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Cronaca
25.03.2020 - 09:000

Un Ticino compatto dietro al suo Governo ma più distante da Berna

Dopo tanto tempo, si vede un Cantone che sostiene con determinazione e unità i suoi eletti, al di là dello steccato politico. Peggiorano invece i rapporti con il Consiglio Federale: si riaggiusteranno?

Un popolo unito dietro al proprio Consiglio di Stato, da quanto tempo non lo si vedeva? Oltre gli steccati politici, oltre le ideologie, come se la politica (e infatti è così) contasse davvero poco in un momento del genere.

L’epidemia di Coronavirus probabilmente lascerà delle conseguenze anche dal punto di vista politico e della percezione che in particolare i ticinesi hanno di chi li governa, a Bellinzona e a Berna. Un’impressione che è mutata in poco tempo, basti pensare alla semi insurrezione contro Manuele Bertoli (e il Governo con lui) che non voleva chiudere le scuole, sostenuto in tal senso anche da Daniel Koch. La maggioranza era contro chi sta nella stanza dei bottoni.

Poi, la scelta di lasciare i ragazzi a casa, come auspicavano la maggior parte dei genitori. E da lì è ripartito l’amore dei ticinesi per i propri Consiglieri di Stato, cresciuto da quando il Ticino è stato il primo a prendere misure dolorose e inevitabili come abbassare le serrande dei negozi e poi chiudere i cantieri.

Berna è divenuto l’avversario, il cattivo della situazione, assieme a quel mostro subdolo che è il Covid e che ha travolto, sconvolgendole, le nostre vite. Il Consiglio Federale che aveva riso del Ticino quando esso aveva chiesto di chiudere le frontiere, che aveva permesso ai frontalieri di continuare a venire a lavorare anche se provenienti dalle zone rosse, soprattutto che non accetta la chiusura dei cantieri, che invece di estenderla al resto della Svizzera la osteggia.

Se è vero che il Ticino alcune misure le ha prese un po’ in ritardo, perché l’esempio lombardo è lì dietro l’angolo, adesso il Cantone sta fronteggiando in prima fila il Coronavirus. E se la logica vorrebbe che il resto della Svizzera, pensando che la curva potrebbe seguire quella del nostro cantone, seguisse, addirittura si urla all’illegalità.

Ci hanno feriti, ma abbiamo il popolo dietro di noi, ha detto Christian Vitta. L’impressione è proprio quella, di un piccolo Cantone, il Ticino, contro tutti. Contro il Covid e contro chi non pare volersi render conto della situazione difficile. Un Ticino schierato, compatto e deciso, assieme al proprio Consiglio di Stato, assieme al Medico Cantonale, non si vedeva da tempo. Non si vedevano l’orgoglio di appartenenza locale, gli occhi lucidi guardando l’operato di chi è stato eletto. Se Bertoli che non voleva chiudere le scuole ora è un po’ dietro le quinte, con Vitta si sono schierati tutti e il discorso, commosso e toccante, di De Rosa ha fatto capire quanto coinvolgimento anche umano vi sia.

Durerà? Oppure al primo soffio di vento, quando finalmente questo incubo sarà finito, ci si ridividerà in schieramenti? Destra contro sinistra, un partito contro l’altro. Difficile dirlo, anche se le polemiche politiche quanto meno non portano morti e persone intubate in ospedale. L’augurio è che il sentimento di appartenenza duri più di un giro di orologio dopo la quarantena.

Ma che la rabbia verso il Consiglio Federale, è idea comune, non passerà. Se spesso il Ticino si è sentito diverso, quasi escluso, trascurato, ora difficilmente tornerà il sentimento nazionale del primo agosto, quanto meno verso le autorità federali. Perché a Palazzo Federale tutti hanno visto dei governanti che non hanno capito la situazione che sta vivendo il Ticino, anzi ha ostacolato le misure prese, ha messo, come dicono in molti, il profitto prima della salute. E probabilmente, a prescindere da come andrà, da eventuali prove di forza (che non ci si augura) a un adeguamento svizzero (che invece è auspicabile), le offese non verranno dimenticate. Resterà una spaccatura. Se già il Ticino è spesso il Cantone che sulle iniziative legate ai rapporti con l’estero vota in modo diverso, ancora di più rischierà di divenire un corpo estraneo. Quasi più vicino all’Italia, forse in modo paradossale, a chi sta vivendo momenti simili, caratterizzati da chiusure, paura, morti, disperazione.

Il Coronavirus ci sta facendo diventare più ticinesi e meno svizzeri? L’impressione, al momento, è quella.

Paola Bernasconi

 

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