POLITICA
"Un banco alimentare pubblico per chi fa fatica"
Lo chiedono, attraverso una mozione, i deputati comunisti Lea Ferrari e Massimiliano Ay

"Il coronavirus si lascerà dietro molta miseria: a livello mondiale l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) ha messo in guardia su 195 milioni di posti di lavoro a rischio. Sul piano interno, secondo i rilevamenti della SECO, alla fine di marzo 2020 erano iscritti 135’624 disoccupati presso gli uffici regionali di collocamento (URC), ossia 17’802 in più rispetto al mese precedente". Inizia così la mozione che i deputati comunisti Lea Ferrari e Massimiliano Ay hanno inoltrato al Governo chiedendo "di istituire un banco alimentare pubblico e dei buoni pasto spendibili nella ristorazione locale".

"Il tasso di disoccupazione – si legge nell'atto parlamentare –  è salito dal 2,5% nel mese di febbraio 2020 al 2,9% nel mese in rassegna. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, il numero di disoccupati è aumentato del 20,7%. Lo scopo di questa mozione è integrare l’alimentazione delle famiglie e delle persone che nei prossimi mesi faranno fatica ad arrivare alla fine del mese attraverso la creazione di un banco alimentare pubblico per la distribuzione di derrate alimentari fresche e conservabili di origine ticinese e svizzera. Esistono già iniziative private simili, ad esempio il Tavolino Magico o Partage a Ginevra, che spesso collaborano con la grande distribuzione per ritirare e ridistribuire la merce a scadenza".

"Il banco alimentare pubblico che si propone qui – concludono i due – deve dare manforte ad altre iniziative private potendo anche fungere da coordinamento su tutto il territorio con l’obiettivo di ridurre lo spreco alimentare presso le aziende agricole, la ristorazione, le mense ticinesi. La seconda misura da affiancare al banco alimentare pubblico sono i buoni pasto spendibili in piccoli commerci e ristorazione locale. Chiasso ha già promosso il sistema di buoni pasto distribuiti alle persone meno abbienti per effettuare acquisti alimentari e consumare pasti presso negozi e locali gastronomici della città. Su questo esempio si potrebbe adattare il sistema dei buoni pasto a livello cantonale. Queste soluzioni potrebbero essere applicate in collaborazione con il CCAT (Centro di Competenze Agroalimentari Ticinese). I risultati sarebbero tangibili nell’evitare lo spreco del prodotto locale, nel sostenere le aziende agricole ticinesi e nell’alleviare la situazione di crisi di molte famiglie e persone trovatesi sfortunatamente penalizzate dal coronavirus. Non di meno avrebbe un effetto propulsivo per la ripartenza dei consumi nel periodo post-pandemia".

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