Bilancio 2025 della Cantonale: furti in calo, situazione stabile. Cocchi: “Il Ticino resta esposto a fenomeni criminali che superano i confini”

BELLINZONA - Meno radar e più controlli mirati. È questo il messaggio più politico e destinato a far discutere emerso dalla conferenza stampa sul bilancio 2025 della Polizia cantonale. Il consigliere di Stato Claudio Zali ha infatti chiarito l’indirizzo del Dipartimento: la velocità non è l’unico fattore di rischio e occorre riorientare i controlli.
“Ritenuto che la velocità non rappresenta l’unica causa né degli incidenti con danni alle persone né di quelli con danni materiali, si giustifica una riduzione del numero di controlli radar a favore di altri tipi di verifiche”, ha spiegato Zali, indicando come priorità una maggiore attenzione allo stato psicofisico dei conducenti, in particolare per quanto riguarda l’assunzione di medicamenti e sostanze psicotrope.
Il direttore del Dipartimento del territorio ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare i controlli sui veicoli commerciali, soprattutto per quanto riguarda il sovraccarico e la sicurezza del carico, nonché verificare le immatricolazioni di veicoli registrati in altri cantoni ma di fatto utilizzati in Ticino.
Al di là della questione radar, il bilancio 2025 descrive una situazione complessivamente stabile sul fronte della sicurezza, con alcuni segnali incoraggianti. In particolare si registra un calo dei furti, scesi a 5’250 (-5,9%), con una diminuzione significativa degli scassi (-20%) e dei furti dai veicoli (-22%).
Restano però elementi di attenzione: crescono i taccheggi (+28%) e continuano ad aumentare i furti di e-bike (+39%), ormai un fenomeno consolidato. Anche le rapine si mantengono stabili, con 42 casi, spesso legati a liti o a situazioni connesse al consumo e allo spaccio di stupefacenti.
Sul fronte della sicurezza generale, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha ricordato il contesto particolare in cui opera il Ticino, crocevia di flussi e quindi esposto a dinamiche che vanno oltre i confini locali.
“Il Ticino si trova al crocevia di importanti flussi di persone e merci e risente inevitabilmente di fenomeni criminali che superano i confini locali”, ha sottolineato Cocchi, evidenziando come la collaborazione con altri Cantoni e con le autorità estere resti fondamentale per ottenere risultati concreti.
Proprio su questo punto il comandante ha insistito sulla necessità di rafforzare gli strumenti comuni tra le polizie: “È necessario lavorare su procedure comuni e condivise, che permettano agli operatori di parlare “lo stesso linguaggio” operativo, indipendentemente dal Cantone di appartenenza”.
Tra gli altri dati, si segnala una diminuzione delle chiamate alla Centrale comune d’allarme, scese a 211’175 rispetto alle oltre 246’000 dell’anno precedente, anche grazie a condizioni meteorologiche più stabili. In lieve calo anche gli incidenti stradali e le vittime, mentre i reati digitali registrano una flessione (-8%), pur restando un ambito in forte evoluzione.
Guardando al futuro, la Polizia cantonale si prepara ad affrontare eventi di grande rilievo internazionale, dal World Economic Forum al G7 fino alla conferenza OSCE prevista a Lugano nel 2026. Un banco di prova che richiederà dispositivi di sicurezza complessi e un coordinamento rafforzato.
In questo contesto, Cocchi ha richiamato l’importanza del fattore umano e della preparazione degli agenti, sottolineando come la qualità del servizio dipenda non solo da tecnologia e procedure, ma anche dalla capacità decisionale sul campo.