20 giu 2012 - 11:04

Il bilancio alla fine del summit che si è tenuto a Los Cabos, in Messico, è chiaro: l’Europa, pressata dai Paesi esterni all’Ue e dall’Fmi, si impegnerà a collaborare per risanare l’economia internazionale accettando anche interventi esterni


Dopo lunghe trattative, l’incontro tra i Capi di Stato che si è tenuto a Los Cabos, in Messico, è giunto ad una conclusione. Il paragrafo 11 del testo conclusivo dell’incontro è piuttosto chiaro: l’Europa accetterà di includere i dettagli della propria agenda di riforme nel testo del Piano d’Azione del G20, cedendo alle pressioni di Stati Uniti, Cina e altri Paesi emergenti.

I tre settori nei quali l’Europa è chiamata ad impegnarsi sono il sistema bancario, i depositi e le riforme strutturali per la stabilizzazione. I diciassette paesi europei promettono di iniziare subito ad attuare il cambiamento “adottando tutte le necessarie misure politiche per salvaguardare integrità e stabilità dell’area, migliorando il funzionamento dei mercati finanziari e rompendo il circolo vizioso fra titoli di Stato e banche sovraesposte al debito sovrano.

Germania e Francia, nonostante sia la Merkel che Hollande sostenevano che la risoluzione della crisi dovesse venire dall’Europa e non dall’esterno, hanno ceduto alle continue sollecitazioni degli Stati Uniti, della Cina, degli altri Paesi emergenti e dell’Fmi.

Significativo anche l’apporto di Cina e Arabia Saudita nella cooperazione internazionale: Pechino si impegnerà per “consentire ai mercati di avere un maggior ruolo nelle oscillazioni della valuta” ed inoltre la Cina verserà 43 miliardi di dollari all’Fmi, potenziandone la sua capacità di intervento.

L’Arabia Saudita invece promette di non far lievitare i prezzi del petrolio, cui aumento potrebbe far indebitare ancora di più i Paesi già in difficoltà.