Don Feliciani: "Quanti sognavano di poter “catturare” papa Prevost per accomunarlo alle proprie politiche identitarie e sovraniste, in contrapposizione al pontificato precedente, sono stati clamorosamente disillusi"

di Don Gianfranco Feliciani
Nei prossimi mesi Leone XIV si farà pellegrino di pace fra l’Europa e l’Africa. Nei viaggi apostolici internazionali annunciati, il Papa abbraccerà due continenti: il Principato di Monaco il 28 marzo; l’Algeria, il Camerun, l’Angola e la Guinea Equatoriale dal 13 al 23 aprile; la Spagna dal 6 al 12 giugno; e, il 4 luglio, Lampedusa.
Su quest’isola, nel 2013, Papa Francesco denunciò gli scafisti e la “globalizzazione dell’indifferenza” che “ci ha tolto la capacità di piangere”.
I temi evocati dalle mete nell’agenda papale sono numerosi: guerra, migrazioni, ingiustizia, cambiamenti climatici, libertà religiosa, cristiani perseguitati. Temi che Leone XIV invita ad affrontare con l’arte – certamente impegnativa, ma oggi più che mai l’unica via percorribile – del dialogo coraggioso e fraterno.
Quanti sognavano di poter “catturare” papa Prevost per accomunarlo alle proprie politiche identitarie e sovraniste, in contrapposizione al pontificato precedente, sono stati clamorosamente disillusi. Leone cammina nel solco di Francesco. A Donald Trump è molto dispiaciuta la presa di distanza del Vaticano dal suo “Congresso per la Pace”. Ma Leone è sensibile ai grandi temi di Francesco semplicemente perché questa è la via del Vangelo. E la Chiesa di Gesù Cristo non può conoscere altre vie.
Al Giubileo dei migranti Leone XIV ha detto:
«In un mondo oscurato da guerre e ingiustizie, anche lì dove tutto sembra perduto, i migranti e i rifugiati si ergono a messaggeri di speranza. Il loro coraggio e la loro tenacia sono testimonianza eroica di una fede che vede oltre ciò che i nostri occhi possono vedere e che dona loro la forza di sfidare la morte lungo le rotte migratorie contemporanee».
I migranti, dunque, hanno bisogno dell’Europa, ma anche l’Europa ha bisogno dei migranti. Un’Europa ripiegata su se stessa diventa più povera, più debole e anche più vecchia. Fa riflettere il fatto che un tempo fosse solo la Chiesa a invitare i coniugi ad avere figli, mentre da qualche tempo a questa esortazione si sono aggiunti anche gli Stati.
I migranti – che Leone XIV definisce “messaggeri di speranza” – sono quindi parte della soluzione e non parte del problema.