5 giu 2012 - 09:29

di Marco Romano, consigliere nazionale e segretario cantonale PPD

La politica della droga necessita di un approccio deciso, lineare e coerente. La decisione di ieri del Consiglio degli Stati, che si allinea alla maggioranza del Nazionale, lancia tuttavia un pessimo e pericoloso segnale. Personalmente non condivido in maniera assoluta il progetto volto a punire i fumatori di spinelli maggiorenni, in possesso di 10 grammi al massimo di erba, esclusivamente con una multa disciplinare, senza più aprire una procedura penale. Ho avuto modo di esprimere pubblicamente in occasione della discussione in Consiglio nazionale la scorsa primavera, che questo progetto banalizza il consumo di droghe e compromette il lavoro in atto. Questa nuova e furbesca modifica della Legge sugli stupefacenti misconosce totalmente il risultato della votazione popolare del 20 marzo 2008 che aveva sancito a livello di legge il modello nazionale, applicato da 20 anni, per affrontare il problema della droga. I quattro pilastri – della prevenzione, della terapia, della riduzione dei danni e della repressione – hanno permesso di affrontare la difficile sfida di contenere e reprimere il consumo di droghe nel Paese, salvaguardando la salute pubblica e evitando l’espandersi di fenomeni criminali legati allo spaccio. Nel 2008 cittadine e cittadini svizzeri hanno detto un chiaro NO alla depenalizzazione della canapa. Il progetto attualmente in discussione e, purtroppo, vicino all’accettazione reintroduce la proposta celandola dietro argomenti molto discutibili e assolutamente non coerenti; anzi molto fuorvianti. Punire il consumo di canapa con una semplice e banale sanzione amministrativa, come una multa di parcheggio o un eccesso di velocità, banalizza il fenomeno e crea numerosi problemi alle autorità di polizia e alla giustizia. Negli scorsi mesi le prese di posizione da parte degli attori attivi sul terreno sono state chiare: senza la possibilità di indagare e di perseguire penalmente anche il “semplice” consumatore di canapa, si anonimizza il fenomeno e si blocca in partenza l’intera attività volta ad applicare la legge sugli stupefacenti. Chi consuma è fonte di informazioni. Con il progetto in discussione, il Parlamento si illude di facilitare il lavoro delle forze dell’ordine e di armonizzare le pratiche cantonali, specie per quanto riguarda le quantità minime tollerate. Nella pratica, oggi la canapa, con un tasso di THC costantemente in crescita e assolutamente imparagonabile agli anni sessanta, è una droga a tutti gli effetti. La politossicomania (uso contemporaneo di più droghe ed alcool) è un fenomeno molto diffuso e la modifica di Legge non permetterà più di aprire indagini, di risalire agli spacciatori e di lavorare con efficacia nella repressione. Rendere il consumo di canapa un reato amministrativo è un grave errore politico, incoerente con le decisioni popolari degli ultimi anni, e un segnale molto fuorviante alle nuove generazioni. Il consumo e tutte le attività connesse al mondo della droga sono reati penali e non amministrativi. Se questa è la volontà parlamentare, non ci resta che la via del referendum per chiedere conferma al Popolo della via intrapresa nel 2008 contraria alla depenalizzazione.

Marco Romano, consigliere nazionale e segretario cantonale PPD