TRIBUNA LIBERA
Bruno Cereghetti: “Perizie su misura e assicurati senza difesa: un ordinamento da Repubblica delle banane”
L’esperto denuncia un sistema in cui il perito scelto e pagato dall’assicuratore finisce per diventare, di fatto, il vero giudice del caso: “All’assicurato non resta che accettare e subire”
TiPress / Alessandro Crinari

di Bruno Cereghetti *

Quando un assicuratore è stufo di pagare le indennità perdita di guadagno per malattia o infortunio (Suva inclusa), si inventa la necessità di un accertamento medico. Lo stesso vale per l’assicurazione invalidità quando, per ragioni di risparmio, fin dall’inizio non vuole nemmeno entrare nel merito di una rendita. Ebbene, secondo l’ordinamento svizzero sono gli assicuratori ad avere la facoltà di designare unilateralmente il perito incaricato. Ma non solo: dispongono del potere di blindare la procedura da seguire.

L’assicurato deve solo accettare e subire. Sotto la minaccia esplicita di chiusura del caso se non china il capo al volere degli assicuratori. Certo, la legge e la giurisprudenza prevedono, sulla carta, dei diritti per gli assicurati. Che di fatto suonano però come una presa in giro. Durante tutta la procedura le azioni degli assicurati hanno un peso minore di una piuma di un uccellino. In definitiva tutto è deciso dal perito scelto – e pagato – dall’assicuratore.

Ora la realtà dimostra che ogni assicuratore, inclusi quelli sociali, ha individuato una coorte ristretta di periti, elevandoli a veri e propri seriali. Fidelizzati economicamente. Così come nessuno può negare che nella quasi totalità dei casi il perito conclude che in una fantomatica attività semplice l’assicurato ha una capacità lavorativa elevata tale da escluderlo da ogni prestazione assicurativa. A questo punto per l’assicurato si apre la possibilità del ricorso.

E qui si consuma il paradosso. Il Tribunale federale ha stabilito che, di principio, il giudice ordinario non si discosta dalle valutazioni del perito. Il margine di giudizio del Tribunale si limita infatti alla valutazione se l’esame peritale è completo e se tutti i documenti sono stati ben considerati. Ciò che è sempre il caso, per almeno due motivi. Il primo è che fare una perizia medica in ambito assicurativo è cosa semplicissima: basta seguire l’algoritmo dettato dalla giurisprudenza, ossia sintetizzare tutti i documenti medici precedenti (ovvero una semplice operazione copia-incolla), sentire l’assicurato (operazione di pura forma, con peso nullo in procedura), effettuare alcuni esami di routine e infine sparare il verdetto (sistematicamente, o quasi, tombale per l’assicurato). Il secondo motivo è che i seriali fanno questo per mestiere.

Nel concreto, dunque, il perito viene elevato a giudice della causa. Peraltro i motivi di ricusa di un perito sono esattamente quelli previsti per un giudice ordinario. Ma non è finita qui. Il Tribunale federale ha inoltre escluso la possibilità, per l’assicurato, di farsi assistere dal proprio legale durante l’interrogatorio peritale.

A questo punto sorge spontanea una domanda: come può essere qualificato un ordinamento nel quale un indagato è giudicato da una persona scelta e pagata dall’altra parte in causa - per di più quella economicamente e strutturalmente più forte -, e a cui viene negata la possibilità di essere assistito da un legale durante l’interrogatorio che ha condotto alla decisione a lui sfavorevole?

La risposta è una sola: un ordinamento da repubblica delle banane.

 
* già responsabile dell'Ufficio assicurazione malattia

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