POLITICA
Crans-Montana, l'affondo di Calmy-Rey: "Basta nepotismo. La verità deve emergere"
L'ex consigliera federale che si trova sul luogo della tragedia: “Bisogna porre fine ai piccoli compromessi, ai legami tra politica e interessi personali"
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CRANS-MONTANA - L’ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey è cresciuta a Sion, nel Canton Vallese, ma è originaria di Crans-Montana, dove insieme alle sorelle possiede uno chalet. La notte della strage si trovava proprio a Crans, dove è rimasta fino ad oggi, e dove il Blick l’ha intervistata.

“Mi vergogno - ha detto -. Le autorità e i proprietari del bar sono responsabili di quanto è accaduto. È semplicemente orribile. La gente piange, questo dolore si percepisce ovunque. Il mio pensiero va alle persone che sono morte nell’incendio. E ai loro genitori. Sono immensamente dispiaciuta per queste famiglie i cui figli avevano ancora tutta la vita davanti a sé”.

Quasi tutti a Crans-Montana, ha aggiunto Calmy-Rey, “conoscono qualcuno che è stato toccato dalla tragedia. Di recente ho saputo che il nipote di una conoscente è morto. Crans-Montana è una comunità molto unita, ed è anche per questo che siamo così profondamente colpiti. Crans-Montana non può più essere un luogo dove si ride spensieratamente. Sembra un cimitero”.

L’ex consigliera federale torna poi sugli errori e sulle responsabilità: “Le indagini devono ora essere condotte con cura e rigore. La Svizzera è uno Stato di diritto. È giunto il momento di chiedere scusa, ma le scuse da sole non bastano. I resoconti critici della stampa sono importanti. È giusto anche che gli avvocati delle famiglie facciano pressione. Questo costringe le autorità vallesane a fare ciò che è necessario”.

E infine, l’affondo: “Bisogna porre fine ai piccoli compromessi, ai legami tra politica e interessi personali. Questo nepotismo deve cessare, anche se ci si conosce. E allo stesso tempo dobbiamo restare solidali come comunità. Sarà molto difficile. Ma la verità deve emergere. Lo dobbiamo alle famiglie. Ed è in gioco l’onore di Crans-Montana, l’onore del Vallese e persino l’onore della Svizzera. Dobbiamo capire come sia potuto accadere e fare in modo che non succeda mai più. Mai più”.

 

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