SANITÀ
Incontinenza e sport: si può continuare o bisogna fermarsi?
A Bellinzona un incontro di Ars Medica su cause, prevenzione e soluzioni di un problema diffuso ma poco discusso. Il dottor Roberto Pasqualetti, ginecologo, spiega cosa si può fare concretamente per non rinunciare alla propria attività preferita
Archivio TiPress / Carlo Reguzzi
Continuare ad allenarsi oppure fermarsi e intervenire? È la domanda che molti sportivi si pongono quando si confrontano con un problema tanto diffuso quanto poco raccontato: l’incontinenza urinaria da sforzo. Un disturbo che riguarda atleti e amatori, che può compromettere la qualità dell’attività fisica e che, ancora oggi, viene spesso vissuto in silenzio.

Eppure non si tratta di una condizione da ignorare o da accettare come inevitabile. Le cause sono diverse, le soluzioni esistono e, nella maggior parte dei casi, è possibile continuare a fare sport senza rinunce, a patto di intervenire nel modo corretto.

Proprio per portare il tema fuori dal tabù e offrire risposte concrete, Ars Medica organizza, il prossimo 31 marzo a Bellinzona, un incontro informativo dal titolo “Come vincere la sfida dell’incontinenza nello sportivo?”, dedicato alla salute del pavimento pelvico (per ragioni anatomiche, le donne sono più colpite da questo disturbo) e alle strategie per tornare a fare attività fisica in libertà. La serata offrirà un approccio multidisciplinare, affrontando il problema da diverse angolazioni: medica, riabilitativa, nutrizionale e legata alla preparazione atletica.

Ad aprire i lavori sarà Danja Santini, fisioterapista e responsabile della fisioterapia di Ars Medica Centro dello Sport. Seguiranno gli interventi del dottor Roberto Pasqualetti, ginecologo, sull’incontinenza urinaria da sforzo, della fisioterapista Michela Meschiari sulla riabilitazione del pavimento pelvico, della dietista e nutrizionista Diana Panizza sul rapporto tra incontinenza e idratazione nella corsa e della preparatrice atletica Tessa Cattaneo sulle prestazioni nella corsa.

La partecipazione è libera previa iscrizione: programma e registrazione al link.

In vista dell’appuntamento abbiamo intervistato il dottor Pasqualetti del Centromedico Bellinzona per capire quanto il fenomeno sia diffuso, quali siano le cause principali e, soprattutto, cosa si può fare concretamente per continuare a muoversi in libertà.

Dottor Pasqualetti, quanto è diffuso il problema tra gli sportivi?
“Quantificarlo con precisione non è semplice, perché l’incontinenza può presentarsi in forme molto diverse e con intensità variabile. Incide molto anche il tipo di attività praticata: sport con movimenti bruschi, salti, corsa o sollevamento pesi tendono a influire maggiormente rispetto ad attività più ‘dolci’ come il ciclismo, lo yoga o il tai chi”.

Quali sono le cause principali dell’incontinenza urinaria da sforzo, anche a livello amatoriale?
“Le donne sono più colpite per ragioni anatomiche legate al pavimento pelvico, ma incidono anche gravidanza, parto e cambiamenti ormonali, in particolare prima e dopo la menopausa. L’attività sportiva, di per sé, non provoca il problema, ma tende a farlo emergere, perché comporta sforzi che aumentano la pressione sul pavimento pelvico”.

Qual è l’errore più comune che osserva nei pazienti sportivi?
“Il primo è rinunciare allo sport che si ama. Nella maggior parte dei casi non è necessario. Il secondo è non parlarne: si tende a nascondere il problema, mentre è fondamentale affrontarlo con il medico”.

Oggi quali sono le soluzioni più efficaci?
“Si parte generalmente da terapie conservative, in particolare fisioterapia specifica, manuale o strumentale. Nei casi più seri si può arrivare anche alla chirurgia”.

E quindi: si può continuare a fare sport oppure bisogna fermarsi?
“Dipende dalla situazione, ma in molti casi si può continuare. L’incontinenza da sforzo è una condizione molto comune, soprattutto nelle donne, e se è lieve e tollerabile non deve diventare un limite. L’attività fisica resta un fattore positivo e va mantenuta, eventualmente affiancandola a un percorso fisioterapico. Quando invece il problema diventa più importante, è giusto intervenire senza indugio, anche con soluzioni più strutturate”.

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