FISCALMENTE
Donne: oltre alla “tampon tax” c’è di più
“Approvata la riduzione dell’imposta sul valore aggiunto sui prodotti per l’igiene mestruale, si auspica che l’accento venga posto anche su altri temi dove le norme fiscali impattano in maniera altrettanto importante sulle questioni di genere"

di Francesca Amaddeo *

Il 28 febbraio, il Consiglio degli Stati, dopo il Consiglio Nazionale, ha approvato la proposta di riduzione dell’imposta sul valore aggiunto sui prodotti per l’igiene mestruale femminile, la cd. tampon tax. La misura fa parte di una più estesa riforma della Legge sull’Imposta sul Valore Aggiunto (LIVA; RS 641.20), formulata nel 2021. Ad oggi, infatti, assorbenti e prodotti legati ad esigenze mestruali sono imposti all’aliquota ordinaria del 7.7%. Dopo alcune mozioni presentate, in particolare, da Jacques-Andrè Maire, nel 2018 (18.4205), si è valutata la possibilità di ricondurre anche tali specifici prodotti alla macro-categoria dei beni di prima necessità. L’elenco, contenuto nell’art. 25 cpv. 2 LIVA comprende già derrate alimentari, medicinali, giornali e riviste, ma si estende anche alle lettiere per gatti ed ai fiori recisi. In quanto beni di prima necessità, questi sono assoggettati ad un’aliquota del 2.5%.

La differenza percentuale, come anche chiarito dal Messaggio del Consiglio federale, risulterà in una perdita erariale ridotta, pari a circa 5 milioni di franchi su un incasso complessivo di circa 25 miliardi. Si tratta, pertanto, più di una decisione politica con significato simbolico: una piccola rinuncia a fronte di un primo traguardo per le donne. Del resto, simili iniziative hanno trovato riscontro in molti Paesi già a partire dagli anni 2003-2004. Diversi sono gli Stati che esentano integralmente simili prodotti (ad es., Australia, Irlanda, Regno Unito), sebbene con diverse categorizzazioni: taluni li esentano integralmente, altri prevedono delle riduzioni rispetto alle aliquote ordinarie. Diversi sono, comunque, gli Stati che ancora oggi reputano assorbenti alla stregua di beni di lusso imponendoli all’aliquota ordinaria.

Solo dallo scorso anno l’Unione Europea ha consentito, tramite la Direttiva 2022/542/UE che modifica la cd. Sesta Direttiva sull’IVA (2006/112/CE), la possibilità di deroga, da parte dei singoli Stati membri, all’aliquota minima del 5%, prevedendone una inferiore, se non addirittura applicando un’aliquota cd. zero, in ragione della natura essenziale dei prodotti che ricadranno in tale fascia, quali ipoteticamente quelli dedicati all’igiene mestruale. Se proprio in questi giorni l’Italia propone l’applicazione dell’aliquota del 5% su tutti i prodotti relativi all’igiene mestruali (precedentemente tale agevolazione era prevista solo qualora questi fossero riciclabili), diverse sono le iniziative per seguire l’esempio della Scozia. Il governo scozzese, infatti, è stato il primo che ha previsto la distribuzione completamente gratuita a tutte le donne di simili prodotti.

Non mancano gli studi che dimostrano come la riduzione dell’aliquota IVA su assorbenti e prodotti analoghi non risulta in un reale sgravio per le donne consumatrici. Secondo l’analisi di Tax Policy Associates, concernente gli esiti dell’abolizione della tampon tax nel Regno Unito, i prezzi degli assorbenti sarebbero scesi di circa l’1%, mentre per l’80% il beneficio resterebbe in capo al rivenditore.

La risonanza mediatica della tampon tax è emblematica di quanto una simile imposizione e della sua potenziale riduzione, se non azzeramento, sia avvertita come una barriera, una sorta di limitazione fiscale imposta alle donne. È certo, quindi, che si tratta di un passo in avanti verso un cambiamento dello status quo, che risponde ad una cultura che sta già cambiando. Si auspica, tuttavia, che l’accento venga quanto prima posto su altri temi dove anche le norme fiscali impattano in maniera meno evidente, ma altrettanto importante, sulle questioni di genere, che è ormai tempo di risolvere.

L’avvocato Ruth Bader Ginsburg, una delle cinque donne a far parte della Corte Suprema americana, che ha dedicato la vita al rispetto dei diritti civili e dell’uguaglianza di genere, ha detto: “Le proteste sono importanti ma cambiare la cultura non vuol dire niente se le leggi non cambiano”.

 

* avv. dr. Docente-ricercatrice Centro competenze tributarie della SUPSI

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