Quasi 400 lavoratori riuniti a Pregassona per il Primo Maggio dell'OCST: sul tavolo salari, sicurezza e casa

PREGASSONA – Quasi 400 lavoratrici e lavoratori associati all'OCST hanno festeggiato il Primo maggio al capannone di Pregassona. Nel corso della parte ufficiale hanno preso parola il Presidente Gianluca D'Ettorre, il Segretario cantonale Xavier Daniel, il consigliere nazionale e segretario regionale del Mendrisiotto Giorgio Fonio, il direttore del Centro di formazione professionale dell'OCST Giuseppe Rauseo, il membro di comitato della Cooperativa di abitazione Vivere Lambertenghi Alessandro Viri e Diana Camenzind, Segretaria cantonale di GenerazionePiù.
Giorgio Fonio, nel suo intervento, ha denunciato come "l’iniziativa popolare ‘No a una Svizzera da 10 milioni’, se approvata, metterebbe in pericolo le condizioni di lavoro, i salari e genererebbe instabilità in numerosi settori professionali i quali hanno carenza di personale come la ristorazione o il settore infermieristico”. Nel suo intervento ha pure evidenziato come il Parlamento “abbia detto chiaramente no al miglioramento delle condizioni di lavoro per il personale infermieristico generando frustrazione nel settore”.
"Oggi - ha detto D'Ettore - vogliamo ricordare e difendere il valore del lavoro, del vero lavoro, che promuove la persona, ne sviluppa i talenti e la responsabilità, il valore unico di quel lavoro che nel medesimo momento in cui produce benefici per la società migliora anche l’interiorità e lo spirito di chi opera, di donne e uomini, delle lavoratrici e dei lavoratori. Troppo spesso purtroppo il lavoro viene trasformato, deformato in un modello ideologico usato come uno strumento rivolto contro la dignità delle persone, piegandole a logiche antiumane, caratterizzate da ritmi e da modalità disumanizzanti o degradanti. Perciò l’OCST, un’organizzazione che trae la sua forza dalla conoscenza della natura umana e della realtà che le proviene dalla dottrina sociale della Chiesa su cui si fonda, respinge pericolose astrazioni e risponde aiutando lavoratrici e lavoratori in carne ed ossa, persone vere e proprie nella concretezza della quotidianità, là dove emergono in modo tangibile i loro bisogni nel mondo odierno".
"Difendere il lavoro significa anche fare un passo in più. Perché il lavoro sta cambiando. E cambia velocemente. E allora la domanda è semplice: come facciamo ad aiutare concretamente le persone a stare dentro questi cambiamenti? In Svizzera siamo abituati a pensare alla sicurezza attraverso i tre pilastri. Sono fondamenta solide. Ma accanto a questi, oggi sta emergendo con sempre maggiore evidenza una forma di sicurezza diversa, che non si accumula ma si costruisce nel tempo, e che permette di affrontare il cambiamento senza subirlo. Possiamo definirlo come una sorta di quarto pilastro: la possibilità cioè di continuare a imparare lungo tutto l’arco della vita. Perché oggi la vera sicurezza non è solo avere un lavoro. È poter cambiare lavoro senza trovarsi in difficoltà o restare esclusi ma anche affrontare i momenti di transizione per costruire nuove opportunità. Noi lo vediamo ogni giorno", ha sottolineato Rauseo.
"Ci ritroviamo anche quest’anno per celebrare il Primo Maggio. Una giornata di festa, ma anche una giornata per fare un bilancio del lavoro e della nostra attività sindacale. Parto con una constatazione che molte lavoratrici e molti lavoratori ci ripetono ogni giorno: le condizioni di lavoro sono sempre più difficili. I ritmi sono sempre più insostenibili, le forme di lavoro precario si stanno normalizzando. Spesso i salari non garantiscono una vita dignitosa. E il divario dei salari nel nostro cantone, rispetto al resto della Svizzera, continua ad allargarsi. Il dumping dilagante mette le persone una contro l’altra e svuota di valore il lavoro. A queste condizioni, a perdere non è solo chi lavora, ma la società intera, perché il lavoro cessa di essere uno dei principali pilastri della coesione sociale. Passo poi a un tema che non possiamo più accettare come inevitabile, ovvero gli incidenti e le morti sul lavoro. Ogni volta che succede si parla di fatalità, ma la realtà è che si investe troppo poco nella prevenzione, nella formazione e nei controlli. Le cause di queste tragedie vanno ricercate nel mancato rispetto delle procedure, nei tempi impossibili, in forme di organizzazione del lavoro che spremono i lavoratori e annacquano la responsabilità delle imprese e nella mancanza di cultura e investimento in modelli imprenditoriali virtuosi. Su questo tema il nostro sindacato deve essere fermo ed esigere a gran voce più sicurezza, più prevenzione, più responsabilità, e anche più sanzioni per chi, con negligenze gravi, causa queste tragedie", ha detto invece Daniel.
Alessandro Viri ha riportato il dibattito su binari concreti, definendo l'abitare una questione di dignità e stabilità sociale. Di fronte alla crescente difficoltà di reperire alloggi a pigione sostenibile, il sindacato ha ribadito la necessità di superare la semplice denuncia per passare all'azione diretta. "L'impegno dell'OCST si articola su due binari: la gestione di patrimoni esistenti, come la Residenza Soabbia di Camorino o gli immobili di Mendrisio, Biasca e Magliaso, e la sfida dell'innovazione con il progetto Pangea a Lugano. Quest'ultimo rappresenta un modello di "città della solidarietà" dove 26 appartamenti si integrano con servizi come centri diurni e asili nido, ponendo al centro la persona e le relazioni tra generazioni".
Sul versante della transizione demografica, Diana Camenzind di GenerazionePiù ha sottolineato come l'invecchiamento della popolazione, che in Ticino supera il 23%, "debba essere vissuto come una conquista sociale e non solo come una sfida numerica. L'associazione si propone come punto di riferimento per chi affronta il passaggio alla pensione, un momento che richiede un accompagnamento specifico sia burocratico che umano. Attraverso il Centro Diurno di Lugano e progetti come l'orto condiviso o le mostre d'arte, GenerazionePiù promuove l'inclusione intergenerazionale per contrastare la solitudine e combattere l'ageismo".