POLITICA
Schiavismo al mercato di Bellinzona
Azione dimostrativa dei Giovani socialisti, che hanno voluto denunciare il precariato nel mondo del lavoro
BELLINZONA - Un pittore, un muratore e uno schiavo, legati a delle catene tenute da un uomo ben vestito, venivano pubblicamente venduti. Con questa azione dimostrativa, inscenata stamane al mercato di Bellinzona, un gruppo di militanti della Gioventù socialista (Giso) ha voluto sensibilizzare la popolazione sul tema del precariato nel mondo del lavoro. «Vendere una persona ricorda i tempi dello schiavismo», spiega la Giso in una nota. «Nonostante nei paesi occidentali la pratica di vendere un lavoratore è vietata dal 1822, ai giorni nostri, sotto altre forme, c’è ancora chi lo fa: sono le agenzie interinali».[nggallery id=45 images=99]«Il lavoro non è una merce», questo lo slogan scelto, condannando una pratica «di cui le agenzie interinali possono essere definite il simbolo. La loro attività consiste nel fornire alle aziende lavoratori temporanei. In parole povere, “noleggiano”, “vendono” i lavoratori alle imprese». Secondo la Giso «le imprese fanno capo a queste agenzie per risparmiare sul personale salariato, diminuendo la spesa fissa e i relativi oneri sociali. Oltre a ciò le imprese possono far fronte dall’oggi al domani ai picchi di lavoro, aumentando la loro concorrenzialità e rispondendo ai bisogni di mercato “just in time”. Inoltre, tramite agenzia si possono reclutare lavoratori formati e sottopagarli: sono all’ordine del giorno i casi di capocantiere venduto come manovale».«Chi guadagna da questa situazione? Le agenzie, tanto per cominciare. Infatti su ogni ora di lavoro noleggiato loro hanno un cospicuo guadagno. Non è un caso che negli ultimi decenni sono proliferate in tutto il mondo occidentale. Nel solo Ticino ce ne sono più di un centinaio», continua la nota. «Un affare d’oro per “l’economia”! Ma, c’è un ma. E sono i lavoratori. Costretti ad una vita in costante di equilibrio precario».«È ora di tutelare le lavoratrici e i lavoratori!», concludono i Giovani socialisti. «È ora di mettere un freno all’avidità: il lavoro non è una merce!».
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