Categoria: Tribuna libera

L’ultima occasione per poter realizzare il collegamento autostradale A2/A13

di Paolo Caroni

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Le vie di comunicazione sono sempre state determinanti per lo sviluppo di una società. Già gli antichi romani erano coscienti di avere vie di comunicazione efficienti, soprattutto per lo sviluppo economico.

Per la rete nazionale delle strade, l’approvazione del fondo FOSTRA è determinante. Si tratta di una soluzione (come è stato per la ferrovia) che garantisce a lungo termine le necessarie risorse per l’esercizio e la manutenzione delle strade nazionali, per sviluppare i programmi di agglomerato e per l’acquisizione di ca. 400 Km di strade cantonali.
Per la nostra Regione due aspetti sono particolarmente importanti.

Il primo aspetto riguarda i programmi di agglomerato. Essi prevedono tutta una serie dimisure anche in favore della mobilità lenta e del traffico pubblico. Per il Locarnese ad esempio il programma di agglomerato (PALoc) prevede tra le misure: la riorganizzazione del nodo intermodale della stazione FFS di Locarno-Muralto, tutta una serie di potenziamenti delle linee urbane su gomma, completamenti e messa in sicurezza di collegamenti ciclo-pedonali nella Regione. La Confederazione in futuro cofinanzierà tali
misure grazie al fondo FOSTRA, senza il quale queste opere verranno messe seriamente in discussione. Un secondo aspetto riguarda una misura infrastrutturale determinante per lo sviluppo futuro del Locarnese. Si tratta del collegamento autostradale A2/A13. Ricordo che la Commissione intercomunale dei Trasporti del Locarnese e Valli (CIT) unitamente all’Ente
Regionale di Sviluppo e con il sostegno della Commissione dei Trasporti del Bellinzonese nel 2015 era riuscita a raccogliere il sostegno di tutti i Comuni della Regione proponendo al Cantone di anticipare i costi di progettazione del collegamento autostradale.

Il dir. del Dipartimento del Territorio, on. Zali, si è dimostrato favorevole alla proposta ed è riuscito ad ottenere, da un lato la risposta dalla Confederazione in merito alla scelta del tracciato, dall’altro il credito di 9.6 mio Fr. da parte del Gran Consiglio per anticipare la progettazione.
L’incognita che rimaneva era la possibilità per la Confederazione di trovare i finanziamenti per realizzare l’opera. L’approvazione del fondo FOSTRA (che prevede pure l’acquisizione nei 400 Km di strade cantonali, tra cui la tratta Bellinzona – Locarno) è essenziale affinché la Confederazione abbia i mezzi finanziari necessari alla realizzazione di tale opera.

Se il 12 febbraio non dovesse passare in votazione la creazione del fondo FOSTRA con moltissima probabilità il collegamento A2/A13 non verrà mai realizzato. Ritengo che si tratta forse dell’ultima possibilità concreta di poter vedere realizzata tale importantissima opera per tutta la Regione. Dopo anni di discussioni a livello Cantonale, dopo l’esito negativo del voto
sull’aumento del costo della vignetta autostradale che ha messo in grandi difficoltà un eventuale finanziamento del collegamento, ora l’ultimo tassello è stato messo.

A livello regionale, cantonale e federale molti rappresentanti politici ticinesi si sono adoperati per raggiungere tale risultato e hanno fatto tutti i passi necessari per poter finalmente realizzare questa importantissima via di comunicazione che da decenni si desidera. Non possiamo e non dobbiamo perdere questa opportunità e per questo invito tutto il Locarnese (ma
anche tutto il Ticino) a votare un sì convinto il prossimo 12 febbraio. La meta ora si è fatta più vicina, rendiamola ora concreta insieme!

Avv. Paolo Caroni, Presidente CIT, Vicesindaco Città di Locarno


Una riforma fiscale necessaria e vantaggiosa per le PMI ticinesi

di Fabio Regazzi

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La sinistra non perde occasione in questa campagna per il voto del 12 febbraio sulla riforma III dell’imposizione delle imprese per annunciare le sette piaghe d’Egitto per le casse dello Stato, dei Cantoni e dei Comuni e per i cittadini qualora la riforma fiscale fosse approvata in votazione popolare. Questo “terrorismo politico” è però smentito dalla realtà e dalle cifre. Negli ultimi quindici anni, e dopo due riforme fiscali a livello nazionale, le entrate fiscali derivanti da aziende e società in Svizzera sono addirittura quintuplicate, passando da 2 a quasi 10 miliardi di franchi. E non da ultimo, la Confederazione verserà ai Cantoni 1,1 miliardi di franchi per compensare gli sgravi concessi alle imprese grazie alla riforma tributaria.

La riforma fiscale è stata pensata proprio per garantire le entrate fiscali degli enti pubblici nel tempo a fronte dei cambiamenti a livello internazionale che condurranno a partire verosimilmente dal 2019 all’abbandono per quanto ci riguarda degli statuti con i quali i Cantoni concedono delle agevolazioni fiscali alle cosiddette imprese e società a statuto speciale. In Svizzera si tratta di circa 24’000 aziende che danno lavoro a oltre 150’000 lavoratori e che pagano più della metà delle entrate derivanti dall’imposta sugli utili, ossia 5,4 miliardi di franchi. Il Ticino da parte sua conta sul suo territorio oltre 1’600 aziende a statuto speciale che versano circa 170 milioni di franchi in imposte, pari al 20% del gettito totale delle persone giuridiche.

Queste aziende hanno scelto la Svizzera per l’insieme delle sue condizioni quadro per chi fa impresa, ma è innegabile che gli sgravi fiscali giocano un ruolo importante nell’attrarre proprio nel nostro paese molte realtà imprenditoriali a dimensione internazionale.
Le società holding, di domicilio e le società miste perderanno i loro privilegi fiscali e saranno pertanto assoggettate fiscalmente come tutte le imprese che oggi pagano secondo la tassazione ordinaria. Per mantenere l’attrattività della piazza economica svizzera la riforma in votazione prevede l’introduzione di strumenti che servono a incentivare gli investimenti sul territorio svizzero e a sostenere la ricerca e l’innovazione. I Cantoni da parte loro potranno intervenire riducendo progressivamente l’aliquota sugli utili delle persone giuridiche ed è quanto probabilmente faranno tutti. In Ticino il tasso d’imposizione dovrebbe scendere gradatamente dall’attuale 9 % al 6 % a partire dal 2019 fino al 2024. Le piccole e medie imprese ticinesi, soggette a tassazione ordinaria, beneficeranno di questa riduzione fiscale. La riforma fiscale III serve dunque prima di tutto a loro. Migliaia di aziende industriali, artigianali, commerciali e di altri settori avranno più soldi per fare investimenti in Svizzera, creare posti di lavoro e restare competitive nonostante le difficoltà congiunturali. Sarebbe pertanto sbagliato considerarlo un regalo.

Se dunque la riforma fiscale III è prima di tutto importante per le piccole e medie imprese, è ugualmente importante che le aziende multinazionali restino in Svizzera perché la loro presenza crea indotto e lavoro per le nostre PMI. Migliaia di posti di lavoro per la popolazione residente nelle nostre aziende dipendono anche dalla presenza in Svizzera delle società internazionali.
300 milioni di franchi, che corrispondono grosso modo al gettito fiscale delle persone giuridiche in Ticino, e migliaia di posti di lavoro sono a rischio qualora il 12 febbraio il NO alla riforma fiscale dovesse prevalere. Un voto che, se la riforma dovesse essere bocciata, avrà ripercussioni molto pesanti perché nello scenario appena evocato alla cassa sarebbero chiamati i cittadini attraverso maggiori imposte e lo Stato tramite tagli nelle sue prestazioni alla popolazione.

Fabio Regazzi, Presidente AITI e Consigliere nazionale


Per i mezzi di trasporti e per gli agglomerati, sì al FOSTRA

di Roberta Pantani

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Tre anni fa il popolo svizzero ha sostenuto in votazione popolare l’inserimento nella Costituzione di un fondo di durata illimitata per finanziare la gestione, la manutenzione e la creazione di infrastrutture ferroviarie (il fondo FAIF). Il 12 febbraio 2017 i cittadini sono chiamati alle urne per pronunciarsi su un fondo analogo. Il FOSTRA, il Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato, sarà destinato da una parte per il finanziamento a lungo termine della gestione e della manutenzione delle nostre strade nazionali, quindi della rete autostradale. D’altra parte, servirà a finanziare i contributi federali per la realizzazione della rete dei trasporto pubblici come i tram, i bus e tutte quelle opere previste nei programmi d’agglomerato.

Ricordiamo che in Ticino, nelle quattro zone del Cantone (Bellinzonese, Locarnese, Luganese e Mendrisiotto) si è in procinto di realizzare i programmi d’agglomerato di terza generazione. In generale, questi progetti sono di ampio respiro e coinvolgono diversi aspetti dello sviluppo urbano: hanno infatti lo scopo di favorire il coordinamento fra lo sviluppo dei trasporti, del paesaggio e degli insediamenti. Migliorano anche il trasporto pubblico a complemento delle opere Alp Transit, ampliano la rete della mobilità ciclopedonale, sgravano i quartieri residenziali dal traffico di transito, migliorano la sicurezza della rete stradale e promuovono la mobilità aziendale di comparto.

Inoltre, grazie al FOSTRA, 400 chilometri di strade cantonali entreranno a far parte della rete delle strade nazionali di competenza della Confederazione. Per il Ticino ciò si tradurrà ad esempio nella realizzazione dell’allacciamento A2-A13 sul piano di Magadino tramite galleria e nella concretizzazione della circonvallazione di Stabio fino al Gaggiolo. Opere fondamentali per il nostro Cantone che senza il passaggio alle strade nazionali non potrebbero venir finanziati.

Qualora il 12 febbraio il popolo voterà Sì al FOSTRA, la Svizzera – e quindi il Ticino – seguirà la via della complementarietà dei mezzi di trasporto, ovvero il sostegno alla ferrovia, alla strada e ai trasporti pubblici. In caso di un no popolare, i programmi d’agglomerato dovranno essere abbandonati e l’esercizio e la manutenzione della rete delle strade nazionali non potranno più essere effettuati sulla base di una pianificazione pluriennale.
Per la complementarietà dei mezzi di trasporto e per poter garantire uno sviluppo sostenibile ai nostri agglomerati, votiamo SÌ al FOSTRA il 12 febbraio.

Roberta Pantani, consigliera nazionale Lega


Una Riforma che impoverirà i Comuni

di Jessica Bottinelli

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La Riforma III della fiscalità delle imprese, su cui saremo chiamati a votare il 12 febbraio, è un assegno in bianco, che dovremmo firmare senza garanzie e senza sapere quanto ci costerà.
Nemmeno l’Amministrazione federale ha voluto assumersi il rischio di calcolare il totale delle perdite in entrate fiscali che il nostro paese subirà: le stime parlando di 1,3 miliardi in meno per la Confederazione e 3 miliardi per i comuni e i cantoni.

Delle stime però è meglio diffidare, come insegna la Riforma delle imprese II, votata nel 2008. Le perdite per le casse pubbliche sono state miliardarie, invece dei pochi milioni annunciati durante la campagna, tanto che l’errore è stato riconosciuto perfino dal Tribunale Federale.
Le argomentazioni di allora sono esattamente le stesse che sentiamo oggi: la riforma migliorerà l’occupazione, i salari cresceranno, aumenteranno i fondi delle assicurazioni sociali e le PMI saranno avvantaggiate.

Delle tante promesse ben poco si è tramutato in realtà. Il numero delle aziende è aumentato in maniera esponenziale ma gli introiti fiscali non hanno seguito questa tendenza! Gli effetti nefasti in ambito fiscale si sono sentiti soprattutto a livello dei cantoni che hanno iniziato a registrare deficit anno dopo anno e che hanno dovuto adottare misure di risparmio sulle spalle dei cittadini. Neppure i miglioramenti promessi nell’ambito del mercato del lavoro si sono verificati, anzi: disoccupazione, precariato, sottoccupazione e casi vergognosi di dumping sono moltiplicati e poco a poco in molti settori i salari sono diminuiti.

È indubbio che una riforma sia necessaria, per adeguarsi alle nuove norme europee, questo però non ci obbliga ad accettare questo progetto a “senso unico” elaborato dal Parlamento e lontano dalla prima versione proposta dal Consiglio Federale.
Dobbiamo avere il coraggio di rimandare al mittente questa riforma che andrà ad impoverire in maniera importante soprattutto i comuni e che finirà per portare ad altri tagli dei servizi e ad aumenti di imposte per i cittadini. Gli sgravi a pioggia, che andranno anche ad aziende che assumono solo frontalieri a paghe indegne, non fanno bene alla nostra economia, non lasciamoci incantare dalle profezie di certi politici. Ad ogni chiamata alle urne ci paventano il crollo dell’economia, dell’occupazione e la partenza di tutte le ditte estere…farneticazioni degne dei Maya. Ma soprattutto non dimentichiamoci che un’economia sana non può svilupparsi in un paese dove la popolazione risulta impoverita e mancano i soldi per garantire il buon funzionamento dei servizi essenziali.

La Svizzera è e resta un paese molto competitivo a livello fiscale nel contesto europeo, ma soprattutto le condizioni quadro sono quelle che ci danno un surplus rispetto ai nostri vicini, e necessitano di finanze pubbliche sane per gli investimenti. Rifiutiamo questa riforma a “senso unico” che garantisce vantaggi spropositati alle aziende e penalizza i cittadini e chiediamo con convinzione al Parlamento un progetto più equo ed equilibrato che rafforzi davvero la Svizzera e garantisca posti di lavoro di qualità.

Jessica Bottinelli, Co-coordinatrice Verdi del Ticino


La riduzione mette a rischio la qualità delle decisioni

di Edy Meli, avvocato

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Il 12 febbraio si vota sulla riduzione dei giudizi dei provvedimenti coercitivi. La proposta è stata inserita in modo improvvisato e senza convincenti motivazioni nel pacchetto di misure di risparmio. Ma un intervento che presuppone una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria e che tocca l’entità e/o la composizione di un tribunale, non può essere considerato semplicemente come organizzativo/amministrativo (con effetti limitati al risparmio). Quello proposto dal Consiglio di Stato e accettato dal Gran Consiglio costituisce, di fatto, una misura di tipo strutturale nei confronti del potere giudiziario. Un intervento con tali caratteristiche, richiedeva di (perlomeno) interpellare preventivamente l’Ufficio interessato e, soprattutto, il Consiglio della Magistratura, e ciò nel rispetto della separazione dei poteri.

Il chiaro contenuto dello scritto indirizzato dal Consiglio della Magistratura al Gran Consiglio il 25 luglio 2016 evidenzia come gli argomenti (peraltro scarni) indicati dal Governo nel Messaggio 7184 del 20 aprile 2016 (punto 4.1.4), rispettivamente dalla Direzione della Divisione della giustizia in un’intervista apparsa su LaRegione (24 maggio 2016), sono privi di fondamento ed errati. Inoltre, sono totalmente assenti considerazioni relative alle peculiarità dell’attività giurisdizionale svolta dai Giudici dei provvedimenti coercitivi e alla sua importanza in relazione ai diritti costituzionalmente garantiti, rispettivamente alle argomentazioni contenute nei messaggi governativi e nei rapporti parlamentari, che avevano presieduto alla costituzione (e composizione) dell’Ufficio e verificato l’attività (Rapporto 6242 del 29.9.2010; Messaggio 6823 del 25.6.2013; Rendiconti Consiglio della Magistratura 2011-2015). Il metodo utilizzato per formulare una proposta o giungere a una decisione non è neutro; nel caso specifico è indice di scarsa serietà.
L’analisi dei dati non permette di dare il benché minimo fondamento alla riduzione. A partire dal 1° gennaio 2011 i Giudici dei provvedimenti coercitivi hanno sostituito i Giudici dell’istruzione e dell’arresto (GIAR) e i Giudici di applicazione della pena (GIAP). I dati dei rendiconti (numero delle decisioni) evidenziano come le competenze “perse” dal GIAR in materia procedurale sono risultate di fatto compensate, per il Giudice dei provvedimenti coercitivi, dall’incremento delle decisioni in materia di (sole) misure coercitive (introduzione della decisione obbligatoria per la carcerazione di sicurezza; riduzione del termine da 6 a 3 mesi della durata massima della prima decisione di carcerazione preventiva), senza contare l’aumento degli obblighi procedurali relativi alle singole decisioni e senza considerare il fatto che il Codice di procedura penale unificato ha attribuito al Giudice dei provvedimenti coercitivi anche la competenza in materia di provvedimenti coercitivi richiesti o adottati dal Ministero pubblico della Confederazione (sede distaccata di Lugano). A ciò si aggiunge il fatto che ai Giudici dei provvedimenti coercitivi sono state attribuite tutte le competenze decisionali in materia di applicazione della pena (operazione che ha già condotto a un importante risparmio, in quanto ha “permesso” l’abolizione della Sezione pene e misure e del Giudice d’applicazione della pena supplente). Le modifiche del Codice penale adottate dall’Assemblea federale nel giugno 2015 (la cui entrata in vigore dovrebbe aver luogo nel corso del 2017) attribuiscono inoltre ulteriori competenze ai Giudici dei provvedimenti coercitivi (proprio in materia di esecuzione della pena, vedi braccialetto elettronico e lavoro di pubblica utilità, per citarne due). La misura “di risparmio” non si giustifica, quindi, né dal punto di vista statistico, né da quello funzionale.
Da ultimo, ma non ultimo, occorre ancora ricordare che il Giudice dei provvedimenti coercitivi è il giudice preposto al controllo della legalità di restrizioni, per motivi d’inchiesta, a diritti costituzionalmente garantiti. Il limitato tempo a disposizione per l’emanazione e la motivazione delle decisioni (48 ore per l’eventuale conferma dell’arresto, rispettivamente 5 giorni per quasi tutte le altre) fanno sì che approfondimenti, aggiornamenti e riflessioni di carattere legale e generale debbano avvenire in modo prevalente in momenti che precedono la decisione concreta. Una diminuzione del numero dei giudici (di un quarto nel caso specifico) avrà, indubbiamente, un influsso negativo sulla qualità del lavoro (motivazione e fondatezza delle decisioni; rispetto effettivo delle garanzie e dei termini procedurali). Appare in effetti evidente che un sovraccarico del 30% circa del loro onere d’attività non potrà essere privo di conseguenze. E ciò in un ambito che uno Stato che si pretende di diritto ha l’obbligo di salvaguardare il più possibile.
La dignità dell’esercizio di una funzione giudiziaria è presupposto indispensabile alla salvaguardia della dignità delle persone che ne possono essere oggetto (attivo o passivo), cioè di tutti, ovvero di un funzionamento effettivamente democratico delle istituzioni. Svendere anche solo un pezzetto di tale dignità per il proverbiale piatto di lenticchie è operazione assolutamente miope sotto tutti i punti di vista.

Edy Meli, avvocato


Dire sì alla Riforma III delle imprese è questione di coraggio e di lungimiranza

di Amanda Rückert

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Per diversi anni il sistema fiscale elvetico è stato favorevole per l’insediamento di società internazionali che hanno la loro attività principale all’estero, grazie ad importanti agevolazioni fiscali concesse alle cosiddette società a statuto speciale. Per questo nel nostro Paese si trovano oggi molte aziende attive a livello internazionale che beneficiano di un’imposizione fiscale ridotta, ma in grado di generare innegabili ricadute positive sull’intera economia svizzera. Si parla di 24’000 aziende per circa 150’000 impieghi e oltre 5 miliardi di franchi di imposte. In Ticino si tratta del 4% delle aziende, che impiegano oltre 3000 dipendenti, che pagano il 20% del gettito fiscale delle persone fisiche e che intrattengono importanti relazioni commerciali anche con le nostre PMI locali. Si tratta di società estremamente mobili, che mirano ad avere la loro sede laddove le condizioni quadro siano a loro più favorevoli. In altre parole, senza privilegi fiscali sarebbe molto probabile che le citate aziende non si sarebbero mai insediate in Svizzera.

Sia chiaro, la Svizzera non è l’unico Paese al mondo a consentire agevolazioni fiscali ad aziende di questo tipo e la concorrenza internazionale è quindi molto forte. L’OCSE e l’UE hanno però detto basta: queste pratiche fiscali vanno abolite al più presto e dal 2019 non saranno più compatibili con gli standard internazionali. Le conseguenze in caso di non adeguamento ai nuovi standard internazionali consisterebbero in pesanti ritorsioni economiche nei confronti del nostro Paese. Siamo alle solite: ricatti su ricatti da parte dei più forti, che vittime della crisi economica da loro stessi generata, cercano ogni stratagemma per far riemergere capitali e realtà economiche emigrate verso realtà che consentivano loro uno sviluppo migliore. Ma è inutile piangersi addosso, si cambia e si cerca di trovare soluzioni positive e propositive, che permettano al nostro Paese di restare attrattivo e concorrenziale sul piano fiscale internazionale.

Per questa ragione la Svizzera ha dovuto rivedere l’imposizione delle imprese, elaborando una serie di condizioni quadro che consentiranno una crescita positiva della nostra economia, di mantenere attrattiva la piazza fiscale svizzera, posti di lavoro, evitare la partenza di società internazionali ed addirittura permettere l’insediamento di nuove aziende e di generare quindi ricchezza. Le misure elaborate dalla Confederazione e dal nostro Cantone in particolare sono mirate e permetteranno il generarsi di importanti benefici anche e soprattutto per le nostre piccole medie imprese e quindi per la cittadinanza tutta. Strumenti come per esempio la tassazione degli utili da brevetti su una base ridotta (il cosiddetto “patent box”), le deduzioni delle spese di ricerca e sviluppo e per le imprese con un elevato capitale proprio sono chiaramente maggiormente indicate per le grandi aziende attive a livello internazionale. Ma la riduzione dell’imposta sull’utile, il versamento di 1.1 miliardo all’anno in più ai Cantoni da parte della Confederazione, oltre alle misure di accompagnamento studiate dal nostro Cantone di carattere sociale e volte a favorire la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione, si tradurranno a medio termine in chiari messaggi positivi per l’intera economia.

Gli statuti speciali devono quindi essere aboliti, ciò che sul breve termine si tradurrà in una riduzione del gettito fiscale, ma occorre essere lungimiranti e grazie alle misure di accompagnamento che sono state elaborate da Confederazione Cantone, la competitività del nostro Paese può essere garantita, se non addirittura migliorata. In sostanza, sul medio termine con la riforma avremo rispetto ad oggi un aumento delle imposte pagate da parte delle aziende attive a livello internazionale e una riduzione per le PMI. Inoltre, secondo le proiezioni del Consiglio federale, si ipotizzano maggiori entrate per il Ticino grazie ad una revisione della perequazione finanziaria. Nel 2025 infatti nelle casse del nostro Cantone potrebbero arrivare fino a 50 milioni in più.

Un piano B non esiste: la semplice eliminazione degli statuti sociali senza misure di accompagnamento metterebbe in grave pericolo la sopravvivenza dell’intera economia del nostro Paese. Nemmeno i contrari alla riforma riescono ad indicare soluzioni plausibili. Votare no alla riforma è dunque estremamente pericoloso, mentre votare sì è sintomo di lungimiranza e di capacità di andare oltre ai meri calcoli di contabilità immediata. La riforma III delle imprese è necessaria: le misure elaborate dalla Confederazione permetteranno la creazione di posti di lavoro, benessere e ricchezza. Le misure elaborate dal nostro Cantone invece gli consentiranno di restare competitivo nel confronto intercantonale.

Amanda Rückert, Deputata Lega dei ticinesi in Gran Consiglio.


FOSTRA: sì anche per i nostri agglomerati!

di Simone Gianini

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L’istituzione di un fondo sicuro e duraturo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato (FOSTRA) – sul modello di quello approvato dal Popolo svizzero il 9 febbraio 2014 per l’infrastruttura ferroviaria (FAIF) – è importante per garantire il finanziamento della rete autostradale svizzera, per permettere il passaggio di circa 400 chilometri di strade cantonali alla Confederazione (compresi i tratti Bellinzona-Locarno e Mendrisio-Stabio), ma anche per finanziare le opere di mobilità (per la maggior parte di potenziamento del trasporto pubblico e della rete ciclabile) all’interno degli agglomerati urbani.

Un sì il prossimo 12 febbraio permetterà quindi di aspirare più concretamente alla realizzazione da parte della Confederazione dell’agognato collegamento veloce A2-A13 attualmente in progettazione di massima fra Bellinzona e Locarno (rimasto fra i pochissimi agglomerati svizzeri a non essere ancora direttamente collegato alla rete autostradale nazionale), ma anche di disporre delle necessarie risorse per il finanziamento delle opere infrastrutturali contenute nei programmi d’agglomerato, giunti alla terza generazione. Con essi, nel Cantone Ticino sono previsti investimenti prioritari complessivamente per 140 milioni di franchi su un comprensorio composto di 112 Comuni, abitato da circa 325’000 abitanti e con 200’000 posti di lavoro.

Dopo l’ottenimento di sussidi, nell’ambito della prima e seconda generazione, per opere quali i nodi intermodali alle stazioni di Bellinzona e Lugano, il potenziamento del trasporto pubblico del Bellinzonese o la realizzazione di importanti collegamenti ciclabili nel Mendrisiotto, nel Luganese e in bassa Vallemaggia, solo per fare alcuni esempi si tratta ora di investimenti per il potenziamento del trasporto pubblico del Locarnese, per la realizzazione dei nodi intermodali alle stazioni di Muralto, Sant’Antonino e Giubiasco, per il completamento della rete ciclabile del Mendrisiotto, Luganese, Bellinzonese e Locarnese o ancora della riqualifica urbanistica e messa in sicurezza degli assi di transito fra Mendrisio e Balerna, Sementina e Monte Carasso, Tenero e Gordola.

In questo senso mal si comprende l’argomento dei contrari, secondo cui si tratterebbe di un fondo che sposta troppe risorse in favore della sola strada. Il 5 giugno 2016 Popolo e Cantoni hanno provvidamente respinto la cosiddetta iniziativa “vacca da mungere”, che proponeva – essa sì in modo disequilibrato – il travaso di tutti i proventi dell’imposizione sugli oli minerali alle strade nazionali. Il fondo FOSTRA, quale soluzione equilibrata, anche a seguito di quanto emerso dal dibattito sulla votazione popolare dello scorso anno, prevede sì di dotare la rete stradale nazionale (e i programmi d’agglomerato) di maggiori risorse rispetto ad oggi (destinandovi ad esempio il provento delle imposte sugli autoveicoli e il 10% di quelle sugli oli minerali), ma pure andando ad aumentare leggermente il prezzo della benzina e, in definitiva, prelevando quelle risorse unicamente dagli utenti della strada anche per finanziare il trasporto pubblico e la mobilità ciclopedonale all’interno degli agglomerati urbani.

Nell’ottica di una moderna politica di mobilità con pari dignità per tutti i mezzi di trasporto, libertà di movimento e libera scelta (e combinazione, intermodalità) dei diversi mezzi a disposizione, il prossimo 12 febbraio il fondo FOSTRA va senz’altro approvato, anche per i nostri agglomerati.

Simone Gianini, municipale di Bellinzona e presidente della Commissione regionale dei trasporti del Bellinzonese


Sì alla riforma fiscale per un Ticino competitivo

di Lelia Guscio

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La votazione del 12 febbraio sulla Riforma III delle imprese rappresenta una svolta epocale per il nostro paese e per il Ticino. Trattasi non solo di una riforma necessaria per adattare il proprio sistema fiscale agli standard internazionali ma, principalmente, di un incentivo per incoraggiare le imprese a rimanere in Svizzera e a non trasferirsi verso paesi più accoglienti dal punto di vista fiscale. Lo statuto fiscale speciale, applicato oggi a 24’000 società, va abolito affinché le imprese continuino a pagare non solo l’imposta sull’utile ma anche altre tasse, quali quella sul capitale, sugli utili immobiliari e le imposte pagate dagli impiegati. Ne consegue che anche le nostre PMI ne trarranno vantaggio, in quanto fornitrici di beni o di servizi e l’ambito occupazionale potrà essere esteso.

Le PMI saranno sottoposte allo stesso trattamento delle altre società internazionali, il tutto a beneficio della comunità in quanto il CdS ha presentato lo scorso dicembre, coerentemente alla politica federale che vuole i Cantoni autonomi per i regimi fiscali speciali, un pacchetto per contenere la ripercussione finanziaria negativa. Innanzitutto l’aliquota cantonale sugli utili delle imprese verrà ridotta al 6% ma nel contempo verranno create agevolazioni fiscali per investimenti in start-up innovative, il che potrà favorire i giovani che si lanceranno in questo nuovo tipo di imprese. Il Patentbox, previsto dalle misure federali, contempla invece un’esenzione massima del 90% degli utili relativi a diritti di brevetto e diritti analoghi, imputabili a spese di ricerca e sviluppo del contribuente. In questo modo verrà promossa la capacita innovativa e creativa delle aziende presenti sul nostro territorio. A livello comunale è prevista la possibilità di applicare un moltiplicatore differenziato per le persone fisiche e le persone giuridiche mentre nel campo del sociale sono allo studio misure a favore di famiglie e ceto medio. Tali misure, valutate attorno ai 20-27 milioni, verranno indirizzate prevalentemente verso famiglie con figli piccoli, il miglioramento di strutture prescolastiche per conciliare il compito dei genitori e la loro vita professionale, un rafforzamento del sostegno ai famigliari che si occupano di parenti, come pure un consolidamento del reinserimento professionale.

Dovessimo mettere il SI (sostenuto dalla Confederazione, dai cantoni, dal Parlamento, dagli ambienti economici nonché dall’UDC, PLR, PPD, Verdi Liberali e PBD) e il NO su una bilancia, il buon senso e la lungimiranza per una Svizzera e un Ticino al passo coi tempi e competitivi in politica fiscale, farebbe pendere la bilancia a favore del SI.

Lelia Guscio, Deputata al Gran Consiglio, Lega dei Ticinesi


Fondo FOSTRA: complementare e quindi efficace

di Simone Boraschi

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Strada e rotaia: le due vie di trasporto e comunicazioni della Svizzera. Sono state create per collegare il nostro paese e vengono utilizzate da centinaia di migliaia di utenti ogni giorno. Dopo diversi anni di servizio, entrambe le reti, sia quella ferroviaria che autostradale, hanno bisogno di manutenzione e sovente di qualche lavoro di modifica per adattare la rete alle nuove necessita del territorio e dei suoi utilizzatori. Tutto ciò ha dei costi che negli ultimi decenni sono costantemente lievitati a confronto di entrate sempre più stagnanti.

Per assicurare allora la manutenzione regolare e i vari progetti di ampliamento della rete era stato creato nel 2011 un fondo ad hoc per l’infrastruttura ferroviaria. In questo modo la Confederazione ha garantito un finanziamento sicuro a medio termine per questa rete di trasporti. Con lo stesso obbiettivo, la Confederazione sottopone al popolo la creazione di un fondo simile ma destinato al finanziamento di una parte ristretta della rete autostradale: le strade nazionali e il traffico d’agglomerato. Alla sua entrata in vigore, il fondo FOSTRA andrà a sostituire il fondo attuale, creato nel 2008, e che ha permesso di realizzare importanti tratti della rete delle strade nazionali come pure delle strade di montagna e di quelle situate nelle zone periferiche.

Con il fondo FOSTRA la Confederazione punta a garantire un finanziamento sicuro nel tempo per tre principali obbiettivi: eliminare i problemi di capacità sulle strade nazionali (come alle nostre latitudini sull’autostrada Lugano Sud – Mendrisio); ampliare la rete delle strade nazionali, con il passaggio di ben 400 chilometri di strade cantonali sotto l’amministrazione federale (e tra le più importanti ci sono l’autostrada Berna – Bienne e la strada cantonale Bellinzona – Locarno) e finanziare tutti i progetti di agglomerato, che permettono di coordinare una buona politica dei trasporti con una politica degli insediamenti altrettanto buona quanto lungimirante per il nostro territorio. A poter beneficiare di ciò saranno i progetti basati su uno sviluppo della ferrovia; su una valorizzazione della mobilità lenta e su una promozione di bus e tram nei principali agglomerati svizzeri. Tutto questo finanziato sia dalla Confederazione che dagli utenti della rete. Nel complesso, oltre alle fonti di finanziamento attuali come contrassegno autostradale e il supplemento fiscale sugli oli minerali, il fondo verrà finanziato grazie all’imposta sugli autoveicoli e a una basse percentuale (10%) dell’ imposta sugli oli minerali (rincarata per la prima volta dal 1974 di 4 centesimi al litro).

Per garantire il potenziamento della rete autostradale a beneficio di tutti, dalla popolazione alle piccole – medie imprese, il 12 febbraio bisogna dire Sì al Fondo FOSTRA.

Simone Boraschi, Segretario dei Giovani Liberali Radicali Ticinesi e Consigliere comunale PLR Caslano


FOSTRA: un’occasione storica per prendere il toro per le corna

di Fabio Regazzi

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Il solstizio d’estate di 57 anni fa è una data memorabile, storica. Il 21 giugno 1960 il Parlamento svizzero varava il Decreto federale concernente la rete delle strade nazionali che in buona sostanza definisce l’attuale rete di autostrade. Nel frattempo l’uomo ha conquistato la luna, c’è stata la guerra nel Vietnam, è caduto il muro di Berlino, è stato inventato il PC. Nello stesso periodo il numero di persone-chilometri percorsi sulla strada è aumentato da 40 a quasi 100 miliardi all’anno. La rete delle strade nazionali no, quella è rimasta sempre la stessa, quella decisa nell’anno di nascita di Diego Armando Maradona.

Le conseguenze le viviamo a dose non troppo omeopatiche il mattino e la sera: nel 2015 le ore di colonna sulle sole strade nazionali – che equivalgono al 2,5% dell’intera rete stradale svizzera – hanno raggiunto quota 23’000 (15 anni fa erano “solo” 8’000…) causando costi all’economia stimati attorno a 1,6 miliardi di franchi.
Non finisce qua. Tra i problemi odierni non vi è solo un’evoluzione completamente ritardata dell’infrastruttura ma anche un finanziamento che sul lungo termine rischia di diventare problematico. Oggi, i fondi sono assicurati in buona parte dai proventi dell’imposta sugli oli minerali o, in altre parole, dalle tasse che l’automobilista paga quando fa benzina. Il problema, che in verità è una grande conquista per l’ambiente e anche per il nostro portafoglio, è che il progresso tecnologico fa sì che consumiamo sempre meno benzina: nell’arco degli ultimi 20 anni il consumo medio delle auto nuove è passato da 9 a 5,8 litri per 100 chilometri. Per questo gli attuali fondi che reggono il finanziamento delle strade sono a rischio: tra il 2010 e il 2015 la flotta di veicoli che circolano in Svizzera è aumentata del 10% mentre gli incassi derivanti dall’imposta sugli oli minerali si è ridotto della stessa percentuale.

Le cifre esposte non possono lasciare indifferenti: è giunta l’ora di intervenire e di prendere il toro per le corna. Il popolo svizzero sarà chiamato ad esprimersi tra meno di un mese sulla costituzione di un fondo, il Fondo per le strade nazionali e il traffico dell’agglomerato (FOSTRA) che – sul modello del fondo per il finanziamento e l’ampliamento per
della rete ferroviaria (FAIF) che abbiamo votato due anni or sono – da una parte assicura il finanziamento a lungo termine del vettore stradale – prevedendo programmi di agglomerato di cui il Ticino approfitta fortemente – e dall’altra permetterà finalmente di accelerare la risoluzione dei cronici problemi di capacità.

Il FOSTRA si finanzia diversamente rispetto ai fondi attuali chiamando alla cassa anche le vetture elettriche che utilizzano le strade alla pari degli altri utenti. Con circa 3 miliardi a disposizione all’anno si potrà procedere al completamento della rete stradale del 1960 ma anche mantenere ed ampliare la rete stessa; inoltre, con il FOSTRA la Confederazione si prenderà a carico 400 chilometri di strade oggi cantonali, mantenendole e inserendole nella rete nazionale; tra i beneficiari vi saranno anche cantoni geograficamente periferici come il nostro in particolare con il collegamento A2-A13 del locarnese e la Stabio-Gaggiolo.

Il 12 febbraio 2017 potrebbe diventare un’altra data storica per quanto riguarda la politica dei trasporti svizzera. Oltre a creare una base solida per le infrastrutture a disposizione delle prossime generazioni, vi sarà finalmente l’occasione per superare quella che era diventata una sorte di guerra di religione fra chi vorrebbe un primato della ferrovia e chi invece ritiene che solo la strada permetta un trasporto efficace. Entrambe le fazioni hanno torto e i loro tafferugli hanno bloccato per troppo tempo la politica dei trasporti. Il sistema svizzero tornerà ad essere più efficiente quando strada e ferrovia si completeranno a vicenda. L’occasione si presenta, dopo 57 anni, con un Sì al FOSTRA che affiancherà al fondo ferroviario una rete di strade nazionali al passo coi tempi.

Fabio Regazzi, Consigliere nazionale PPD, presidente Aiti


Smartgrid

di Bruno Storni e cofirmatari

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Premessa
La svolta energetica in corso a livello mondiale e in particolare nel continente europeo ha visto un forte sviluppo della produzione decentralizzata di nuova energia rinnovabile. Paesi confinanti alla Svizzera hanno già realizzato molto ad esempio la Germania ha visto crescere in un decennio la quota parte di energia rinnovabile dal 12 al 38% attraverso la realizzazione di oltre 1,5 milioni di impianti distribuiti sul territorio.
La Svizzera pur adottando una posizione molto attendista che limita gli incentivi (RIC finora 1.2 cts/kWh) dispone già di decine di migliaia di impianti che producono diversi TWh (4 % del consumo CH).
Lo scorso mese di settembre le Camere Federali hanno approvato la prima tappa della strategia energetica 2050 che prevede un aumento dei fondi a disposizione per nuovo rinnovabile che dovrebbe raggiungere circa 10TWh entro il 2030.

Con l’aumento del numero di impianti decentralizzati che immettono energia in rete a regimi irregolari sarebbe opportuno disporre al più presto delle necessarie infrastrutture e tecnologie per lo sfruttamento ottimale di queste nuove fonti, tecnologie che rendono la rete intelligente: smartgrid.

La situazione attuale
Se a livello di rete nazionale Swissgrid ha preparato una nuova strategia di sviluppo e potenziamento della rete ad alta tensione Strategia 2050 da 2,6 miliardi, mentre a livello di rete di distribuzione locale l’iniziativa è lasciata alle singole aziende municipalizzate o meno di distribuzione, in Ticino una decina di varie dimensioni che operano chiaramente con diverse sensibilità e priorità.

Per far fronte alle nuove sfide energetiche dettate sia dai sempre più rapidi sviluppi tecnologici che dalla politica energetica Federale ma anche secondo quanto richiesto nel Piano energetico cantonale PEC che esplicitamente prevede come obiettivo strategico lo sviluppo smartgrid delegandolo a AET e aziende distributrici, è opportuno promuovere e coordinare l’adattamento e l’ammodernamento della rete elettrica sia sul lato produzione decentralizzata che distribuzione come pure gestione della domanda vedi diffusione contatori intelligenti o smartmeter.

Nell’ambito della legge FER i concetti smartgrid smartmeter sono stati considerato e i comuni possono attingere a finanziamenti. Non ci risulta che finora si sia stato fatto grande uso di questa possibilità.
Al momento solo alcune aziende stanno installando alcuni lotti di smartmeter ma senza grande coordinazione.

Per evitare ulteriori ritardi in un settore di primaria importanza per l’economia Cantonale riteniamo occorra:

1) Studiare la situazione delle varie reti di distribuzione
2) Coinvolgere tutte le aziende presenti sul territorio cantonale
3) Pianificare un’azione coordinata
4) Il cantone si fa promotore di questo progetto attraverso l’elaborazione di un piano strategico impegnativo per le aziende di distribuzione che preveda eventuali incentivi

In questo senso la presente mozione chiede al Consiglio di Stato di esaminare la situazione e di promuovere una strategia coordinata per l’implementazione in Ticino di reti distribuzione rete intelligenti (smartgrid) per sostenere nel modo più efficiente l’integrazione di impianti di produzione decentralizzati e la gestione dei consumi attraverso metodi di gestione della domanda (smartmeter) su tutto il territorio cantonale.

Bruno Storni

Carlo Lepori
Henrik Bang
Francesco Maggi


Morbio Inferiore: acqua potabile e ecocentro

di Paola Sciolli, Dafne Mombelli, Fabio Canevascini e Rolando Bardelli

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In un articolo dedicato al Piano finanziario 2016-2020 di Morbio Inferiore il settimanale l’Informatore il 13 gennaio 2017 ha riferito della Zona di pianificazione congiunta Balerna – Morbio Inferiore, tuttora in esame presso gli uffici cantonali preposti, e ha menzionato tra le altre cose un futuro ecocentro che verrebbe “possibilmente realizzato con Balerna”. Il Municipio di Balerna sta approfondendo con quello di Novazzano la possibilità di un utilizzo comune del nuovo Ecocentro della Pobbia. Per quanto è dato sapere, finora gli esecutivi di Morbio Inferiore e di Balerna non sono invece mai entrati in materia sull’idea di un ecocentro intercomunale situato in una zona di protezione S2 del Pozzo Polenta. Tale ubicazione contribuirebbe a rendere definitivamente inutilizzabile la captazione di acqua potabile del Polenta. Nell’interesse delle generazioni future I Verdi e La Sinistra di Balerna, così come Morbio Verde e Unità socialista di Morbio Inferiore ritengono invece che le zone di protezione del pozzo devono essere preservate a tempo indeterminato, anche qualora nei prossimi anni Morbio Inferiore dovesse ricorrere per i suoi bisogni di acqua potabile esclusivamente all’Acquedotto regionale del Mendrisiotto e alla stazione di captazione a lago. Del resto lo stesso tema interessa direttamente anche il Comune di Balerna, che a medio termine dovrà forse rinunciare alla propria fonte idrica situata sul Pian Faloppia, cioè il Pozzo Prà Tiro. I Verdi e la Sinistra di Balerna ed i gruppi politici Morbio Verde e Unità socialista di Morbio Inferiore si opporranno in tutti i modi possibili all’abbandono delle zone di protezione dei pozzi Polenta e Prà Tiro.

Paola Sciolli – Morbio Verde di Morbio Inferiore
Dafne Mombelli – Unità socialista di Morbio Inferiore
Fabio Canevascini – La Sinistra di Balerna
Rolando Bardelli – I Verdi di Balerna


Day Hospital e Ospedale San Giovanni

di Luca Buzzi, BellinzonaVivibile

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Il Municipio di Bellinzona, almeno a parole, si è più volte dichiarato contrario e deciso ad opporsi allo smantellamento dell’Ospedale San Giovanni, previsto dalla nuova pianificazione ospedaliera, che tra l’altro assegna nuovi compiti ai privati.

Purtroppo lo smantellamento continua con la soppressione di specializzazioni fondamentali, ma anche con un ulteriore carico del Pronto Soccorso a seguito delle dismissioni di quelli di Faido ed Acquarossa, che giustifica la creazione di strutture ambulatoriali private.

D’altra parte nella nostra città è sorto un Centro medico in Viale Officina ed ora è stata presentata una domanda di costruzione per un “piccolo ospedale” (“day hospital”) con una quindicina di studi medici, due sale operatorie, sale di preparazione, sala di risveglio, sette camere e quant’altro nei pressi della rotonda del Portone.

Il direttore dell’ORBV ha garantito che il San Giovanni “assicurerà a questa nuova iniziativa una base di pazienti, grazie ai quali potrà svilupparsi, e un supporto anestesiologico”, ribadisce il consigliere comunale, il quale sottolinea: “Il progetto è previsto in una zona dove il PR non prevede strutture ospedaliere di questo tipo, tipiche di edifici adibiti a servizio pubblico, in un punto nevralgico e problematico del traffico cittadino il cui aumento ne causerebbe la completa paralisi, comporterebbe inoltre ulteriori emissioni foniche anche legate ai sistemi di ventilazione, raffreddamento e climatizzazione, le cui strutture e la relativa parete fonossorbente deturperebbe la vista dalla Murata, patrimonio dell’Unesco”.

Chiedo quindi al Municipio:

• Quali riflessioni generali ha fatto il Municipio e qual è il suo atteggiamento di fronte a questi avvenimenti e a queste affermazioni?
• Quali sono i contenuti del centro medico di Viale Officina e perché lo stesso non ha suscitato particolari opposizioni da parte del Municipio?
• Se e come intende invece opporsi a questo secondo molto più importante progetto di day hospital?
• Esistono le premesse, sulla base di quanto sopra esposto, ma anche dell’interesse pubblico, per negare la licenza edilizia?
• Non intende intervenire presso l’EOC affinché si eviti la cessione al settore privato di attività ambulatoriali oggi eseguite presso il San Giovanni?
• Cosa ha fatto finora e come intende opporsi in futuro concretamente e non solo a parole al continuo smantellamento dell’Ospedale San Giovanni?

Luca Buzzi, BellinzonaVivibile


Quali strategie per applicare l’articolo costituzionale 117a sulle cure mediche di base?

di Gina La Mantia, per il Gruppo PS in GC

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“Nei prossimi anni, le cure mediche di base dovranno affrontare grandi sfide. La speranza di vita cresce, la popolazione invecchia e il numero di persone affette da malattie croniche e multiple aumenta. A questi pazienti devono essere offerti trattamenti e cure di qualità per evitare il più possibile complicanze e ricoveri in ospedale. Al contempo, si sta delineando una carenza di personale qualificato nei settori della medicina, delle cure infermieristiche e dell’assistenza. Per vincere queste sfide e garantire anche in futuro a tutta la popolazione una presa a carico efficace, di qualità e facilmente accessibile, è imprescindibile rafforzare le cure mediche di base nella loro globalità, anche in risposta al desiderio della popolazione svizzera di poter usufruirne nel luogo di residenza.”

“La medicina di famiglia è una componente fondamentale delle cure mediche di base. Essa svolge un ruolo importante nell’assistenza globale ai pazienti e diventerà sempre più rilevante con l’invecchiamento della popolazione. Molti medici di famiglia sono però prossimi alla pensione e, soprattutto nelle aree rurali, faticano a trovare giovani disposti a rilevarne l’attività. In determinate regioni si sta così delineando una carenza di medici di famiglia.”

Il 18 maggio 2014, il popolo svizzero ha votato a grande maggioranza l’articolo costituzionale “Sì alla medicina di famiglia” che rinforza la medicina e le cure di base e di prossimità. Il 5 giugno 2016 la modifica della LEOC è stata bocciata dal popolo ticinese nella misura del 54,6%, da quella delle Tre Valli nella misura del 65%, e l’iniziativa “Giù le mani dagli ospedali”, pur non essendo passata, ha ottenuto, a livello cantonale, un risultato di tutto rispetto e nelle Tre Valli sarebbe stata accettata ampiamente.

La medicina di base e di prossimità è di grande importanza per la salute pubblica, giova al benessere della cittadinanza tutta e ha un ruolo importante per contenere i costi sanitari. Come dimostrano i risultati delle votazioni citate sopra, la medicina di famiglia sta – a giusta ragione! – molto a cuore della popolazione svizzera e ticinese.

Purtroppo, consultando la tabella della Fondazione per la promozione della formazione in Medicina di Famiglia, aggiornata a febbraio 2016, il Ticino, in questo ambito, risulta essere il fanalino di coda.
http://www.whm-fmf.ch/LinkClick.aspx?fileticket=ysE0PfW%2fOnM%3d&tabid=528&language=de-DE

Da qui le nostre domande:

• Con quale misure intende il Consiglio di Stato garantire la presenza di medici di famiglia in tutte le regioni del cantone?
• Il Consiglio di Stato intende promuovere, come fanno tutti gli altri cantoni, l’assistentato in studio medico per favorire la specializzazione in medicina di famiglia?
o A tale riguardo sono state inoltrate due mozioni: quella del 22 febbraio 2012 “Incoraggiare la medicina di base e sviluppare anche in Ticino finalmente un modello di assistentato in uno studio di medicina di base”, primi firmatari Pelin Kandemir Bordoli e Roberto Malacrida, e un’altra del 19 settembre 2016 “Praxisassistenz: quale sostegno da parte del Cantone?”, primo firmatario Franco Denti. A quando un messaggio da parte del Consiglio di Stato?
• Il Consiglio di Stato non ritiene che il mantenimento di strutture ospedaliere nelle valli potrebbe essere una garanzia per l’applicazione del sopra menzionato articolo costituzionale?
• Esistono dei progetti volti a favorire dei modelli di cure integrate, legate anche agli ospedali e in particolare all’EOC?

Gina La Mantia

Ivo Durisch, Carlo Lepori, Henrik Bang, Milena Garobbio, Gianrico Corti, Pelin Kandemir Bordoli, Daniela Pugno-Ghirlanda


Tessera di domiciliato addio?

di Ronnie David

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Attualmente per poter accedere agli impianti sportivi cittadini a prezzi ridotti e alla discarica comunale occorre mostrare la tessere gialla di domiciliato. Per poterla ottenere i cittadini devono presentarsi personalmente presso gli uffici del controllo abitanti con una foto tessera durante gli orari d’ufficio, e successivamente annualmente rinnovare il timbro presentandosi ancora personalmente presso gli uffici dell’amministrazione comunale.

Nel 2017, in un’epoca di casse automatiche e biglietti per i trasporti pubblici sui telefonini ci sono sicuramente diversi sistemi più funzionali e meno burocratici per verificare l’identità delle persone che si presentano quali domiciliati. Il più semplice sicuramente consiste probabilmente di dotare di un collegamento informatico con il programma del controllo abitanti (Gecoti), di modo che qualsiasi documento di identità sarebbe sufficiente per verificare il domicilio o meno nella nuova Città. Questo sarebbe senz’altro possibile per quanto riguarda il centro sportivo.

Per quanto riguarda l’eco-centro si segnala che i controlli d’identità vengono effettuati a campione da parte di una ditta privata. In questo senso sarebbe sicuramente delicato permettere di accedere a dati riservati. Tuttavia con le importanti risorse umane dovute all’aggregazione comunale questo compito potrebbe certamente rientrare in mani pubbliche e venire installato un collegamento all’applicativo sopracitato.
In alternativa la gestione di tale tessere potrebbero essere affidate, come il caso ad esempio a Giubiasco, alla FTIA presente con uno sportello anche nella nuova stazione FFS di Bellinzona.

Al proposito chiediamo quindi al Municipio se
– Ha considerato la possibilità di dotare gli addetti del centro sportivo del sistema informatico con collegamento al programma del controllo abitanti?
– Si ritiene di poter rinunciare dopo l’aggregazione a impiegare ditte private presso l’eco-centro e dotare lo stesso di un collegamento all’applicativo?
– Intende il Municipio valutare l’opzione FTIA come fatto ad esempio a Giubiasco?
– Quali altre soluzioni ha analizzato il Muncipio per facilitare il servizio ai cittadini?

Ronnie David