"I fondamenti democratici della società svizzera non possono essere consegnati alla logica egoista delle compagnie private di sicurezza, a cui interessa solo il proprio guadagno"

di Tuto Rossi *
Tre settimane fa la Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio ha promulgato la nuova legge sulla Polizia, elemento essenziale dello Stato democratico.
Questa legge prevede che la custodia e il trasporto delle cittadine e dei cittadini detenuti sia affidata allo Stato. Ciò è normale, poiché la perfetta democrazia svizzera prevede che il monopolio della violenza sia sottratto ai privati (a cui è vietato farsi giustizia da sé) e venga assunto esclusivamente dallo Stato sotto la sorveglianza degli organi democratici.
Sorprendentemente, nella seduta di lunedì 13 aprile 2026, alcuni deputati hanno tentato di imporre un emendamento per affidare alle compagnie private di sicurezza (Prosecur, Securitas, ecc.) il trasporto dei cittadini con restrizione di libertà.
Il pretesto è il solito: i costi.
Tramite uno studio improvvisato dalla giurista Christel Nicora, si è tentato di dimostrare che affidando il trasporto coatto dei cittadini alle ditte private si risparmia.
In realtà l’intento è quello di garantire alle compagnie private succulenti mandati dello Stato.
Si è persino paventato che senza l’affidamento ai privati di questi ambiti mandati, la legge sulla Polizia potrebbe venire rinviata in seconda lettura (che in realtà può avvenire seduta stante) e magari bocciata.
Le compagnie di sicurezza private agiscono con la logica del massimo profitto, assumendo personale a basso costo, che non ha neppure lontanamente la formazione di un agente di custodia o di un agente di polizia. Le persone trasportate sono spesso cittadine e cittadini innocenti in attesa di giudizio, che hanno diritto al pieno rispetto della loro personalità.
I fondamenti democratici della società svizzera non possono essere consegnati alla logica egoista delle compagnie private di sicurezza, a cui interessa solo il proprio guadagno.
I Gran Consiglieri dovranno dimostrarsi all’altezza del loro alto compito, respingendo pressioni e promesse.
* Per la Commissione giustizia e diritti