abitanti, con un budget di soli 60’000 franchi circa, ma che consente di risparmiare molto, da un punto di vista economico, e di migliorare indubbiamente il benessere generale della popolazione nonché di salvaguardare l’ambiente e rendere più trasparente il processo istituzionale.

A ciò va aggiunto l’indiscutibile facilità nell’attirare aziende grazie all’enorme quantità di dati statistici posseduti e alla competizione generata nell’ambito delle start up.

Tutto ciò è reso possibile unicamente dalla cooperazione tra i differenti comuni che, mantenendo la propria indipendenza, si occupano ciascuno della raccolta e pubblicazione dei rispettivi materiali i quali vengono poi sistematizzati dall’ HRI, che offre inoltre supporto tecnico e formativo.

Tale progetto è sicuramente molto interessante e i numerosi premi ottenuti dalla città di Helsinki ne dimostrano la sua efficacia. Mi chiedo quindi perché non trasporlo alla realtà ticinese, nello specifico nel locarnese, muovendo così un primo passo in direzione di una cooperazione tra comuni troppo spesso stroncata da campanilismi. Collaborazione questa che permetterebbe l’avvio di un processo di razionalizzazione e pianificazione economica, nonché territoriale, oltre a risolvere la problematica di una gestione non sempre ottimale e trasparente dei conti pubblici.

Alberto Togni, candidato al Municipio e al Consiglio comunale Alternativa Gordola


Nuovo entusiasmo per cambiare Magliaso!

Luca Paltenghi, candidato Lega-UDC-Ind. Magliaso

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Quasi quattro anni fa iniziavo la mia esperienza in seno al Consiglio comunale di Magliaso, consesso in cui ricopro il ruolo di Presidente dal mese di giugno 2015.

Con la convinzione che le proposte portate dal nostro Gruppo in questo quadriennio possano contribuire a rendere migliore il Comune, mi presento ora quale candidato al Municipio. Un Municipio che ha bisogno di nuovo entusiasmo, dopo che nell’ultima legislatura, per stessa ammissione dei partiti rappresentati, la propositività è venuta a mancare. Il fatto che si liberino ora tre posti su cinque in Municipio lascia ben sperare, a prescindere dal colore politico di chi li occuperà.

Sono convinto che un primo cambiamento di rotta debba avvenire sul piano della comunicazione. Il Municipio dovrà riavvicinarsi ai cittadini: le mie proposte sono di creare un bollettino informativo periodico, sul modello di altri Comuni anche più piccoli, di avere un sito internet più moderno e aggiornato, consultabile anche tramite app, e di informare periodicamente sulle attività principali del Municipio, dando seguito a quanto previsto anche dalla Legge sulla trasparenza. Occorre poi pensare a luoghi e momenti di aggregazione da rilanciare o da creare, con l’aiuto dei movimenti presenti sul territorio: il mercatino di Natale, la biblioteca per adulti, l’aperitivo con le autorità di inizio anno.
Senza dimenticare gli importanti interventi che necessitano le strade e le canalizzazioni comunali, un tema centrale degli investimenti comunali sarà quello relativo ad un nuovo edificio scolastico, tema lanciato dal nostro Gruppo tramite una mozione e che, grazie al decisivo lavoro svolto dalla Commissione della Gestione, ha trovato il consenso del CC: a dicembre 2015 è stata infatti accolta la proposta per un credito per uno studio pianificatorio. Quando nell’autunno di quest’anno sarà pronto lo studio, occorrerà procedere senza indugi.

Maggiore attenzione andrà data all’ecocentro, con degli orari di apertura più estesi per favorire in particolare chi lavora e si trova in difficoltà a causa degli orari attuali.

Del nuovo edificio scolastico e dell’ecocentro parlerò più diffusamente in un prossimo articolo.
Infine, sarà importante avere un occhio attento ai giovani, con la creazione di un posto di apprendistato presso la Cancelleria comunale e la conferma del sostegno a Easyvote, progetto che vuole suscitare entusiasmo verso l’esercizio del diritto di voto.

Luca Paltenghi, candidato Lega-UDC-Ind. Municipio e Consiglio comunale Magliaso


Da Marx al Nano: storia di un giovane politico ticinese

di Rodolfo Pulino, candidato Lega dei Ticinesi Consiglio comunale Lugano

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Ricordo ancora il primo giorno in cui mi avvicinai alla politica. Era l’autunno del 2001 e avevo appena compiuto 17 anni. Dopo gli attacchi dell’11 settembre partecipai alla manifestazione pacifista contro la guerra in Afghanistan voluta dall’allora presidente George Bush.

Fu così che mi avvicinai al Movimento per il Socialismo di Pino Sergi con il quale, per circa due anni, oltre a partecipare nella raccolta firme di alcune iniziative e referendum, vissi la prima campagna elettorale delle cantonali (ancora non da candidato) e in particolare alla campagna contro la libera circolazione delle persone ( allora l’MPS era l’unico movimento a sinistra già contrario) di cui già si prevedeva l’inevitabile nefasta conseguenza di mettere in conflitto tra loro i lavoratori indigeni con i lavoratori frontalieri, una guerra tra poveri che non avrebbe per nulla fatto bene al nostro Cantone.
Preso dall’entusiasmo di un giovane comunista che voleva cambiare il mondo, incominciai quindi a divorare Marx e in particolare Gramsci e fu così che tra il 2005 e 2006 feci la tessera dell’allora Partito del Lavoro, un partito piccolo e in ricostruzione nella quale trovai subito grande spazio. Saltai in breve tempo tutte le gerarchie fino ad entrare nelle massime istanze del partito nelle quali rimasi fino al 2010, giorno in cui feci la difficile scelta di passare tra le file della Lega. Con il PDL affrontai un’elezione federale, una cantonale, ed una elezione comunale. Il PDL fu una grande scuola politica per me, ma più passarono gli anni e più mi sentii in difficoltà nel cercare di rappresentare un pensiero rigido, soprattutto se in un ruolo dirigenziale, con delle opinioni come le mie, spesso fuori dal coro. Nel momento in cui il Partito affrontò il suo momento più difficile, una scissione e l’abbandono di tesserati storici come Gerri Beretta Piccoli, i Crivelli e lo stesso giovane presidente del partito Gianluca Bianchi mi trovai quindi di fronte a tanti interrogativi.

Poi conobbi il Nano, senza il quale oggi non sarei nella Lega. Fu lui a cercarmi nella primavera del 2009 e senza tanti giri di parole mi disse che avrebbe avuto il piacere di avermi nelle file della Lega e che c’era bisogno di qualcuno con le mie idee e voglia di fare. In effetti, già da comunista, a differenza di molti altri compagni non avevo mai visto la Lega dei Ticinesi come un nemico o un’antagonista. D’altronde con la Lega da bambino ci ero cresciuto e, anche in quegli anni passati nel PdL, in parlamento tra le fila della Lega dei Ticinesi sedeva mio nonno (Luciano Canal), oltre che deputato in Gran Consiglio già anche municipale di Morbio Inferiore. I temi portati da me avanti inoltre erano spesso i medesimi, dal trasporto pubblico rafforzato e gratuito per studenti e anziani, la tredicesima avs, la cassa malati unica e soprattutto il no alla libera circolazione e all’UE.
Da li quindi il passo fu breve. Ma non fu una scelta facile. Assolutamente. Fu anche una scelta che pagai a caro prezzo. Con il mio passaggio alla Lega scoprii anche il volto oscuro della politica, dalle minacce alle aggressioni, dagli insulti ai boicottaggi. Addirittura persone che reputavo non solo compagni, ma anche amici, non mi rivolsero più la parola e questo perché secondo loro ero passato dalle parti del nemico. Non sono infatti pochi quelli che vedono la politica la medesima cosa come tenere all’Ambrì o al Lugano, cioè o sei con me o contro di me.

Ma la politica per me non è mai stata come fare il tifo a una squadra o a un colore, per me la politica è invece sempre stata quella di essere costantemente alla ricerca della verità e di cercare soprattutto di affrontare i problemi sia a lungo che a breve termine. Paradossalmente invece con i compagni del Partito Comunista, che invece forse erano i più legittimati a prendersela, mantenni sempre un buon rapporto e rispetto reciproco continuando anche a collaborare assieme quando le convergenze comuni lo permettevano.
Nel 2010, all’età di 26 anni, divenni quindi ufficialmente un esponente leghista e mi feci le ossa nella prima campagna per le Elezioni Cantonali, nei quali non avevo alcuna speranza di essere eletto, per prepararmi alle elezioni comunali del 2013 alle quali invece tenevo particolarmente. Nel 2012 iniziai anche a collaborare con il Mattinonline della quale divenni redattore quasi a tempo pieno per circa 2 anni completando così il legame che avevo con il movimento.

Poi poco prima delle elezioni comunali, come un fulmine a ciel sereno, avvenne ciò che nessuno poteva aspettarsi, la scomparsa di Giuliano Bignasca. Ed è quello forse l’unico ricordo lucido che ho di quel periodo fortemente carico di emozioni. Ebbi pure il compito, su proposta di Michele Foletti, di portare la bandiera della Lega dei Ticinesi al suo funerale. Fu questo davvero un grandissimo onore per me. Al grido di “Non molleremo” facemmo tutti quanti la grande promessa di portare avanti il movimento di Giuliano Bignasca di fronte a qualsiasi intemperie. E tale promessa fu rispettata.

Poi arrivarono le elezioni con l’exploit del nostro movimento e di Borradori sindaco. Per me personalmente arrivò invece la prima grande delusione politica, nonostante tutti gli sforzi fatti, le difficoltà affrontate, e la grande passione impiegataci non ottenni il risultato sperato e addirittura non arrivai nemmeno tra i primi subentranti.

Devo ammettere che la tentazione di mollare tutto in quel momento mi balenò per la testa più volte. La politica d’altronde non è tutto nella mia vita e le cose da fare fuori dal lavoro (come informatico in una banca) nel tempo libero non mi mancano. Per chi non mi conosce come hobby infatti mi dedico da quasi 15 anni interamente per la musica punkrock, il mio vero grande amore, gestendo un etichetta discografica indipendente e cantando in una punk rock band. Praticamente un secondo lavoro in termini di tempo dedicato.

Alla fine con il tempo però superai il contraccolpo e facendo tesoro dell’esperienza fatta mi rimboccai le maniche. Mi aiutarono anche gli attestati di stima ricevuti da più parti, come un biglietto di incoraggiamento disegnato a mano del compianto municipale socialista Giovanni Cansani.

Sono passati 3 anni e sono nuovamente e ancora per una volta pronto a mettermi a disposizione della città di Lugano. E all’età di 31 anni, con la necessaria maturità raggiunta per meritare la vostra fiducia e il vostro voto per permettermi di entrare in consiglio comunale.

Se eletto metterò in campo lo stesso impegno che metto tutti i giorni in tutto quello che faccio, dal lavoro alla musica e come ho sempre dimostrato sarò pronto, aldilà di ogni steccato politico, a lavorare con tutti quanti per il bene della nostra città cercando di ricambiare nel miglior modo possibile la vostra fiducia.

Rodolfo Pulino, candidato Lega dei Ticinesi Consiglio comunale Lugano


Lugano, manteniamo alta la guardia!

di Raoul Ghisletta, presidente PS Lugano

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Nei tre anni di legislatura a maggioranza relativa leghista a Lugano sono state prese alcune decisioni preoccupanti che abbiamo combattuto. Penso all’annullamento del voto popolare sui 102 milioni Fr. del Piano dei trasporti/Piano di agglomerato, fissato il 13 dicembre 2015 a seguito della riuscita del referendum rosso-verde sottoscritto da 3’300 luganesi. Il gran consigliere leghista Paolo Sanvido ha ottenuto l’annullamento del voto da parte del Governo con un ricorso “poco svizzero”, come l’ha giustamente definito la municipale del PS Cristina Zanini Barzaghi, perché nega i nostri valori politici fondamentali! Confido che i tribunali ribalteranno la decisione grazie al nostro controricorso.

Un altro strappo alla democrazia l’ha fatto il Municipio tentando di organizzare un gran premio automobilistico con una procedura di subappalto ad un privato (che ha poi rifiutato): gli scavi per le transenne del circuito, l’abbattimento di alberi, ecc. avrebbero anche qui suscitato dei ricorsi. Pure discutibile e per ora bloccata da un ricorso rosso-verde è stata la decisione sulla tassa sul sacco: è sensato e legale introdurre una tassa poco sociale e poco incentivante per la riduzione dei rifiuti? In altri Comuni i tribunali hanno detto di no.

Per altre proposte venute dal basso è stato trovato un positivo accordo tra i partiti in Consiglio comunale. Per il rilancio degli investimenti a favore dell’alloggio a prezzi accessibili è stato concordato tra tutti un controprogetto all’iniziativa popolare della sinistra, che sarà molto importante per frenare la preoccupante speculazione immobiliare. Per la riforma dei quartieri il Consiglio comunale ha accolto il rapporto del sottoscritto e del collega leghista Pizzagalli, che permetterà alle commissioni di quartiere di essere consultate sui problemi importanti e di proporre al Municipio progetti per il loro quartiere.

Anche nel prossimo quadriennio il PS Lugano dovrà mantenere alta la guardia e potrà farlo solamente con il sostegno attivo dei cittadini alle elezioni e dopo le elezioni. Già sappiamo ad esempio che dovremo fare referendum contro l’Ente autonomo sociale, che sarà deciso dalla maggioranza dopo le elezioni. Noi siamo infatti contrari a trasformare le case anziani in una “vacca da mungere”, destinata a produrre utili da dirottare su altri settori sociali, perché in tal modo si rischia di peggiorare la qualità dei servizi per gli anziani.

Raoul Ghisletta, presidente PS Lugano