SCINTILLE
Asimov, il profeta razionale del futuro
Dalla robotica alla psicostoria, dalla divulgazione alla fantascienza: il ritratto di un visionario assoluto che ha raccontato il futuro prima che il futuro cominciasse

di Brenno Martignoni Polti

Luminare. Di innata didattica. Oltre trecento pubblicazioni. Padre delle Tre leggi della robotica. Con effetti diretti nella ricerca. Nelle applicazioni di intelligenza artificiale. “Parte della disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta.” Visionario senza eguali. A doppio mandante tra finzione e verità. Nel 1941, nel suo racconto “Bugiardo!", Isaac Asimov, per la prima volta, usa il neologismo di "robotica". Riferito alla tecnologia degli androidi. All’anagrafe. Isaàk Jùdovič Azìmov. Nasce il 2 gennaio 1920. A Petroviči. Villaggio rurale. In Russia. Mezzo migliaio di chilometri a sud-ovest di Mosca. Sul confine con la Bielorussia. Guarito da una polmonite, che colpì altri sedici bambini, nessuno dei quali si salvò, il piccolo Isaac, a tre anni, in piena guerra civile, emigrò con i genitori negli Stati Uniti. A New York. La madre e il padre, di origini ebraiche, avevano deciso di cercare fortuna oltreoceano. Aprirono uno spaccio di dolciumi, giornali e riviste nei sobborghi di Brooklyn. Le eclettiche doti di Asimov non tarderanno a comparire. A cinque anni, impara da solo a leggere. Da lì, vieppiù assorto in libri e studio. Appassionato di fantascienza. Di gialli. In stile Agatha Christie. Due lauree. Chimica e filosofia. Nel 1942 sposa Gertrude Blugerman. Nel contempo, viene assunto presso il Naval Air Experimental Station di Philadelphia. Nel Secondo Conflitto Mondiale, da soldato semplice, è inviato a Camp Lee (Virginia). Poi, a Honolulu, dove partecipa al primo esperimento atomico. Tra il 1949 e il 1958 insegna alla prestigiosa School of Medicine dell'università di Boston, alternando l'attività di romanziere. Per finire, unendo i due ambiti, abbandona la didattica accademica per dedicarsi alla diffusione scientifica. Trattando con disinvoltura gli argomenti più disparati. Chimica, biologia, fisica e astronomia. Ben al di là del didascalico. Teorizza su questioni fondamentali. Vite extraterrestri. Cambiamento climatico. Riscaldamento globale.

Inedito capolavoro. Il ciclo delle Fondazioni. Ispirato alle dinamiche dell’Impero Romano. Analisi politico-sociale nel futuro remoto. Nell’ottica del nuovo approccio della psicostoriografia. Per la prevedibilità dei comportamenti di comunità. Formule matematiche a descrizione del percorso più probabile delle masse, per approdare a proiezioni puntuali. Divorziato da Gertrude, nel 1973, sposa Janet Jeppson. Psichiatra e analista. Lo stesso anno esce “Neanche gli dei”. Romanzo prediletto di Asimov. Vincitore di un premio Hugo e di un Nebula. “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.” Filo conduttore del suo alto profilo. Indubbia fiducia nel genere umano. Nella razionalità empirica. Contro le superstizioni e il ricorso alla forza. In proiezione, confidando nella colonizzazione dell’universo. Singolare un paradosso. Proprio colui che ha immaginato viaggi interstellari, non amava spostarsi. Era terrorizzato dagli aerei. Raramente si allontanava da New York. Conduceva una vita spartana. Quasi monastica. Assolutamente dedito al lavoro.

Isaac Asimov verrà a mancare in circostanze degne dei colpi di scena delle sue opere. Scompare, al NYU Medical Center, il 6 aprile 1992. L’indomani, il New York Times, nel riportare la notizia, affidandosi alle dichiarazioni del fratello Stanley, parla di insufficienza cardiaca e renale. Dieci anni dopo,invece, la moglie Janet, nella sua biografia, rivelerà tutta la verità. Morte per AIDS. A seguito di trasfusione di sangue, ricevuta durante un'operazione di bypass, nel 1983, Isaac Asimov aveva contratto il virus dell’HIV. Sia l'ospedale dove era stato infettato (per scongiurare scandali), sia Asimov stesso (per evitare alla sua famiglia pregiudizi legati alla sieropositività), furono d'accordo di sottacere la malattia. Da ateo convinto. Un commiato senza cerimonie. Le ceneri disperse, come da suo desiderio. Autentica ragione di essere. Nella sua autobiografia postuma del 1995. “Scrivo per lo stesso motivo per cui respiro. Perchè, se non lo facessi, morirei.” Né più. Né meno.

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