SCINTILLE
Rino Gaetano, la voce irriverente dell’Italia dei misteri
Canzoni leggere solo in apparenza. Denunce sociali, censura. Anni di piombo e una fine tragica. Il mito resta sospeso tra musica, profezia e ombre mai dissolte

di Brenno Martignoni Polti

Nel 1978, con “Gianna”, terzo al Festival di Sanremo. Sul palco con la tuba nera. Regalo di Renato Zero. Momento felice. Di protagonista della cultura e dello spettacolo. Poi, il 2 giugno 1981, la tragica fine. Devastante frontale. Una perdita, a soli 30 anni, che ne consacra culto e popolarità. A quasi 45 anni, le circostanze letali sono tutt’altro che cristalline. Salvatore Antonio, detto Rino, Gaetano. Era nato a Crotone il 29 ottobre 1950. Cantautore “sui generis”. Di gioiosa ironia. Simpatia magnetica. Dietro la semplicità dei testi, le denunce sociali. Intelligenti. Sull’attualità. Aldo Moro. Presidente della DC. Rapito il 16 marzo 1978 dalle Brigate Rosse. Il cui corpo viene ritrovato morto il 9 maggio 1978 a Roma in una Renault rossa in via Caetani. Tensioni da anni di piombo. Nella celebre “Berta filava” del 1976. C’è il “compromesso storico” di Enrico Berlinguer (segretario PCI) e di Aldo Moro, “che filava con Mario e filava con Gino”. Fuori da metafora. Forse, le coalizioni escluse dall’Esecutivo. Il bambino che nasce “non era di Mario e non era di Gino”. Infatti, un governo fotocopia monocolore. Democristiano. Lo stesso Enrico Berlinguer, alias “santo vestito d’amianto”. Giochi di parole. Sottili. Pungenti. Calzanti. Di ferro e fuoco. Era il tempo degli scandali. Uno su tutti. Quello delle tangenti “Lockheed”. Rino Gaetano fu persino oggetto di censura. Sulla scomparsa, si sono avanzate molte ipotesi. Anzitutto, il fatto che lui stesso l'avesse predetta in una canzone. Le mancate accettazioni da parte degli ospedali nella notte dell'incidente. L’artista calabrese, all'apice della sua carriera, dopo una serata con gli amici, stava percorrendo in auto via Nomentana a Roma. La strada dove abitava con i genitori e la sorella Anna. Forse per malore o colpo di sonno, invase la corsia opposta. Un camion lo centrò in pieno. Giunto al Policlinico, era già in coma. Urgeva un intervento di traumatologia cranica, che lì non era possibile. Si fecero diversi appelli a altri complessi. Alle prime luci dell'alba, il cantautore arrivò al Gemelli, dove purtroppo morì intorno alle 6 del mattino. In un suo brano. “La ballata di Renzo”. Di dieci anni prima. Narra di un giovane trovatosi a vivere uguali dinamiche. “La strada era buia, s’andò al S. Camillo e lì non l’accettarono forse per l’orario, si pregò tutti i santi ma s’andò al S. Giovanni e lì non lo vollero per lo sciopero.” Renzo, il protagonista della canzone, viene investito da un'auto e muore per le mancate cure, siccome rifiutato dagli ospedali. Fatalità. Sono citati i tre nosocomi che non lo presero nella notte del 2 giugno 1981. Policlinico. San Giovanni. San Camillo. Tuttavia, la sorella Anna, in un'intervista, smentisce tali circostanze. “Quando il corpo di mio fratello fu estratto dalle lamiere, venne portato al Policlinico Umberto I, semplicemente perché era il posto più vicino. La struttura non aveva una sala operatoria attrezzata per la craniolesi, ma non l’avevano neppure gli altri ospedali contattati telefonicamente”. Bruno Mautone. Avvocato penalista. Alla morte di Rino Gaetano dedica tre pubblicazioni. “La tragica scomparsa di un eroe”. “Chi ha ucciso Rino Gaetano”. “Rino Gaetano, segreti e misteri della sua morte”. Questi sostiene coinvolgimenti dei servizi segreti. A suo dire, molti amici dell’artista, erano legati alla Cia e all’intelligence italiana. Proprio ciò, starebbe a monte dei testi, ancorati a fatti inquietanti e riservati dell’epoca. Rino Gaetano sarebbe altresì stato affiliato alla massoneria. In quanto tale, "depositario di informazioni riservatissime e frequentatore di ambienti politici". A comprova, l’amicizia con Elisabetta Ponti. Figlia del medico personale di Licio Gelli. Gran maestro della loggia massonica P2. Tanto è vero che il cane, che compare al fianco di Rino Gaetano, in tivù, quando cantava era proprio di Elisabetta Ponti. Nel 2024 una mostra. Al Museo di Roma in Trastevere. Nei pressi del Folkstudio, dove Rino mosse i primi passi. Luogo di altri due grandi. Antonello Venditti. Francesco De Gregori. Con lui. I tre moschettieri. Come li definì il celebre discografico Vincenzo Micocci. “Rino Gaetano-Sempre più blu”. Il documentario diretto da Giorgio Verdelli. È del 2025. “C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni!”

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