POLITICA
Syndicom, "la stampa libera evita derive autoritarie, ma oggi è in mano a pochi che filtrano le informazioni"
Il sindacato è preoccupato dai quattro decreti d'accusa emessi ai danni dei giornalisti del Caffé, in particolare per l'accusa di concorrenza sleale, "che rischia di imbavagliare il dibattito"
LUGANO - La querelle fra il settimanale Il Caffè e la clinica Sant'Anna, sfociata in quattro decreti d'accusa contro altrettanti giornalisti, preoccupa il sindacato Syndicom, che inquadra la vicenda nel contesto più ampio della libertà di stampa e dell'importanza dei media."Innanzitutto sorprende la rapidità del procedimento giudiziario soprattutto se si considera che le domande scomode poste dai giornalisti del Caffé non abbiano ancora trovato una risposta", si legge in una nota a commento della vicenda. "L’accusa di concorrenza sleale (ai danni di Lillo Alaimo, ndr) preoccupa molto poiché ha un impatto intimidatorio, rischia di imbavagliare il dibattito e limita la ricerca della verità da parte del giornalista"."Se prevale l’interesse pubblico, non esistono tematiche che non possono essere trattate, afferma il Consiglio Svizzero della Stampa. Nella ricerca della verità, il giornalista ha il diritto (e il dovere) di denunciare anche i poteri forti. Lo Stato glielo deve garantire: lo afferma la Costituzione. Approfondimento e inchiesta evitano derive autoritarie (o addirittura totalitarie) del nostro sistema politico poiché consentono di vigilare sul potere e di stimolare la rappresentanza delle minoranze", così viene sottolineato il ruolo della stampa.Ma "oggi l’informazione è sempre più in mano a un ristretto gruppo di persone che tendono a filtrare le informazioni che non coincidono con i propri interessi e a rafforzare a proprio vantaggio il controllo politico dei mezzi di informazione".
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