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07.05.2022 - 10:210

Il toccante sfogo di un contadino ticinese: "Il nostro lavoro non può essere distrutto così"

Matteo Ambrosini: "Quello che abbiamo fatto lo scorso 26 aprile è il risultato dello sconforto e dello scoraggiamento, della rabbia"

*Di Matteo Ambrosini (da Facebook)

Sono Matteo, un contadino di montagna, allevatore di mucche e capre da latte. Gestisco la mia azienda agricola e l’alpe con i loro caseifici. Mi impegno come posso nel fare al meglio il mio compito. Una breve presentazione era dovuta, anche se molto schematica, per chi non mi conosce. Siamo a maggio, maggio 2022 e alcuni pensieri nella testa di un giovane contadino cerco ora di metterli giù su un foglio di carta.

Le giornate sono lunghe ma di ore ne abbiamo sempre troppo poche per svolgere tutto come vorremmo, sono poche anche per fermarsi un attimo a pensare o ragionare su diversi temi, sul lavoro stesso o sul resto della nostra vita. Il casino è che si finisce per pensare continuamente senza smettere proprio per recuperare queste ore che ci sono necessarie. Il nostro lavoro a contatto con natura e animali dove non c’è programma che tenga, dove tutto si prende e si fa quando si deve fare. La mia passione più grande e quindi quello che aspetto per tutto l’anno, è salire all’alpe. Con tutti i miei animali una volta che l’erba inizia a crescere anche sui pascoli più alti inizio a salire in montagna.

Durante l’inverno penso spesso ai bei momenti sull’alpe a pascolare i miei animali, a trasformare il latte in formaggio nel caseificio o pulirlo in cantina che man mano che passa la stagione si riempie sempre di più. Io e i miei animali trasformiamo quella moltitudine di erbe e fori in un buon prodotto che arriverà poi sui nostri piatti per sfamarci durante l’inverno. Allo stesso tempo manteniamo pulite e con una vegetazione molto ricca e le nostre valli e montagne. Non dimentichiamoci poi il lavoro a valle: nel mio caso si trova mio fratello che sfruttando al massimo i giorni di sole, taglia l’erba nei prati. Lui è altrettanto importante per la biodiversità del nostro territorio. Con il suo lavoro mantiene puliti e sani i prati attorno ai paesi e riempie le stalle di fieno per dar da mangiare ai nostri animali in inverno. Il tutto è un cerchio che non si chiude mai, ogni lavoro è legato e dipende dall’altro. È un ciclo che ci è stato tramandato dalle generazioni prima di noi con tanto amore e sacrificio.

Dopo continuo ma prima esprimo una bella immagine che mi passa per la testa da tutto l’inverno, si perché per la prossima stagione estiva è da molto che abbiamo un pizzico di paura, una grande preoccupazione. Il ricordo delle mie capre che finito la mungitura pomeridiana piano piano si alzano da sassi accanto alle cascine, la prima a partire tira il gruppo, poi però più in su ma neanche molto alla testa passa la capra più forte o quella con più esperienza.

Di solito era la Stella e se non lei la Marica comunque quelle che hanno esperienza. Piano piano il sole tramonta e le capre salgono veloci fin su in cresta per sentire ancora l’ultimo sole e godersi il bel tramonto estivo. Ha inizio una bella nottata a mangiare l’erbetta più tenera e bella di tutto l’alpe su li quasi a contatto con cielo. Dopo un pisolino si fa già mattina, si alzano presto prima ancora che viene giorno per riempire bene la pancia in modo da garantire un buon latte per poi fare il formaggio. Piano piano sorge il sole e si abbassando mangiando verso le cascine. Di solito arrivano o altrimenti salgo io a prenderle qualche volta. Dopo la mungitura riposano beate sui sassi a prendere il sole oppure dietro la stalla all’ombra.

Ecco non continuo di più, mi vien già il magone solo a scriverla e a immaginarla di conseguenza. Si il magone, già da un po’ non è più cosi. La faccio breve, per proteggere i miei animali devo adattarmi e ora la notte la passano chiuse in un recinto e in stalla, si io non voglio andare a cercare le mie capre sbranate la mattina. Chiuse dentro la notte, obbligate contronatura a mangiare qualcosa di giorno sotto al sole cocente, tanto quanto basta per sopravvivere. Si proprio cosi, il latte che fanno purtroppo è poco confronto a prima. Adesso davvero non trattengo più il magone, no non lo voglio neanche più nascondere. Quello che abbiamo fatto lo scorso 26 aprile è il risultato dello sconforto e dello scoraggiamento, della rabbia.

Si dico abbiamo perché a Bellinzona io non c’ero fisicamente è vero ma ero li con la testa e il cuore, piangevo da solo dietro una balla di fieno nel fienile, piangevo mentre guardavo la Gioia, la Diva, la Lina, la Nebbia e tutti gli altri. Piangevo da solo, con i miei animali e con i miei amici. Piangevo per il mio futuro. A Bellinzona sono state portate le pecore uccise macabramente senza nessun rispetto mentre stavano lasciano la stalla e il recinto dove erano stati chiusi la notte per essere protetti, andavano a mangiare! Andavano a fare il loro compito che assieme al contadino è quello di mantenere pulito e ricco di biodiversità il nostro territorio. A Bellinzona è stato il gesto estremo di voler mostrare a chi non se ne rende conto cosa dobbiamo subire noi contadini di montagna e allevatori di capre, mucche e pecore. È uscito tutto lo sconforto di chi vicino alla pensione vede sfumare i sacrifici di una vita, la rabbia di chi con la sua azienda agricola ha tirato grande una famiglia e ora vede i sui figli piangere perché semplicemente non è giusto quello che succede, la frustrazione dei giovani che inseguendo i propri sogni vedono davanti un futuro incerto.

Abbiamo centrato il bersaglio, ringrazio e ringraziamo quelli che a Bellinzona erano presenti! Non tutti hanno potuto esserci ma molti come me erano li anche se non fisicamente. Se ne parla, si dibatte, qualcosa si è mosso. Almeno forse qualcuno ha visto qualcosa che mai immaginava. Si è cosi la propaganda è molto forte e molta gente che vive lontano dalle valli e dalle realtà agricole non si rende conto di cosa e come succede. Non ne hanno colpa ma finiscono nel credere a chi fa più rumore, a chi si vende bene. E di certo non siamo noi contadini che abbiamo pochi mezzi a disposizione e molto poco tempo anche visto che il nostro compito lo vogliamo fare al meglio e richiede un grande sforzo. Il nostro sforzo viene impiegato sul lavoro e in quelle poche associazioni di categoria che cerchiamo di portare avanti. La mia riflessione è lunga lo so ma non ci si può soffermare solo su un giorno. C’è un prima e un dopo e io molto sintetizzato sto cercando di esprimerlo. Lo devo esprimere perché altrimenti prima o dopo la testa esplode, non trovo giusto quello che dobbiamo subire. Noi, l’essere umano, siamo parte della natura.

Secondo me è giusta questa affermazione: mangiamo, dormiamo, ci riproduciamo e poi moriamo. Il ciclo naturale che fanno gli animali e i vegetali. Io mi sento parte della natura, ci vivo e ci lavoro assieme. Siamo nel 2022 e non a inizi ‘900 e i tempi cambiano. Una volta ognuno faceva il suo, ogni famiglia si faceva il proprio da magiare per sopravvivere ecc. non mi dilungo ma il risultato di questi anni che sono passati è che molta gente ha iniziato a fare altri lavori e ricevere una paga per il lavoro svolto in modo da poter acquistare il cibo. Allora alcuni che son rimasti nel settore agricolo vendono il cibo cosi con i soldi possono permettersi degli investimenti in modo da poter garantire cibo abbastanza per chi lo deve comperare. Una volta tutti lavoravano sul territorio ed era fin troppo sfruttato, ai giorni nostri il territorio è quasi sotto sfruttato perché chi lo lavora siamo rimasti in pochi quindi è stato sviluppato un sistema di pagamenti diretti per garantire a chi ancora lo lavora di
poter fare gli investimenti adeguati a mantenere il territorio e produrre cibo a sufficienza.

Questa evoluzione che ho descritto molto brevemente ha portato molta, anzi troppa gente a distanziarsi tantissimo dalla natura e quindi non avere più nessun’ idea di come funziona il tutto. Ora siamo a oggi, con questo scritto spero di trasmettere lo stato d’animo di chi si impegna anche per il bene di tutti, di chi segue una passione fatta di tanti sacrifici. Spero di aver fatto un po’ di chiarezza su alcune cose che ci vengono buttate addosso da radio, tv e giornali. So che molta gente è legata alle sue origini e conosce come funziona. Questa gente che ci apprezza per quello che facciamo forse certe volte lo da per scontato, è be logico che sia cosi! Purtroppo invece al giorno d’oggi le cose sono cambiate e molti non ci prendono neanche più in considerazione. Più che darci addosso e parlare male di noi non fanno.

L’appello a chi in noi ci crede è di sostenerci come fatto finora, di credere in noi che ci aiuta molto e soprattutto di farsi vedere e sentire, ne abbiamo un grande bisogno. Dobbiamo far passare il messaggio giusto, la realtà dei fatti. Quelli positivi che ora non mi metto a descrivere altrimenti il mio scritto diventa un romanzo.

*Contadino a Cevio e Alpigiano in Porcaresc, membro di comitato di: Società ticinese d’economia alpestre (STEA), Consorzio ovicaprino di Vallemaggia, Giovani contadini ticinesi (GCT)

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