12 mag 2012 - 13:20

Il trotzkista Pronzini è stato “silurato” dal PS dalla commissione tributaria. Lui e Gianni Frizzo c’avranno fatto il callo. Alain Berset prima di diventare consigliere federale è stato uno dei maggiori sostenitori del cambio minimo a 1,20. Ma se ci fosse una svalutazione della moneta europea, come molti iniziano a prevedere, cosa si inventerà il friborghese socialista?


Oggi il quotidiano LaRegione riporta la notizia che Matteo Pronzini, deputato del Movimento per il socialismo (MPS), non farà più parte della commissione tributaria del Gran Consiglio. Pronzini poteva partecipare alle sedute della commissione parlamentare, visto che dopo la sua elezione il Partito socialista (PS) aveva deciso di lasciargli uno dei suoi tre posti in commissione tributaria. L’anno scorso, quando questo è avvenuto, molti a sinistra avevano creduto che il PS volesse inaugurare una nuova stagione di dialogo e apertura nei confronti della sinistra radicale. Lunedì scorso, quando bisognava eleggere Michele Foletti alla presidenza del Gran Consiglio, il PS ha comunicato di aver deciso di buttar fuori dalla commissione tributaria l’esponente di MPS. Che cosa è cambiato in questo anno? Semplice, l’arrivo ai vertici del partito del tandem Lurati-Stojanovic, che assieme a Pelin Kandemir Bordoli e Manuele Bertoli compongono il “cerchio magico” dei socialisti.

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Alle amministrative in Italia c’è stato l’exploit dei “grillini”, una buona tenuta dell’Italia dei valori e di Sinistra ecologia e libertà di Nichi Vendola, mentre il PD di Bersani in termini non di percentuale ma di voti assoluti ha perso un voto su tre. Certo, il piacentino ex ministro si gongola malgrado questo misero risultato visto che sia la Lega Nord, sia il Pdl di Berlusconi hanno perso due voti su tre, rischiando l’estinzione. Il dato che in Ticino nessuno ha messo in risalto è quello di Verona, dove vi era la lista della Lega Nord e la lista civica personale di Flavio Tosi (ovviamente appaiate, ossia congiunte). La lista di Tosi ha battuto la Lega Nord, ma il dato strabiliante è che i voti della sua lista sono superiori a tutti i voti raccolti dalla Lega Nord nelle elezioni comunali nei comuni lombardi. Di fatto il sindaco Tosi da solo raccoglie più voti di quello che un tempo era la Lega lombarda. Questo dato probabilmente potrà spostare il baricentro politico della Lega Nord verso le terre scaligere.

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In Olanda c’è una crisi di governo. Il weekend scorso si è votato per le presidenziali in Francia e per le elezioni politiche in Grecia, oltre alle amministrative italiane. I mercati finanziari hanno reagito con molto nervosismo, e le borse sono andate tutte in negativo. Il risultato di queste tornate elettorali ci dicono che nei prossimi mesi vi saranno molte critiche sul “Fiscal compact” tanto amato da Angela Merkel. Anzi, l’attuale scenario ci dice che la Germania con le sue politiche di rigore è sempre più minoritaria in Europa. A questo punto c’è chi immagina che fra sei mesi vi sarà una svalutazione dell’euro nei confronti del dollaro. Se si realizzasse questo scenario, vi è da chiedersi se il cambio a 1,20 del franco nei confronti dell’euro possa realmente reggere. Forse è meglio prepararsi alla parità franco-euro, e con i chiari di luna che ci sono in Europa forse ci va ancora bene.

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Questa settimana Matrioska su Teleticino ha ovviamente organizzato un dibattito sulla satira e la politica ispirandosi alla vicenda Orelli. Erano presenti il leghista Caverzasio, il PLR Galusero, il verde Savoia, Boris Bignasca e il collaboratore del Corriere del Ticino Oliver Broggini. Invitati anche Corrado Mordasini, Giovanni Orelli, e Saverio Lurati, ma come preannunciato i socialisti boicottano i dibattiti in cui sono presenti dei leghisti. Peccato. Sarebbe stato molto interessante vedere il direttore del periodico satirico Il Diavolo dibattere in studio con Boris Bignasca sulla differenza fra le frasi scritte in Wikileaks, in cui ci si augurava di leggere il necrologio di Giovanni Orelli, e gli annunci funebri pubblicati con regolarità da cinque anni dal quindicinale Il Diavolo. Noi non l’abbiamo ancora capita.