FEDERALI 2023
Margot Broggini: "Una società intergenerazionale gioverebbe a tutti"
La candidata del Centro auspica una diversa visione del ruolo degli anziani, che a suo avviso devono essere posti al centro della società, come "saggi e punti di riferimento per ogni decisione importante", con benefici per ogni fascia di età

di Marguerite "Margot" Ndiaye Broggini *

L’invecchiamento della popolazione è ormai una realtà innegabile, soprattutto grazie alle cure mediche che fanno vivere più a lungo. In Ticino nel 2021 le persone con più di 65 anni erano il 23,39% della popolazione. Raramente ci si sofferma sulla ricchezza che essi rappresentano per la società, relegandoli in una zona d’ombra in cui non si possono sentire parte della comunità, con conseguenze sul senso di solitudine e sulla salute mentale. Si pretende che vadano in pensione sempre più tardi per poter sostenere il peso economico dell’intera società, ma poi da un giorno con l’altro si smette di farli sentire importanti, come se esaurito il contributo professionale non avessero altro da dare.

Sino a qualche decennio fa le famiglie vivevano tutte assieme con più generazioni che si aiutavano nella cura dell’economia domestica e nell’accudimento di chi ne aveva bisogno mente ora prevale l’individualismo, con i bambini e gli anziani che vengono sovente affidati alle cure di strutture e persone esterne. Vorrei sottolineare come l’unione di generazioni differenti portava un impatto positivo a tutti, e ritengo che si debbano rivalorizzare gli anziani che ancora stanno bene, seguendo un principio che ho appreso dalla mia cultura d’origine e che li vede appunto come i saggi e come punti di riferimento per ogni decisione importante da prendere.

Auspico una società dove abbiano la possibilità di essere ancora attivi e con ciò intendo che non basta creare per loro dei luoghi di socializzazione ma che bisogna farli vivere in mezzo alle altre generazioni. È infatti lodevole organizzare attività per loro, il rischio è però quello di isolarli: punto invece su una realtà intergenerazionale, nel rispetto delle esigenze e delle possibilità, anche di salute, di ciascuno. Vedo a favore i progetti abitativi intergenerazionali, desidererei però allargare il concetto non solo a un contesto urbanistico bensì proprio di modo di vivere e di interagire.

Sono sicura che ogni fascia di età beneficerebbe dell’incontro con le altre, in uno scambio vicendevole che non potrebbe che portare arricchimento morale e miglioramenti di salute negli anziani, che si sentirebbero utili e attivi, rispettati e parte ancora della società e della propria famiglia, non solo delle entità non più importanti perché non più attive a livello lavorativo. Sono certa che non solo i bambini ma anche le generazioni più giovani avrebbero giovamento psicologico ed economico e mi spingo a dire che potrebbe avere una influenza positiva anche sulla denatalità, un fenomeno sicuramente in crescita. Una società dove gli anziani sono rispettati e tutelati diventa una società meno “vecchia”!

*candidata per il Centro al Consiglio Nazionale

 

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