POLITICA
La proposta ticinese per proteggere le neomamme dal licenziamento è stata bocciata
Si chiedeva di estendere a 52 settimane (ora è a 16) il periodo dopo il parto in cui non possono essere licenziate e introdurre la possibilità di ridurre per il primo anno la percentuale del 30% con un congedo non pagato

BERNA . La delegazione ticinese composto da Fabrizio Sirica, Fiorenzo Dadò e Giorgio Fonio torna delusa da Berna: l'iniziativa ticinese per le neomamme è stata bocciata dalla Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati per 7 voti contro 5.

Le richieste erano di aumentare la protezione dal licenziamento delle neo-mamme dalle attuali 16 a 52 settimane dopo il parto e di prevedere il diritto a ridurre, per il primo anno dopo il parto, del 30% la propria occupazione con un congedo non pagato. Il 10% delle donne perde o lascia il posto di lavoro dopo un anno dalla nascita del figlio.

Ma non è arrivata la luce verde, le neomamme sono già abbastanza protette, è stato detto. "La decisione si basa su studi pertinenti che evidenziano come la maggior parte delle giovani madri possano raggiungere un accordo amichevole con i propri datori di lavoro. Non vi è dunque la necessità di potenziare la protezione a questa voce", si legge in una nota dei servizi parlamentari

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