28 giu 2012 - 06:18

Consigliere di Stato per dodici anni, dal 1987 al 1999, direttore dell’allora Dipartimento opere sociali (oggi DSS), Pietro Martinelli attualmente ricopre la presidenza dell’Associazione ticinese terza età (ATTE). Strenuo oppositore vent’anni fa della proposta leghista di dare una 13esima AVS agli anziani, abbiamo voluto sentire il suo parere su questo tema, approdato ieri nuovamente sui banchi del Gran Consiglio, e su cui il popolo dovrà presto esprimersi.


Pietro Martinelli, ieri si è discussa in Gran Consiglio l’iniziativa popolare della Lega dei Ticinesi che chiede l’istituzione della 13esima AVS. Cominciamo dal passato, lei vent’anni fa – quando la Lega la propose per la prima volta – era in prima fila fra i contrari?
Vent’anni fa, quando la proposta venne sonoramente bocciata dal popolo, la proposta era molto “rozza”, nel senso che chiedeva di dare una 13esima AVS ai beneficiari di prestazioni complementari. La prima obiezione era che si trattava di una proposta iniqua, perché le persone che per cento franchi di reddito in più non percepivano prestazioni complementari, o quelle che non le prendevano perché non domiciliati da abbastanza tempo, o ancora perché proprietari di una piccola casetta, avevano condizioni economiche peggiori di chi invece le prestazioni complementari le percepiva. Infatti chi ne ha diritto beneficia di diversi aiuti, come le cure dentarie, occhiali o altre prestazioni, che sommate arrivano sui 3-4 mila franchi all’anno. Per cui la proposta leghista sarebbe andata a premiare una categoria di persone che rispetto ad altre era privilegiata. In secondo luogo c’era un problema di priorità: se il Cantone avesse soldi per ogni cosa, andrebbe benissimo dare dei soldi in più per le persone anziane… .

Dunque tutta una questione di priorità. Ma quali sono le priorità da affrontare per gli anziani?
Il primo desiderio della stragrande maggioranza delle persone anziane è quello di poter continuare a vivere al proprio domicilio. Perché questo possa avvenire è importante avere un’abitazione adeguata, è importante avere cure domiciliari sempre più performanti, ed è altresì importante avere anche altre prestazioni, come le cure palliative contro il dolore delle malattie croniche degenerative, dove forse le priorità sono maggiori. Se si riuscisse a fare tutto – “ah ma le altre cose le faremo anche quelle”, come ha detto una volta Bignasca – allora andrebbe benissimo. Purtroppo non è così.

Adesso il popolo dovrà tornare a votare sulla 13esima AVS.
Ogni volta che ripresentava la proposta, Bignasca apportava delle correzioni in base alle critiche che aveva ricevuto. Il che è una dimostrazione di intelligenza, ma anche una dimostrazione che questa proposta era partita molto male. La proposta attuale io non la conosco nei dettagli, so in particolare che per quel che riguarda l’aspetto dell’equità si è cercato di migliorarla.

Più in generale, si fa molto per gli anziani, e sicuramente si potrebbe fare di più. Ma nel contesto attuale chi sta più male non sembrano essere tanto gli anziani, quanto piuttosto i giovani. Dal suo punto di vista c’è una disparità? Si garantisce troppo agli anziani e troppo poco ai giovani?
Diciamo che gli anziani sono l’unica categoria di persone con un reddito minimo garantito. Famiglie monoparentali, famiglie con figli e redditi molto modesti, questo reddito minimo garantito – calcolato in base al numero di persone che devono viverci – non ce l’hanno. In questo senso gli anziani sono meglio messi rispetto ai giovani. Però bisogna anche tener presente che la situazione economica dell’anziano in genere è una situazione “non migliorabile”, mentre la situazione economica di un giovane – se si dà da fare, se è intraprendente, se ha fortuna – può essere migliorata. Quindi in questo senso si giustifica il fatto che l’anziano abbia un reddito minimo garantito, che altre categorie di persone non hanno.

Però gli anziani sono sempre di più… .
C’è un problema degli anziani, come categoria di persone in continuo aumento. È il problema dell’invecchiamento demografico. Certi vedono questo come problema, ma in realtà può essere visto anche come un’opportunità. Un’opportunità che crea posti di lavoro, non solo nel settore sanitario, ma anche nel settore della ricerca, nel settore delle nuove tecnologie, nel settore dell’edilizia, nel settore del turismo. Un’occasione che se si coglie in tempo ci permetterebbe di acquisire un know-how, che poi possiamo vendere non solo in Ticino, ma anche nel resto della Svizzera e all’estero. Noi siamo in Europa una delle regioni con maggiore invecchiamento, non guardiamolo come un problema, ma cerchiamo di vederlo come un’occasione: purtroppo finora non lo si fa.

Lei parlava di reddito minimo che viene garantito agli anziani. A livello federale è stata recentemente lanciata un’iniziativa popolare che chiede l’istituzione di una sorta di reddito di cittadinanza per tutta la popolazione, non solo per gli anziani. Un’iniziativa che, come è stato detto da più parti, avrà certamente il merito di lanciare il dibattito sul futuro delle assicurazioni sociali. Potrebbe essere secondo lei una via da percorrere?
Diciamo una cosa: forse è sbagliato dire che gli anziani siano gli unici ad avere un reddito minimo garantito, perché qualsiasi persona domiciliata in Svizzera con le prestazioni sociali (quella che una volta si chiamava assistenza) ha in un certo senso un reddito minimo garantito, anche se molto inferiore a quello delle prestazioni complementari. Quindi l’auspicio di Galbraith, cioé di permettere ad ognuno un’occasione di lavoro, e se poi non vuole lavorare bisogna garantirgli perlomeno una scodella di minestra, un tetto sotto cui dormire e – lui diceva – i soldi per comprare i libri, credo che da noi venga soddisfatto. Un reddito minimo garantito per tutti, in un periodo come quello attuale, che è un periodo in cui bisogna comunque darsi da fare, un periodo denso di sfide, con popolazioni di altre parti del mondo che hanno dei redditi di molto inferiori al nostro, ecco… non so se sia una buona soluzione. A tal proposito sono scettico.