SCINTILLE
Conan Doyle, tra deduzione e aldilà
Il medico scozzese che diede vita a Sherlock Holmes e visse sospeso fra razionalità investigativa e fascinazione per l’invisibile

di Brenno Martignoni Polti

Nasce in Scozia. A Edimburgo. Il 22 maggio 1859. Secondo di dieci figli. Madre irlandese. Padre inglese. Tra i suoi compagni di università, gli scrittori Robert Louis Stevenson (L’isola del tesoro. Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde) e James Barrie (Peter Pan). Si laurea in medicina e in chirurgia, nel 1881. Prosegue la formazione in ospedale come assistente. Fa il medico di bordo, per diversi mesi, sulla baleniera “Hope” nell'Oceano Atlantico e in Africa. Al rientro, Sir Arthur Ignatius Conan Doyle, nel 1887, dà alle stampe un romanzo. “Uno studio in rosso". Pubblicato inizialmente su di una rivista. Lo Strand Magazine. Inedito protagonista, tale Sherlock Holmes. Narratore, certo Dottor John H. Watson. Alter ego dell'autore stesso. Fu subito un successo senza precedenti. Seguì così, nel 1890, il romanzo “Il segno dei quattro". Poi due raccolte. “Le avventure di Sherlock Holmes" (1892). “Le memorie di Sherlock Holmes" (1894). In realtà, Conan Doyle, avrebbe voluto chiudere lì, le storie del suo ormai già famosissimo investigatore. Invece, a furor di pubblico e costretto dall’editore, nel 1902, fa uscire a puntate, il suo terzo romanzo. “Il mastino dei Baskerville". A seguire nuovi episodi. “Il ritorno di Sherlock Holmes" (1905). Dove, effettivamente, si scopre che Holmes non è scomparso. “La valle della paura”. È il romanzo del 1915.Nella raccolta “L’ultimo saluto” (1917), il detective si trova in pensione fuori città. Con le avventure del 1927, “Il taccuino di Sherlock Holmes”, Conan Doyle conclude il ciclo. La figura leggendaria del detective Sherlock Holmes, riprende, nei tratti, Auguste Dupin. Investigatore, creato da Edgar Allan Poe, nella prima metà dell’Ottocento. Sherlock Holmes però lo supera. Geniale. Empirico. Rappresenta il filone del giallo scientifico. “Nell'arte della deduzione, la cosa più importante è il saper vagliare, da un cumulo di fatti, quelli che sono accidentali e quelli che invece sono essenziali. Altrimenti, energia e attenzione vanno sprecate, anziché concentrarsi.” All’attività di scrittore, Conan Doyle intercalò quella di giornalista. Corrispondente. Nella guerra anglo-boera in sud Africa. Nel primo conflitto mondiale. “I crimini del Congo”. Libro-denuncia delle efferatezze del regime belga di Leopoldo II verso gli indigeni. Durante le Olimpiadi di Londra del 1908, scrisse per il Daily Mail un’apologia dell'atleta italiano Dorando Pietri. Nei fasti di eroe dell’antica Roma. Vincitore della maratona. Squalificato per essere stato aiutato dai giudici al traguardo. Conan Doyle si fece, finanche, promotore di una raccolta fondi, accrescendone la notorietà. Conan Doyle, lui pure, grande sportivo. Boxe, cricket, biliardo, motociclismo, calcio. Appassionato di discipline invernali. Apripista delle villeggiature in Svizzera. Da noi, per lunghi periodi, sulle piste, a Davos. Ma anche nell’Oberland Bernese. Proprio lì, alle cascate Reichenbach, Sherlock Holmes affronta l’acerrimo nemico Professor Moriarty. Con il famoso epilogo, apparente, dei due travolti dalle furie dell’Aare. Presso quelle rapide, una statua di bronzo. Nell’antica chiesa inglese di Meiringen, il Museo di Sherlock Holmes. Con la fedele ricostruzione del salotto vittoriano dell'appartamento al 221b di Baker Street, a Londra. Un’abnegazione rimarchevole di Conan Doyle. Il marcato dualismo tra razionalità e spiritismo. Da un lato, l’approccio scientifico all’indagine poliziesca. Fatto di osservazioni e deduzioni logiche. D’altro canto, una convinta credenza nell’aldilà e nella possibilità di studiarne gli arcani. È del 1926 la sua “Storia dello spiritismo”. Innumerevoli partecipazioni a sedute spiritiche. Con l’interesse per il paranormale, già all’apice della fama letteraria. Nella certezza della sopravvivenza dell’intelligenza al corpo e della possibilità di comunicare con i morti. Sir Arthur Ignatius Conan Doyle, colto da malore, viene a mancare il 7 luglio 1930. All’età di 71 anni. A Crowborough. Nella sua casa di campagna. È sepolto nel villaggio di Minstead. L’epitaffio sulla sua tomba. “Acciaio vero. Lama diritta. Arthur Conan Doyle. Cavaliere. Patriota, medico e uomo di lettere”.

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