POLITICA
AITI, «UNIA si è svegliata! Aziende, per la tassa fate così...»
L'Associazione delle Industrie Ticinesi polemizza col sindacato. «Tocca ai dipendenti pagare la tassa, ma durante la campagna loro tacevano...». Non saranno le associazioni padronali a fare ricorso
BELLINZONA - L'Associazione delle Industrie Ticinesi (AITI) si scaglia contro UNIA. Il sindacato ieri, per bocca del suo segretario regionale Enrico Borelli aveva invitato le aziende colpite dalla tassa di collegamento a non penalizzare i lavoratori. «Ma dov’era UNIA durate la campagna sulla tassa di collegamento? Si vede che dormiva per non accorgersi che avrebbe costretto le aziende a caricarla sui lavoratori già dal 1 di agosto 2016», attacca AITI in una nota. «UNIA non si deve essere accorta che le finalità della tassa di collegamento sono anche la riduzione del traffico veicolare. Quindi tocca in primis ai dipendenti-automobilisti pagarla, e a nulla sono valse le opposizioni di AITI alla suaintroduzione, mentre UNIA taceva».Viene smentito dall'associazione presieduta da Fabio Regazzi che le associazioni padronali presenteranno ricorso al Tribunale federale contro l’introduzione della tassa. «I ricorsi, oramai sicuri, saranno presentati da diverse aziende e chiederanno certamente l’effetto sospensivo all’introduzione della tassa. Tuttavia solo la sentenza del Tribunale federale – che non si sa quando potrà arrivare – metterà la parola fine a questa lunga diatriba».AITI poi consiglia alle aziende che cosa fare dal 1° agosto, dato che con il ricorso pendente la situazione non è chiara. «Soprattutto per quelle aziende che si trovano nella necessità di ribaltare la tassa sui collaboratori che usano l’automobile e che sono confrontate con pesanti difficoltà congiunturali, gli importi della tassa da versare globalmente possono essere cospicui al punto da comprometterne le attività. Appare quindi sensato fare pagare a titolo preventivo la tassa già dal prossimo 1° agosto». Nel caso in cui la tassa venisse bloccata dal Tribunale Federale, l'importo verrà restituito. Se invece venisse dato il via libera e i lavoratori non avessero già pagato la loro parte, le aziende «si troverebbero infatti nella condizione di richiedere per ogni dipendente un contributo globale di circa 900-1'000 franchi l’anno. Una somma difficilmente sostenibile se forse versata in un colpo solo».
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